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Emozioni Salute

Capire il proprio mondo emotivo

L’articolo tratta come sia importante conoscere se stessi conoscendo le proprie emozioni per il benessere psicofisico e relazionale

Conoscere Emozioni psicologia

Ho scelto come argomento per questo articolo  “ capire il proprio mondo emotivo” perché trovo sia molto importante imparare a conoscere noi stessi, e le emozioni possono rappresentare dei validi segnali che il mio corpo e la mia mente mi inviano per parlarmi dei miei bisogni e desideri e dunque di agire per raggiungerli.

Nei precedenti articoli abbiamo parlato delle emozioni e della loro importanza verso noi stessi e per le nostre relazioni interpersonali.

Cosa sono le emozioni?

Possiamo iniziare a capire cosa sono le emozioni, basandoci e riflettendo sull’origine del termine.

L’etimologia della parola emozione è da ricondursi al latino “emovère” ( ex = fuori + movere = muovere ),significa letteralmente “ portare fuori”, smuovere.

Da ciò posso dire che le emozioni sono presenti da dentro di noi e si manifestano all’esterno.

Cosa sono le emozioni? Continua a leggere l’articolo qui

Le emozioni…

Infatti, le emozioni comportano dei cambiamenti corporei non solo interni ma anche visibili e consentono di comunicare l’esperienza emotiva e anche di  riflettere su di essa.

Perché le emozioni sono così importanti?

Ci forniscono informazioni per comprendere i nostri stati emotivi.

Non solo mi  consentono di difendermi ma mi aiutano a comprendere i miei stati emotivi ed a relazionarmi con gli altri facendo trasparire le mie espressioni emotive.

Le emozioni come comunicazione con l’altro

Queste sono assolutamente fondamentali per costruire le relazioni di cui abbiamo bisogno nella nostra vita.

La nostra capacità di sentire ed esprimere noi stessi è fondamentale per  amicizie di successo , relazioni sentimentali , per la genitorialità e il nostro impatto e successo sul lavoro.

Inoltre le emozioni mi aiutano a capire lo stato emotivo delle persone circostanti.

Mi permettono a relazionarmi con gli altri.

Infatti, facendo trasparire le mie espressioni emotive posso entrare in relazione con le persone e questo mi permette di comunicare.

Difatti,le relazioni interpersonali che ci trasmettono tranquillità, ci fanno sentire a nostro agio,ci permettono di stabilire una connessione emotiva con quella particolare persona, ci fanno vivere un’esperienza emotiva positiva.

Approfondimento : La Costruizione delle relazioni interpersonali

Apprezzare noi stessi…

Bellezza è apprezzare se stessi.

Quando ami te stessa,quello è il momento in cui sei più bella.

(Zoe Kravitz)

Conoscere le proprie emozioni: accettare ciò che proviamo

Negli articoli precedenti, ho illustrato la diversità delle emozioni che tutti noi possiamo sperimentare: possiamo passare dall’esprimere un’emozione con valenza positiva come la gioia o la sorpresa o un’emozione con valenza negativa come rabbia e paura.

Quando proviamo un’emozione negativa, soprattutto se questa data emozione perdura per diverso tempo e influisce negativamente sulla nostra vita, possiamo ulteriormente aggravare, amplificare la situazione;

ad esempio, possiamo iniziare a detestare l’emozione negativa provata;

possiamo iniziare ad identificarci con quella emozione e se continuiamo a non accettarla , possiamo finire perfino a non accettare noi stessi.

Come possiamo accettare le emozioni?

Accettare le emozioni così come sono

Probabilmente, per qualsiasi motivo, potremo ignorare l’emozione che proviamo.

Per esempio, un vigile del fuoco, potrebbe ignorare l’emozione di paura e di dolore che prova mentre è intento a spegnere un incendio; ma se in alcune circostante, evitare le proprie emozioni potrebbe dimostrarsi una strategia di difesa fondamentale e funzionale per l’attività che stiamo svolgendo, in altre situazioni, evitare ciò che l’emozione vuole dirci, segnalarci, potrebbe non funzionare!

Infatti, L’espressione emotiva è fondamentale per la nostra salute fisica, la salute mentale e il benessere generale.

Una sana espressione emotiva è collegata a una migliore capacità di gestire lo stress e gestire il dolore , nonché a una migliore funzione immunitaria.

Quindi esprimere efficacemente le nostre emozioni, non solo ci aiuta a fronteggiare lo stress e il dolore , inoltre, mi permette di godere di una buona salute psicofisica.

Piccoli consigli per gestire le Emozioni

Di seguito, vengono illustrati delle indicazioni utili.

1️⃣ Spegni il cellulare, la tv, qualunque cosa sia fonte di distrazioni e RALLENTA : essere in continuo movimento è uno dei modi possibili che usiamo per non sintonizzarci e sentire le nostre emozioni.

2️⃣ Entra in contatto con il tuo corpo

3️⃣ Riconosci le tue emozioni, dargli un NOME e se vuoi, Parla ad Alta Voce per prendere maggiormente coscienza di te

4️⃣ Che sia Rabbia, Gioia, Paura, Tristezza… Accettalo! Infatti ciò che sentiamo non è ne buono né cattivo, tutto ciò è determinato dalle nostre percezioni, rappresentazioni personali, dai nostri atteggiamenti.

5️⃣Infine, Ascoltati e comprendi se hai la necessita di un supporto come un percorso psicologico o attività di rilassamento, consapevolezza e meditazione!

Mente-Corpo-Emozioni

Ogni pensiero crea un colore,
e quel colore viene trasferito anche al corpo.
Quando la tua mente è felice, il tuo viso si illumina.
Non avvelenarti con pensieri cattivi.
Pensa bene, starai bene.
Pensa male, starai male.

Dipende tutto dai tuoi pensieri.
Più rimurgini un pensiero negativo,
tanto più esso viene rafforzato.
Se lo ignori, lo farai morire di fame.
Se i tuoi pensieri saranno impuri, il tuo corpo,
la tua mente, la tua vita, saranno impuri.
Diventi quello che pensi.
Allena i tuoi occhi a vedere sempre
il lato positivo di ogni cosa.
Coltiva il positivo.

(Swami Satchidananda)

Emozioni e Immunologia

Esattamente l’affetto e l’emozione sono definiti come “una parte essenziale del processo di interazione di un organismo con gli stimoli”.

Simile all’affetto, la risposta immunitaria è lo “strumento” che il corpo usa per interagire con l’ambiente esterno.

Grazie alla risposta emotiva e immunologica, impariamo a distinguere tra ciò che ci piace e ciò che non ci piace, a contrastare un’ampia gamma di sfide e ad adattarci all’ambiente in cui viviamo.

Recenti prove hanno dimostrato che l’emotività e i sistemi immunologici condividono più di una somiglianza di funzioni.

Ricerca Scientifica

Più precisamente, questo nuovo campo di ricerca di “immunologia affettiva” (www.affectiveimmunology.com) è distinto rispetto al più ampio campo della psiconeuroimmunologia e collega specificamente la risposta immunitaria alle emozioni e al comportamento e viceversa.

