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Il senso della vita

Il presente articolo cerca di esplorare il senso della vita prendendo in considerazione diverse visioni e approcci teorici psicologici, e focalizzandosi su diversi aspetti della vita.

Il senso della vita psicologia

Il senso della vita è uno dei costrutti chiave, considerato parte integrante di una vita ben vissuta.

Il significato o senso della vita può influenzare il funzionamento umano.

Infatti, il senso della vita permette alle persone di interpretare e organizzare la loro esperienza quotidiana, raggiungere obiettivi e classificare l’importanza degli oggetti.

Jung e il Senso della Vita

«Profondità e superficie devono mescolarsi, al fine di generare nuova vita. La nuova vita però non nasce al di fuori di noi, ma in noi stessi. […] La vita non viene dalle cose, ma da noi.

Tutto ciò che accade fuori è già accaduto. Perciò chi osserva l’evento da fuori vede sempre soltanto ciò che è già stato e che è sempre uguale. Chi invece guarda da dentro sa che tutto è nuovo.

Le cose che accadono sono sempre le stesse. Non è sempre uguale invece la profondità creativa dell’essere umano.

Le cose di per sé non significano nulla, assumono un significato soltanto dentro di noi. Siamo noi a dare significato alle cose. Il significato è ed è sempre stato artificiale. Siamo noi a crearlo.

Cerchiamo dunque in noi stessi il significato delle cose affinché la via di quel che ha da venire possa palesarsi e la nostra vita continui a scorrere.
Ciò di cui avete bisogno proviene da voi stessi, ed è il significato delle cose. Il significato delle cose non è il senso che è loro proprio. Questo senso si trova nei libri dotti. Le cose sono prive di senso.Il significato delle cose è la via della redenzione che vi create voi stessi. Il significato delle cose è la possibilità – creata da voi stessi – di vivere in questo mondo. E’ la capacità di dominare questo mondo e l’affermarsi della vostra anima in questo mondo.Questo significato delle cose è il senso superiore che non si trova nelle cose stesse e neppure nell’anima, è piuttosto il Dio che sta tra le cose e l’anima, il mediatore della vita, la via, il ponte, il passaggio.

Non avrei potuto vedere ciò che doveva venire, se non avessi potuto scorgerlo in me stesso.»

(C.G.Jung – Libro Rosso)

La Musica e il senso della Vita

( Giorgia – Il Senso )

Una miriade di studi hanno esplorato la relazione tra significato nella vita e benessere mentale, nonché la psicopatologia.

Molti psicologi lo considerano una parte vitale dei processi e dei comportamenti mentali (Frankl 1979; Steger 2012; Wong 1998).

Cos’ è il senso della vita?

Diversi modelli cercano di rispondere a questo quesito.

Secondo Steger et al. (2006), l’approccio delle persone alla comprensione del significato nella vita può essere vista in due dimensioni principali:

  • presenza del significato nella vita e
  • ricerca del significato nella vita.
Presenza di significato della vita

La presenza di significato della vita riguarda la misura con cui le persone comprendono, danno un senso  o vedono un significato nella loro vita,  accompagnato dalla percezione di avere uno scopo, una missione nella vita;

Precisamente si riferisce al grado con cui gli individui percepiscono la propria vita come significativa.

Ricerca di significato della vita

La ricerca di significato della vita si riferisce alla forza, all’ intensità e all’attività del desiderio e degli sforzi delle persone per stabilire e / o aumentare la loro comprensione di significato e scopo della loro vita .

Quest’ultimo riflette il grado in cui le persone sono impegnate nella ricerca di significato nella vita.

 Presenza e Ricerca di senso della vita

Entrambe le dimensioni hanno un carattere essenzialmente diverso ed esprimono atteggiamenti diversi nei confronti della vita.

La presenza di significato nella vita consente alle persone di vivere la propria vita come comprensibile e significativa e sentire un senso di scopo o missione nella propria vita che trascende le preoccupazioni banali della vita quotidiana (Steger 2009).

Questa definizione è abbastanza ampia da comprendere una vasta gamma di esperienze umane legate allo scopo e al significato e suggerisce anche che le persone possono trovare significato impegnandosi in sforzi creativi e perseguendo i propri obiettivi.

Approfondimenti sul senso della vita

La ricerca del significato nella vita si riferisce agli sforzi dinamici e attivi che gli individui fanno quando cercano di comprendere il significato e lo scopo della loro vita (Steger et al. 2008).

Steger (2012) sottolinea che il significato è un termine principale che comprende due fattori principali:

  1. la comprensione e
  2. lo scopo.

Il primo fattore riflette la capacità umana di dare un senso e comprendere la propria vita, incluso il proprio io, il mondo esterno e il modo in cui uno si adatta e opera all’interno del mondo.

Il secondo fattore indica aspirazioni generali e di lunga durata che sono auto-concordanti e stimolano l’attività correlata.

Il senso della vita e altre visioni di significato

Frankl (1965), nella sua teoria del significato, ha proposto che ogni persona ha uno scopo unico o scopo generale per la propria vita e cerca di attualizzare il maggior numero possibile di valori nella propria comunità.


Baumeister (1991) sottolinea che il significato nella vita dipende dallo scopo, dall’efficacia, dal valore e dall’autostima.

Le persone possono sperimentare un significato nella vita quando le loro vite hanno un senso o trasmettono informazioni significative e comprensibili.

Wong (1989) che ha definito il significato nella vita nella categoria del significato personale come un sistema cognitivo costruito individualmente, che conferisce alla vita un significato personale.

Può essere concepito come una mappa dinamica e cognitiva che guida le persone attraverso il loro corso di vita.

Secondo la ricerca delle teorie implicite di Wong (1998), il sistema dei significati è costituito da cinque componenti:

  1. affettivo,
  2. motivazionale,
  3. cognitivo,
  4. relazionale e
  5. personale.

Le categorie vengono utilizzate per valutare gli eventi di sé e della vita in relazione al significato (McDonald et al. 2012).

Il significato personale

Il significato personale misura il significato implicito (cioè le concezioni e le credenze riguardanti la vita detenute dalle persone) che è visto come “comprendente una vita idealmente significativa”.

Il livello di significato può essere valutato in sette settori:

  1. realizzazione (perseguimento e raggiungimento di significativi obiettivi di vita),
  2. relazione (capacità sociale generale),
  3. religione (avere credenze affermative sulle relazioni con il divino),
  4. auto-trascendenza (impegno in attività altruistiche),
  5. accettazione di sé (un’umile accettazione dei propri limiti),
  6. intimità (avere relazioni emotivamente strette) e
  7. trattamento equo (percepire un grado di giustizia nella vita).

La religione e il senso della vita

Sono stati condotti numerosi studi che dimostrano ripetutamente che la religione può essere una potente fonte di significato nella vita (Chamberlain e Zika 1992; Emmons 2005; Park 2005, 2013).

Alcune definizioni

La religione può essere definita come “una ricerca di significato nei modi legati al sacro” (Pargament 1997, p. 32).

Nonostante il fatto che la relazione tra religione e significato sia intima e complessa, molte persone trovano nelle credenze religiose un senso di scopo, comprensione e supporto psicologico (Park 2013).

Nel libro “La psicologia della religione.Prospettive psicosociali ed empiriche” di Hood et al. (2009) si afferma (clicca qui per vedere il libro):

“I presupposti che formano il quadro fondamentale di questo libro sono che la ricerca di significato è di fondamentale importanza per il funzionamento umano e che la religione è unicamente in grado di aiutare in quella ricerca” (p. 12).

I sistemi religiosi forniscono agli individui un insieme integrato di credenze, obiettivi e significati che possono essere utilizzati per spiegare le complessità del mondo e affrontare situazioni e problemi personali.

