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Come il Mal di Testa influenza la nostra vita

L’ articolo descrive le percezioni e le esperienze delle persone che soffrono di mal di testa e l’impatto che hanno avuto nella loro vita.

Come il Mal di testa influenza la nostra vita

I mal di testa sono comuni e quasi tutti ne sperimentano almeno uno durante la vita.

Ci sono molti tipi di mal di testa e, inoltre, molte persone hanno diversi tipi di mal di testa contemporaneamente.

E’ importante riconoscere il disturbo per poter intervenire per la cura.

Quanti tipi di mal di testa esistono?

La Classificazione internazionale dei disturbi della cefalea (ICHD-3-beta) prodotta sotto gli auspici della International Headache Society ha distinto tra cefalee primarie e secondarie.

I tipi di cefalea primaria più comuni sono la cefalea di tipo tensivo, l’emicrania e la cefalea a grappolo.

È importante valutare se vengono soddisfatti i criteri per un mal di testa primario (non complicato) rispetto a un mal di testa secondario, a causa di una condizione sottostante.

E’ possibile scoprire quale tipo di mal di testa abbiamo attraverso il processo diagnostico effettuato da un medico con formazione specifica.

Esistono diverse classificazioni dei disturbi della cefalea…

Se vuoi conoscerli meglio ed approfondire, ti invito a guardare qui

Buona lettura!

Diffusione del Mal di Testa

Come abbiamo precedentemente detto, il mal di testa sono comuni e quasi tutti ne sperimentano almeno uno durante la vita .

La prevalenza del mal di testa è stata stimata fino al 96% nella popolazione adulta e le stime di prevalenza a un anno vanno dal 38%  al 68% .

 Molte persone soffrono di mal di testa su base frequente: un recente sondaggio nel Regno Unito ha rilevato che il 18% degli intervistati ha avuto mal di testa da una a tre volte alla settimana durante i tre mesi precedenti, mentre il 6% li ha sperimentati più spesso .

L’impatto del Mal di Testa sulla Vita

Il Mal di Testa può avere un impatto negativo sulla vita?

La risposta è Si !

 È stato dimostrato che le cefalee hanno un impatto negativo sul lavoro, sulla vita sociale e familiare e sono associate a grandi costi sanitari.

Come viene gestito il mal di testa dalle persone?

Gli studi che indagano sulla gestione del mal di testa hanno dimostrato che la maggior parte delle persone usa farmaci con prescrizione e / o senza prescrizione (da banco) .

Questi sono i risultati emersi…. E’ sempre consigliabile rivolgersi a prescrizione medica!!!

Verso chi si rivolgono?

Molte persone gestiscono il mal di testa senza consultare i propri medici generici , alcuni scelgono forme alternative di assistenza sanitaria.

Vedremo in seguito le alternative scelte dalle persone.

Le percezioni ed esperienze delle persone che soffrono di mal di testa

Riportiamo qui i risultati di uno studio qualitativo condotto per esplorare le esperienze e le percezioni delle persone con mal di testa e le loro esperienze e aspettative riguardo all’assistenza sanitaria e al trattamento associati.

(clicca qui per leggere ,versione integrale in inglese)

1) Incapacità di funzionare completamente

La maggior parte dei partecipanti allo studio ha affermato che era difficile svolgere le attività quotidiane e che il mal di testa gli impediva di fare le cose al meglio delle proprie capacità.

Al Lavoro

 Al lavoro, molte persone hanno avuto difficoltà a concentrarsi quando soffrivano di mal di testa e sentivano che le loro prestazioni erano state limitate.

La maggior parte aveva subito interruzioni del lavoro o della carriera in qualche modo e prendersi del tempo libero era comune.

Alcuni partecipanti hanno affermato che il loro mal di testa gli aveva impedito di essere promossi; in particolare è stato riferito che i continui mal di testa non erano stati compatibili con il  lavoro precedente, determinando un cambiamento della carriera lavorativa.

Vita privata

Sono stati inoltre forniti resoconti dei diversi modi in cui la vita familiare e sociale è stata interrotta dall’incapacità di funzionare pienamente.

Alcune persone erano state costrette a rinunciare agli hobby, ad esempio : la  lettura, le passeggiate in collina e le attività quotidiane comuni come guidare e dormire erano spesso influenzate.

Isolamento come inefficace soluzione

Diverse persone hanno parlato di voler essere soli quando soffrono di mal di testa e di non essere disturbati da niente e da nessuno.

Ciò è apparso particolarmente problematico per chi ne soffre più di frequente e alcuni hanno espresso preoccupazione su come ciò abbia influenzato le loro relazioni con la famiglia e gli amici.

2)Imprevedibilità del mal di testa

Diversi partecipanti hanno scoperto che i loro mal di testa era imprevedibile e  ciò determinava in loro una mancanza di controllo implicando un forte impatto su tutti gli aspetti della loro vita.

Alcuni esempi di ciò che il mal di testa ha implicato nelle vite dei partecipanti:

  • essere  stati rimandati a casa dal lavoro perché si era sviluppato un mal di testa;
  • mancanza di godimento dovuto al mal di testa in una festa o
  • per un evento fortemente atteso.

Coloro che avevano trovato modi efficaci per gestire e far fronte al loro dolore erano meno turbati dal fatto che il loro mal di testa potesse manifestarsi in qualsiasi momento.

3) Effetto sull’umore

Il mal di testa ha anche influenzato la vita dei partecipanti influenzando negativamente l’umore.

Le descrizioni degli effetti del mal di testa includevano : sentirsi depresso o giù di morale, autocommiserazione, aggressività e imbarazzo.

La depressione sembrava verificarsi abbastanza comunemente tra i partecipanti e un uomo ha rivelato sentimenti suicidi a causa del suo dolore costante.

4)Andare avanti con le cose

Nonostante il dolore e le loro vite siano state sconvolte negativamente, alcuni partecipanti hanno espresso l’importanza di andare avanti e non lasciare che il mal di testa  governi le loro vite.

In particolare, alcuni hanno affermato di continuare a lavorare nonostante il mal di testa ,partecipare ad  impegni sociali e di essere perseveranti verso le proprie responsabilità.

Altri invece avevano cominciato a pensare che i loro mal di testa fosse solo una parte della loro vita.

Comprendere il proprio problema

I partecipanti avevano sviluppato le proprie idee sugli aspetti del loro mal di testa, spesso soffrivano di preoccupazione per le loro condizioni e cercavano informazioni aggiuntive da una varietà di fonti.

Molti partecipanti avevano cercato, o stavano cercando, una maggiore comprensione del loro problema per cercare di dare un senso a tutto.

In particolare, i pazienti cercavano una diagnosi o una spiegazione della causa del loro problema.

5)La propria idea sulla Cefalea

La maggior parte dei partecipanti si era formata le proprie idee sui diversi aspetti del proprio mal di testa tra cui diagnosi, causa sottostante e gravità.

Queste idee erano spesso influenzate dalle esperienze di amici e familiari o da articoli che avevano letto.

Alcuni partecipanti non avevano ricevuto una diagnosi formale , ma ne avevano trovata una sulla base di come i loro sintomi confrontati con altri che conoscevano o di cui avevano letto.

Molti pazienti avevano anche identificato fattori scatenanti come stress, dieta e fattori di stile di vita.