Obiettivi


La ricerca in questo campo consentirà una migliore comprensione e apprezzamento delle basi immunologiche dei disturbi mentali e del lato emotivo delle malattie immunitarie.

Fonte: https://www.dialogues-cns.org/contents-19-1/dialoguesclinneurosci-19-9/

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Stress

Cos’è Lo Stress Per La Psicologia,la Biologia E L’epidemiologia

Viene esplorato lo stress da diversi approcci scientifici fondamentali per aiutarci a comprenderlo ed affrontarlo.

Cosa è lo stress psicologia

Nell’ articolo precedente Lo Stress come si Manifesta abbiamo visto insieme alcune indicazioni utili che possono esserci d’aiuto per contrastare e gestire i nostri momenti stressanti.

In questo articolo,invece, esploreremo lo stress da diversi punti di vista che insieme hanno fornito importanti contributi per la salute.

Vediamo insieme la definizione dello stress.

Cos’è lo Stress?

Lo stress può essere visto in generale come un insieme di costrutti che rappresentano le fasi di un processo mediante il quale le richieste ambientali che tassano o superano la capacità di adattamento di un organismo provocano risposte psicologiche, comportamentali e biologiche che possono mettere le persone a rischio di malattia.

Più precisamente :

Lo Stress è una risposta psicofisica e si verifica quando svolgiamo molte attività ,le quali possono essere anche diverse tra loro, di natura emotiva, cognitiva e sociale e da noi sono percepite come eccessive.

Esistono diverse tradizioni per quanto riguarda lo studio dello stress, in particolare quello epidemiologico, psicologico e biologico (Cohen, Kessler e Underwood Gordon, 1995).

Ciascuna di queste tradizioni ,circa Cinquant’anni fa ,era perseguita da diverse reti di ricercatori, ma negli ultimi 20 anni si è assistito a una crescente integrazione di questi approcci.

Lo Stress secondo l’epidemiologia

La tradizione epidemiologica si concentra sulla definizione di quali circostanze ed esperienze sono ritenute stressanti sulla base dell’accordo consensuale che costituiscono minacce al benessere sociale o fisico.

Lo stress secondo la Psicologia

La tradizione psicologica si concentra sulle percezioni degli individui dello stress presentato dagli eventi della vita sulla base delle loro valutazioni delle minacce poste e della disponibilità di risorse di coping efficaci.

Lo Stress secondo la Biologia

La tradizione biologica si concentra sulle perturbazioni cerebrali dei sistemi fisiologici che sono altrimenti essenziali per la normale regolazione omeostatica e il controllo metabolico.

Approfondiamo…

Eventi e Stress

Quali sono i possibili eventi in grado di provocarci stress?

L’approccio epidemiologico ha anche incluso studi sull’esposizione a singoli eventi minacciosi.

In particolare sono stati studiati i seguenti eventi di vita:

  • la disoccupazione
  • il divorzio
  • il lutto
  • la tensione economica
  • l’assistenza ai malati cronici.

Vi c’è un’ipotesi secondo cui alcuni tipi di eventi sono sufficienti per generare livelli sostanziali di minaccia.

Questi includono prevalentemente minacce relative ai ruoli sociali centrali (p. Es., Lavoratore, coniuge o genitore; Lepore, 1995) e all’integrità delle relazioni interpersonali (Bolger, DeLongis, Kessler, & Schilling, 1989; Cohen et al., 1998; Rook , 1984).

Inoltre ogni evento ha delle sue implicazioni o conseguenze che possono durare mesi o addirittura anni.

La prospettiva epidemiologica ha definito lo stress principalmente facendo riferimento a valutazioni indipendenti che riflettono come gli altri, nel complesso, giudicano l’impatto negativo di particolari eventi.

Tali misure hanno avuto successo nel predire morbilità ovvero il numero dei casi di malattia (p. Es., Depressione, infezioni respiratorie e malattia coronarica), progressione della malattia (p. Es., HIV-AIDS, guarigione delle ferite e malattie autoimmuni) e mortalità (rivisto da Cohen, Janicki-Deverts e Miller, 2007).

Vediamo insieme cosa ne pensa la psicologia dello stress

Secondo la prospettiva psicologica derivata dall’osservazione afferma che sperimentare lo stesso evento può essere stressante per alcuni individui ma non per altri.

Quindi, secondo la prospettiva psicologica, un’esperienza stressante non può essere dedotta da un riferimento uniforme a un evento particolare.

Piuttosto, una tale inferenza dipende necessariamente da come un tale evento viene interpretato dall’individuo.

 Questo approccio è rappresentato dal lavoro seminale di Lazarus e Folkman (Lazarus, 1966; Lazarus & Folkman, 1984) sulla valutazione dello stress, che propone che le persone valutino sia il grado di potenziale minaccia rappresentato dagli eventi sia la disponibilità delle risorse necessarie per affrontarli.

 Valutare le minacce degli eventi stressanti

 Le valutazioni delle minacce degli eventi sono influenzate dall’imminenza del danno e dall’intensità, durata e potenziale controllabilità dell’evento, nonché dalle convinzioni degli individui su se stessi e l’ambiente, i loro valori e impegni e le relative disposizioni della personalità.

Valutare il coping

Le valutazioni di coping possono concentrarsi su azioni progettate per alterare direttamente l’evento minaccioso percepito o sulla fattibilità di pensieri o azioni che hanno lo scopo di cambiare le risposte emotive e comportamentali all’evento.

 Una valutazione della minaccia senza la convinzione che siano disponibili risposte efficaci per affrontare il problema viene vissuta come stress, che genera risposte emotive tra cui preoccupazione, paura e ansia.

In conclusione

Nel complesso, i ricercatori che sostengono la prospettiva psicologica generalmente hanno definito lo stress come un’esperienza che si verifica quando gli individui valutano simultaneamente gli eventi come minacciosi o altrimenti dannosi e le loro risorse per affrontarle come inadeguate.

Studi di psicologia importanti per predire il rischio di morbilità e mortalità

 Come per  le misure oggettive degli eventi nel caso della prospettiva epidemiologica, anche le misure dello stress percepito sono state utili nel predire il successivo rischio di morbilità e mortalità (p. Es., Keller et al., 2012; Nielson, Kristensen, Schnohr, & Grønbæk, 2008; Wisnivesky, Lorenzo, Feldman, Leventhal , E Halm, 2010).

Il Cambiamento può farci Stressare?

L’ approccio di Holmes e Rahe (1967) ha proposto che maggiore è il cambiamento inerente all’adattamento a un evento della vita, maggiore è lo stress associato a quell’evento.

Ogni evento può essere positivo e negativo e molto dipende da come la persona gli attribuisce significato.

A sua volta, questo approccio suggerisce che lo stress è cumulativo, con ogni evento aggiuntivo che si aggiunge al peso complessivo dell’adattamento richiesto all’individuo.