Analizzando la religione come fornitore di significato, Hood et al. (2009) sottolineano quattro criteri in base ai quali la religione è unicamente in grado di fornire un significato globale:

  1. completezza,
  2. accessibilità,
  3. trascendenza e
  4. affermazioni dirette.
Completezza

Innanzitutto, la religione è il più completo di tutti i sistemi di significato, poiché include una vasta gamma di altre fonti di significato, come relazioni sociali, lavoro, famiglia, risultati, relazioni personali e valori importanti.

Accessibilità

La religione è accessibile alle persone nel senso di contribuire al significato globale attraverso la promozione di insegnamenti e credi dottrinali, educazione religiosa e norme etiche di comportamenti accettabili e inaccettabili.

Trascendenza

La trascendenza riflette la tendenza delle persone a cercare una realtà invisibile ed esplorare le “preoccupazioni finali” (Emmons 2005) che richiede una certa fiducia in un’autorità suprema in cui si trova un significato superiore.

Affermazioni dirette

Infine, la religione afferma direttamente di fornire un senso di significato in quanto facilita gli sforzi delle persone di interpretare le loro esperienze in termini di intenzioni esistenziali e di significato che è incorporato nel carattere sacro della religione.

Il Senso della vita,religione e stress

La capacità della religione di fornire un significato alla vita è particolarmente evidente nel contesto della gestione dello stress e dei principali eventi della vita.

Il Coping religioso: capacità di fronteggiamento

Il coping religioso può essere definito come:

“il grado in cui la religione fa parte del processo di comprensione e gestione degli eventi critici della vita” (Pargament et al. 2005, p. 482).

Evidenze scientifiche

I risultati degli studi condotti da Pargament (1997) che ha introdotto il concetto di coping religioso rivelano che può essere utile o dannoso, a seconda del particolare tipo di strategia di coping religioso utilizzata.

In generale, i metodi di coping religiosi possono essere raggruppati in due grandi categorie generali:

  1. coping religioso positivo e
  2. negativo (Pargament et al. 1998).
Il Coping Religioso Positivo

Gli stili di coping religiosi positivi riguardano relazioni sicure con Dio e un senso di connessione spirituale con gli altri. Tendono ad essere più utili per le persone che vivono eventi stressanti.

Il Coping religioso Negativo

Gli stili di coping religiosi negativi rivelano relazioni insicure con Dio e tensioni tra gli individui e, come indica la ricerca, sono di solito disadattivi (Ano e Vasconcelles 2005; Pargament et al. 2004).

In tal senso, la religione è più di un meccanismo di difesa in quanto può fornire agli individui quadri di significato completi e integrati che consentono loro di spiegare in modo soddisfacente gli eventi della vita difficili.

Il Senso della vita,religione e lutto

La ricerca condotta da Park (2005) su studenti universitari in lutto mostra che il significato religioso può influenzare i processi di coping creando significati dopo la perdita di una persona cara.

Evidenze scientifiche

Nel periodo iniziale del lutto, le persone che avevano forti credenze religiose tendevano a sperimentare più stress, che era collegato alla discrepanza tra il loro sistema di significato globale e le valutazioni di tali eventi.

Tuttavia, dopo un periodo di alcuni mesi, questi effetti sono scomparsi o addirittura invertiti, suggerendo un’associazione positiva tra religione e aggiustamento a lungo termine.

Attingendo alla religione come sistema di significati, gli studi dimostrano che gli individui possono derivare quadri completi di significato personale dalle loro credenze religiose che a loro volta influenzano le loro capacità di affrontare le avversità e lo stress della vita (Park 2007, 2013).

Il Senso della vita come fattore importante per il benessere

Esistono prove sostanziali che dimostrano che il significato nella vita è associato al benessere e al funzionamento positivo.

Le persone che credono che le loro vite abbiano un significato sono più felici (Debats et al. 1993) e riportano un livello più alto di soddisfazione della vita che riflette il grado in cui gli individui valutano positivamente la propria vita (Chamberlain e Zika 1988; Steger et al. 2008).

Il Senso della vita e la felicità

Gli studi hanno anche confermato i legami tra significato nella vita e varie misure di felicità globale (Ryff e Keyes 1995), adattamento psicologico (Thompson et al. 2003) e benessere generale (Ho et al. 2010).

I risultati forniscono una forte evidenza che convalida le relazioni positive tra significato della vita e domini che riflettono il funzionamento positivo.

Il senso della vita e le emozioni

Il significato della vita è anche associato ad affetti ed emozioni positive che sono spesso considerati una dimensione emotiva del benessere soggettivo (Diener 2009).

Il senso della vita e salute

Numerosi studi suggeriscono che un forte senso del significato nella vita è associato a una migliore salute fisica (ad esempio, Krause, 2004) e a una migliore salute mentale (ad esempio, Reker, 1997), ma sembra esserci solo uno studio che valuti empiricamente la relazione tra significato nella vita e la mortalità (O’Connor & Vallerand, 1998).

Evidenze Scientifiche

Ad esempio, Park, Malone, Suresh e Rosen (2008) hanno studiato nel tempo l’influenza del significato sulla vita sulla salute tra uomini e donne a cui era stata diagnosticata un’insufficienza cardiaca congestizia.

Park e colleghi riportano che un senso più forte del significato nella vita è stato associato con il miglioramento delle valutazioni della salute nel tempo.

Il senso della vita e le relazioni

La ricerca rivela che le persone che hanno social network più sviluppati tendono a vivere più a lungo rispetto agli individui socialmente isolati (House, Landis e Umberson, 1988).

La ricerca indica che le persone con sistemi di supporto sociale ben sviluppati hanno probabilmente un senso di significato più forte nella vita rispetto agli individui che non mantengono stretti legami con gli altri (Krause, 2007b).

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Fonti:
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Meteoropatia

Cos’ è la Meteoropatia?

In questo articolo viene esplorata la meteoropatia,l’influenza del clima e del tempo per la nostra salute psicofisica,le sue principali caratteristiche,ed illustrate le possibili cure terapeutiche.

Meteoropatia

Per organizzare la nostra quotidianità, tutti noi abbiamo provato a consultare le variazioni meteorologiche in Tv e attraverso i messaggi sul cellulare.

Probabilmente, anche tu che stai leggendo questo articolo, ti sarai imbattuto/a a guardare le previsioni meteo.

C’è chi lo fa abitualmente, e chi non bada a questo.

Quanto è importante il clima per noi?

Vi sono prove crescenti che il clima e  il tempo influenzano molteplici aree della vita umana, compresa la salute mentale.

E’ ben nota la stretta relazione tra salute e ambiente.

Salute e Ambiente

Ogni giorno, alcune persone riscontrano il deterioramento della loro salute o compaiono alcuni nuovi sintomi associati ai cambiamenti del tempo.

Infatti, La temperatura, L’umidità, La nuvolosità o Le variazioni della pressione atmosferica possono avere un impatto significativo sulla nostra salute.

La Meteoropatia e il passato

Molti uomini del passato soffrivano di meteoropatia:

Wolfgang Amadeus Mozart soffriva di reumatismi

Voltaire era profondamente malinconico in autunno

 entrambi erano meteoropatici.

Addirittura, Ippocrate consigliava ai medici di prendere in debita considerazione l’influenza che le stagioni dell’anno avevano sui pazienti.

Oggi tutto questo è ampiamente studiato!

Cosa significa meteoropatia?

Il termine meteoropatia deriva dal greco “meteora” (cose in alto nell’aria o da fenomeni celesti) e “pathos” (malattia, sofferenza, dolore).

Questo termine si riferisce a un set di temperatura, umidità, pressione barometrica e luminosità.

Più precisamente la meteoropatia può essere considerata una sindrome: infatti, è rappresentata da un gruppo di sintomi e reazioni patologiche che si manifestano quando si verifica un cambiamento graduale o improvviso in uno o più fattori meteorologici in una determinata area.