I pazienti hanno hanno anche cercato di capire i cambiamenti  per contrastare la gravità delle loro cefalee come : essere più rilassati, cambiare dieta e invecchiare.

6) Preoccupazione

Diversi partecipanti hanno affermato che il loro mal di testa, a un certo punto, ha causato loro una preoccupazione costante e spesso sostanziale.

Molti erano preoccupati e spaventati quando hanno iniziato a soffrirne, una preoccupazione particolare è che la causa sottostante potrebbe essere grave.

I pochi partecipanti che avevano ricevuto scansioni cerebrali per escludere una grave patologia sottostante hanno dichiarato di essere stati sollevati di ricevere il “tutto chiaro” e la loro preoccupazione si era ridotta in seguito.

La maggior parte dei partecipanti aveva utilizzato o stava ancora utilizzando una varietà di strategie di gestione comprese tecniche di gestione convenzionali, complementari e sviluppate personalmente.

7) Uso di farmaci convenzionali

Quasi tutti i partecipanti hanno utilizzato farmaci convenzionali.

I partecipanti che hanno riferito di avere emicrania hanno utilizzato più spesso farmaci su prescrizione, mentre quelli che hanno avuto cefalee tensive o sinusali hanno generalmente riferito di utilizzare trattamenti senza prescrizione.

Alcuni individui usavano medicinali ottenuti da entrambe le vie, in particolare quelli che soffrivano di diversi tipi di cefalea o che soffrivano di cefalee croniche giornaliere e molti hanno trovato i farmaci senza prescrizione altrettanto efficaci di quelli ottenuti su prescrizione.

Ci sono stati diversi commenti positivi sui farmaci, tuttavia, un certo numero di persone ha espresso preoccupazione. La mancanza di efficacia dei farmaci, gli effetti collaterali e le interazioni farmacologiche erano le maggiori preoccupazioni. Molti di coloro che avevano assunto farmaci per le cefalee da molto tempo non trovavano più i loro farmaci efficaci come inizialmente. Alcuni dei partecipanti che hanno riferito di soffrire di effetti collaterali avevano anche parenti o amici che avevano avuto problemi durante l’assunzione di farmaci. Le interazioni farmacologiche sembrano essere un problema per un certo numero di intervistati, in particolare per coloro che hanno assunto una serie di farmaci diversi. Un certo numero di persone ha ammesso di aver preso più compresse di quanto avrebbe dovuto perché le loro cefalee erano così gravi.

8) Uso di terapie complementari

Diversi partecipanti avevano utilizzato terapie complementari, anche se solo dopo aver provato prima i trattamenti convenzionali.

L’omeopatia e la riflessologia sono state le terapie più citate.

La maggior parte degli utenti è stata positiva riguardo alle proprie esperienze e la maggior parte dei partecipanti che non le aveva mai provate ha trovato l’idea allettante.

Molte persone avevano smesso di usare terapie alternative, nonostante le trovassero utili, perché costano troppo, mentre altri avevano smesso di usarle perché semplicemente non le trovavano utili.

Psicopatologia & Cefalee

I pazienti con cefalea visitati nelle cliniche per la cefalea, a parte dolore e sintomi fisici, presentano comunemente problemi psicologici di natura ansiogena e depressiva, e in alcuni casi  anche tratti di personalità patologica.

Inoltre è stato riscontrato che chi soffre di emicrania abbia un rischio maggiore di disturbi ansiosi e depressivi rispetto alla popolazione generale.

Alcuni ricercatori hanno anche riscontrato un rischio più elevato di abuso di sostanze (alcol, droghe) nei malati di emicrania, che è coerente con l’abuso di antidolorifici comunemente osservato nei pazienti .

Il ruolo dell’ Ansia

Preoccupazione eccessiva e ansia anticipatoria sono comuni nei pazienti con emicrania.

E’ stato osservato  che i pazienti con cefalee soffrono di alti tassi di vari sintomi fisici comunemente osservati nel disturbo d’ansia generalizzata (GAD)  come irrequietezza, affaticamento, problemi di concentrazione, irritabilità, tensione muscolare, problemi di sonno ma ciò non implica necessariamente che l’ansia sia la causa dei sintomi per le cefalee.

Concludendo, chi soffre di cefalee ha un’alta prevalenza di sintomi ansiosi.

Il ruolo dello Stress

Esiste una relazione tra stress e mal di testa.

La ricerca vede lo stress come fattore scatenante del mal di testa ed ha un ruolo importante nel contesto evolutivo e psicosociale.

La gestione dello stress potrebbe essere un valido intervento clinico per contrastare le cefalee.

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Fonti

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Scrittura Terapeutica

La scrittura terapeutica in psicologia

L’ articolo esplora i benefici psicofisici della scrittura come viaggio interiore, conoscenza di sé ed amore per la vita

Scrittura terapeutica in psicologia

Noi stessi proviamo una vasta gamma di emozioni in diverse situazioni nella nostra vita: possiamo vivere emozioni piacevoli come la gioia oppure spiacevoli come la rabbia e la paura.

Nessun essere umano è esente dai problemi, e talvolta ci troviamo a portare sulle spalle dei fardelli enormi.

Cosa possiamo fare in questi casi?

La scrittura terapeutica può aiutarci ad confrontarci con i nostri sentimenti nocivi e dolorosi che, se ascoltati, possono offrirci una maggiore comprensione di noi stessi.

Cos’è la scrittura terapeutica?

La scrittura terapeutica può essere il tramite che dà via libera alle nostre emozioni, permettendoci di esprimerci senza timori, in modo da conoscere noi stessi.

Ci consente di  esplorare il nostro mondo emotivo –  i nostri pensieri, sentimenti ed entrando in contatto con il nostro dialogo interiore – incluse le emozioni negative.

La scrittura terapeutica come viaggio interiore

La scrittura è un viaggio interiore che offre la possibilità di ascoltarsi e conoscersi meglio.

Si tratta di imparare a parlare di emozioni e sentimenti senza sentirsi giudicati, costruire il nostro sé aiutandoci ad intravedere nuove strade di consapevolezza, orizzonti che non conoscevamo. (Parole Evolute, Sonia Scarpante , 2015).

 La scrittura terapeutica è il più affascinante viaggio che si deve essere disposti a compiere… quello dentro di sé, per migliorare il rapporto con se stessi e le relazioni con gli altri, in famiglia, sul lavoro, nella comunità.

L’efficacia della scrittura terapeutica

L’efficacia del potere terapeutico della scrittura si manifesta quando impariamo a lavorare su noi stessi senza reticenza superando i blocchi , i pesi e gli squilibri del nostro vissuto.

La scrittura diviene un utile strumento da afferrare con consapevolezza per esplorare e conoscere la nostra interiorità.

Chiede di intraprendere un percorso di conoscenza di sé sicuramente faticoso e talvolta doloroso ma certamente rigenerativo in quanto ci consente di sciogliere i nodi interiori.

Ci aiuta ad entrare nel trauma di cui sovente portiamo inconsapevolmente le stigmate evidenti sul corpo e a liberarcene, ad affrontare e superare i sensi di colpa che spesso ci accompagnano condizionando le nostre scelte, ad elaborare lutti difficili, ad affrontare e convivere con la malattia.

La scrittura terapeutica e …

Scrittura creativa

E’ la scrittura che libera la potenzialità creativa di una persona , che esplora ambiti e soluzioni inediti, che vanno oltre la scrittura professionale, giornalistica, accademica, e tecnica.