Dunque… ci sono degli eventi di vita che hanno apportato un cambiamento nelle nostre vite che possono farci stressare e lo stress è altamente soggettivo.

Biologia e stress

Nell’approccio biologico, l’impatto di fattori di stress definiti è indicizzato tramite perturbazioni di sistemi fisiologici che sono altrimenti essenziali per la regolazione omeostatica e il controllo metabolico.

Un presupposto nella tradizione biologica è che queste perturbazioni o reazioni fisiologiche forniscono supporto a breve termine per un’azione comportamentale adattativa o per affrontare il problema.

A lungo termine, tuttavia, tali reazioni fisiologiche possono rivelarsi disadattive e correlare al rischio di malattia.

Primi lavori sullo stress

Come descritto da Kagan, la tradizione biologica è stata fortemente influenzata dai primi lavori di Selye (1956), in cui

Lo stress era equiparato all’attivazione cronica di uno dei principali assi neuroendocrini del corpo, il sistema ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA).

 Questa tradizione ha anche radici profonde nella psicofisiologia sperimentale e nella medicina psicosomatica, dove le risposte del sistema nervoso autonomo sono da tempo presenti in modo prominente come indicatori di stress (Cannon, 1932; Mason, 1971; Weiner, 1992).

Gli Indicatori dello stress

 Gli indicatori di stress misurati quindi comunemente includono l’ormone derivato da HPA, il cortisolo e i mediatori simpatico-surrenalici (SAM), l’adrenalina e la norepinefrina, nonché indici fisiologici periferici regolati autonomamente come la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna.

 I modelli di risposta attraverso questi parametri fisiologici spesso variano con le differenze negli stimoli che li evocano, ma in generale, la loro attivazione dipendente dallo stimolo, quando eccessiva, persistente o ripetuta spesso, è stata vista come un’istanza biologica dello stress (Cohen et al., 1995; Smyth, Zawadzki e Gerin, 2013).

La ricerca biologica sullo stress negli esseri umani storicamente ha enfatizzato gli studi di laboratorio in cui i partecipanti sono esposti a sfide sperimentali (fattori di stress).

Questi studi vengono utilizzati per identificare e chiarire i meccanismi biologici che possono mediare gli effetti dei fattori di stress ambientali sugli esiti più distali.

Scoperta importante

In sintesi questi studi hanno affermato che la ripetizione di risposte autonome e neuroendocrine provocate nel contesto di eventi di vita stressanti che si verificano ,promuovano cambiamenti biologici e cellulari sistemici che favoriscono la malattia, come alterazioni metaboliche ed immunitarie , e il funzionamento respiratorio e cardiovascolare.

 Di conseguenza, si ritiene che l‘impatto delle reazioni fisiologiche evocate da fattori di stress costituisca un percorso primario che collega gli eventi e le valutazioni stressanti ai risultati sulla salute fisica.

Altri studi scientifici

Dal punto di vista biologico

la ricerca sulla risposta HPA suggerisce che mentre il cortisolo aumenta sotto stress acuto, la risposta HPA ai fattori di stress cronici può essere più complessa, includendo variamente un ridotto rilascio di cortisolo, insensibilità ai glucocorticoidi o alterazioni del ritmo diurno del cortisolo (Miller, Chen , & Zhou, 2007; Miller, Cohen e Ritchey, 2002).

Questi modelli di risposta possono influenzare i parametri immunitari e cardiovascolari che contribuiscono alla patogenesi della malattia (ad esempio, Cohen et al., 2012; Kiecolt-Glaser et al., 2005; Matthews, Schwartz, Cohen, & Seeman, 2006).

Cervello e Stress

Infine, una recente direzione nella ricerca sulla biologia dello stress umano è stata quella di caratterizzare i sistemi cerebrali che valutano i fattori di stress psicologici e sociali, nonché di generare reazioni fisiologiche a valle che potrebbero essere correlate al rischio di malattia (Muscatell & Eisenberger, 2012).

In particolare, i ricercatori in quest’area hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) e altri metodi per misurare l’attività neurale mentre le persone completano compiti avversivi o elaborano stimoli minacciosi modellati da studi di laboratorio sulla fisiologia dello stress.

Durante l’imaging, questa attività neurale viene misurata insieme alle reazioni fisiologiche periferiche (ad esempio, la pressione sanguigna) che sono state implicate nel rischio di malattia (Gianaros & Wager, 2015).

Le prove di questi studi di imaging cerebrale indicano che i fattori di stress psicologico e sociale coinvolgono una rete di regioni corticali e limbiche, in particolare regioni della corteccia prefrontale mediale e laterale, del cingolo, dell’insula e dell’amigdala.

Si presume che i modelli di attività evocati attraverso queste e altre regioni cerebrali in rete corrispondano ai processi neurali che supportano le valutazioni dei fattori di stress e possibilmente l’esperienza emotiva, la risposta e la regolazione (Gianaros & Wager, 2015).

Inoltre, i cambiamenti nell’attività neurale in queste stesse regioni sono associati a misure periferiche della fisiologia dello stress, inclusi parametri rilevanti per la malattia della fisiologia autonomica, neuroendocrina, cardiovascolare e immunitaria (Muscatell & Eisenberger, 2012).

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

Informazioni di Contatto per Servizi di Psicologia :

Fonte

Cohen S.,Gianaros P.J.,Manuck S.B.(2016) A Stage Model of Stress and Disease.Perspect Psychol Sci. 11(4): 456–463.

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Mindfulness

La mindfulness: cos’è, come funziona ed efficacia

L’ articolo esplora la mindfulness, chiarendo la sua definizione, ed illustra alcuni importanti contributi scientifici sulla sua efficacia per il benessere psicofisico

Mindfulness definizione

Gli interventi basati sulla mindfulness o consapevolezza(MBI) hanno dimostrato l’efficacia nel ridurre la gravità in diversi sintomi come l’ ansia, la depressione,lo stress, favorendo il benessere psicofisico e la qualità della vita.

In effetti,la mindfulness implica cambiamenti in aspetti specifici della psicopatologia, come pregiudizi cognitivi, disregolazione affettiva ed efficacia interpersonale.

La premessa teorica generale degli MBI è che, praticando la consapevolezza (ad esempio attraverso la meditazione seduta, lo yoga o altri esercizi di consapevolezza), gli individui diventeranno meno reattivi a spiacevoli fenomeni interni ma più riflessivi, che a loro volta porteranno a risultati psicologici positivi.

Cos’è la Mindfulness?

Il termine inglese “Mindfulness” deriva dalla parola Sati, termine in lingua Pali che possiamo tradurre come “ consapevolezza” , “attenzione presente e attiva”.

La consapevolezza si riferisce a un processo che conduce a uno stato mentale delle sensazioni, dei pensieri, degli stati corporei, della coscienza e dell’ambiente, caratterizzato dalla consapevolezza non giudicante dell’esperienza del momento presente.

La mindfulness incoraggia l‘apertura, la curiosità e l’accettazione.

