Categorie
Problemi Psicologici Salute

E’ possibile promuovere il senso di sicurezza ?

L’articolo esplora il senso di sicurezza facendo riferimento alla teoria polivagale, la quale ha dato importanti contributi per fornirci una maggiore comprensione alle nostre reazioni in situazioni di pericolo

Promuovere la sicurezza psicologa roma online

sicurezza

Che cosa determina il modo in cui due persone reagiscono l’una nei confronti dell’altra quando si incontrano?

Questa risposta iniziale è determinata dall’apprendimento proveniente dalla cultura, dalle esperienze familiari e/o da altri processi di socializzazione?

Oppure questa risposta è l’espressione di un processo neurobiologico programmato proprio nel DNA della nostra specie?

Se la risposta ha una base neurobiologica, ci sono caratteristiche specifiche nel comportamento dell’altra persona che innescano sentimenti di sicurezza, amore e conforto oppure sentimenti di pericolo?

Perché alcuni bambini si coccolano e si abbandonano calorosamente agli abbracci mentre altri si irrigidiscono e respingono questo stesso approccio?

Perché alcuni bambini sorridono e sono coinvolti attivamente con una nuova persona, mentre altri evitano lo sguardo e si ritirano?

(Se vuoi saperne di più su come costruiamo le relazioni interpersonali, clicca qui)

Hai mai fatto queste riflessioni?

La scienza può fornirci delle risposte a queste domande…Vediamolo insieme…

Ognuno di noi, immerso nel mondo,elabora le informazioni provenienti dall’ambiente attraverso i sensi (gusto,olfatto,vista,udito,tatto);

il nostro sistema nervoso valuta continuamente la possibile presenza di un pericolo per salvaguardare la nostra incolumità.

La Neurocezione

Un sistema subconscio per rilevare minacce e sicurezza

 E’ stato coniato il termine “neurocezione” per descrivere come i circuiti neurali distinguano se le situazioni o le persone sono sicure, pericolose e sono una minaccia per la vita.

Ha origini in parti primitive del cervello senza la nostra consapevolezza cosciente.

Il riconoscimento di una persona come sicura o pericolosa attiva comportamenti pro-sociali o difensivi neurobiologicamente determinati.  Anche se potremmo non esserne consapevoli…

La Neurocezione, il nostro sistema di sicurezza

Questo sistema può spiegare il perché un bambino reagisca amorevolmente a chi si cura di lui ma piange di fronte a un estraneo; o perché apprezzi l’abbraccio di un genitore e veda lo stesso abbraccio da parte di un estraneo come un aggressione.

(Rispondendo alle domande iniziali a questo articolo).

Quando il nostro sistema di sicurezza non si sente al sicuro…

Una neurocezione scorretta può essere alla radice di molti disordini psichiatrici, quali autismo, schizofrenia, patologie ansiose, depressione e disturbo reattivo dell’attaccamento (RAD).

Cosa succede in noi (e in altre specie) difronte ad un pericolo?

Il nostro corpo ha già iniziato a livello neurofisiologico una sequenza di processi neurali che facilitano comportamenti adattivi di difesa come “lotta, fuga o immobilizzazione”.

Il sistema nervoso di un bambino (o di un adulto) può riconoscere il pericolo o una minaccia mortale allorchè il bambino entra in un nuovo ambiente o incontra una persona estranea.  

A livello cognitivo,in alcune circostanze, potrebbe non esserci alcun motivo per essere spaventati. Ma spesso, anche se si comprende questo, il corpo può tradirci.  A volte questo tradimento è privato; solo loro sono consapevoli che il loro cuore sta battendo velocemente e si sta contraendo con tanta forza che cominciano a vacillare.

Per altri le risposte sono più aperte. Possono tremare. Arrossire in volto e iniziare a sudare nelle mani. Altri ancora tendono a impallidire e a sentire le vertigini, fino a sentirsi quasi svenire.  

Tale processo di neurocezione spiegherebbe il perché un bambino reagisca amorevolmente alla persona familiare che lo accudisce ma pianga di fronte a un estraneo che si avvicina; o perché apprezzi l’abbraccio affettuoso di un genitore e interpreti lo stesso abbraccio da parte di un estraneo come un’aggressione.

La Sicurezza nei bambini(e non solo)

Il gioco come conoscenza del mondo e degli altri

Quando due bambini ai primi passi si incontrano in uno spazio di gioco con la sabbia:

E’ possibile che decidano che la situazione e l’altro bambino sono sicuri se lo spazio di gioco è un territorio familiare, se i loro secchielli e le palette sono più o meno ugualmente attraenti , e se entrambi i bambini hanno le stesse dimensioni.

I due bambini possono allora esprimere comportamenti positivi di coinvolgimento sociale: in altre parole, possono iniziare a giocare.

Il “giocare bene” accade naturalmente se la nostra neurocezione rileva sicurezza e promuove gli stati fisiologici che supportano il comportamento sociale.

Il comportamento pro-sociale, tuttavia, non avrà luogo se la nostra neurocezione fraintende le indicazioni ambientali e innesca stati fisiologici che supportano strategie difensive.

Dopo tutto, “comportarsi bene” non è un comportamento appropriato o adattivo in situazioni pericolose o di minaccia mortale. In queste situazioni gli esseri umani (come altri mammiferi) reagiscono con sistemi difensivi neurobiologici più primitivi.

 Per creare relazioni gli esseri umani devono dominare tali reazioni difensive per instaurare, saldare e formare legami sociali durevoli. Gli esseri umani hanno dei sistemi neurocomportamentali adattivi sia per i comportamenti pro-sociali che per quelli difensivi.  

La Sicurezza nelle relazioni interpersonali

Secondo la teoria polivagale del Dr. Stephen Porges, la sicurezza è fondamentale per gli esseri umani per funzionare bene, essere creativi e connettersi con gli altri. Quando le persone sono gentili, questo crea uno spazio per la co-regolamentazione. Affinché la connessione tra due persone sia di supporto e promuova la co-regolazione dello stato fisiologico, i segnali espressi devono comunicare sicurezza e fiducia. Questi segnali di sicurezza aiutano a calmare il sistema nervoso autonomo. Il cambiamento dello stato fisiologico aiuta a creare relazioni sicure e di fiducia.