Scrittura consapevole

 Consente di mettere a nudo le proprie emozioni, di svelare traumi celati nell’inconscio, di evidenziare disagi e blocchi del vivere quotidiano.

Scrittura espressiva

Attraverso la scrittura espressiva l’individuo entra in contatto con il proprio mondo interiore, intraprende un percorso di introspezione e presa di coscienza di sé.

La scrittura terapeutica come scoperta e cura di sé

Lo scopritore della scrittura terapeutica

James Pennebaker, professore dell’Università del Texas, si sposò subito dopo il  college nei primi anni del ’70. Dopo tre anni , lui e sua moglie inziarono ad avere problemi. Pennebaker, divenne confuso e incerto, sprofondò nella depressione.  Così iniziò a  mangiare di meno ed a bere di più , isolandosi.

La scrittura terapeutica come ricerca di noi stessi

Dopo un mese dalla crisi, una mattina, Pennebaker  saltò giù dal letto e si sedette davanti alla macchina da scrivere. Si fermò lì per un po’ e poi iniziò a scrivere del suo matrimonio, dei suoi genitori, della sua sessualità ,della sua carriera ed anche della morte.

Scrisse e continuò a farlo e qualcosa di sorprendente accadde.

La sua depressione lo abbandonò e si sentì liberato.

La scrittura terapeutica come amore per la vita

Pennebaker, iniziò a sentire l’unione affettiva e profonda che provava per sua moglie.

Ma la scrittura ebbe anche un impatto più incisivo: per la prima volta iniziò a percepire il senso e le possibilità che la sua vita gli offrivano.

Continua la ricerca sulla scrittura terapeutica di Pennebaker

L’aver attraversato questa fase complicata ha fatto si che Pennebaker investisse 40 anni della sua vita nella ricerca con lo scopo di  comprendere le connessioni fra la scrittura e le emozioni.

 Per comprendere  esaminò per diverso tempo alcuni gruppi di persone:

  • ad un gruppo  chiedeva di scrivere su avvenimenti emotivamente significativi mentre
  • ad altri chiedeva di scrivere di cose comuni come le scarpe o le macchine che attraversavano il viale.

Entrambi i gruppi scrivevano per circa 20 minuti al giorno, 3 giorni consecutivi.

In queste sezioni di scrittura alcuni partecipanti scrissero di abusi sessuali, alcuni di fallimenti, altri ancora della devastazione per la perdita sentimentale, legata a malattie o alla morte.

In particolare,una donna scrisse del profondo senso di colpa per un incidente accaduto quando aveva 10 anni. A quel tempo,aveva lasciato un gioco sul pavimento e sua nonna inciampò e cadde, e morì.

 Invece un altro uomo scrisse di una calda notte estiva di quando aveva 9 anni. In quel momento,suo padre lo prese da parte e con calma gli disse che avere dei bambini era stato il suo errore più grande. Detto questo andò via.

Cosa portarono i suoi studi sulla scrittura terapeutica?

In ogni sperimentazione Pennebaker notò che chiunque avesse scritto episodi carichi di emozioni riusciva, in seguito ad avere miglioramenti sia psichici che fisici.

La scrittura terapeutica è benefica

Dopo molti studi, con migliaia di partecipanti di tutte le età, sia bambini che anziani, studenti e professionisti, sia malati che sani,è possibile confermare che scrivere delle proprie emozioni è un aiuto importante in grado di poter gestire l’ansia, lo stress e le perdite.

Puoi provare anche tu la scrittura terapeutica!

Segui le indicazioni seguenti:

  • Prendi carta e penna
  • Imposta ed avvia un timer per 20 minuti
  • Inizia a scrivere delle tue esperienze emotive della settimana scorsa, del mese o dell’anno passato(libera scelta)
  • Non preoccuparti della punteggiatura, dell’eleganza del testo o delle coerenza.
  • Segui la tua mente e i tuoi pensieri, senza giudizio e con curiosità.
  • Scrivi per te stesso e non per un eventuale lettore.
  • Fai questo per un pò di giorni.
  • Scegli di buttare via i fogli di carta o conservarli.

se ti senti pronto: inizia a scrivere un blog o a trovare un agente letterario.

Studi scientifici sulla scrittura terapeutica

 Scrittura espressiva per le donne dipendenti da droghe

E’ stata utilizzata la scrittura come processo terapeutico per un gruppo di donne con disturbi da uso di sostanze con alti tassi di trauma e stress post-traumatico in uno studio per valutare l’efficacia di questo strumento.

 Risultati

Le partecipanti alla scrittura terapeutica hanno mostrato una maggiore riduzione della gravità dei sintomi post-traumatici, della depressione e dei punteggi di ansia, rispetto ai partecipanti alla scrittura di controllo al follow-up di 2 settimane.

Conclusioni

I risultati suggeriscono che la scrittura terapeutica può essere uno strumento breve, sicuro, ed a basso costo, come strategia per affrontare il disagio post-traumatico nelle donne che abusano di sostanze.

Per leggere l’articolo integrale in lingue inglese, clicca qui

 La scrittura espressiva con le donne dopo il parto

La gravidanza, la nascita e l’adattamento a un nuovo bambino sono un periodo potenzialmente stressante che può influire negativamente sulla salute mentale e fisica delle donne.

In Questo studio ha quindi esaminato la fattibilità e l’accettabilità della scrittura espressiva per le donne dopo il parto .

Conclusioni:

Lo studio ha esaminato la possibilità di offrire la scrittura espressiva come intervento universale di auto-aiuto a tutte le donne dopo il parto tra le 6 a 12 settimane dopo la nascita e sono incoraggiati ulteriori studi di approfondimento.

Per leggere l’articolo integrale in lingua inglese, clicca qui

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Fonti
  • Sonia Scarpante.Parole evolute. Esperienze e tecniche di scrittura terapeutica. Sampognaro & Pupi
  • Susan David.Agilità emotiva.Giunti
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Stress

Cos’è Lo Stress Per La Psicologia,la Biologia E L’epidemiologia

Viene esplorato lo stress da diversi approcci scientifici fondamentali per aiutarci a comprenderlo ed affrontarlo.

Cosa è lo stress psicologia

Nell’ articolo precedente Lo Stress come si Manifesta abbiamo visto insieme alcune indicazioni utili che possono esserci d’aiuto per contrastare e gestire i nostri momenti stressanti.

In questo articolo,invece, esploreremo lo stress da diversi punti di vista che insieme hanno fornito importanti contributi per la salute.

Vediamo insieme la definizione dello stress.

Cos’è lo Stress?

Lo stress può essere visto in generale come un insieme di costrutti che rappresentano le fasi di un processo mediante il quale le richieste ambientali che tassano o superano la capacità di adattamento di un organismo provocano risposte psicologiche, comportamentali e biologiche che possono mettere le persone a rischio di malattia.

Più precisamente :

Lo Stress è una risposta psicofisica e si verifica quando svolgiamo molte attività ,le quali possono essere anche diverse tra loro, di natura emotiva, cognitiva e sociale e da noi sono percepite come eccessive.

Esistono diverse tradizioni per quanto riguarda lo studio dello stress, in particolare quello epidemiologico, psicologico e biologico (Cohen, Kessler e Underwood Gordon, 1995).