La Mindfulness o consapevolezza è una qualità naturale che varia tra le persone (una disposizione o un tratto) e fluttua nel corso della giornata (uno stato di coscienza) (Brown e Ryan, 2003);la consapevolezza è specificamente formata attraverso pratiche di meditazione consapevole (Creswell, 2016; Visted, Vøllestad , Nielsen e Nielsen, 2014).

Le due componenti della consapevolezza

Bishop e colleghi (2004) hanno distinto due componenti della consapevolezza:

  1.  una  implica l’autoregolazione dell’attenzione e
  2. una implica un orientamento al momento presente caratterizzato da curiosità, apertura e accettazione.

La Mindfulness e l’era moderna

La consapevolezza è in netto contrasto con gran parte della nostra comune esperienza quotidiana, poiché la modalità predefinita di attenzione per molti individui è, di fatto, la non attenzione.

 Il vagabondaggio della mente è onnipresente;

infatti viviamo in uno stato di “passare senza pensarci alle nostre attività quotidiane” o “correre con il pilota automatico“.

 Quando riusciamo a concentrarci sulle esperienze interne nel momento presente, questa attenzione è spesso piena di autocritica, pensieri ed emozioni ruminativi o comunque preoccupanti che tentiamo quindi di sopprimere.

In effetti, l’esperienza di assistere al momento presente può essere così avversa che alcune persone preferiscono quasi qualsiasi altra cosa.

Mindfulness, stati insensati e scienza

Nonostante il loro predominio nella nostra vita quotidiana, gli stati insensati hanno dimostrato di essere disadattivi.

 In un ampio studio che utilizzava dati di valutazione momentanei ecologici, è stato scoperto che circa il 47% delle ore di veglia dei soggetti erano trascorse in uno stato mentale errante;

inoltre, gli autori hanno dimostrato che il girovagare della mente prevede la successiva infelicità.

Al contrario, la capacità di mantenere la mente focalizzata sul momento presente è associata a un benessere psicologico maggiore.

Nel loro insieme, questi risultati suggeriscono che la consapevolezza è uno stato difficile da raggiungere, ma alla fine è benefico.

Questa abilità è stata paragonata alla teoria della scienza cognitiva di una “difficoltà desiderabile“, essenzialmente un compito che richiede il dispendio di risorse cognitive, ma si traduce in una maggiore flessibilità cognitiva, capacità di comprensione e capacità di autoregolazione.

Mindfulness: abilità o pratica?

La consapevolezza è quindi sia un’abilità che una pratica; la pratica della consapevolezza genera l’abilità di rimanere consapevoli.

 Più forte è la capacità di adottare uno stato consapevole durante gli alti e bassi perpetui della vita, minore sarà la sofferenza.

 Questa premessa di base rimane il fondamento delle pratiche consapevoli, come è successo per secoli.

Tuttavia, quando gli scienziati clinici tentano di analizzare i meccanismi di questo processo apparentemente semplice, le prove diventano rapidamente confuse e mal definite.

Qualunque meccanismo sia alla base della consapevolezza, le pratiche di consapevolezza sembrano dimostrare effetti terapeutici sul benessere emotivo e quindi continuare a catturare l’interesse di una miriade di clienti, professionisti e ricercatori.

Interventi basati sulla Mindfulness

La Mindfulness-based stress reduction  (MBSR)

Il primo e forse il più noto intervento basato sulla consapevolezza per ottenere supporto empirico nel trattamento dei sintomi psicologici è la riduzione dello stress basata sulla consapevolezza (MBSR), sviluppata da Jon Kabat-Zinn nei primi anni ’80.

La MBSR è un programma di trattamento di 8 settimane che mira a ridurre lo stress attraverso abilità di consapevolezza avanzate sviluppate attraverso pratiche di meditazione regolari.

Il programma consiste in lezioni di meditazione settimanali di gruppo di 2-5 ore settimanali con un insegnante addestrato, esercitazioni quotidiane di audioguida a casa (circa 45 min / giorno) insieme ad un ritiro di consapevolezza che si verifica durante la sesta settimana.

Si focalizza sull’apprendimento di come prestare attenzione alle sensazioni corporee, usando varie pratiche meditative mente-corpo come la meditazione seduta, le scansioni del corpo, lo stretching dolce e lo yoga.

Il programma MBSR è stato inizialmente sviluppato per il trattamento di pazienti medici con dolore cronico,  ma da allora è stato applicato a molte altre popolazioni di pazienti medici e psichiatrici, così come ai membri della comunità.

Evidenze Scientifiche

Gli studi che hanno dimostrato  che la La Mindfulness-based stress reduction  (MBSR) permette di ridurre i sintomi di ansia e stress.

I ricercatori hanno adattato i principi di base del programma in protocolli modificati per il trattamento di popolazioni e risultati specifici.

Questi includono:

  • la terapia cognitiva basata sulla consapevolezza (MBCT) per la depressione,
  • prevenzione della ricaduta basata sulla consapevolezza (MBRP) per la tossicodipendenza,
  • potenziamento della relazione basata sulla consapevolezza (MBRE) per migliorare il funzionamento della relazione,
  • un programma basato sulla consapevolezza per favorire un’alimentazione sana ,

 per citarne solo alcuni.

Brevi interventi basati sulla Mindfulness

Alcuni ricercatori hanno adattato il protocollo di trattamento MBSR in programmi abbreviati di 2-3 settimane.

Alcune prove preliminari indicano che questi interventi di breve durata possono avere effetti benefici su una varietà di sintomi, tra cui la compassione e capacità di memoria di lavoro.

 Non è ancora chiaro se questi interventi abbreviati di consapevolezza possano ridurre efficacemente i livelli clinici di ansia o depressione, sebbene il potenziale per effetti benefici in una frazione il tempo merita ulteriori studi.

Ancora più breve

Un altro adattamento emergente degli MBI standard è un allenamento di consapevolezza basato su laboratorio di 3 o 4 giorni ancora più breve.

Questi interventi brevi e altamente controllati in genere coinvolgono sessioni di gruppo di 20-30 minuti condotte da un istruttore di meditazione addestrato e – nessuna pratica richiesta al di fuori del laboratorio.

Gli studi indicano che possono avere effetti immediati sulle risposte psicologiche e neuroendocrine allo stress sociale

Questi effetti significativi dopo solo pochi giorni di allenamento per la consapevolezza sono entusiasmanti e le ricerche future dovrebbero esplorare se tali brevi interventi possono avere effetti simili sui sintomi di ansia o depressione.

Corso di Mindfulness – Base

Se vuoi partecipare al corso base di Mindfulness, clicca qui per scoprire il programma.

La Mindfulness è efficace?

In particolare, studi controllati randomizzati indicano che l’allenamento di consapevolezza può avere un impatto su una vasta gamma di risultati:

  • effetti sulla cognizione;
  • sull’affetto (ad es. Attenzione, memoria di lavoro, regolazione delle emozioni;
  • riduzione dello stress (Creswell & Lindsay, 2014),
  • nonché molti risultati sulla salute mentale e fisica (ad esempio, ritardare la progressione dell’HIV, ridurre il rischio di abuso di droghe e recidiva della depressione , riducendo la sintomatologia PTSD.