La teoria polivagale mira a spiegare le reazioni dell’uomo in situazioni di pericolo. L’attivazione immediata del sistema di difesa genera una risposta che non è mediata dalle zone corticali, dalle funzioni superiori, ma che si sviluppa nella parte evolutivamente più antica del cervello, il tronco encefalico.

Esistono due principali branche del sistema parasimpatico appartenenti a periodi diversi della nostra storia filogenetica:

  • un circuito vagale più nuovo e mielinizzato (ventrovagale) che ha fibre afferenti agli organi sopra-diaframmatici e che guida i muscoli del volto, della faringe, dei polmoni, del cuore e determina la nostra capacità di esprimere le emozioni con il volto, la voce, la prosodia e il respiro;
  • poi c’è un circuito vagale più antico (dorsovagale) che ha fibre afferenti agli organi sotto-diaframmatici e che ha un ruolo importante del mantenere l’omeostasi e il controllo delle funzioni viscerali di base (stomaco, intestino tenue, colon e vescica).

Come funzionano questi circuiti in situazioni di pericolo?

In condizioni di pericolo il circuito ventrovagale ha un effetto calmante sul cuore, riduce la reattività simpatica e promuove comportamenti di ingaggio sociale;

mentre al contrario questo secondo circuito più antico in condizioni di pericolo ha un’unica risposta difensiva da mettere in campo: il collasso (shut down), risposta che abbiamo ereditato dai rettili ma che può essere potenzialmente letale oggi nell’uomo.

Quando il nostro sistema nervoso autonomo è continuamente impegnato in attività difensive, come può accadere in situazioni traumatiche o di stress prolungato;

tutto ciò può diventare potenzialmente dannoso per la nostra salute fisica e mentale.

Riassumendo…

 Secondo la Teoria Polivagale (compreso il concetto di neurocezione), la nostra gamma di comportamenti sociali è limitata dalla nostra fisiologia umana, che si è evoluta a partire da quella di altri vertebrati più primitivi.

Quando siamo spaventati dipendiamo dai circuiti neurali che si sono evoluti per fornire a vertebrati più primitivi comportamenti difensivi adattivi.

Tali circuiti neurali forniscono meccanismi fisiologici che organizzano in modo riflesso comportamenti di mobilizzazione o immobilizzazione prima che noi siamo consapevoli coscientemente di quanto sta succedendo.

Quando invece la neurocezione ci dice che l’ambiente è sicuro e che le persone in questo ambiente sono affidabili, i nostri meccanismi di difesa vengono disattivati. Ci possiamo allora comportare in modo da incoraggiare l’ingaggio sociale e l’attaccamento positivo.

Cosa possiamo fare (psicologi,genitori,insegnanti ect.) con queste informazioni?

Creare nuovi paradigmi di intervento psicologico

Focalizzarsi su comportamenti a base biologica, comuni a tutti gli esseri umani, permette ai terapeuti di immaginare nuovi paradigmi di intervento per aiutare i bambini ed adulti ;

quando il comportamento sociale ed attaccamento siano compromessi, e per promuovere e sostenere la salute psicologica.

In ogni circostanza di Vita…

Nell’educazione… nel lavoro…nelle relazioni…

È possibile “alterare” l’ambiente in cui ci si prende cura di loro in modo da farlo apparire (ed essere) più sicuro per i bambini e meno capace di evocare risposte di mobilizzazione o immobilizzazione.

Possiamo anche intervenire direttamente sui bambini, esercitando la regolazione neurale delle strutture del tronco cerebrale, stimolando la regolazione neurale del sistema dell’ingaggio sociale e incoraggiando il comportamento sociale positivo.

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

Consulenza e/o Sostegno Psicologico Individuale e di Coppia in modalità Online ed a Roma

Se hai la necessità di iniziare un percorso psicologico, puoi contattarmi

Fonti:
Categorie
psicologia online Salute

L’ autostima e la salute psicologica

Viene indagata cos’è l’autostima, i suoi benefici nella nostra vita e utilizzata come strumento di prevenzione per la salute psicologica

Quanto mi amo ? Autostima Psicologia

Cos’è l’ autostima?

Scopriamo insieme la sua Definizione…

L’Autostima parola composta da “auto + stima” , che in poche parole vuol dire “valutazione di se stesso” e che  esprime  e misura la “capacità di considerazione della sua persona”

C. Gustav Jung definiva l’autostima: “individuazione di se stesso”

 In termini generali, la letteratura scientifica intende l’autostima come un’autovalutazione, che genera sentimenti ed emozioni verso se stessi che possono variare dall’approvazione alla disapprovazione.

L’APA (American Psychological Association)  la definisce come “il grado in cui le qualità e le caratteristiche contenute nel proprio concetto di sé sono percepite come positive”.

Quanti tipi di Autostima?

La Psicologia ha distinto tra Autostima globale e specifica… esploriamo insieme cosa sono.

 Inizialmente, l’autostima è stata concepita come un costrutto globale, a cui ci si riferisce in termini di un modello unidimensionale o autostima globale. In questo caso, l’autostima è intesa come un atteggiamento generale positivo o negativo o un sentimento verso se stessi.

Successivamente, la concezione multidimensionale ha evidenziato come la vita di una persona è influenzata da diverse aree di competenza e relazioni (famiglia, scuola, lavoro, sociale, fisico, fuori dalla scuola, ecc.),

Da questa prospettiva, che comprende anche l’autostima globale, si comprende che l’autostima deriva da esperienze in diversi ambiti della vita di una persona, chiamati anche domini, dimensioni o componenti, che sono integrati da competenze specifiche organizzate in modo gerarchico. In questo ultimo caso, ci riferiamo all’autostima specifica.

Autostima alta

Possedere un’alta autostima è il risultato di una limitata differenza tra il sé reale e il sé ideale.