Possono verificarsi disturbi psichici e fisici di tipo neurovegetativo che si verificano in determinate condizioni e variazioni del tempo meteorologico e delle condizioni climatiche stagionali.

Meteoropatia:  chi è maggiormente colpito?

Gli scienziati hanno affermato che le persone di mezza età, in particolare le donne, sono maggiormente a rischio di diventare meteoropatiche, ma anche i bambini sono a rischio.

Inoltre vale la pena notare che le donne sono generalmente indicate come più sensibili alle condizioni meteorologiche, nonché più facilmente suscettibili allo sviluppo di sintomi di disturbi fisici e mentali in risposta ai cambiamenti ambientali.

Sintomi della Meteoropatia

  • Depressione (sia mentale che fisica)
  • Debolezza
  • Ipertensione
  • Cefalea
  • Desiderio di rimanere in casa
  • aumento della suscettibilità al dolore alle articolazioni e ai muscoli,
  • difficoltà respiratoria
  • forte sensazione allo stomaco
  • Disturbi dell’umore
  • irritabilità
  • sintomi nel sistema cardiovascolare (palpitazioni,dolore allo sterno)

Durata dei sintomi

Questi sintomi durano uno o due giorni.

 Esattamente cominciano a diminuire una volta che il tempo è cambiato, ma ritornano se il tempo cambia di nuovo.

Quando i cambiamenti si susseguono uno dopo l’altro, i sintomi diminuiscono di intensità ogni volta, poiché si verifica una sorta di processo di adattamento da parte del nostro organismo.

Meteoropatia o Meteosensibilità?

Esiste una differenza quantitativa tra i termini “meteosensibilità” e “meteoropatia“.

I meteosensibili sono persone biologicamente sensibili a sentire l’effetto di particolari eventi atmosferici sulla mente e sul corpo.

I meteoropatici ,invece, sono quegli individui che sviluppano una malattia specifica o un peggioramento delle malattie esistenti a seguito di questi cambiamenti climatici.

Inoltre La meteosensibilità è anche correlata alle capacità psicofisiche umane legate alla gestione quotidiana dello stress.

Meteoropatia e Cervello

Sebbene i meccanismi biologici della meteoropatia siano sconosciuti, in un recente studio, è stato suggerito che una maggiore attività del nucleo vestibolare può influenzare probabilmente la regolazione della meteoropatia nell’uomo.

Inoltre, le attività dell’ipotalamo e del nucleo dell’amigdala sono suggerite come significative nello sviluppo della meteoropatia.

Studi scientifici sulla Meoropatia

I ricercatori del Dipartimento di Neuroscienze dell’Istituto di Psichiatria e Psicologia, dell’ Università “Cattolica del Sacro Cuore” di Roma hanno descritto e convalidato:

un questionario per la rilevazione della meteoropatia e meteosensibilità:
Il METEO-Q

I risultati del loro studio supportano l’utilizzo del METEO-Q per la raccolta di informazioni sugli effetti dei cambiamenti climatici su soggetti sani e potenzialmente su pazienti psichiatrici.

Per saperne di più ,puoi leggere l’articolo integrale (lingua inglese) clicca qui

Fattori di Incidenza

Alcuni fattori come:

  • la stagionalità ,
  •  la disregolazione dei ritmi circadiani ,
  • le anomalie nella risposta biologica alla luce solare ,
  • il ciclo lunare

svolgono un ruolo significativo nello sviluppo e nel decorso anche di altre patologie mentali ( es. Disturbo Bipolare)

Clima e Emozioni

I fattori ambientali come il clima o il tempo possono influenzare gli stati emotivi umani e le condizioni di salute.

Ad esempio, è stato dimostrato che il disagio emotivo diminuisce quando aumenta l’esposizione al sole e durante le variazioni meteorologiche quotidiane.

Infatti l’esposizione solare, la velocità del vento e la pressione dell’aria influenzano la soddisfazione di sé.

In aggiunta,altri studi hanno evidenziato come i livelli della temperatura, le precipitazioni, l’ umidità e la copertura nuvolosa peggiorano l’espressione dei sentimenti tra gli utenti dei social media.

Clima e Stress

Precisamente è stato anche dimostrato che i fattori di stress ambientale, come un notevole aumento della temperatura o un aumento delle precipitazioni prodotti dai cambiamenti climatici, in particolare durante le catastrofi naturali, possono causare stress mentale, emotivo e fisico negli esseri umani.

In particolare, alcuni autori hanno suggerito che le onde elettromagnetiche influenzano direttamente l’ipotalamo, il quale in presenza di un fattore stressante interviene tentando di conservare lo stato di normalità dell’organismo.

Clima ed altre patologie

Le condizioni meteorologiche sono legate al disturbo affettivo stagionale, che si riscontra principalmente nelle donne,e agli attacchi d’ansia da panico.

 Alcuni autori hanno anche sottolineato la relazione tra i cambiamenti meteorologici e il mal di testa a grappolo(Lee et al. 2014), all’ emicrania, al dolore neuropatico ed ai disturbi del sonno nell’uomo.

Qualsiasi disturbo derivante dall’impatto delle condizioni climatiche può essere descritto come meteoropatia,

cioè un fenomeno di peggioramento delle malattie esistenti o dell’emergere di una nuova malattia specifica come conseguenza del cambiamento climatico.

Meteoropatia e Cura

Esistono diversi rimedi e terapie a seconda della persona che ne soffre.

Rimedi

Omeopatia
Fitoterapia
Magnesio

Terapie

Agopuntura

E’ una branca della medicina cinese, che sfrutta il posizionamento di alcuni aghi in determinati punti del corpo al fine di attenuare od eliminare il disturbo.

Idroterapia

Aiuta l’organismo a ritrovare la capacità di termoregolazione mediante getti alternati d’acqua calda e fredda.

Luminoterapia

E’ una terapia chiamata anche “light terapy” o terapia della luce,e consiste nel sottoporre la persona all’ esposizione di luce solare attraverso una lampada.

Terapia farmacologica e medica
Percorso psicologico e/o psicoterapeutico

Se hai necessità di iniziare un percorso psicologico di consulenza o sostegno in presenza o online, puoi contattarmi anche per via- email:

donatella_valsi@yahoo.com

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Fonti

  • M.Mazza,M.Di Nicola,V.Catalano et al.(2012). Description and Validation of a Questionnaire for the Detection of Meteoropathy and Meteorosensitivity: The METEO-Q. Compr Psychiatry.53(1):103-6.
  • W.Oniszczenko.(2020) Affective Temperaments and Meteoropathy Among Women: A Cross-sectional Study. PLoS One.4;15(5):e0232725.

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Solitudine

Esploriamo la solitudine

Esploriamo la solitudine: vediamo insieme se la solitudine può influenzarci ed influenzare la nostra vita; inoltre,vengono illustrati alcuni studi e teorie scientifiche per avere una maggiore comprensione sulla solitudine.

Solitudine - Emozioni - Psicologia

Esploriamo la Solitudine

Abbiamo esplorato nel precedente articolo come il rischio di essere infettati da Covid-19 attraverso il contatto personale, insieme alle restrizioni attuate, può contribuire a sentimenti di solitudine.

Proprio per questo motivo, ci siamo focalizzati sulla solitudine,le sue dimensioni e le possibili conseguenze che potrebbe determinare.

In questo articolo esploreremo ulteriormente la solitudine,

Ponendoci alcune domande interessanti per una maggiore comprensione.

La solitudine può essere influenzata da eventi ed esperienze della vita?
Se si, come può influenzarci?
Uno Studio scientifico cerca di rispondere a queste domande.

I Ricercatori  del Norwegian Center for Research, Education and Service Development di Oslo hanno svolto uno studio con l’obiettivo di rispondere a queste domande.