 Allo stesso modo, la tendenza di essere consapevole nella vita quotidiana (misurata da strumenti di auto-relazione convalidati della consapevolezza del tratto) è associata a una serie di risultati positivi sulla regolazione delle emozioni e dell’attenzione (Brown, Ryan e Creswell, 2007).

E’ possibile individuare i meccanismi della mindfulness ?

La teoria denominata Monitor and Acceptance Theory (MAT) può rispondere a questa domanda.

Monitor and Acceptance Theory (MAT)

E’ un quadro che delinea i meccanismi di consapevolezza che guidano i risultati cognitivi, affettivi, di stress e di salute.

MAT inizia con l’idea che il monitoraggio e l’accettazione dell’attenzione siano i meccanismi di base alla base degli effetti dell’allenamento di consapevolezza e consapevolezza.

Queste due componenti sono affrontate nella maggior parte delle concettualizzazioni scientifiche della consapevolezza e sono le competenze centrali sviluppate in molti programmi di addestramento per la consapevolezza.

MAT ritiene che vi siano effetti distinti e sinergici del monitoraggio dell’attenzione e delle capacità di accettazione sui risultati riportati nella letteratura sulla consapevolezza.

In particolare, apprendere l‘abilità del monitoraggio dell’attenzione è sufficiente per migliorare i risultati cognitivi (ad esempio, attenzione selettiva, attenzione sostenuta e cambio di attività; memoria di lavoro; intuizione) e migliorare l’attenzione alle informazioni affettive (potenzialmente intensificando la reattività sia negativa che positiva).

Tuttavia, è necessario allenarsi sia nel monitoraggio dell’attenzione che nell’accettazione per migliorare l’affettività (ad es. Compiti di funzioni esecutive che bilanciano l’attenzione e la regolazione degli affetti; riduzione dei sintomi depressivi e d’ansia), stress (ad es. Reattività soggettiva e fisiologica dello stress) e risultati sulla salute fisica ( ad es. esiti immunitari e patologici correlati allo stress).

Monitoraggio dell’attenzione

Il monitoraggio dell’attenzione è definito come consapevolezza continua delle esperienze sensoriali e percettive del momento presente (ad es. Suoni nell’ambiente, sensazioni corporee specifiche, dialogo mentale e immagini).

Questa capacità di monitorare l’esperienza momentanea si basa su reti di attenzione selettiva ed esecutiva.

In particolare, le capacità di monitoraggio dei conflitti sono importanti per riconoscere quando la mente vaga dalla sua concentrazione (ad es. Respiro) e sono necessarie capacità di orientamento per reindirizzare l’attenzione su questo oggetto di messa a fuoco (cfr. Malinowski, 2013).

Nel corso dell’addestramento alla consapevolezza, anche l’attenzione prolungata migliora man mano che si sviluppa la capacità di mantenere il contatto con l’esperienza del momento presente (Chiesa et al., 2011).

L’ accettazione

L’accettazione è generalmente definita come un atteggiamento mentale di non-giudizio, apertura e ricettività ed equanimità nei confronti di esperienze interne ed esterne (cfr. Baer, ​​Smith e Allen, 2004; Brown & Ryan, 2004; Desbordes et al., 2015).

L’accettazione esperienziale è in diretto contrasto con l’evitamento esperienziale, caratterizzato da tentativi di alterare o evitare pensieri e sentimenti indesiderati (Hayes, Wilson, Gifford, Follette e Strosahl, 1996).

Le reazioni più comuni a pensieri e sentimenti negativi sono di evitarli o tentare di cambiarli (che spesso non ha successo; Wenzlaff & Wegner, 2000), o di diventare iperfococentrici sui sintomi negativi ignorando il resto dell’esperienza (ad es. Farb et al., 2010; Mathews & MacLeod, 1994).

Invece, mantenere l’accettazione nei confronti delle proprie esperienze significa che i pensieri e i sentimenti negativi non sono “indesiderati”; sono accolti nella consapevolezza e lasciati diminuire mentre altre esperienze entrano nella consapevolezza.

Allo stesso modo, portare una mentalità accettante verso esperienze positive significa che queste esperienze non sono attivamente ricercate, né vengono colte e aggrappate quando si verificano, ma vengono notate e abbracciate quando sorgono e passano.

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Problemi Psicologici

Cos’è l’ansia e come influenza la nostra vita

Questo articolo esplora l’ansia, e si focalizza sui lavori di diverse ricerche che descrivono in quali aspetti l’ansia influenza la nostra vita

Cosa è ansia e come influenza la nostra vita

Cos’è l’ansia?

L’ansia è definita , nel DSM-V ( Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali- 5° edizione) come l’anticipazione di una minaccia futura:

  • si distingue dalla paura, la quale si verifica con una risposta emotiva a una minaccia imminente reale o percepita.

Inoltre, il termine preoccupazione nel DSM-5  unito all’ansia,aggiunge una sfumatura aggiuntiva facendo riferimento agli aspetti cognitivi dell’aspettativa apprensiva.

 L’ansia è un’emozione normale.

 Da un punto di vista evolutivo, è adattiva poiché promuove la sopravvivenza incitando le persone a evitare luoghi pericolosi.

La soglia clinica tra l’ansia adattiva normale nella vita quotidiana e l’ansia patologica angosciante che richiede un trattamento è soggetta al giudizio clinico.

Storia dei disturbi d’ansia

È stato spesso scritto che la storia dei disturbi d’ansia è recente.

Più precisamente,alcuni disturbi mentali come la schizofrenia, era poco conosciuta come malattia prima del XIX secolo. Al contrario, i disturbi dell’umore, soprattutto con la malinconia, possono vantare radici storiche che risalgono all’antichità classica.

 Tuttavia, potrebbe non essere del tutto vero che l’ansia è un costrutto relativamente recente.

Vi sono indicazioni che l’ansia sia stata chiaramente identificata come un distinto effetto negativo e come un disturbo separato da filosofi e medici greco-romani.

Inoltre, la filosofia antica suggeriva trattamenti per l’ansia che non sono troppo lontani dagli approcci cognitivi di oggi.

Le persone dell’antichità e l’ansia

Nel Corpus Ippocratico, raccolta di testi medici greci attribuiti a Ippocrate (dal 460 a.C. al 370 d.C. circa), viene descritta la fobia di un uomo di nome Nicanor.

Nicanor (πάθoς), quando andava a una festa per bere,aveva paura di una ragazza che suonava il flauto. Ogni volta che sentiva il suono del flauto in un simposio, si alzavano masse di terrori. Nicanor,diceva di non poter sopportare il suono di notte, mentre di giorno non ne era influenzato.