Ciascuna di queste tradizioni ,circa Cinquant’anni fa ,era perseguita da diverse reti di ricercatori, ma negli ultimi 20 anni si è assistito a una crescente integrazione di questi approcci.

Lo Stress secondo l’epidemiologia

La tradizione epidemiologica si concentra sulla definizione di quali circostanze ed esperienze sono ritenute stressanti sulla base dell’accordo consensuale che costituiscono minacce al benessere sociale o fisico.

Lo stress secondo la Psicologia

La tradizione psicologica si concentra sulle percezioni degli individui dello stress presentato dagli eventi della vita sulla base delle loro valutazioni delle minacce poste e della disponibilità di risorse di coping efficaci.

Lo Stress secondo la Biologia

La tradizione biologica si concentra sulle perturbazioni cerebrali dei sistemi fisiologici che sono altrimenti essenziali per la normale regolazione omeostatica e il controllo metabolico.

Approfondiamo…

Eventi e Stress

Quali sono i possibili eventi in grado di provocarci stress?

L’approccio epidemiologico ha anche incluso studi sull’esposizione a singoli eventi minacciosi.

In particolare sono stati studiati i seguenti eventi di vita:

  • la disoccupazione
  • il divorzio
  • il lutto
  • la tensione economica
  • l’assistenza ai malati cronici.

Vi c’è un’ipotesi secondo cui alcuni tipi di eventi sono sufficienti per generare livelli sostanziali di minaccia.

Questi includono prevalentemente minacce relative ai ruoli sociali centrali (p. Es., Lavoratore, coniuge o genitore; Lepore, 1995) e all’integrità delle relazioni interpersonali (Bolger, DeLongis, Kessler, & Schilling, 1989; Cohen et al., 1998; Rook , 1984).

Inoltre ogni evento ha delle sue implicazioni o conseguenze che possono durare mesi o addirittura anni.

La prospettiva epidemiologica ha definito lo stress principalmente facendo riferimento a valutazioni indipendenti che riflettono come gli altri, nel complesso, giudicano l’impatto negativo di particolari eventi.

Tali misure hanno avuto successo nel predire morbilità ovvero il numero dei casi di malattia (p. Es., Depressione, infezioni respiratorie e malattia coronarica), progressione della malattia (p. Es., HIV-AIDS, guarigione delle ferite e malattie autoimmuni) e mortalità (rivisto da Cohen, Janicki-Deverts e Miller, 2007).

Vediamo insieme cosa ne pensa la psicologia dello stress

Secondo la prospettiva psicologica derivata dall’osservazione afferma che sperimentare lo stesso evento può essere stressante per alcuni individui ma non per altri.

Quindi, secondo la prospettiva psicologica, un’esperienza stressante non può essere dedotta da un riferimento uniforme a un evento particolare.

Piuttosto, una tale inferenza dipende necessariamente da come un tale evento viene interpretato dall’individuo.

 Questo approccio è rappresentato dal lavoro seminale di Lazarus e Folkman (Lazarus, 1966; Lazarus & Folkman, 1984) sulla valutazione dello stress, che propone che le persone valutino sia il grado di potenziale minaccia rappresentato dagli eventi sia la disponibilità delle risorse necessarie per affrontarli.

 Valutare le minacce degli eventi stressanti

 Le valutazioni delle minacce degli eventi sono influenzate dall’imminenza del danno e dall’intensità, durata e potenziale controllabilità dell’evento, nonché dalle convinzioni degli individui su se stessi e l’ambiente, i loro valori e impegni e le relative disposizioni della personalità.

Valutare il coping

Le valutazioni di coping possono concentrarsi su azioni progettate per alterare direttamente l’evento minaccioso percepito o sulla fattibilità di pensieri o azioni che hanno lo scopo di cambiare le risposte emotive e comportamentali all’evento.

 Una valutazione della minaccia senza la convinzione che siano disponibili risposte efficaci per affrontare il problema viene vissuta come stress, che genera risposte emotive tra cui preoccupazione, paura e ansia.

In conclusione

Nel complesso, i ricercatori che sostengono la prospettiva psicologica generalmente hanno definito lo stress come un’esperienza che si verifica quando gli individui valutano simultaneamente gli eventi come minacciosi o altrimenti dannosi e le loro risorse per affrontarle come inadeguate.

Studi di psicologia importanti per predire il rischio di morbilità e mortalità

 Come per  le misure oggettive degli eventi nel caso della prospettiva epidemiologica, anche le misure dello stress percepito sono state utili nel predire il successivo rischio di morbilità e mortalità (p. Es., Keller et al., 2012; Nielson, Kristensen, Schnohr, & Grønbæk, 2008; Wisnivesky, Lorenzo, Feldman, Leventhal , E Halm, 2010).

Il Cambiamento può farci Stressare?

L’ approccio di Holmes e Rahe (1967) ha proposto che maggiore è il cambiamento inerente all’adattamento a un evento della vita, maggiore è lo stress associato a quell’evento.

Ogni evento può essere positivo e negativo e molto dipende da come la persona gli attribuisce significato.

A sua volta, questo approccio suggerisce che lo stress è cumulativo, con ogni evento aggiuntivo che si aggiunge al peso complessivo dell’adattamento richiesto all’individuo.

Dunque… ci sono degli eventi di vita che hanno apportato un cambiamento nelle nostre vite che possono farci stressare e lo stress è altamente soggettivo.

Biologia e stress

Nell’approccio biologico, l’impatto di fattori di stress definiti è indicizzato tramite perturbazioni di sistemi fisiologici che sono altrimenti essenziali per la regolazione omeostatica e il controllo metabolico.

Un presupposto nella tradizione biologica è che queste perturbazioni o reazioni fisiologiche forniscono supporto a breve termine per un’azione comportamentale adattativa o per affrontare il problema.

A lungo termine, tuttavia, tali reazioni fisiologiche possono rivelarsi disadattive e correlare al rischio di malattia.

Primi lavori sullo stress

Come descritto da Kagan, la tradizione biologica è stata fortemente influenzata dai primi lavori di Selye (1956), in cui

Lo stress era equiparato all’attivazione cronica di uno dei principali assi neuroendocrini del corpo, il sistema ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA).

 Questa tradizione ha anche radici profonde nella psicofisiologia sperimentale e nella medicina psicosomatica, dove le risposte del sistema nervoso autonomo sono da tempo presenti in modo prominente come indicatori di stress (Cannon, 1932; Mason, 1971; Weiner, 1992).

Gli Indicatori dello stress

 Gli indicatori di stress misurati quindi comunemente includono l’ormone derivato da HPA, il cortisolo e i mediatori simpatico-surrenalici (SAM), l’adrenalina e la norepinefrina, nonché indici fisiologici periferici regolati autonomamente come la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna.

 I modelli di risposta attraverso questi parametri fisiologici spesso variano con le differenze negli stimoli che li evocano, ma in generale, la loro attivazione dipendente dallo stimolo, quando eccessiva, persistente o ripetuta spesso, è stata vista come un’istanza biologica dello stress (Cohen et al., 1995; Smyth, Zawadzki e Gerin, 2013).

La ricerca biologica sullo stress negli esseri umani storicamente ha enfatizzato gli studi di laboratorio in cui i partecipanti sono esposti a sfide sperimentali (fattori di stress).

Questi studi vengono utilizzati per identificare e chiarire i meccanismi biologici che possono mediare gli effetti dei fattori di stress ambientali sugli esiti più distali.