Precisamente,Lo studio ha esaminato:

  •  le caratteristiche personali,
  • gli eventi di vita associati alla solitudine
  •  ed altri eventi che potrebbero predire l’incidenza della solitudine  

di uomini e donne di età compresa tra 40 e 80 anni per un periodo di 5 anni.

Risultati:

E’ emerso che Eventi infantili avversi sono stati associati alla solitudine di uomini e donne.

Gli eventi avversi individuati:

  • Essere stati vittime di bullismo
  • Conflitti con i genitori
  • Problemi economici nella loro famiglia d’infanzia (soprattutto per le donne)
Per quanto riguarda l’incidenza della solitudine:
  • tra le persone di età compresa tra i 40 e i 59 anni, il divorzio predice la solitudine nelle donne ma non negli uomini.
  • tra le persone di età compresa tra 60 e 80 anni, la morte del partner è stata un predittore più forte dell’incidenza della solitudine negli uomini che nelle donne.
Conclusione:

I risultati dimostrano che la solitudine è influenzata dagli eventi e dalle esperienze dalla prima infanzia alla vita successiva, e che alcuni eventi ed esperienze influenzano la solitudine negli uomini e nelle donne in modo diverso.


Come è stato visto nell’articolo precedentemente menzionato (leggi qui),

La solitudine è uno stato emotivo negativo e angosciante che nasce da una discrepanza tra i livelli desiderati e percepiti di connessione sociale ( Perlman e Peplau, 1981 ).

I diversi approcci della solitudine

La solitudine è stata valutata utilizzando due diversi approcci: unidimensionale e multidimensionale ( Russell, 1982 ; Shaver & Brennan, 1991 ).

Secondo l’approccio unidimensionale ,la solitudine è un costrutto che varia principalmente in intensità.

Sostiene che ci sono importanti temi comuni in tutte le esperienze di solitudine in vari contesti ( Russell, 1982 , 1996 ).

Invece , l’approccio multidimensionale, al contrario, distingue tra diversi tipi di solitudine vissuti in relazioni diverse.

 Sostiene che relazioni diverse (p. Es., Genitori contro coetanei) soddisfano bisogni sociali diversi (p. Es., Educazione e orientamento vs. senso di integrazione; Weiss, 1973).

Più precisamente,afferma che un singolo tipo di relazione non può soddisfare tutti i bisogni e emergono forme specifiche di solitudine quando non viene soddisfatta una specifica esigenza sociale ( DiTommaso & Spinner, 1997 ; Weiss, 1973 ).

Teorie della solitudine

I principali approcci teorici alla solitudine includono la prospettiva dei bisogni sociali e il modello di discrepanza cognitiva (Heinrich & Gullone, 2006; Marangoni & Ickes, 1989).

La prospettiva dei bisogni sociali

La prospettiva dei bisogni sociali pone una relazione diretta tra i deficit sociali oggettivi e l’esperienza soggettiva della solitudine (ad es. Heinrich & Gullone, 2006; Marangoni & Ickes, 1989; Sullivan, 1953).

Questa prospettiva afferma che i tipi di solitudine specifici per la relazione sorgono quando una relazione non soddisfa il suo insieme di bisogni sociali di base (DiTommaso & Spinner, 1997; Weiss, 1973).

Questi bisogni sociali cambiano nel corso della vita !

e si prevede che le esperienze di solitudine fluttuino di conseguenza (Sullivan, 1953).

Il Modello di discrepanza cognitiva

Il modello di discrepanza cognitiva si concentra sulla valutazione soggettiva delle persone delle loro relazioni piuttosto che sui bisogni soddisfatti da queste relazioni (ad esempio, Heinrich & Gullone, 2006; Marangoni & Ickes, 1989; Russell, Cutrona, McRae e Gomez, 2012).

Si presume che tutti gli individui utilizzino uno standard interno quando valutano le loro relazioni (de Jong-Gierveld, van Tilburg e Dykstra, 2006; Marangoni & Ickes, 1989; Perlman & Peplau, 1981; Russell et al., 2012).

Questo standard interno si riferisce alla quantità e alla qualità desiderate delle relazioni sociali (de Jong-Gierveld et al., 2006) e si basa in parte su un confronto tra le proprie relazioni sociali e le relazioni di altri simili (Russell et al., 2012 ).

Si ritiene che la solitudine emerga quando le persone sperimentano una discrepanza tra il loro standard interno e la quantità o qualità percepita delle loro relazioni sociali (de Jong-Gierveld et al., 2006; Marangoni & Ickes, 1989; Perlman & Peplau, 1981; Russell et al ., 2012).

Teoria evolutiva della solitudine

Poiché né l’ambiente né i geni operano in modo isolato ( Manuck, 2010), la nostra comprensione della solitudine trarrebbe beneficio da una maggiore comprensione della complessa interazione tra geni e ambiente.

Complessa Interazione tra Geni e Ambiente

La ricerca genetica può spiegare :

Perché alcuni individui provano sentimenti di solitudine più rapidamente di altri?

La teoria evolutiva della solitudine (ETL; JT Cacioppo e Patrick,ETL; JT Cacioppo e Patrick, 2008), può aiutarci a rispondere a questa domanda.

Questa teoria afferma che sia i geni che l’ambiente sociale svolgono un ruolo importante nell’esperienza della solitudine.

Evoluzione…

Stabilire e mantenere relazioni sociali con aspetti specifici è essenziale per la riproduzione e la sopravvivenza delle specie sociali, inclusi gli esseri umani.

Ad esempio, i gruppi sociali possono condividere la responsabilità di acquisire cibo, prendersi cura dei bambini e proteggersi dai predatori.

Per garantire che l’individuo agisca in modo da aumentare la probabilità di sopravvivenza, si sono evoluti meccanismi di avvertimento biologico (J. T. Cacioppo, Cacioppo, & Boomsma, 2014; J. T. Cacioppo & Patrick, 2008).

Secondo l’ETL, la percezione di essere socialmente isolati (cioè sentirsi soli), anche in compagnia di altri, funge da sistema di allarme biologico, presente in tutte le specie sociali, che segnala che le relazioni sociali salutari sono in pericolo o danneggiate (JT Cacioppo, Cacioppo, Capitanio e Cole, 2015; JT Cacioppo, Cacioppo, Cole, et al., 2015; S. Cacioppo, Capitanio e Cacioppo, 2014).

La natura avversa della solitudine motiva a riparare o sostituire i legami salutari carenti e il sollievo dall’affetto negativo che ne deriva è gratificante.
La natura avversiva della solitudine e il valore positivo gratificante del contatto sociale danno come risultato una duplice motivazione per risolvere la solitudine.

L ‘ELT specifica che la percezione di essere socialmente isolati (ad es. Assenza di mutuo soccorso e protezione) non è solo deleteria per la salute e il benessere, ma anche pericolosa (J. T. Cacioppo e Patrick, 2008).

Di conseguenza, l’ELT sostiene che la solitudine non solo aumenta una motivazione per occuparsi e avvicinarsi agli altri, ma promuove anche un’enfasi sull’autoconservazione a breve termine, incluso (a) un aumento della vigilanza implicita per le minacce sociali e, almeno negli esseri umani, (b) una crescente preoccupazione per gli interessi e il benessere dell’individuo (cioè, aumento dell’egocentrismo).

Conclusione:

I risultati sulla genetica molecolare forniscono un supporto per le diverse previsioni derivate dall’ETL.

Recenti scoperte hanno rivelato che molti geni contribuiscono, in piccola parte, alle differenze della solitudine.