Significa saper riconoscere in maniera realistica di avere sia pregi che difetti, impegnarsi per migliorare le proprie debolezze, apprezzando i propri punti di forza. Tutto ciò enfatizza una maggiore apertura all’ambiente, una maggiore autonomia e una maggiore fiducia nelle proprie capacità.

Le persone con un’alta autostima dimostrano una maggiore perseveranza nel riuscire in un’attività che le appassiona o nel raggiungere un obiettivo a cui tengono e sono invece meno determinate in un ambito in cui hanno investito poco. Si tratta di persone più propense a relativizzare un insuccesso e ad impegnarsi in nuove imprese che le aiutano a dimenticare.

Bassa autostima

La non stima verso se stessi, porta ad una versione negativa della vita sia per quanto riguarda la sfera psicologica e sia in riferimento alla componente  materiale dell’esistenza; porta ad avere  una versione negativa della vita, e una reazione sempre più deleteria sia fisica che psicologica.

Le persone con bassa autostima spesso si  lasciano andare verso una interpretazione di sé e della vita, affermando :

“non sono nulla ….non valgo nulla”.

Tutto questo potrebbe avere delle ripercussioni anche per quanto riguarda le nostre relazioni; più specificamente le persone vicine a individui con bassa autostima possono sentirsi impotenti perché non riescono ad aiutarli ; inoltre tali persone, tendono ad autocommiserarsi e farsi autocommiserare.

Quando manca l’autostima?

L’autostima manca quando si ha la convinzione di non riuscire a legare nei rapporti interpersonali o in altre specifiche situazioni come in quelle lavorative perché non ci si sente all’altezza.

 Accade spesso che in queste persone quando vivono qualcosa di positivo si autoconvincono che ciò è troppo bello per essere vero e non credono a ciò che gli sta succedendo; inoltre la mancanza di autostima può portare la persona a sentirsi in colpa durante ad esempio una discussione .

Avere una bassa autostima può condurre ad una ridotta partecipazione e a uno scarso entusiasmo, che si concretizzano in situazioni di demotivazione in cui predominano disimpegno e disinteresse.

Vengono riconosciute esclusivamente le proprie debolezze, mentre vengono trascurati i propri punti di forza.

Spesso si tende ad evadere anche dalle situazioni più banali per timore di un rifiuto da parte degli altri. Si è più vulnerabili e meno autonomi. Le persone con una bassa autostima si arrendono molto più facilmente quando si tratta di raggiungere un obiettivo, soprattutto se incontrano qualche difficoltà o sentono un parere contrario a ciò che pensano.

Si tratta di persone che faticano ad abbandonare i sentimenti di delusione e di amarezza connessi allo sperimentare un insuccesso. Inoltre, di fronte alle critiche, sono molto sensibili all’intensità e alla durata del disagio provocato.

L’alta autostima causa prestazioni migliori, successo interpersonale, felicità o stili di vita più sani?

La risposta non è univoca e la ricerca scientifica si impegna per rispondere a questa domanda.

Vediamo insieme i risultati emersi da questa ricerca (clicca qui per leggere l’articolo integrale in lingua inglese)

Nell’ ambiente scolastico…

Le modeste correlazioni tra autostima e rendimento scolastico non indicano che un’alta autostima porti a buone prestazioni.

Invece, l’alta autostima è in parte il risultato di un buon rendimento scolastico. Gli sforzi per aumentarla negli alunni non hanno dimostrato di migliorare il rendimento scolastico e talvolta possono essere controproducenti.

E in quello lavorativo…

Le prestazioni lavorative negli adulti sono talvolta correlate all’autostima;

 Il successo professionale può aumentarla piuttosto che il contrario.

In alternativa, l’autostima può essere utile solo in alcuni contesti lavorativi.

Ha una forte relazione con la felicità.

Sebbene la ricerca non abbia chiaramente stabilito la causalità, c’è la convinzione che un’alta autostima porti a una maggiore felicità. La bassa autostima è più probabile che  porti alla depressione in alcune circostanze.

Ulteriori studi scientifici…

Sviluppo dell’autostima durante la vita ed i suoi effetti

E’ stato esaminato il suo sviluppo durante la vita e valutato se questa influenza lo sviluppo di importanti risultati di vita, tra cui la soddisfazione relazionale,la soddisfazione lavorativa, lo stato occupazionale, lo stipendio, l’affetto positivo e negativo, la depressione e salute fisica.

I risultati suggeriscono che ha un impatto prospettico significativo sulle esperienze di vita.

Quali sono i suoi benefici ?

  • il Saper gestire le emozioni,
  • Maggiore serenità interiore ed esteriore,
  • Maggiore capacità di affrontare i problemi,
  • Migliori relazioni (amici,parenti, partner),
  • Amore per sé stessi e miglior capacità di amare anche gli altri,
  • Avere il controllo della propria filosofia di vita,
  • Identificare le proprie rappresentazioni mentali,
  • Migliore pianificazione  verso il successo,
  • Saper dirigere il proprio focus mentale in un dato status.

Possiamo aumentare la nostra autostima?

Si, è possibile accrescerla !

ci vuole tenacia e assenza di giudizio nei propri confronti (essere più permissivi verso se stessi, o meglio permettendoci di essere), lavorando giorno per giorno per entrare in contatto con noi stessi e per comprendere chi siamo.

Si tratta di un’esperienza della nostra interiorità.

Imparare ad essere comprensivi verso le nostre debolezze, saper perdonare se stessi per eventuali errori e saper accettare la realtà di esseri umani.

Richiede : sicurezza, competenza,Valore…

Quando le emozioni possono turbare la nostra autostima…

Ci sono diverse emozioni che se non affrontate e/o accettate possono influire sulla nostra autostima:

  • Il Dolore: possiamo provarlo a seguito di una perdita e quando veniamo trattati male e traditi. L’aspetto positivo è che il dolore ci fa capire cosa è più importante per noi;
  • l’Ansia potrebbe procurarci insicurezza, preoccupazione, nervosismo con ripercussioni sul nostro corpo (clicca qui per leggere l’articolo su cos’è l’ansia e come influenza la nostra vita);
  • La Colpa: il senso di colpa emerge quando facciamo un torto a noi stessi o verso un’altra persona, quando mentiamo a coloro che si fidano di noi ,e quando condanniamo qualcuno pur sapendo di essere noi i colpevoli.