Robert Burton parla della fobia sociale, usando esempi di casi dei Romani e dei Greci:

 (“… Tully [cioè, Marco Tullio Cicerone] ha confessato di se stesso, che ha tremato ancora all’inizio del suo discorso; e Demostene, quel grande oratore di Grecia, prima di Filippus ”).

Ansia secondo la Storia Romana

Cicerone offre una descrizione clinica dei vari affetti anormali: l’angor (ansia) è ulteriormente caratterizzata clinicamente come un disturbo “costrittivo” (premens), mentre la molestia (afflizione) è descritta come permanente (permanens) e sollicitudo (preoccupazione) come ruminazione( cum cogitatione) (TD, Libro IV, VIII).

Cicerone distingue in modo interessante l’ansia che designa l’ansia di tratto o il fatto di essere incline all’ansia e l’angoscia che si riferisce all’ansia di stato o all’ansia attuale (TD, Libro IV, XII).

Ciò anticipa le opere di Cattell e Schleier, a cui viene spesso attribuito il merito di aver introdotto i termini ansia di “stato” e “tratto” .

Cura dell’ansia nella storia

La letteratura greca e latina indica i mezzi per identificare l’ansia patologica e liberarsi dai suoi effetti.

Nel Tusculanae Disputationes  scritto da Cicerone dopo la morte di sua figlia Tullia nel lettino, dimostra essere un appello allo stoicismo, un ramo della filosofia che è uno dei pilastri della terapia cognitiva di oggi.

Seneca (dal 4 a.C. al 65 d.C.), un altro filosofo stoico, insegnò ai suoi contemporanei come ottenere la libertà dall’ansia nel suo libro “Di pace della mente” (De tranquillitate animi [DTA]).

 Seneca definisce lo stato ideale di “pace mentale” (tranquillitas) come una situazione in cui si è indisturbati (non concuti) e che è equivalente a ciò che i greci chiamavano eutimia ((εύθυμíα).

L’eutimia è usata attualmente nel contesto dell’umore piuttosto che nell’ansia nella psichiatria moderna.

Secondo Seneca, la paura della morte è la principale cognizione che ci impedisce di godere di una vita spensierata (DTA, capitolo 11. “Chi teme la morte non agirà mai come diventa un uomo vivente “). 6,7

Questo pensiero anticipa gli sviluppi futuri di Kierkegaard, Heidegger e filosofi esistenzialisti circa l’ansia fondamentale causata dalla consapevolezza dell’uomo che la sua esistenza è limitata.

Un modo per sfuggire alla morsa è di dedicarsi l’attenzione al presente invece di preoccuparsi del futuro.

Nel suo libro On the Shortness of Life (De brevitate vitae [DBV]), la raccomandazione di Seneca è di unire passato, presente e futuro in una sola volta (DBV, capitolo 15. ” Lui fa è la sua vita combinando tutti i tempi in uno ”. 8,9

Oggi, l’attenzione al momento presente è uno degli obiettivi chiave di tecniche come la mindfulness,la meditazione consapevole.

Altri ” rimedi antichi

Sebbene gli stoici e gli epicurei fossero visti come scuole filosofiche concorrenti, offrivano consigli simili sui mezzi per sbarazzarsi di lei.

Epicuro (341 a.C. di Samos al 270 a.C. di Atene), il filosofo che fondò la scuola di filosofia chiamata Epicureismo, insegnò che l’obiettivo (greco: télos) di una vita felice includeva il raggiungimento di uno stato chiamato ataraxia dove la mente era libera dalle preoccupazioni.

Un percorso per ataraxia era quello di sbarazzarsi delle cognizioni negative sul passato e delle paure per il futuro, poiché l’unica realtà esistente è il momento presente.

Etimologia

La parola deriva dall’ira sostanziale latina e dal verbo corrispondente ango (restringere).

Una parola affine è angustus (stretto).

Queste parole derivano da una radice indo-europea che ha prodotto angoscia nel tedesco moderno (e parole correlate in olandese, danese, norvegese e svedese).

È interessante notare che la stessa relazione tra l’idea di ristrettezza e l’ansia è attestata in ebraico biblico.

In effetti, Giobbe esprime letteralmente la sua angoscia (Giobbe 7:10) con l’espressione ebraica “la ristrettezza (zar) del mio spirito”.

Riassumendo

Gli autori greci e latini antichi hanno riportato casi di ansia patologica e li hanno identificati come disturbi medici.

Le tecniche terapeutiche suggerite dagli antichi filosofi stoici ed epicurei non sembrerebbero fuori posto nei libri di testo di psicoterapia cognitiva di oggi.

Nei secoli che separavano l’antichità classica dall’emergere della moderna psichiatria a metà del XIX secolo, casi tipici di disturbi d’ansia continuavano a essere segnalati negli scritti medici, anche se le categorie nosologiche erano molto lontane dalle nostre.

Influenza la nostra vita?

Per rispondere a questa domanda, sono state svolte diverse ricerche scientifiche menzionate in questo articolo scientifico(in lingua inglese).

In merito a questo, è stato discusso la sua connessione con il funzionamento fisiologico e psicologico in diverse aree della nostra vita come la famiglia, la religione, la socialità e il comportamento, nonché il lato culturale, dell’infanzia,della gravidanza e di molti altri.

Perché indagare sull’ansia?

 Nel periodo a partire dal 2000, è stata individuata una prevalenza del 13,6% per  i disturbi d’ansia all’interno della popolazione europea; più precisamente le donne sono significativamente più colpite rispetto agli uomini a questa classe di disturbi.

Ansia e abilità cognitive

Secondo la ricerca, influenza l’attenzione, l’apprendimento, i processi cognitivi, l’elaborazione dell’ informazione e il rendimento accademico o le capacità lavorative .

Ansia e salute

Inoltre, è stato dimostrato che influenza la pressione arteriosa, la resistenza alla soglia del dolore che aumenta i livelli di stress e riduce l’ attività del sistema immunitario.

Può anche determinare un più lento recupero di salute.

Ansia e Gravidanza

Altre ricerche sostengono che una sua maggiore presenza legata alla gravidanza potrebbe portare ad un aumento nel verificarsi di interventi chirurgici a taglio cesareo, ma anche a un travaglio più lungo .

Ansia e sedentarietà

Uno studio recente, condotto su un pool di oltre 42000 soggetti, ha trovato un legame molto stretto e col fatto che inneschi un comportamento sedentario- dimostrando effetti negativi sulla salute .

Ansia e Pessimismo

Altri studi hanno anche trovato che esiste una relazione diretta o invertita tra l’orientamento pessimista o ottimista nella vita dai soggetti.

Ansia e Giudizio

Un altro studio evidenzia la sua influenza negativa che ha sul giudizio, sulla risoluzione di nuovi problemi, sulla memoria di lavoro o sulla capacità di utilizzare le conoscenze pregresse per trovare soluzioni.

Ansia e Famiglia

Un importante segmento di ricerca si concentra sul contesto familiare insieme a tutto ciò che implica;

In particolare, uno studio ha scoperto che le madri svolgono un ruolo importante nell’apprendimento dei disordini e dell’ansia sociale da parte dei loro figli, mentre i padri sono più propensi a insegnare fiducia in se stessi.