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Fonti Bibliografiche

  • A.W.M. Spithoven,S.Cacioppo et al.(2019). Genetic Contributions to Loneliness and Their Relevance to the Evolutionary Theory of Loneliness .Perspect Psychol Sci.14(3):376-396;
  • M. Nucikausen, K. Thorsen (2014) .Loneliness Among Men and Women–A Five-Year Follow-Up Study.Aging Ment Health.18(2):194-206.
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Stress

Come riuscire a smettere di Lamentarsi

L’ Articolo tratta come riuscire a smettere di lamentarsi esplorando ciò che ci porta a farlo insieme ad alcune indicazioni che potranno aiutarci a farci smettere

Probabilmente nella nostra vita ci siamo lamentati.

Forse lo abbiamo fatto quando gli obiettivi che ci siamo prefissati, poi, non si sono verificati.

In altre circostanze,invece, abbiamo interagito con una persona che si lamentava di qualcosa per diverso tempo.

Cosa significa lamentarsi?

Per capire meglio cosa significa, ho cercato nel dizionario Treccani Online, il significato del termine

( Se vuoi leggerlo anche tu, clicca qui ).

Il dizionario, riporta le seguenti parole per spiegare il significato di lamentarsi:

  • Compiangere, provare dolore o rammarico per qualche cosa;
  •  Emettere lamenti, per dolore fisico o morale;
  • Esprimere la propria scontentezza, dolersi presso altri di cosa che non ci soddisfa, di un torto subìto, di quanto ci fa soffrire.
Voi ,invece, come descrivereste il significato di lamentarsi?
Alcuni autori, lo descrivono così…

Lamentarsi come riuscire a smettere psicologia

Perchè ci lamentiamo ?

Come riuscire a smettere di lamentarsi psicologia

Cosa ci fa lamentare?

Le persone che si lamentano hanno un pensiero negativo ricorrente; più precisamente, la persona che lo prova si chiude in questo stato d’animo e vede soltanto aspetti e momenti negativi nella propria vita, dall’ area affettiva, a quella lavorativa, sociale e di salute.

La psicologia definisce questa tendenza come “ rimuginio”, in cui predomina uno stile di pensiero negativo che ci porta a rimuginare.

Alla base di questo stile di pensiero, potrebbe esserci uno stato d’insoddisfazione e d’insicurezza nella propria vita.

In questa condizione potremo vivere ciò che facciamo, i nostri progetti e obiettivi quotidiani focalizzandoci esclusivamente sull’ aspetto negativo dei risultati probabilmente raggiunti, non considerando alcun aspetto positivo dagli errori ad esempio commessi, e dai risultati, continuando così a lamentarci.  

Può anche essere causato quando proviamo un sentimento di gelosia o invidia verso persone vicine, come ad esempio i colleghi di lavoro, che sono percepite come maggiormente realizzate rispetto a noi stessi.

Un’ulteriore causa che spinge a lamentarci continuamente è portata dalla ricerca di attenzione.

Complessivamente,  la persona lamentosa ha una bassa autostima, insicurezza e senso di incapacità e di sfiducia nelle proprie capacità.

La lamentela potrebbe essere la radice dei problemi emotivi che abbiamo.

Di certo, se smettessimo di lamentarci tanto per le cose che non vanno come vorremmo e ci concentrassimo di più sulle cose che ci possiamo godere e che ci rendono felici, non saremmo così amareggiati.

 La nostra lamentela non può aiutarci ma farci affondare sempre di più nel malessere e scontentezza.

Lamentandoci in quali conseguenze potremo incappare ?
  • Dispendio eccessivo di energia mentale e fisica
  • Non apprezzare le cose belle della vita
  • Visione negativa e pessimistica
  • Ripercussioni nella sfera relazionale(amici,colleghi,parenti)
  • Sentimenti di rabbia
  • Senso di insicurezza
  • Bassa autostima
  • Sfiducia nelle proprie capacità
  • Immobilità nella propria vita
  • Sprofondare nel proprio dolore
Cosa ne pensa la scienza della lamentela?

Abbiamo visto che lamentarci, soprattutto se lo facciamo di frequente, può essere dannoso per la nostra salute e per la nostra vita anche con le altre persone a noi vicine.

Cosa accade nel nostro cervello quando ci lamentiamo?

Alcuni studi a riguardo, hanno dimostrato che lamentarsi altera le nostre reti neurali e può avere gravi ripercussioni sulla nostra salute mentale. 

Infatti, più ci lamentiamo e più consolidiamo nel nostro cervello questa tendenza in modo tale che saremo sempre più propensi a lamentarci.

Lamentarsi non influisce solo sulle connessioni neurali della persona che si lamenta, ma anche su quelle di coloro che la circondano.

In realtà, è probabile che dopo aver sentito un amico lamentarsi per diverse ore, ci potremo sentire svuotati, privi di energia. E’ anche probabile che in quel momento abbiamo una visione un po’ più pessimistica del mondo.

Questo accade  perché il nostro cervello è programmato per essere empatico ed interagire socialmente con gli altri.

Come riusciamo ad essere empatici ?

Noi riusciamo ad essere empatici con gli altri mediante i cosiddetti “neuroni specchio”, i quali  sono responsabili di farci sperimentare gli stessi sentimenti della persona che abbiamo di fronte, siano essi gioia, tristezza o rabbia.

In questo modo, il nostro cervello cerca d’immaginare cosa sente e pensa quella persona, per poter agire di conseguenza e modulare il proprio comportamento.

Nel caso in cui ci troviamo insieme ad un nostro amico che si lamenta, l’empatia diventa un’arma a doppio taglio in quanto siamo predisposti a sentire, ad immedesimarci con gli altri.

Un ulteriore ricerca svolta dalla Stanford University, ha studiato riguardo le possibili conseguenze generate durante l’ascolto di una lamentela per circa trenta minuti: secondo quanto accertato dai ricercatori americani, le lamentele provocano umore basso, irritabilità, negatività e stanchezza fisica, oltre a danneggiare i neuroni e ad alimentare pensieri negativi.

Inoltre, ascoltare qualcuno che si lamenta, spegne i neuroni e provoca un abbassamento di alcune funzioni cognitive, creative, intellettuali ed emotive molto importanti.

Come dimostrato dagli studiosi della Stanford, il lamento è considerato dal nostro cervello, un contenuto che non ha bisogno di attenzione, e visto essere più fastidioso che altro.

In più, i lamenti aumentano lo stress dato che i pensieri negativi provocano aumenti del cortisolo, l’ormone che regola lo stress e influenza l’umore e le azioni quotidiane. I pensieri negativi provocati dalle lamentele, inoltre, bloccano il pensiero positivo e la capacità di problem solving.

Come fare per cambiare questa abitudine dannosa?

Possiamo farlo mediante l’ ironia!

Questo suggerimento arriva dagli stessi ricercatori della Stanford University.

Ci raccomandano di usare l’ironia per stemperare le lamentele altrui o per esprimere le proprie, oppure risolvere direttamente il problema, o ancora spingere la persona che si lamenta ad agire direttamente anziché perdere tempo a lamentarsi.

Altre indicazioni…
  • Non giudicare

Cercare di smettere di giudicare gli altri e se stessi.

Essere maggiormente accoglienti nei propri e altrui riguardi anche verso il nostro personale concetto di imperfezione.

  • Accettare

L’accettazione è importante per raggiungere la pace interiore e la salute mentale.

Comprendere che nella propria esistenza, ci sono diverse situazioni che non è possibile cambiare.

  • Padronanza di sé

Essere padroni di se stessi e delle parole che utilizziamo può aiutarci a non cadere nel vortice della negatività dei nostri pensieri critici e negativi

  • Concentratevi sull’aspetto positivo 

Ogni circostanza ha un lato positivo, solo che non ci prestiamo attenzione e non riusciamo a vedere tutta la bellezza che ci circonda. 

  • La Mindfulness

La mindfulness può aiutarci a praticare una visione consapevole, più accettante e non giudicante verso la nostra personale realtà.