Le altre emozioni implicate sono la rabbia, la sofferenza,linvidia, il sentimento di solitudine

L’ autostima e sintomi psicopatologici

Una possibile strada verso la prevenzione ai disturbi mentali?

Questo studio ha due obiettivi: 1) analizzare le caratteristiche del concetto di sé, dell’autostima e dei sintomi psicopatologici in base all’età e al sesso in un campione rappresentativo dei Paesi Baschi; e 2) esplorare le relazioni del concetto di sé e dell’autostima con i sintomi psicopatologici.

I risultati delle analisi correlazionali hanno confermato significative relazioni inverse tra concetto di sé/autostima e sintomi psicopatologici.

La discussione considera il ruolo potenziale dei programmi di intervento che promuovono il concetto di sé e l’autostima nella prevenzione dei problemi psicopatologici.

Effetti della stima di sé e dello stress sulla salute

Una vasta letteratura mostra importanti effetti dell’autostima e dello stress sulla salute mentale e fisica nella giovane età adulta.

Conclusioni: Oltre alla loro nota influenza sulla salute mentale, lo stress e l’autostima sono fattori importanti che influenzano la salute generale degli individui, anche nell’adolescenza e nella giovane età adulta.


Psicologa Online Autostima Roma Donatella Valsi
Dott.ssa Donatella Valsi

Se hai la necessità di intraprendere un percorso psicologico per aumentare l’autostima, riscoprire te stess* e le tue potenzialità,

Offro la consulenza e il sostegno psicologico individuale in presenza e online con la possibilità di imparare e conoscere la mindfulness

—Dott.ssa Donatella Valsi, psicologa clinica

Fonti:

Categorie
Salute

Ictus : un aiuto al paziente

Viene presentato l’ictus cerebrale, tra la psicologia e la medicina, per divulgare la conoscenza in merito alla cura e alla riabilitazione.

Cos’è l’Ictus?

L’ictus cerebrale è causato dall’improvvisa chiusura o rottura di un vaso cerebrale e dal conseguente danno alle cellule cerebrali dovuto dalla mancanza dell’ossigeno e dei nutrimenti portati dal sangue (ischemia) o alla compressione dovuta al sangue uscito dal vaso (emorragia cerebrale).

In ITALIA rappresenta la TERZA CAUSA DI MORTE , dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie, e la PRIMA CAUSA ASSOLUTA DI DISABILITÀ : un triste primato.

Per questo motivo, ho deciso di illustrarvi questa delicata e complessa problematica.

Fonte: Ictus cerebrale (humanitas.it)

Ictus: perché parlarne ?

Ho deciso di divulgare ,rendere accessibili a un maggior numero di persone possibili, le informazioni relative all’Ictus prendendo in considerazione le informazioni  dalla prospettiva medica e psicologica  : dalla definizione di cos’è l’ictus agli interventi di sostegno e riabilitativi in campo psicologico e psicomotorio.

Per far ciò, considero che la divulgazione online attraverso il web sia molto funzionale a tale obiettivo.

Mi presento …

Mi chiamo Dott.ssa Donatella Valsi, Psicologa clinica, iscritta all’ordine della regione Lazio ( cliccando qui potrai leggere meglio chi sono e quali sono i miei servizi)

Ictus Psicologia

I pazienti sopravvissuti all’ictus possono sperimentare molteplici difficoltà in diversi aspetti della loro vita: sia a livello fisico , sia a livello psicologico.

Di seguito, vengono approfonditi alcuni aspetti importanti: la riabilitazione motoria e cognitiva e le difficoltà comunicative e relazionali vissute da questa categoria di pazienti.

Ricerca Scientifica:

Esercizi aerobici per la riabilitazione della cognizione dopo l’ictus

I deficit cognitivi sono altamente diffusi nei sopravvissuti all’ictus e possono influenzare sostanzialmente la loro riabilitazione fisica e la qualità della vita.

La gestione di queste menomazioni rimane attualmente limitata, ma studi crescenti hanno riportato l’effetto dell’esercizio aerobico sulle prestazioni cognitive nei pazienti affetti da ictus..

Risultati emersi dagli studi

In particolare, sei studi hanno dimostrato che l’esercizio aerobico ha migliorato significativamente la capacità cognitiva globale nei sopravvissuti all’ictus.

Quattro studi hanno riportato che l’esercizio aerobico è utile per migliorare la memoria, ma solo uno ha mostrato rilevanza statistica.

Due studi hanno studiato gli effetti dell’esercizio aerobico sull’attenzione e uno ha mostrato un miglioramento significativo.

Uno studio ha riportato un significativo beneficio dell’esercizio aerobico sulla capacità visuospaziale nei sopravvissuti all’ictus. Negli studi inclusi non sono stati segnalati eventi avversi.

Conclusioni

L’esercizio aerobico può avere un effetto positivo sul miglioramento delle capacità cognitive globali e un potenziale beneficio sulla memoria, l’attenzione e il dominio visuospaziale della cognizione nei sopravvissuti all’ictus. Tuttavia, sono necessarie ulteriori prove di grandi dimensioni e rigorosamente progettate per confermare questi risultati.

Clicca per leggere articolo in inglese Esercizi aerobici per la riabilitazione della cognizione dopo l’ictus: una recensione sistematica – PubMed (nih.gov)

Esigenze a lungo termine dei sopravvissuti all’ictus con difficoltà comunicative

Comprendere le esperienze dei sopravvissuti all’ictus con difficoltà comunicative è fondamentale per garantire che l’assistenza a lungo termine sia progettata in base alle loro esigenze.

Per far ciò,sono stati esaminati ben trentadue studi per comprendere meglio questa categoria di pazienti.

Da questi studi si rivelano le difficoltà vissute con la perdita della comunicazione e nell’adattarsi alla vita con una difficoltà comunicativa.