Un altro studio, che ha incluso oltre 2000 studenti, dimostra che, se i bambini crescono senza una figura paterna attorno a loro, loro sono più inclini a presentare in futuro livelli di ansia più elevati, nonché livelli di autostima più bassi rispetto alla popolazione generale.

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Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Vita

Il senso della vita

Il presente articolo cerca di esplorare il senso della vita prendendo in considerazione diverse visioni e approcci teorici psicologici, e focalizzandosi su diversi aspetti della vita.

Il senso della vita psicologia

Il senso della vita è uno dei costrutti chiave, considerato parte integrante di una vita ben vissuta.

Il significato o senso della vita può influenzare il funzionamento umano.

Infatti, il senso della vita permette alle persone di interpretare e organizzare la loro esperienza quotidiana, raggiungere obiettivi e classificare l’importanza degli oggetti.

Jung e il Senso della Vita

«Profondità e superficie devono mescolarsi, al fine di generare nuova vita. La nuova vita però non nasce al di fuori di noi, ma in noi stessi. […] La vita non viene dalle cose, ma da noi.

Tutto ciò che accade fuori è già accaduto. Perciò chi osserva l’evento da fuori vede sempre soltanto ciò che è già stato e che è sempre uguale. Chi invece guarda da dentro sa che tutto è nuovo.

Le cose che accadono sono sempre le stesse. Non è sempre uguale invece la profondità creativa dell’essere umano.

Le cose di per sé non significano nulla, assumono un significato soltanto dentro di noi. Siamo noi a dare significato alle cose. Il significato è ed è sempre stato artificiale. Siamo noi a crearlo.

Cerchiamo dunque in noi stessi il significato delle cose affinché la via di quel che ha da venire possa palesarsi e la nostra vita continui a scorrere.
Ciò di cui avete bisogno proviene da voi stessi, ed è il significato delle cose. Il significato delle cose non è il senso che è loro proprio. Questo senso si trova nei libri dotti. Le cose sono prive di senso.Il significato delle cose è la via della redenzione che vi create voi stessi. Il significato delle cose è la possibilità – creata da voi stessi – di vivere in questo mondo. E’ la capacità di dominare questo mondo e l’affermarsi della vostra anima in questo mondo.Questo significato delle cose è il senso superiore che non si trova nelle cose stesse e neppure nell’anima, è piuttosto il Dio che sta tra le cose e l’anima, il mediatore della vita, la via, il ponte, il passaggio.

Non avrei potuto vedere ciò che doveva venire, se non avessi potuto scorgerlo in me stesso.»

(C.G.Jung – Libro Rosso)

La Musica e il senso della Vita

( Giorgia – Il Senso )

Una miriade di studi hanno esplorato la relazione tra significato nella vita e benessere mentale, nonché la psicopatologia.

Molti psicologi lo considerano una parte vitale dei processi e dei comportamenti mentali (Frankl 1979; Steger 2012; Wong 1998).

Cos’ è il senso della vita?

Diversi modelli cercano di rispondere a questo quesito.

Secondo Steger et al. (2006), l’approccio delle persone alla comprensione del significato nella vita può essere vista in due dimensioni principali:

  • presenza del significato nella vita e
  • ricerca del significato nella vita.
Presenza di significato della vita

La presenza di significato della vita riguarda la misura con cui le persone comprendono, danno un senso  o vedono un significato nella loro vita,  accompagnato dalla percezione di avere uno scopo, una missione nella vita;

Precisamente si riferisce al grado con cui gli individui percepiscono la propria vita come significativa.

Ricerca di significato della vita

La ricerca di significato della vita si riferisce alla forza, all’ intensità e all’attività del desiderio e degli sforzi delle persone per stabilire e / o aumentare la loro comprensione di significato e scopo della loro vita .

Quest’ultimo riflette il grado in cui le persone sono impegnate nella ricerca di significato nella vita.

 Presenza e Ricerca di senso della vita

Entrambe le dimensioni hanno un carattere essenzialmente diverso ed esprimono atteggiamenti diversi nei confronti della vita.

La presenza di significato nella vita consente alle persone di vivere la propria vita come comprensibile e significativa e sentire un senso di scopo o missione nella propria vita che trascende le preoccupazioni banali della vita quotidiana (Steger 2009).

Questa definizione è abbastanza ampia da comprendere una vasta gamma di esperienze umane legate allo scopo e al significato e suggerisce anche che le persone possono trovare significato impegnandosi in sforzi creativi e perseguendo i propri obiettivi.

Approfondimenti sul senso della vita

La ricerca del significato nella vita si riferisce agli sforzi dinamici e attivi che gli individui fanno quando cercano di comprendere il significato e lo scopo della loro vita (Steger et al. 2008).

Steger (2012) sottolinea che il significato è un termine principale che comprende due fattori principali:

  1. la comprensione e
  2. lo scopo.

Il primo fattore riflette la capacità umana di dare un senso e comprendere la propria vita, incluso il proprio io, il mondo esterno e il modo in cui uno si adatta e opera all’interno del mondo.

Il secondo fattore indica aspirazioni generali e di lunga durata che sono auto-concordanti e stimolano l’attività correlata.

Il senso della vita e altre visioni di significato

Frankl (1965), nella sua teoria del significato, ha proposto che ogni persona ha uno scopo unico o scopo generale per la propria vita e cerca di attualizzare il maggior numero possibile di valori nella propria comunità.


Baumeister (1991) sottolinea che il significato nella vita dipende dallo scopo, dall’efficacia, dal valore e dall’autostima.

Le persone possono sperimentare un significato nella vita quando le loro vite hanno un senso o trasmettono informazioni significative e comprensibili.

Wong (1989) che ha definito il significato nella vita nella categoria del significato personale come un sistema cognitivo costruito individualmente, che conferisce alla vita un significato personale.

Può essere concepito come una mappa dinamica e cognitiva che guida le persone attraverso il loro corso di vita.

Secondo la ricerca delle teorie implicite di Wong (1998), il sistema dei significati è costituito da cinque componenti:

  1. affettivo,
  2. motivazionale,
  3. cognitivo,
  4. relazionale e
  5. personale.

Le categorie vengono utilizzate per valutare gli eventi di sé e della vita in relazione al significato (McDonald et al. 2012).

Il significato personale

Il significato personale misura il significato implicito (cioè le concezioni e le credenze riguardanti la vita detenute dalle persone) che è visto come “comprendente una vita idealmente significativa”.

Il livello di significato può essere valutato in sette settori:

  1. realizzazione (perseguimento e raggiungimento di significativi obiettivi di vita),
  2. relazione (capacità sociale generale),
  3. religione (avere credenze affermative sulle relazioni con il divino),
  4. auto-trascendenza (impegno in attività altruistiche),
  5. accettazione di sé (un’umile accettazione dei propri limiti),
  6. intimità (avere relazioni emotivamente strette) e
  7. trattamento equo (percepire un grado di giustizia nella vita).