Per saperne di più, anche sul programma dei corsi che svolgo, Clicca qui

Chiedere aiuto se è necessario ad un professionista sanitario, Lo Psicologo

Quando la lamentela,questa visione pessimistica diventa forte, ed ha delle implicazioni in diverse aree della propria vita, allora sarebbe consigliabile chiedere aiuto a uno psicologo.

Si potrebbe intraprendere un percorso di consulenza o sostegno psicologico in presenza oppure online.

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Emozioni

Come affrontare la paura

In questo articolo si cerca di spiegare cos’è e come affrontare la paura nel modo giusto

Introduzione

Tutti noi abbiamo provato paura.

Anche più di una volta.

Di Cosa abbiamo paura ?

Diversi autori hanno scritto riguardo la paura.  

Esplora cosa dicono gli autori

Ognuno di noi vive la paura a suo modo. Ci sono diversi tipi di paura.

Paura di Fallire

La mia paura mi ostacola: non mi fa avanzare nelle mie “avventure”; non riesco ad affrontare la vita, non riesco ad affrontarmi.

Forse mi nascondo mediante la Paura?

I miei sogni, le mie aspirazioni, i miei progetti sono frenati da una mia emozione, la mia paura.

Paura della Solitudine

Abbiamo paura di essere soli,soli con noi stessi; guardarci dentro; scrutare gli abissi della nostra profondità,del nostro essere.

Pensiamo che la “compagnia” dell’ Altro possa renderci felici;

Certamente,questo può succedere, ma è bene anche godere della nostra compagnia, della conoscenza di noi stessi.

Paura di Agire

Ho paura di fare. Ho paura. Rimando al domani ciò che posso fare ora.

Il Tempo lo considero il mio salvatore ma rimando di vivere in questo preciso istante.

Le Paure…

In questa prima parte, ho voluto trasmettere i miei pensieri, la mia personale visione;

Ognuno di noi può interpretare le frasi di questi autori che ho scelto, secondo  la propria chiave di lettura.

Cos’è La Paura

La paura, come ho scritto in un precedente articolo, è un’ emozione fondamentale ai fini della sopravvivenza in una situazione pericolosa.

La situazione che noi interpretiamo come pericolosa può essere reale, evocata dalla memoria o prodotta dalla fantasia;

infatti, può lasciare molte tracce indelebili nella  mente, le quali possono riemergere in forma più o meno drammatica sia a livello cosciente che mediante i sogni.

La paura è una delle emozioni che noi consideriamo negative : cerchiamo di evitare  un’esperienza di pericolo che ci fa sentire impotenti, deboli ,spaventati.

Nonostante questo, la paura è importante per la nostra vita : ci indica come comportarci in una determinata situazione di pericolo per il nostro benessere vitale. Essa è tra le emozioni una delle più antiche e riveste un valore adattivo enorme.

In particolare…

Diversi dati, frutto del lavoro di molti ricercatori, in particolar modo , gli studi di John Bowlby, psicoanalista,hanno indicato che molte delle nostre paure rispondono a meccanismi innati, tentando di produrre risposte adattative di allarme e di salvaguardarci dai possibili pericoli.

Difatti la paura non è solo un’emozione primaria molto potente, che iscritta nel nostro patrimonio genetico,contribuisce a strutturare il nostro sistema nervoso e a determinare le nostre scelte;

ma può assumere volti molto diversi in contesti differenti. E’ dalla stessa matrice infatti che si originano sia il panico che il coraggio.

Cosa ci succede quando abbiamo paura?

Generalmente, quando viviamo una forte paura, ci guardiamo intorno,non ci muoviamo, possiamo addirittura tremare, piangere ed allontanarci dalla fonte della nostra paura.

Si verificano una serie di manifestazioni corporee come: bocca secca, aumento della frequenza cardiaca e respiratoria, motilità intestinale, tensione muscolare, aumento della sudorazione. 

Quando si prova paura ci troviamo ad un incrocio, dobbiamo prendere una decisione: lottare o scappare, due opposti che esemplificano la scelta tra evitare e affrontare i problemi.
Esistono, infatti, strategie di “monitoraggio” o di “negazione” del problema o dell’evento problematico; ci sono, infatti, modi di affrontare il pericolo che comportano un suo diretto controllo, altri che invece si basano sul prendere le distanze da esso, in senso reale oppure psicologico.

Quanto dura la paura?

Dura quel tanto che è necessario e poi scompare.

Può accadere che invece di tornare in un stato di calma , continuiamo a provare disagio anche quando il pericolo è passato; possiamo continuare a ripensare all’ evento temuto e di immaginare alla possibilità che il medesimo evento possa ripresentarsi nella nostra vita.

In queste circostanze,possiamo agire con comportamenti incontrollati:

  • ad esempio, possiamo intensificare e modificare le nostre normali attività; tra queste possiamo mangiare più del solito, smettere di fare esercizio fisico

Possono subentrare preoccupazioni ed ansia nella nostra quotidianità.

Se la situazione ci determina un forte disagio, ci rallenta nella nostra vita, è bene pensare alla nostra salute psicofisica, rivolgendoci ad un professionista .

In basso, troverai delle indicazioni per affrontare la paura

Come Affrontare la paura
  1. Attività fisica:


L’esercizio fisico è uno strumento prontamente disponibile per la nostra salute e può aiutarci per contrastare la paura.

La ricerca scientifica ha svolto diversi studi e dimostrato come la paura può essere affrontata mediante lo sport.

  1. Inizia a vedere la paura come un’opportunità:

La paura può essere utilizzata come uno strumento per individuare i problemi e risolverli adeguatamente. È un’indicazione, un campanello d’allarme che ci mette in guardia verso qualcosa che ha bisogno della nostra attenzione. Quando il disagio della paura iniziale svanisce, esamina il tutto più attentamente per trarne insegnamento.

  1. Accettare di aver paura:

Può succedere che ignoriamo,giudichiamo e non ammettiamo di aver paura in una determinata situazione. Per affrontare e successivamente superare le nostre paure, è importante guardarle in faccia. Possiamo aiutarci ad accettare la paura,osservando questa emozione primaria, mediante l’osservazione consapevole ovvero tramite la pratica della mindfulness.

  1. Riconosci quando le paure prendono il sopravvento:

 È normale essere impauriti. Abbiamo paura quando facciamo un’attività per la prima volta; ad esempio, quando abbiamo iniziato a imparare ad andare in bicicletta, abbiamo provato probabilmente paura. Tuttavia, quando le paure cominciano ad assumere il controllo della nostra vita e interferiscono con lo svolgimento delle normali attività quotidiane, possono diventare  un problema.

E’ possibile superare o ridurre lo paura, se il caso lo consente tramite un percorso di consulenza e sostegno psicologico: sono degli interventi finalizzati ad accogliere la richiesta d’aiuto della persona.

Dott.ssa Donatella Valsi

Affronta la tua paura!
Aiuta gli altri ad affrontare le loro paure, se vuoi condividi l’articolo

Fonti

Anna Oliverio Ferraris (2013), Psicologia della paura: Nuova edizione riveduta e aggiornata,Bollati Boringhieri

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6557445/

http://www.psychomedia.it/pm/grpind/sport/gargiulo4.htm

https://www.stateofmind.it/tag/paura/

https://www.wikihow.it/Superare-le-Paure#Comprendere-la-Paura_sub

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psicologia online

Lo Psicologo Online: cosa fa?

Psicologo online consulenza

La rapida diffusione tecnologica ha permesso allo psicologo online di fornire le sue prestazioni professionali. Vediamolo bene insieme.

L’uso dei dispositivi tecnologici ha cambiato la nostra vita.

Infatti sempre di più le persone, le famiglie e le coppie usano queste tecnologie.

Internet è diventato uno spazio relazionale e partecipativo mediante la comunicazione virtuale.