Scoperta importante

In sintesi questi studi hanno affermato che la ripetizione di risposte autonome e neuroendocrine provocate nel contesto di eventi di vita stressanti che si verificano ,promuovano cambiamenti biologici e cellulari sistemici che favoriscono la malattia, come alterazioni metaboliche ed immunitarie , e il funzionamento respiratorio e cardiovascolare.

 Di conseguenza, si ritiene che l‘impatto delle reazioni fisiologiche evocate da fattori di stress costituisca un percorso primario che collega gli eventi e le valutazioni stressanti ai risultati sulla salute fisica.

Altri studi scientifici

Dal punto di vista biologico

la ricerca sulla risposta HPA suggerisce che mentre il cortisolo aumenta sotto stress acuto, la risposta HPA ai fattori di stress cronici può essere più complessa, includendo variamente un ridotto rilascio di cortisolo, insensibilità ai glucocorticoidi o alterazioni del ritmo diurno del cortisolo (Miller, Chen , & Zhou, 2007; Miller, Cohen e Ritchey, 2002).

Questi modelli di risposta possono influenzare i parametri immunitari e cardiovascolari che contribuiscono alla patogenesi della malattia (ad esempio, Cohen et al., 2012; Kiecolt-Glaser et al., 2005; Matthews, Schwartz, Cohen, & Seeman, 2006).

Cervello e Stress

Infine, una recente direzione nella ricerca sulla biologia dello stress umano è stata quella di caratterizzare i sistemi cerebrali che valutano i fattori di stress psicologici e sociali, nonché di generare reazioni fisiologiche a valle che potrebbero essere correlate al rischio di malattia (Muscatell & Eisenberger, 2012).

In particolare, i ricercatori in quest’area hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) e altri metodi per misurare l’attività neurale mentre le persone completano compiti avversivi o elaborano stimoli minacciosi modellati da studi di laboratorio sulla fisiologia dello stress.

Durante l’imaging, questa attività neurale viene misurata insieme alle reazioni fisiologiche periferiche (ad esempio, la pressione sanguigna) che sono state implicate nel rischio di malattia (Gianaros & Wager, 2015).

Le prove di questi studi di imaging cerebrale indicano che i fattori di stress psicologico e sociale coinvolgono una rete di regioni corticali e limbiche, in particolare regioni della corteccia prefrontale mediale e laterale, del cingolo, dell’insula e dell’amigdala.

Si presume che i modelli di attività evocati attraverso queste e altre regioni cerebrali in rete corrispondano ai processi neurali che supportano le valutazioni dei fattori di stress e possibilmente l’esperienza emotiva, la risposta e la regolazione (Gianaros & Wager, 2015).

Inoltre, i cambiamenti nell’attività neurale in queste stesse regioni sono associati a misure periferiche della fisiologia dello stress, inclusi parametri rilevanti per la malattia della fisiologia autonomica, neuroendocrina, cardiovascolare e immunitaria (Muscatell & Eisenberger, 2012).

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

Informazioni di Contatto per Servizi di Psicologia :

Fonte

Cohen S.,Gianaros P.J.,Manuck S.B.(2016) A Stage Model of Stress and Disease.Perspect Psychol Sci. 11(4): 456–463.

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Mindfulness

La mindfulness: cos’è, come funziona ed efficacia

L’ articolo esplora la mindfulness, chiarendo la sua definizione, ed illustra alcuni importanti contributi scientifici sulla sua efficacia per il benessere psicofisico

Mindfulness definizione

Gli interventi basati sulla mindfulness o consapevolezza(MBI) hanno dimostrato l’efficacia nel ridurre la gravità in diversi sintomi come l’ ansia, la depressione,lo stress, favorendo il benessere psicofisico e la qualità della vita.

In effetti,la mindfulness implica cambiamenti in aspetti specifici della psicopatologia, come pregiudizi cognitivi, disregolazione affettiva ed efficacia interpersonale.

La premessa teorica generale degli MBI è che, praticando la consapevolezza (ad esempio attraverso la meditazione seduta, lo yoga o altri esercizi di consapevolezza), gli individui diventeranno meno reattivi a spiacevoli fenomeni interni ma più riflessivi, che a loro volta porteranno a risultati psicologici positivi.

Cos’è la Mindfulness?

Il termine inglese “Mindfulness” deriva dalla parola Sati, termine in lingua Pali che possiamo tradurre come “ consapevolezza” , “attenzione presente e attiva”.

La consapevolezza si riferisce a un processo che conduce a uno stato mentale delle sensazioni, dei pensieri, degli stati corporei, della coscienza e dell’ambiente, caratterizzato dalla consapevolezza non giudicante dell’esperienza del momento presente.

La mindfulness incoraggia l‘apertura, la curiosità e l’accettazione.

La Mindfulness o consapevolezza è una qualità naturale che varia tra le persone (una disposizione o un tratto) e fluttua nel corso della giornata (uno stato di coscienza) (Brown e Ryan, 2003);la consapevolezza è specificamente formata attraverso pratiche di meditazione consapevole (Creswell, 2016; Visted, Vøllestad , Nielsen e Nielsen, 2014).

Le due componenti della consapevolezza

Bishop e colleghi (2004) hanno distinto due componenti della consapevolezza:

  1.  una  implica l’autoregolazione dell’attenzione e
  2. una implica un orientamento al momento presente caratterizzato da curiosità, apertura e accettazione.

La Mindfulness e l’era moderna

La consapevolezza è in netto contrasto con gran parte della nostra comune esperienza quotidiana, poiché la modalità predefinita di attenzione per molti individui è, di fatto, la non attenzione.

 Il vagabondaggio della mente è onnipresente;

infatti viviamo in uno stato di “passare senza pensarci alle nostre attività quotidiane” o “correre con il pilota automatico“.

 Quando riusciamo a concentrarci sulle esperienze interne nel momento presente, questa attenzione è spesso piena di autocritica, pensieri ed emozioni ruminativi o comunque preoccupanti che tentiamo quindi di sopprimere.

In effetti, l’esperienza di assistere al momento presente può essere così avversa che alcune persone preferiscono quasi qualsiasi altra cosa.

Mindfulness, stati insensati e scienza

Nonostante il loro predominio nella nostra vita quotidiana, gli stati insensati hanno dimostrato di essere disadattivi.

 In un ampio studio che utilizzava dati di valutazione momentanei ecologici, è stato scoperto che circa il 47% delle ore di veglia dei soggetti erano trascorse in uno stato mentale errante;

inoltre, gli autori hanno dimostrato che il girovagare della mente prevede la successiva infelicità.

Al contrario, la capacità di mantenere la mente focalizzata sul momento presente è associata a un benessere psicologico maggiore.

Nel loro insieme, questi risultati suggeriscono che la consapevolezza è uno stato difficile da raggiungere, ma alla fine è benefico.

Questa abilità è stata paragonata alla teoria della scienza cognitiva di una “difficoltà desiderabile“, essenzialmente un compito che richiede il dispendio di risorse cognitive, ma si traduce in una maggiore flessibilità cognitiva, capacità di comprensione e capacità di autoregolazione.

Mindfulness: abilità o pratica?

La consapevolezza è quindi sia un’abilità che una pratica; la pratica della consapevolezza genera l’abilità di rimanere consapevoli.