La religione e il senso della vita

Sono stati condotti numerosi studi che dimostrano ripetutamente che la religione può essere una potente fonte di significato nella vita (Chamberlain e Zika 1992; Emmons 2005; Park 2005, 2013).

Alcune definizioni

La religione può essere definita come “una ricerca di significato nei modi legati al sacro” (Pargament 1997, p. 32).

Nonostante il fatto che la relazione tra religione e significato sia intima e complessa, molte persone trovano nelle credenze religiose un senso di scopo, comprensione e supporto psicologico (Park 2013).

Nel libro “La psicologia della religione.Prospettive psicosociali ed empiriche” di Hood et al. (2009) si afferma (clicca qui per vedere il libro):

“I presupposti che formano il quadro fondamentale di questo libro sono che la ricerca di significato è di fondamentale importanza per il funzionamento umano e che la religione è unicamente in grado di aiutare in quella ricerca” (p. 12).

I sistemi religiosi forniscono agli individui un insieme integrato di credenze, obiettivi e significati che possono essere utilizzati per spiegare le complessità del mondo e affrontare situazioni e problemi personali.

Analizzando la religione come fornitore di significato, Hood et al. (2009) sottolineano quattro criteri in base ai quali la religione è unicamente in grado di fornire un significato globale:

  1. completezza,
  2. accessibilità,
  3. trascendenza e
  4. affermazioni dirette.
Completezza

Innanzitutto, la religione è il più completo di tutti i sistemi di significato, poiché include una vasta gamma di altre fonti di significato, come relazioni sociali, lavoro, famiglia, risultati, relazioni personali e valori importanti.

Accessibilità

La religione è accessibile alle persone nel senso di contribuire al significato globale attraverso la promozione di insegnamenti e credi dottrinali, educazione religiosa e norme etiche di comportamenti accettabili e inaccettabili.

Trascendenza

La trascendenza riflette la tendenza delle persone a cercare una realtà invisibile ed esplorare le “preoccupazioni finali” (Emmons 2005) che richiede una certa fiducia in un’autorità suprema in cui si trova un significato superiore.

Affermazioni dirette

Infine, la religione afferma direttamente di fornire un senso di significato in quanto facilita gli sforzi delle persone di interpretare le loro esperienze in termini di intenzioni esistenziali e di significato che è incorporato nel carattere sacro della religione.

Il Senso della vita,religione e stress

La capacità della religione di fornire un significato alla vita è particolarmente evidente nel contesto della gestione dello stress e dei principali eventi della vita.

Il Coping religioso: capacità di fronteggiamento

Il coping religioso può essere definito come:

“il grado in cui la religione fa parte del processo di comprensione e gestione degli eventi critici della vita” (Pargament et al. 2005, p. 482).

Evidenze scientifiche

I risultati degli studi condotti da Pargament (1997) che ha introdotto il concetto di coping religioso rivelano che può essere utile o dannoso, a seconda del particolare tipo di strategia di coping religioso utilizzata.

In generale, i metodi di coping religiosi possono essere raggruppati in due grandi categorie generali:

  1. coping religioso positivo e
  2. negativo (Pargament et al. 1998).
Il Coping Religioso Positivo

Gli stili di coping religiosi positivi riguardano relazioni sicure con Dio e un senso di connessione spirituale con gli altri. Tendono ad essere più utili per le persone che vivono eventi stressanti.

Il Coping religioso Negativo

Gli stili di coping religiosi negativi rivelano relazioni insicure con Dio e tensioni tra gli individui e, come indica la ricerca, sono di solito disadattivi (Ano e Vasconcelles 2005; Pargament et al. 2004).

In tal senso, la religione è più di un meccanismo di difesa in quanto può fornire agli individui quadri di significato completi e integrati che consentono loro di spiegare in modo soddisfacente gli eventi della vita difficili.

Il Senso della vita,religione e lutto

La ricerca condotta da Park (2005) su studenti universitari in lutto mostra che il significato religioso può influenzare i processi di coping creando significati dopo la perdita di una persona cara.

Evidenze scientifiche

Nel periodo iniziale del lutto, le persone che avevano forti credenze religiose tendevano a sperimentare più stress, che era collegato alla discrepanza tra il loro sistema di significato globale e le valutazioni di tali eventi.

Tuttavia, dopo un periodo di alcuni mesi, questi effetti sono scomparsi o addirittura invertiti, suggerendo un’associazione positiva tra religione e aggiustamento a lungo termine.

Attingendo alla religione come sistema di significati, gli studi dimostrano che gli individui possono derivare quadri completi di significato personale dalle loro credenze religiose che a loro volta influenzano le loro capacità di affrontare le avversità e lo stress della vita (Park 2007, 2013).

Il Senso della vita come fattore importante per il benessere

Esistono prove sostanziali che dimostrano che il significato nella vita è associato al benessere e al funzionamento positivo.

Le persone che credono che le loro vite abbiano un significato sono più felici (Debats et al. 1993) e riportano un livello più alto di soddisfazione della vita che riflette il grado in cui gli individui valutano positivamente la propria vita (Chamberlain e Zika 1988; Steger et al. 2008).

Il Senso della vita e la felicità

Gli studi hanno anche confermato i legami tra significato nella vita e varie misure di felicità globale (Ryff e Keyes 1995), adattamento psicologico (Thompson et al. 2003) e benessere generale (Ho et al. 2010).

I risultati forniscono una forte evidenza che convalida le relazioni positive tra significato della vita e domini che riflettono il funzionamento positivo.

Il senso della vita e le emozioni

Il significato della vita è anche associato ad affetti ed emozioni positive che sono spesso considerati una dimensione emotiva del benessere soggettivo (Diener 2009).

Il senso della vita e salute

Numerosi studi suggeriscono che un forte senso del significato nella vita è associato a una migliore salute fisica (ad esempio, Krause, 2004) e a una migliore salute mentale (ad esempio, Reker, 1997), ma sembra esserci solo uno studio che valuti empiricamente la relazione tra significato nella vita e la mortalità (O’Connor & Vallerand, 1998).

Evidenze Scientifiche

Ad esempio, Park, Malone, Suresh e Rosen (2008) hanno studiato nel tempo l’influenza del significato sulla vita sulla salute tra uomini e donne a cui era stata diagnosticata un’insufficienza cardiaca congestizia.

Park e colleghi riportano che un senso più forte del significato nella vita è stato associato con il miglioramento delle valutazioni della salute nel tempo.

Il senso della vita e le relazioni

La ricerca rivela che le persone che hanno social network più sviluppati tendono a vivere più a lungo rispetto agli individui socialmente isolati (House, Landis e Umberson, 1988).

La ricerca indica che le persone con sistemi di supporto sociale ben sviluppati hanno probabilmente un senso di significato più forte nella vita rispetto agli individui che non mantengono stretti legami con gli altri (Krause, 2007b).

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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