Pertanto la sua rapida diffusione ha permesso allo psicologo di usufruire di tali tecnologie per fornire le sue prestazioni professionali.

Lo Psicologo online svolge azioni professionali per informare, sensibilizzare, supportare, modificare, prevenire, abilitare e riabilitare, attraverso l’ausilio delle nuove tecnologie di comunicazione.

La relazione tra lo psicologo online e la persona permette di promuovere il cambiamento o miglioramento rispetto le esigenze, le attese, i bisogni, le domande espresse dalla persona stessa;

inoltre, permette di valutare la situazione complessiva della persona.

Perché lo psicologo online?

La persona (utente) può scegliere di usufruire dello psicologo online per raccontare:

  •  le proprie dinamiche quotidiane, i suoi problemi e  disagi che si trova ad affrontare,
  • per conoscere maggiormente se stessi.
A chi si rivolge?

Alla persona (utente)

Alla Coppia

Personalmente, offro consulenza e sostegno individuale e di coppia

Clicca qui per saperne di più

Quali sono i vantaggi?
  • E’ possibile svolgere un colloquio o sostegno psicologico senza doversi spostare presso lo studio del professionista
  • Favorisce il superamento dell’imbarazzo di un primo colloquio di persona e permette di comprendere se ci si sente a nostro agio con lo psicologo
Modalità

Lo psicologo online svolge il suo lavoro mediante i diversi dispositivi tecnologici (smartphone,tablet,pc) e all’utilizzo dei diversi software come Skipe .

E’ possibile scegliere diverse modalità:

  • Email: la persona comunica tramite l’ email , la sua richiesta specifica; successivamente, lo psicologo online interviene rispondendo a sua volta all’email. Per ricevere la risposta, occorre aspettare diversi minuti , ore o anche giorni .

Il Servizio che offro si chiama La Psicologa risponde.

  • Chat: si utilizza la chat, utilizzando ad esempio Skype e mediante la scrittura si comunica,in tempo reale, la propria particolare situazione allo psicologo online.

  • Audio: lo psicologo online e la persona comunicano a livello vocale mediante ad esempio il software Skype.

  • VideoConsulenza:  in questo caso, lo psicologo  e l’utente  comunicano non solo a livello vocale ma anche visivo grazie a una webcam, un microfono e degli altoparlanti  o auricolari; si utilizza un apposita app o programma come Skype.
Lo  psicologo online nel mondo

Le prestazioni dello psicologo online hanno avuto una grande diffusione nel mondo.

In America, lo psicologo online inizia a comparire già nei primi anni ’70.

In Italia, si sta verificando un incremento costante delle prestazioni psicologiche online: secondo il rapporto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 2015, il 25% degli italiani ricorre ad internet per avere informazioni sulla salute.

Alcuni studi scientifici

Gli Studi scientifici hanno analizzato l’efficacia delle prestazioni dello psicologo online.

Di seguito, verranno illustrati alcuni di essi.

L’efficacia degli interventi basati sul web è stata valutata da un gran numero di ricerche per una varietà di problemi di salute mentale, tra cui insonnia (Ritterband et al., 2009), depressione, disturbi d’ansia, disturbi da abuso di sostanze e alcol.

Lo studio di Zabinski et al. (2001) ha verificato e introdotto la consulenza psicologica online mediante la chat per ridurre il rischio dei disturbi alimentari di un gruppo di donne;tale studio ha riportato un’alta soddisfazione delle partecipanti per la consulenza psicologica via chat.

In aggiunta è stato osservato che l’intervento online è efficace nel ridurre le problematiche legate all’immagine corporea.

Lo Studio di Yager Z e O’Dea JA, nel 2006 ha indagato e confermato i vantaggi legati alla consulenza psicologica online;

precisamente, ha riportato:

  • La consulenza psicologica online può essere un intervento tecnologico particolarmente utile nei casi di emergenza ed essere un valido supporto immediato.
  • Può essere utile come possibile intervento iniziale per eventualmente decidere di proseguire con un’ intervento psicologico in presenza.
  • E’ un servizio online messo a disposizione anche per la persona impossibilitata a muoversi da casa.
  • Ha una funzione di prevenzione, per informare e sensibilizzare le persone a ridurre i problemi prima che si determini una psicopatologia.
  • La  scrittura utilizzata come comunicazione nella chat, favorisce la riflessione e l’introspezione e permette di distaccarsi dalle proprie problematiche ed elaborarle. Inoltre può avere un ruolo importante per facilitare la comunicazione del paziente, diminuendo le proprie resistenze.

Uno studio in germania da parte dei dottori Wagner,Horn e Maercker,  ha esaminato la differenza tra la terapia online e quella in presenza per il disturbo depressivo maggiore.

I risultati  emersi non hanno evidenziato differenze significative. inoltre è stato riscontrato che gli effetti a lungo termine del trattamento online sono risultati superiori rispetto al trattamento in presenza. (Lo studio non vuole affermare che il trattamento online sia migliore! )

Come può lo psicologo online valutare la persona e comprenderla?

Le ricerche precedentemente menzionate dimostrano l’efficacia dello psicologo online e questo può dimostrare che la comunicazione online non determina una perdita di “umanità”.

Infatti, altri studi hanno dimostrato come la tecnologia sia in grado di rilevare le emozioni in vari modi, come l’identificazione del contenuto verbale dell’individuo, le posture, i gesti, e le espressioni del viso (Castellano, Kessous e Caridakis, 2008). 

Un modo per rilevarlo consiste nell’utilizzare il contenuto verbale o i messaggi di testo del paziente in una sessione di consulenza psicologica online.

La ricerca ha dimostrato che l’analisi testuale computerizzata può essere di aiuto per individuare lo stato emotivo delle persone, la loro attenzione focalizzata, lo stile di pensiero, le differenze individuali e le relazioni sociali (Tausczik e Pennebaker, 2010).

Dott.ssa Donatella Valsi

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Fonti:

Y. Amichai-Hamburger et al.(2014).The future of online therapy.Computers in Human Behavior.41, 288–294 (per visualizzare l’articolo integrale clicca qui https://www.idc.ac.il/he/research/arl/Documents/publications/The_future_of_online_therapy.pdf  )

http://www.psychiatryonline.it/node/7696

http://www.psy.it/wp-content/uploads/2015/04/Atti-Tipici_DEF_interno-LR.pdf

https://www.stateofmind.it/2019/03/consulenza-psicologica-online/

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Emozioni

Emozioni e Relazioni

Le emozioni positive e negative possono avere un ruolo fondamentale nelle relazioni interpersonali.

Emozioni e relazioni interpersonali

Le emozioni sono importanti nella nostra vita.

Ci forniscono informazioni per comprendere i nostri stati emotivi.

Inoltre le emozioni mi aiutano a capire lo stato emotivo delle persone circostanti.

Mi permettono a relazionarmi con gli altri.

Infatti, facendo trasparire le mie espressioni emotive posso entrare in relazione con le persone e questo mi permette di comunicare.

Cosa significa la parola ” relazione ” ?

La parola relazione deriva dal latino “relatio”,a sua volta da relatus, participio passato di referre  che significa riferire, riportare, stabilire un legame, un rapporto, un collegamento.

Questa parola può avere diversi significati a seconda della situazione nella quale viene usata.

Precisamente, faccio riferimento alla parola relazione, per indicare il legame tra due o più persone come la relazione di amicizia, di amore o altri tipi di legami.

Ogni emozione provata può avere significati diversi.

Abbiamo esplorato cosa sono le emozioni all’interno dell’articolo.

Abbiamo visto quali sono le emozioni definite primarie.

La rabbia, la paura,la tristezza, la gioia,la sorpresa,il disprezzo e il disgusto.

In questo articolo proviamo a chiederci :

Quale ruolo può avere ognuna di loro nelle relazioni?