 Più forte è la capacità di adottare uno stato consapevole durante gli alti e bassi perpetui della vita, minore sarà la sofferenza.

 Questa premessa di base rimane il fondamento delle pratiche consapevoli, come è successo per secoli.

Tuttavia, quando gli scienziati clinici tentano di analizzare i meccanismi di questo processo apparentemente semplice, le prove diventano rapidamente confuse e mal definite.

Qualunque meccanismo sia alla base della consapevolezza, le pratiche di consapevolezza sembrano dimostrare effetti terapeutici sul benessere emotivo e quindi continuare a catturare l’interesse di una miriade di clienti, professionisti e ricercatori.

Interventi basati sulla Mindfulness

La Mindfulness-based stress reduction  (MBSR)

Il primo e forse il più noto intervento basato sulla consapevolezza per ottenere supporto empirico nel trattamento dei sintomi psicologici è la riduzione dello stress basata sulla consapevolezza (MBSR), sviluppata da Jon Kabat-Zinn nei primi anni ’80.

La MBSR è un programma di trattamento di 8 settimane che mira a ridurre lo stress attraverso abilità di consapevolezza avanzate sviluppate attraverso pratiche di meditazione regolari.

Il programma consiste in lezioni di meditazione settimanali di gruppo di 2-5 ore settimanali con un insegnante addestrato, esercitazioni quotidiane di audioguida a casa (circa 45 min / giorno) insieme ad un ritiro di consapevolezza che si verifica durante la sesta settimana.

Si focalizza sull’apprendimento di come prestare attenzione alle sensazioni corporee, usando varie pratiche meditative mente-corpo come la meditazione seduta, le scansioni del corpo, lo stretching dolce e lo yoga.

Il programma MBSR è stato inizialmente sviluppato per il trattamento di pazienti medici con dolore cronico,  ma da allora è stato applicato a molte altre popolazioni di pazienti medici e psichiatrici, così come ai membri della comunità.

Evidenze Scientifiche

Gli studi che hanno dimostrato  che la La Mindfulness-based stress reduction  (MBSR) permette di ridurre i sintomi di ansia e stress.

I ricercatori hanno adattato i principi di base del programma in protocolli modificati per il trattamento di popolazioni e risultati specifici.

Questi includono:

  • la terapia cognitiva basata sulla consapevolezza (MBCT) per la depressione,
  • prevenzione della ricaduta basata sulla consapevolezza (MBRP) per la tossicodipendenza,
  • potenziamento della relazione basata sulla consapevolezza (MBRE) per migliorare il funzionamento della relazione,
  • un programma basato sulla consapevolezza per favorire un’alimentazione sana ,

 per citarne solo alcuni.

Brevi interventi basati sulla Mindfulness

Alcuni ricercatori hanno adattato il protocollo di trattamento MBSR in programmi abbreviati di 2-3 settimane.

Alcune prove preliminari indicano che questi interventi di breve durata possono avere effetti benefici su una varietà di sintomi, tra cui la compassione e capacità di memoria di lavoro.

 Non è ancora chiaro se questi interventi abbreviati di consapevolezza possano ridurre efficacemente i livelli clinici di ansia o depressione, sebbene il potenziale per effetti benefici in una frazione il tempo merita ulteriori studi.

Ancora più breve

Un altro adattamento emergente degli MBI standard è un allenamento di consapevolezza basato su laboratorio di 3 o 4 giorni ancora più breve.

Questi interventi brevi e altamente controllati in genere coinvolgono sessioni di gruppo di 20-30 minuti condotte da un istruttore di meditazione addestrato e – nessuna pratica richiesta al di fuori del laboratorio.

Gli studi indicano che possono avere effetti immediati sulle risposte psicologiche e neuroendocrine allo stress sociale

Questi effetti significativi dopo solo pochi giorni di allenamento per la consapevolezza sono entusiasmanti e le ricerche future dovrebbero esplorare se tali brevi interventi possono avere effetti simili sui sintomi di ansia o depressione.

Corso di Mindfulness – Base

Se vuoi partecipare al corso base di Mindfulness, clicca qui per scoprire il programma.

La Mindfulness è efficace?

In particolare, studi controllati randomizzati indicano che l’allenamento di consapevolezza può avere un impatto su una vasta gamma di risultati:

  • effetti sulla cognizione;
  • sull’affetto (ad es. Attenzione, memoria di lavoro, regolazione delle emozioni;
  • riduzione dello stress (Creswell & Lindsay, 2014),
  • nonché molti risultati sulla salute mentale e fisica (ad esempio, ritardare la progressione dell’HIV, ridurre il rischio di abuso di droghe e recidiva della depressione , riducendo la sintomatologia PTSD.

 Allo stesso modo, la tendenza di essere consapevole nella vita quotidiana (misurata da strumenti di auto-relazione convalidati della consapevolezza del tratto) è associata a una serie di risultati positivi sulla regolazione delle emozioni e dell’attenzione (Brown, Ryan e Creswell, 2007).

E’ possibile individuare i meccanismi della mindfulness ?

La teoria denominata Monitor and Acceptance Theory (MAT) può rispondere a questa domanda.

Monitor and Acceptance Theory (MAT)

E’ un quadro che delinea i meccanismi di consapevolezza che guidano i risultati cognitivi, affettivi, di stress e di salute.

MAT inizia con l’idea che il monitoraggio e l’accettazione dell’attenzione siano i meccanismi di base alla base degli effetti dell’allenamento di consapevolezza e consapevolezza.

Queste due componenti sono affrontate nella maggior parte delle concettualizzazioni scientifiche della consapevolezza e sono le competenze centrali sviluppate in molti programmi di addestramento per la consapevolezza.

MAT ritiene che vi siano effetti distinti e sinergici del monitoraggio dell’attenzione e delle capacità di accettazione sui risultati riportati nella letteratura sulla consapevolezza.

In particolare, apprendere l‘abilità del monitoraggio dell’attenzione è sufficiente per migliorare i risultati cognitivi (ad esempio, attenzione selettiva, attenzione sostenuta e cambio di attività; memoria di lavoro; intuizione) e migliorare l’attenzione alle informazioni affettive (potenzialmente intensificando la reattività sia negativa che positiva).

Tuttavia, è necessario allenarsi sia nel monitoraggio dell’attenzione che nell’accettazione per migliorare l’affettività (ad es. Compiti di funzioni esecutive che bilanciano l’attenzione e la regolazione degli affetti; riduzione dei sintomi depressivi e d’ansia), stress (ad es. Reattività soggettiva e fisiologica dello stress) e risultati sulla salute fisica ( ad es. esiti immunitari e patologici correlati allo stress).

Monitoraggio dell’attenzione

Il monitoraggio dell’attenzione è definito come consapevolezza continua delle esperienze sensoriali e percettive del momento presente (ad es. Suoni nell’ambiente, sensazioni corporee specifiche, dialogo mentale e immagini).

Questa capacità di monitorare l’esperienza momentanea si basa su reti di attenzione selettiva ed esecutiva.

In particolare, le capacità di monitoraggio dei conflitti sono importanti per riconoscere quando la mente vaga dalla sua concentrazione (ad es. Respiro) e sono necessarie capacità di orientamento per reindirizzare l’attenzione su questo oggetto di messa a fuoco (cfr. Malinowski, 2013).