Si evince che alcuni pazienti sono in grado di adattarsi, mentre altri hanno fatica a mantenere la socialità partecipando ad attività che erano un tempo significative per loro.

Questi pazienti, negli anni a venire dopo l’insorgenza affrontano numerose sfide.

Inoltre,sono state individuate quattro aree relative alle loro esigenze comunicative e relazionali a lungo termine: gestione della comunicazione al di fuori della propria abitazione, creazione di un ruolo significativo, creazione o mantenimento di una rete di supporto e assunzione di controllo e andare avanti attivamente con la vita.

Questo studio ha permesso di evidenziare che per quanto concerne la riabilitazione delle persone con difficoltà di comunicazione post-ictus devono essere presi in considerazione fattori psicosociali più ampi.

Clicca qui per leggere l’articolo in inglese Esigenze a lungo termine dei sopravvissuti all’ictus con difficoltà comunicative che vivono nella comunità: una revisione sistematica e una sintesi tematica di studi qualitativi (nih.gov)

Ictus e Psicologia

Qual è il ruolo dello Psicologo verso Pz con Ictus ?


Il ruolo dello Psicologo è quello di aiutare i pazienti ed i propri familiari a gestire al meglio le loro emozioni legate all’accaduto e alla propria eventuale disabilità.

Ricerca Scientifica

Esigenze psicologiche ed emotive e supporto post-ictus

Le linee guida internazionali per la cura dell’ictus raccomandano la valutazione e la gestione di routine dei problemi psicologici ed emotivi post-ictus. Comprendere le esperienze di coloro che forniscono e ricevono questi servizi è fondamentale per migliorare i servizi di supporto psicologico.

E’ importante:  Esplorare le esperienze di pazienti, badanti e operatori sanitari di esigenze psicologiche, valutazione e supporto post-ictus mentre sono in ospedale e immediatamente dopo la dimissione.

In uno studio effettuato  nel nord dell’Inghilterra, è emerso che i pazienti con hanno bisogno di un migliore accesso al supporto psicologico, comprese le informazioni, i consigli e il supporto tra pari o sociale. Sono necessarie ulteriori ricerche per stabilire l’efficacia delle opzioni alternative al sostegno psicologico formale.

Clicca qui per leggere articolo in inglese Esigenze psicologiche ed emotive, valutazione e supporto post-ictus: uno studio qualitativo multi-prospettiva – PubMed (nih.gov)

Ictus e Depressione

L’ictus è una delle principali cause di morbilità e disabilità a lungo termine in tutto il mondo, e la depressione post-ictus (PSD) è una complicanza psichiatrica comune e grave dell’ictus.

La PSD rende i pazienti con deficit più gravi nelle attività della vita quotidiana, un risultato funzionale peggiore, deficit cognitivi più gravi e una mortalità aumentata rispetto ai pazienti con ictus senza depressione.

Pertanto, per ridurre o prevenire i problemi mentali dei pazienti , dovrebbe essere raccomandato un trattamento psicologico.

Altre forme di terapia…

Letteratura, Arteterapia  e Ictus

 La letteratura e l’ Arteterapia sono un trattamento psicologico altamente efficace per i pazienti con ictus.

La terapia della letteratura divisa in poesia e terapia della storia è uno strumento che tratta la nevrosi e i disturbi emotivi o comportamentali.

La poesia può agire  come un trattamento naturale un paziente con PSD .

 La terapia della storia può cambiare lo stato psicologico negativo dei pazienti aiutandoli a superare le loro disabilità emotive.

L’arterapia è una forma di terapia psicologica in grado di trattare la depressione e l’ansia nei pazienti con ictus.

Questi pazienti possono esprimere i loro conflitti interni, emozioni e stati psicologici attraverso arte e la creatività.

Altre terapie , come la musicoterapia può alleviare le emozioni soppresse dei pazienti e aggiungere vitalità al corpo, dando loro l’energia per condividere i loro sentimenti con gli altri.

In conclusione, la letteratura e l’arteterapia possono identificare lo stato emotivo dei pazienti e servire come utile strumento ausiliario per aiutare i pazienti nel loro processo riabilitativo.

Mindfulness e Ictus

Gli interventi basati sulla mindfulness o consapevolezza(MBI) hanno dimostrato l’efficacia nel ridurre la gravità in diversi sintomi come l’ ansia, la depressione, lo stress, favorendo il benessere psicofisico e la qualità della vita.

In effetti,la mindfulness implica cambiamenti in aspetti specifici della psicopatologia, come pregiudizi cognitividisregolazione affettiva ed efficacia interpersonale.

La Mindfulness può aiutare anche questa specifica categoria di pazienti.

(clicca per saperne di piu’ sulla Mindfulness)

Dott.ssa Donatella Valsi

Grazie per la lettura !

Fonti:

Categorie
Emozioni Salute

Capire il proprio mondo emotivo

L’articolo tratta come sia importante conoscere se stessi conoscendo le proprie emozioni per il benessere psicofisico e relazionale

Conoscere Emozioni psicologia

Ho scelto come argomento per questo articolo  “ capire il proprio mondo emotivo” perché trovo sia molto importante imparare a conoscere noi stessi, e le emozioni possono rappresentare dei validi segnali che il mio corpo e la mia mente mi inviano per parlarmi dei miei bisogni e desideri e dunque di agire per raggiungerli.

Nei precedenti articoli abbiamo parlato delle emozioni e della loro importanza verso noi stessi e per le nostre relazioni interpersonali.

Cosa sono le emozioni?

Possiamo iniziare a capire cosa sono le emozioni, basandoci e riflettendo sull’origine del termine.

L’etimologia della parola emozione è da ricondursi al latino “emovère” ( ex = fuori + movere = muovere ),significa letteralmente “ portare fuori”, smuovere.

Da ciò posso dire che le emozioni sono presenti da dentro di noi e si manifestano all’esterno.

Cosa sono le emozioni? Continua a leggere l’articolo qui

Le emozioni…

Infatti, le emozioni comportano dei cambiamenti corporei non solo interni ma anche visibili e consentono di comunicare l’esperienza emotiva e anche di  riflettere su di essa.