Ogni emozione provata può avere un ruolo significativo a seconda di  una determinata circostanza.

Le emozioni possono essere determinate da esperienze positive o negative.

Quindi le emozioni positive e negative vissute in determinate circostanze hanno un ruolo importante nelle nostre relazioni interpersonali.

 Le emozioni comportano dei cambiamenti corporei non solo interni ma anche visibili.

Le emozioni ci consentono di comunicare l’esperienza emotiva agli altri.

Difatti,le relazioni interpersonali che ci trasmettono tranquillità, ci fanno sentire a nostro agio,ci permettono di stabilire una connessione emotiva con quella particolare persona, ci fanno vivere un’esperienza emotiva positiva.

Questo tipo di relazione ci può far provare emozioni di gioia, di sorpresa.

In alcune occasioni, possiamo vivere emozioni come la rabbia e la paura nelle relazioni interpersonali.

Come abbiamo visto nell’articolo cosa sono le emozioni:

La rabbia è esperita quando l’individuo si trova in uno stato di frustrazione, di fronte a difficoltà sentite come insormontabili e si può manifestare con l’aggressività;

invece la paura, è un’ emozione fondamentale ai fini della sopravvivenza in una situazione pericolosa.

Ogni emozione negativa provata nelle relazioni interpersonali ci permette di comunicare il nostro stato emotivo all’ altro e di segnalarci un probabile pericolo e difficoltà.

Ci permette di comunicare all’altro i miei stati emotivi di rabbia e di paura.

In alcuni casi le emozioni negative possono essere spropositate rispetto la circostanza.

Le emozioni sono molto importanti per il nostro benessere e per la qualità della nostra vita sia verso noi stessi e sia verso le nostre relazioni affettive, sociali e lavorative.

Pertanto, comprendere i nostri stati emotivi non è solo importante per noi per conoscerci.

Ma è importante anche conoscere quali stati emotivi comunichiamo agli altri in modo da creare relazioni di benessere e di permettere all’ altro di conoscerci.

In conclusione, abbiamo aperto una riflessione sulle emozioni, le quali possono avere un ruolo fondamentale nelle relazioni interpersonali.

Dott.ssa Donatella Valsi

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Emozioni

Cosa sono le emozioni

L’articolo tratta cosa sono le emozioni e spiega le sue componenti affettive,fisiologiche,cognitive e comportamentali nell’ individuo e il loro scopo nella nostra esistenza.

Cosa sono le emozioni

Ti invito a leggere questo breve testo per iniziare a spiegarti cosa sono le emozioni.

Buona Lettura!

 Il Sole si fa alto all’orizzonte e i suoi raggi entrano all’interno della stanza illuminando il suo viso e svegliandola; lentamente i suoi occhi si aprono ed Aurora comprende che il mattino è ben arrivato. Successivamente guarda l’orologio,vede che sono appena le 7 del mattino e decide così di alzarsi dal letto per aprire la finestra. La apre e guarda sorpresa il paesaggio circostante. Poi le sue labbra si muovono lentamente all’ insù e compare, radioso, il suo sorriso.

Da questa breve storia, quali emozioni possiamo capire che prova Aurora?

E quali Emozioni ci suscita questo testo in noi?

Cosa sono le emozioni?

Possiamo iniziare a capire cosa sono le emozioni, basandoci e riflettendo sull’origine del termine.

L’etimologia della parola emozione è da ricondursi al latino “emovère” ( ex = fuori + movere = muovere ),significa letteralmente “ portare fuori”, smuovere. Da ciò posso dire che le emozioni sono presenti da dentro di noi e si manifestano all’esterno.

Studi scientifici sulle emozioni…

Secondo gli studi di Plutchik,psicologo statunitense, le emozioni sono un insieme complesso mediato da sistemi neurali e ormonali che possono dare origine ad esperienze affettive,cognitive,fisiologiche e comportamentali.

Precisamente ogni nostra emozione si origina da un evento sia interno come ad esempio un nostro pensiero che esterno. Si verificano inoltre, una serie di modificazioni a livello del sistema nervoso come ad esempio la temperatura corporea aumenta e comportamentali.

Inoltre le emozioni possono essere determinate da esperienze positive o negative e dal loro grado di attivazione fisiologica attiva o passiva: ad esempio se ci sentiamo stanchi, avremo un’attivazione fisiologica più bassa rispetto se ci sentiremo riposati e pieni di energia.

Per di più possiamo osservare all’esterno e comprendere quali emozioni una persona davanti a noi sta provando in quel momento.

Ritornando al testo in alto, Aurora muove le labbra all’insù e compare sul suo volto un sorriso, questa espressione facciale mi fa capire che lei è felice.

Infatti, le emozioni comportano dei cambiamenti corporei non solo interni ma anche visibili e consentono di comunicare l’esperienza emotiva e anche di  riflettere su di essa.

Ci avvisano di come stiamo,se stiamo bene o meno.

Sono dei segnali che ci evidenziano se stiamo raggiungendo i nostri obiettivi personali, affettivi e interpersonali.

Altri studi scientifici…

Prendendo in considerazione altri studi sulle emozioni come la prospettiva evoluzionistica, le emozioni hanno un ruolo fondamentale a livello evolutivo ed adattativo all’ambiente circostante: servono a proteggerci determinando una reazione immediata dell’individuo a situazioni specifiche ai fini della sopravvivenza, a riconoscere i pericoli ed a difenderci da essi.

Infatti le espressioni emotive come ad esempio il sorriso sono manifestate da ogni persona nel mondo: persone molto distanti tra di loro e di etnie e culture diverse provano queste emozioni.

Questo è sorprendente!

Significa che le emozioni, le espressioni facciali sono universali

Pertanto i primi studi a proposito si riconducono alla fine del ‘800 da parte di Charles Darwin.

Rabbia,Paura,Tristezza,Gioia,Sorpresa,Disprezzo,Disgusto…

Emozione definizione psicologia

Qual è ora la tua emozione?

Se proviamo a descrivere queste emozioni,potremo etichettarle in questo modo:

La prima è la rabbia che è esperita quando l’individuo si trova in uno stato di frustrazione, di fronte a difficoltà sentite come insormontabili e si può manifestare con l’aggressività;

La paura,è un’ emozione fondamentale ai fini della sopravvivenza in una situazione pericolosa;

La terza emozione ovvero la tristezza si prova quando noi viviamo una perdita o non raggiungiamo i nostri obiettivi ;

La gioia provata da Aurora, è uno stato d’animo positivo provato da chi si sente soddisfatto nella propria vita;

La sorpresa, si origina da un evento inaspettato, e può essere seguito dalla paura o dalla gioia, a seconda delle circostanze;

Il disgusto si verifica quando proviamo un’ avversione verso qualcosa o qualcuno;

Infine il disprezzo si prova quando rifiutiamo persone o cose.

Riassumendo le sette emozioni appena descritte sono le nostre emozioni primarie.

Sono chiamate così perché sono innate e provate da tutte le popolazioni del mondo ovvero sono universali.

In aggiunta esistono anche emozioni più complesse che si originano dalla combinazione delle emozioni primarie,quelle appena descritte, e si sviluppano nel corso del tempo e con l’interazione sociale.

Possono essere sperimentate mediante l’introspezione o l’autocoscienza personale.

In conclusione le emozioni primarie universali sono provate da tutti noi in ogni parte del mondo.

In seguito alla crescita dell’individuo compaiono emozioni secondarie che sono più complesse,introspettive e sociali.

Esse sono legate a componenti affettive,cognitive,fisiologiche e comportamentali ed hanno un ruolo importante per l’adattamento all’ambiente e per la sopravvivenza. Di fatto non solo mi consentono a difendermi ma mi aiutano a comprendere i miei stati emotivi ed a relazionarmi con gli altri facendo trasparire le mie espressioni emotive.

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