Nel corso dell’addestramento alla consapevolezza, anche l’attenzione prolungata migliora man mano che si sviluppa la capacità di mantenere il contatto con l’esperienza del momento presente (Chiesa et al., 2011).

L’ accettazione

L’accettazione è generalmente definita come un atteggiamento mentale di non-giudizio, apertura e ricettività ed equanimità nei confronti di esperienze interne ed esterne (cfr. Baer, ​​Smith e Allen, 2004; Brown & Ryan, 2004; Desbordes et al., 2015).

L’accettazione esperienziale è in diretto contrasto con l’evitamento esperienziale, caratterizzato da tentativi di alterare o evitare pensieri e sentimenti indesiderati (Hayes, Wilson, Gifford, Follette e Strosahl, 1996).

Le reazioni più comuni a pensieri e sentimenti negativi sono di evitarli o tentare di cambiarli (che spesso non ha successo; Wenzlaff & Wegner, 2000), o di diventare iperfococentrici sui sintomi negativi ignorando il resto dell’esperienza (ad es. Farb et al., 2010; Mathews & MacLeod, 1994).

Invece, mantenere l’accettazione nei confronti delle proprie esperienze significa che i pensieri e i sentimenti negativi non sono “indesiderati”; sono accolti nella consapevolezza e lasciati diminuire mentre altre esperienze entrano nella consapevolezza.

Allo stesso modo, portare una mentalità accettante verso esperienze positive significa che queste esperienze non sono attivamente ricercate, né vengono colte e aggrappate quando si verificano, ma vengono notate e abbracciate quando sorgono e passano.

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Il senso della vita

Il presente articolo cerca di esplorare il senso della vita prendendo in considerazione diverse visioni e approcci teorici psicologici, e focalizzandosi su diversi aspetti della vita.

Il senso della vita psicologia

Il senso della vita è uno dei costrutti chiave, considerato parte integrante di una vita ben vissuta.

Il significato o senso della vita può influenzare il funzionamento umano.

Infatti, il senso della vita permette alle persone di interpretare e organizzare la loro esperienza quotidiana, raggiungere obiettivi e classificare l’importanza degli oggetti.

Jung e il Senso della Vita

«Profondità e superficie devono mescolarsi, al fine di generare nuova vita. La nuova vita però non nasce al di fuori di noi, ma in noi stessi. […] La vita non viene dalle cose, ma da noi.

Tutto ciò che accade fuori è già accaduto. Perciò chi osserva l’evento da fuori vede sempre soltanto ciò che è già stato e che è sempre uguale. Chi invece guarda da dentro sa che tutto è nuovo.

Le cose che accadono sono sempre le stesse. Non è sempre uguale invece la profondità creativa dell’essere umano.

Le cose di per sé non significano nulla, assumono un significato soltanto dentro di noi. Siamo noi a dare significato alle cose. Il significato è ed è sempre stato artificiale. Siamo noi a crearlo.

Cerchiamo dunque in noi stessi il significato delle cose affinché la via di quel che ha da venire possa palesarsi e la nostra vita continui a scorrere.
Ciò di cui avete bisogno proviene da voi stessi, ed è il significato delle cose. Il significato delle cose non è il senso che è loro proprio. Questo senso si trova nei libri dotti. Le cose sono prive di senso.Il significato delle cose è la via della redenzione che vi create voi stessi. Il significato delle cose è la possibilità – creata da voi stessi – di vivere in questo mondo. E’ la capacità di dominare questo mondo e l’affermarsi della vostra anima in questo mondo.Questo significato delle cose è il senso superiore che non si trova nelle cose stesse e neppure nell’anima, è piuttosto il Dio che sta tra le cose e l’anima, il mediatore della vita, la via, il ponte, il passaggio.

Non avrei potuto vedere ciò che doveva venire, se non avessi potuto scorgerlo in me stesso.»

(C.G.Jung – Libro Rosso)

La Musica e il senso della Vita

( Giorgia – Il Senso )

Una miriade di studi hanno esplorato la relazione tra significato nella vita e benessere mentale, nonché la psicopatologia.

Molti psicologi lo considerano una parte vitale dei processi e dei comportamenti mentali (Frankl 1979; Steger 2012; Wong 1998).

Cos’ è il senso della vita?

Diversi modelli cercano di rispondere a questo quesito.

Secondo Steger et al. (2006), l’approccio delle persone alla comprensione del significato nella vita può essere vista in due dimensioni principali:

  • presenza del significato nella vita e
  • ricerca del significato nella vita.
Presenza di significato della vita

La presenza di significato della vita riguarda la misura con cui le persone comprendono, danno un senso  o vedono un significato nella loro vita,  accompagnato dalla percezione di avere uno scopo, una missione nella vita;

Precisamente si riferisce al grado con cui gli individui percepiscono la propria vita come significativa.

Ricerca di significato della vita

La ricerca di significato della vita si riferisce alla forza, all’ intensità e all’attività del desiderio e degli sforzi delle persone per stabilire e / o aumentare la loro comprensione di significato e scopo della loro vita .

Quest’ultimo riflette il grado in cui le persone sono impegnate nella ricerca di significato nella vita.

 Presenza e Ricerca di senso della vita

Entrambe le dimensioni hanno un carattere essenzialmente diverso ed esprimono atteggiamenti diversi nei confronti della vita.

La presenza di significato nella vita consente alle persone di vivere la propria vita come comprensibile e significativa e sentire un senso di scopo o missione nella propria vita che trascende le preoccupazioni banali della vita quotidiana (Steger 2009).

Questa definizione è abbastanza ampia da comprendere una vasta gamma di esperienze umane legate allo scopo e al significato e suggerisce anche che le persone possono trovare significato impegnandosi in sforzi creativi e perseguendo i propri obiettivi.

Approfondimenti sul senso della vita

La ricerca del significato nella vita si riferisce agli sforzi dinamici e attivi che gli individui fanno quando cercano di comprendere il significato e lo scopo della loro vita (Steger et al. 2008).

Steger (2012) sottolinea che il significato è un termine principale che comprende due fattori principali:

  1. la comprensione e
  2. lo scopo.

Il primo fattore riflette la capacità umana di dare un senso e comprendere la propria vita, incluso il proprio io, il mondo esterno e il modo in cui uno si adatta e opera all’interno del mondo.

Il secondo fattore indica aspirazioni generali e di lunga durata che sono auto-concordanti e stimolano l’attività correlata.

Il senso della vita e altre visioni di significato

Frankl (1965), nella sua teoria del significato, ha proposto che ogni persona ha uno scopo unico o scopo generale per la propria vita e cerca di attualizzare il maggior numero possibile di valori nella propria comunità.


Baumeister (1991) sottolinea che il significato nella vita dipende dallo scopo, dall’efficacia, dal valore e dall’autostima.

Le persone possono sperimentare un significato nella vita quando le loro vite hanno un senso o trasmettono informazioni significative e comprensibili.

Wong (1989) che ha definito il significato nella vita nella categoria del significato personale come un sistema cognitivo costruito individualmente, che conferisce alla vita un significato personale.

Può essere concepito come una mappa dinamica e cognitiva che guida le persone attraverso il loro corso di vita.

Secondo la ricerca delle teorie implicite di Wong (1998), il sistema dei significati è costituito da cinque componenti:

  1. affettivo,
  2. motivazionale,
  3. cognitivo,
  4. relazionale e
  5. personale.