Perché le emozioni sono così importanti?

Ci forniscono informazioni per comprendere i nostri stati emotivi.

Non solo mi  consentono di difendermi ma mi aiutano a comprendere i miei stati emotivi ed a relazionarmi con gli altri facendo trasparire le mie espressioni emotive.

Le emozioni come comunicazione con l’altro

Queste sono assolutamente fondamentali per costruire le relazioni di cui abbiamo bisogno nella nostra vita.

La nostra capacità di sentire ed esprimere noi stessi è fondamentale per  amicizie di successo , relazioni sentimentali , per la genitorialità e il nostro impatto e successo sul lavoro.

Inoltre le emozioni mi aiutano a capire lo stato emotivo delle persone circostanti.

Mi permettono a relazionarmi con gli altri.

Infatti, facendo trasparire le mie espressioni emotive posso entrare in relazione con le persone e questo mi permette di comunicare.

Difatti,le relazioni interpersonali che ci trasmettono tranquillità, ci fanno sentire a nostro agio,ci permettono di stabilire una connessione emotiva con quella particolare persona, ci fanno vivere un’esperienza emotiva positiva.

Approfondimento : La Costruizione delle relazioni interpersonali

Apprezzare noi stessi…

Bellezza è apprezzare se stessi.

Quando ami te stessa,quello è il momento in cui sei più bella.

(Zoe Kravitz)

Conoscere le proprie emozioni: accettare ciò che proviamo

Negli articoli precedenti, ho illustrato la diversità delle emozioni che tutti noi possiamo sperimentare: possiamo passare dall’esprimere un’emozione con valenza positiva come la gioia o la sorpresa o un’emozione con valenza negativa come rabbia e paura.

Quando proviamo un’emozione negativa, soprattutto se questa data emozione perdura per diverso tempo e influisce negativamente sulla nostra vita, possiamo ulteriormente aggravare, amplificare la situazione;

ad esempio, possiamo iniziare a detestare l’emozione negativa provata;

possiamo iniziare ad identificarci con quella emozione e se continuiamo a non accettarla , possiamo finire perfino a non accettare noi stessi.

Come possiamo accettare le emozioni?

Accettare le emozioni così come sono

Probabilmente, per qualsiasi motivo, potremo ignorare l’emozione che proviamo.

Per esempio, un vigile del fuoco, potrebbe ignorare l’emozione di paura e di dolore che prova mentre è intento a spegnere un incendio; ma se in alcune circostante, evitare le proprie emozioni potrebbe dimostrarsi una strategia di difesa fondamentale e funzionale per l’attività che stiamo svolgendo, in altre situazioni, evitare ciò che l’emozione vuole dirci, segnalarci, potrebbe non funzionare!

Infatti, L’espressione emotiva è fondamentale per la nostra salute fisica, la salute mentale e il benessere generale.

Una sana espressione emotiva è collegata a una migliore capacità di gestire lo stress e gestire il dolore , nonché a una migliore funzione immunitaria.

Quindi esprimere efficacemente le nostre emozioni, non solo ci aiuta a fronteggiare lo stress e il dolore , inoltre, mi permette di godere di una buona salute psicofisica.

Piccoli consigli per gestire le Emozioni

Di seguito, vengono illustrati delle indicazioni utili.

1️⃣ Spegni il cellulare, la tv, qualunque cosa sia fonte di distrazioni e RALLENTA : essere in continuo movimento è uno dei modi possibili che usiamo per non sintonizzarci e sentire le nostre emozioni.

2️⃣ Entra in contatto con il tuo corpo

3️⃣ Riconosci le tue emozioni, dargli un NOME e se vuoi, Parla ad Alta Voce per prendere maggiormente coscienza di te

4️⃣ Che sia Rabbia, Gioia, Paura, Tristezza… Accettalo! Infatti ciò che sentiamo non è ne buono né cattivo, tutto ciò è determinato dalle nostre percezioni, rappresentazioni personali, dai nostri atteggiamenti.

5️⃣Infine, Ascoltati e comprendi se hai la necessita di un supporto come un percorso psicologico o attività di rilassamento, consapevolezza e meditazione!

Mente-Corpo-Emozioni

Ogni pensiero crea un colore,
e quel colore viene trasferito anche al corpo.
Quando la tua mente è felice, il tuo viso si illumina.
Non avvelenarti con pensieri cattivi.
Pensa bene, starai bene.
Pensa male, starai male.

Dipende tutto dai tuoi pensieri.
Più rimurgini un pensiero negativo,
tanto più esso viene rafforzato.
Se lo ignori, lo farai morire di fame.
Se i tuoi pensieri saranno impuri, il tuo corpo,
la tua mente, la tua vita, saranno impuri.
Diventi quello che pensi.
Allena i tuoi occhi a vedere sempre
il lato positivo di ogni cosa.
Coltiva il positivo.

(Swami Satchidananda)

Emozioni e Immunologia

Esattamente l’affetto e l’emozione sono definiti come “una parte essenziale del processo di interazione di un organismo con gli stimoli”.

Simile all’affetto, la risposta immunitaria è lo “strumento” che il corpo usa per interagire con l’ambiente esterno.

Grazie alla risposta emotiva e immunologica, impariamo a distinguere tra ciò che ci piace e ciò che non ci piace, a contrastare un’ampia gamma di sfide e ad adattarci all’ambiente in cui viviamo.

Recenti prove hanno dimostrato che l’emotività e i sistemi immunologici condividono più di una somiglianza di funzioni.

Ricerca Scientifica

Più precisamente, questo nuovo campo di ricerca di “immunologia affettiva” (www.affectiveimmunology.com) è distinto rispetto al più ampio campo della psiconeuroimmunologia e collega specificamente la risposta immunitaria alle emozioni e al comportamento e viceversa.

Obiettivi


La ricerca in questo campo consentirà una migliore comprensione e apprezzamento delle basi immunologiche dei disturbi mentali e del lato emotivo delle malattie immunitarie.

Fonte: https://www.dialogues-cns.org/contents-19-1/dialoguesclinneurosci-19-9/

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

Se ti è piaciuto l’articolo, Condividilo
Categorie
Salute

Come il Mal di Testa influenza la nostra vita

L’ articolo descrive le percezioni e le esperienze delle persone che soffrono di mal di testa e l’impatto che hanno avuto nella loro vita.

Come il Mal di testa influenza la nostra vita

I mal di testa sono comuni e quasi tutti ne sperimentano almeno uno durante la vita.

Ci sono molti tipi di mal di testa e, inoltre, molte persone hanno diversi tipi di mal di testa contemporaneamente.

E’ importante riconoscere il disturbo per poter intervenire per la cura.

Quanti tipi di mal di testa esistono?

La Classificazione internazionale dei disturbi della cefalea (ICHD-3-beta) prodotta sotto gli auspici della International Headache Society ha distinto tra cefalee primarie e secondarie.

I tipi di cefalea primaria più comuni sono la cefalea di tipo tensivo, l’emicrania e la cefalea a grappolo.

È importante valutare se vengono soddisfatti i criteri per un mal di testa primario (non complicato) rispetto a un mal di testa secondario, a causa di una condizione sottostante.

E’ possibile scoprire quale tipo di mal di testa abbiamo attraverso il processo diagnostico effettuato da un medico con formazione specifica.

Esistono diverse classificazioni dei disturbi della cefalea…

Se vuoi conoscerli meglio ed approfondire, ti invito a guardare qui

Buona lettura!

Diffusione del Mal di Testa

Come abbiamo precedentemente detto, il mal di testa sono comuni e quasi tutti ne sperimentano almeno uno durante la vita .

La prevalenza del mal di testa è stata stimata fino al 96% nella popolazione adulta e le stime di prevalenza a un anno vanno dal 38%  al 68% .

 Molte persone soffrono di mal di testa su base frequente: un recente sondaggio nel Regno Unito ha rilevato che il 18% degli intervistati ha avuto mal di testa da una a tre volte alla settimana durante i tre mesi precedenti, mentre il 6% li ha sperimentati più spesso .

L’impatto del Mal di Testa sulla Vita

Il Mal di Testa può avere un impatto negativo sulla vita?

La risposta è Si !

 È stato dimostrato che le cefalee hanno un impatto negativo sul lavoro, sulla vita sociale e familiare e sono associate a grandi costi sanitari.

Come viene gestito il mal di testa dalle persone?

Gli studi che indagano sulla gestione del mal di testa hanno dimostrato che la maggior parte delle persone usa farmaci con prescrizione e / o senza prescrizione (da banco) .

Questi sono i risultati emersi…. E’ sempre consigliabile rivolgersi a prescrizione medica!!!

Verso chi si rivolgono?

Molte persone gestiscono il mal di testa senza consultare i propri medici generici , alcuni scelgono forme alternative di assistenza sanitaria.

Vedremo in seguito le alternative scelte dalle persone.

Le percezioni ed esperienze delle persone che soffrono di mal di testa

Riportiamo qui i risultati di uno studio qualitativo condotto per esplorare le esperienze e le percezioni delle persone con mal di testa e le loro esperienze e aspettative riguardo all’assistenza sanitaria e al trattamento associati.

(clicca qui per leggere ,versione integrale in inglese)

1) Incapacità di funzionare completamente

La maggior parte dei partecipanti allo studio ha affermato che era difficile svolgere le attività quotidiane e che il mal di testa gli impediva di fare le cose al meglio delle proprie capacità.

Al Lavoro

 Al lavoro, molte persone hanno avuto difficoltà a concentrarsi quando soffrivano di mal di testa e sentivano che le loro prestazioni erano state limitate.

La maggior parte aveva subito interruzioni del lavoro o della carriera in qualche modo e prendersi del tempo libero era comune.

Alcuni partecipanti hanno affermato che il loro mal di testa gli aveva impedito di essere promossi; in particolare è stato riferito che i continui mal di testa non erano stati compatibili con il  lavoro precedente, determinando un cambiamento della carriera lavorativa.

Vita privata

Sono stati inoltre forniti resoconti dei diversi modi in cui la vita familiare e sociale è stata interrotta dall’incapacità di funzionare pienamente.

Alcune persone erano state costrette a rinunciare agli hobby, ad esempio : la  lettura, le passeggiate in collina e le attività quotidiane comuni come guidare e dormire erano spesso influenzate.

Isolamento come inefficace soluzione

Diverse persone hanno parlato di voler essere soli quando soffrono di mal di testa e di non essere disturbati da niente e da nessuno.

Ciò è apparso particolarmente problematico per chi ne soffre più di frequente e alcuni hanno espresso preoccupazione su come ciò abbia influenzato le loro relazioni con la famiglia e gli amici.

2)Imprevedibilità del mal di testa

Diversi partecipanti hanno scoperto che i loro mal di testa era imprevedibile e  ciò determinava in loro una mancanza di controllo implicando un forte impatto su tutti gli aspetti della loro vita.

Alcuni esempi di ciò che il mal di testa ha implicato nelle vite dei partecipanti:

  • essere  stati rimandati a casa dal lavoro perché si era sviluppato un mal di testa;
  • mancanza di godimento dovuto al mal di testa in una festa o
  • per un evento fortemente atteso.

Coloro che avevano trovato modi efficaci per gestire e far fronte al loro dolore erano meno turbati dal fatto che il loro mal di testa potesse manifestarsi in qualsiasi momento.

3) Effetto sull’umore

Il mal di testa ha anche influenzato la vita dei partecipanti influenzando negativamente l’umore.

Le descrizioni degli effetti del mal di testa includevano : sentirsi depresso o giù di morale, autocommiserazione, aggressività e imbarazzo.

La depressione sembrava verificarsi abbastanza comunemente tra i partecipanti e un uomo ha rivelato sentimenti suicidi a causa del suo dolore costante.

4)Andare avanti con le cose

Nonostante il dolore e le loro vite siano state sconvolte negativamente, alcuni partecipanti hanno espresso l’importanza di andare avanti e non lasciare che il mal di testa  governi le loro vite.

In particolare, alcuni hanno affermato di continuare a lavorare nonostante il mal di testa ,partecipare ad  impegni sociali e di essere perseveranti verso le proprie responsabilità.

Altri invece avevano cominciato a pensare che i loro mal di testa fosse solo una parte della loro vita.

Comprendere il proprio problema

I partecipanti avevano sviluppato le proprie idee sugli aspetti del loro mal di testa, spesso soffrivano di preoccupazione per le loro condizioni e cercavano informazioni aggiuntive da una varietà di fonti.

Molti partecipanti avevano cercato, o stavano cercando, una maggiore comprensione del loro problema per cercare di dare un senso a tutto.

In particolare, i pazienti cercavano una diagnosi o una spiegazione della causa del loro problema.

5)La propria idea sulla Cefalea

La maggior parte dei partecipanti si era formata le proprie idee sui diversi aspetti del proprio mal di testa tra cui diagnosi, causa sottostante e gravità.

Queste idee erano spesso influenzate dalle esperienze di amici e familiari o da articoli che avevano letto.

Alcuni partecipanti non avevano ricevuto una diagnosi formale , ma ne avevano trovata una sulla base di come i loro sintomi confrontati con altri che conoscevano o di cui avevano letto.

Molti pazienti avevano anche identificato fattori scatenanti come stress, dieta e fattori di stile di vita.

I pazienti hanno hanno anche cercato di capire i cambiamenti  per contrastare la gravità delle loro cefalee come : essere più rilassati, cambiare dieta e invecchiare.

6) Preoccupazione

Diversi partecipanti hanno affermato che il loro mal di testa, a un certo punto, ha causato loro una preoccupazione costante e spesso sostanziale.

Molti erano preoccupati e spaventati quando hanno iniziato a soffrirne, una preoccupazione particolare è che la causa sottostante potrebbe essere grave.

I pochi partecipanti che avevano ricevuto scansioni cerebrali per escludere una grave patologia sottostante hanno dichiarato di essere stati sollevati di ricevere il “tutto chiaro” e la loro preoccupazione si era ridotta in seguito.

La maggior parte dei partecipanti aveva utilizzato o stava ancora utilizzando una varietà di strategie di gestione comprese tecniche di gestione convenzionali, complementari e sviluppate personalmente.

7) Uso di farmaci convenzionali

Quasi tutti i partecipanti hanno utilizzato farmaci convenzionali.

I partecipanti che hanno riferito di avere emicrania hanno utilizzato più spesso farmaci su prescrizione, mentre quelli che hanno avuto cefalee tensive o sinusali hanno generalmente riferito di utilizzare trattamenti senza prescrizione.

Alcuni individui usavano medicinali ottenuti da entrambe le vie, in particolare quelli che soffrivano di diversi tipi di cefalea o che soffrivano di cefalee croniche giornaliere e molti hanno trovato i farmaci senza prescrizione altrettanto efficaci di quelli ottenuti su prescrizione.

Ci sono stati diversi commenti positivi sui farmaci, tuttavia, un certo numero di persone ha espresso preoccupazione. La mancanza di efficacia dei farmaci, gli effetti collaterali e le interazioni farmacologiche erano le maggiori preoccupazioni. Molti di coloro che avevano assunto farmaci per le cefalee da molto tempo non trovavano più i loro farmaci efficaci come inizialmente. Alcuni dei partecipanti che hanno riferito di soffrire di effetti collaterali avevano anche parenti o amici che avevano avuto problemi durante l’assunzione di farmaci. Le interazioni farmacologiche sembrano essere un problema per un certo numero di intervistati, in particolare per coloro che hanno assunto una serie di farmaci diversi. Un certo numero di persone ha ammesso di aver preso più compresse di quanto avrebbe dovuto perché le loro cefalee erano così gravi.

8) Uso di terapie complementari

Diversi partecipanti avevano utilizzato terapie complementari, anche se solo dopo aver provato prima i trattamenti convenzionali.

L’omeopatia e la riflessologia sono state le terapie più citate.

La maggior parte degli utenti è stata positiva riguardo alle proprie esperienze e la maggior parte dei partecipanti che non le aveva mai provate ha trovato l’idea allettante.

Molte persone avevano smesso di usare terapie alternative, nonostante le trovassero utili, perché costano troppo, mentre altri avevano smesso di usarle perché semplicemente non le trovavano utili.

Psicopatologia & Cefalee

I pazienti con cefalea visitati nelle cliniche per la cefalea, a parte dolore e sintomi fisici, presentano comunemente problemi psicologici di natura ansiogena e depressiva, e in alcuni casi  anche tratti di personalità patologica.

Inoltre è stato riscontrato che chi soffre di emicrania abbia un rischio maggiore di disturbi ansiosi e depressivi rispetto alla popolazione generale.

Alcuni ricercatori hanno anche riscontrato un rischio più elevato di abuso di sostanze (alcol, droghe) nei malati di emicrania, che è coerente con l’abuso di antidolorifici comunemente osservato nei pazienti .

Il ruolo dell’ Ansia

Preoccupazione eccessiva e ansia anticipatoria sono comuni nei pazienti con emicrania.

E’ stato osservato  che i pazienti con cefalee soffrono di alti tassi di vari sintomi fisici comunemente osservati nel disturbo d’ansia generalizzata (GAD)  come irrequietezza, affaticamento, problemi di concentrazione, irritabilità, tensione muscolare, problemi di sonno ma ciò non implica necessariamente che l’ansia sia la causa dei sintomi per le cefalee.

Concludendo, chi soffre di cefalee ha un’alta prevalenza di sintomi ansiosi.

Il ruolo dello Stress

Esiste una relazione tra stress e mal di testa.

La ricerca vede lo stress come fattore scatenante del mal di testa ed ha un ruolo importante nel contesto evolutivo e psicosociale.

La gestione dello stress potrebbe essere un valido intervento clinico per contrastare le cefalee.

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

Diffondi la conoscenza alla salute, Condivi se vuoi l’articolo

Link Utili

Fonti