Le categorie vengono utilizzate per valutare gli eventi di sé e della vita in relazione al significato (McDonald et al. 2012).

Il significato personale

Il significato personale misura il significato implicito (cioè le concezioni e le credenze riguardanti la vita detenute dalle persone) che è visto come “comprendente una vita idealmente significativa”.

Il livello di significato può essere valutato in sette settori:

  1. realizzazione (perseguimento e raggiungimento di significativi obiettivi di vita),
  2. relazione (capacità sociale generale),
  3. religione (avere credenze affermative sulle relazioni con il divino),
  4. auto-trascendenza (impegno in attività altruistiche),
  5. accettazione di sé (un’umile accettazione dei propri limiti),
  6. intimità (avere relazioni emotivamente strette) e
  7. trattamento equo (percepire un grado di giustizia nella vita).

La religione e il senso della vita

Sono stati condotti numerosi studi che dimostrano ripetutamente che la religione può essere una potente fonte di significato nella vita (Chamberlain e Zika 1992; Emmons 2005; Park 2005, 2013).

Alcune definizioni

La religione può essere definita come “una ricerca di significato nei modi legati al sacro” (Pargament 1997, p. 32).

Nonostante il fatto che la relazione tra religione e significato sia intima e complessa, molte persone trovano nelle credenze religiose un senso di scopo, comprensione e supporto psicologico (Park 2013).

Nel libro “La psicologia della religione.Prospettive psicosociali ed empiriche” di Hood et al. (2009) si afferma (clicca qui per vedere il libro):

“I presupposti che formano il quadro fondamentale di questo libro sono che la ricerca di significato è di fondamentale importanza per il funzionamento umano e che la religione è unicamente in grado di aiutare in quella ricerca” (p. 12).

I sistemi religiosi forniscono agli individui un insieme integrato di credenze, obiettivi e significati che possono essere utilizzati per spiegare le complessità del mondo e affrontare situazioni e problemi personali.

Analizzando la religione come fornitore di significato, Hood et al. (2009) sottolineano quattro criteri in base ai quali la religione è unicamente in grado di fornire un significato globale:

  1. completezza,
  2. accessibilità,
  3. trascendenza e
  4. affermazioni dirette.
Completezza

Innanzitutto, la religione è il più completo di tutti i sistemi di significato, poiché include una vasta gamma di altre fonti di significato, come relazioni sociali, lavoro, famiglia, risultati, relazioni personali e valori importanti.

Accessibilità

La religione è accessibile alle persone nel senso di contribuire al significato globale attraverso la promozione di insegnamenti e credi dottrinali, educazione religiosa e norme etiche di comportamenti accettabili e inaccettabili.

Trascendenza

La trascendenza riflette la tendenza delle persone a cercare una realtà invisibile ed esplorare le “preoccupazioni finali” (Emmons 2005) che richiede una certa fiducia in un’autorità suprema in cui si trova un significato superiore.

Affermazioni dirette

Infine, la religione afferma direttamente di fornire un senso di significato in quanto facilita gli sforzi delle persone di interpretare le loro esperienze in termini di intenzioni esistenziali e di significato che è incorporato nel carattere sacro della religione.

Il Senso della vita,religione e stress

La capacità della religione di fornire un significato alla vita è particolarmente evidente nel contesto della gestione dello stress e dei principali eventi della vita.

Il Coping religioso: capacità di fronteggiamento

Il coping religioso può essere definito come:

“il grado in cui la religione fa parte del processo di comprensione e gestione degli eventi critici della vita” (Pargament et al. 2005, p. 482).

Evidenze scientifiche

I risultati degli studi condotti da Pargament (1997) che ha introdotto il concetto di coping religioso rivelano che può essere utile o dannoso, a seconda del particolare tipo di strategia di coping religioso utilizzata.

In generale, i metodi di coping religiosi possono essere raggruppati in due grandi categorie generali:

  1. coping religioso positivo e
  2. negativo (Pargament et al. 1998).
Il Coping Religioso Positivo

Gli stili di coping religiosi positivi riguardano relazioni sicure con Dio e un senso di connessione spirituale con gli altri. Tendono ad essere più utili per le persone che vivono eventi stressanti.

Il Coping religioso Negativo

Gli stili di coping religiosi negativi rivelano relazioni insicure con Dio e tensioni tra gli individui e, come indica la ricerca, sono di solito disadattivi (Ano e Vasconcelles 2005; Pargament et al. 2004).

In tal senso, la religione è più di un meccanismo di difesa in quanto può fornire agli individui quadri di significato completi e integrati che consentono loro di spiegare in modo soddisfacente gli eventi della vita difficili.

Il Senso della vita,religione e lutto

La ricerca condotta da Park (2005) su studenti universitari in lutto mostra che il significato religioso può influenzare i processi di coping creando significati dopo la perdita di una persona cara.

Evidenze scientifiche

Nel periodo iniziale del lutto, le persone che avevano forti credenze religiose tendevano a sperimentare più stress, che era collegato alla discrepanza tra il loro sistema di significato globale e le valutazioni di tali eventi.

Tuttavia, dopo un periodo di alcuni mesi, questi effetti sono scomparsi o addirittura invertiti, suggerendo un’associazione positiva tra religione e aggiustamento a lungo termine.

Attingendo alla religione come sistema di significati, gli studi dimostrano che gli individui possono derivare quadri completi di significato personale dalle loro credenze religiose che a loro volta influenzano le loro capacità di affrontare le avversità e lo stress della vita (Park 2007, 2013).

Il Senso della vita come fattore importante per il benessere

Esistono prove sostanziali che dimostrano che il significato nella vita è associato al benessere e al funzionamento positivo.

Le persone che credono che le loro vite abbiano un significato sono più felici (Debats et al. 1993) e riportano un livello più alto di soddisfazione della vita che riflette il grado in cui gli individui valutano positivamente la propria vita (Chamberlain e Zika 1988; Steger et al. 2008).

Il Senso della vita e la felicità

Gli studi hanno anche confermato i legami tra significato nella vita e varie misure di felicità globale (Ryff e Keyes 1995), adattamento psicologico (Thompson et al. 2003) e benessere generale (Ho et al. 2010).

I risultati forniscono una forte evidenza che convalida le relazioni positive tra significato della vita e domini che riflettono il funzionamento positivo.

Il senso della vita e le emozioni

Il significato della vita è anche associato ad affetti ed emozioni positive che sono spesso considerati una dimensione emotiva del benessere soggettivo (Diener 2009).

Il senso della vita e salute

Numerosi studi suggeriscono che un forte senso del significato nella vita è associato a una migliore salute fisica (ad esempio, Krause, 2004) e a una migliore salute mentale (ad esempio, Reker, 1997), ma sembra esserci solo uno studio che valuti empiricamente la relazione tra significato nella vita e la mortalità (O’Connor & Vallerand, 1998).

Evidenze Scientifiche

Ad esempio, Park, Malone, Suresh e Rosen (2008) hanno studiato nel tempo l’influenza del significato sulla vita sulla salute tra uomini e donne a cui era stata diagnosticata un’insufficienza cardiaca congestizia.

Park e colleghi riportano che un senso più forte del significato nella vita è stato associato con il miglioramento delle valutazioni della salute nel tempo.

Il senso della vita e le relazioni

La ricerca rivela che le persone che hanno social network più sviluppati tendono a vivere più a lungo rispetto agli individui socialmente isolati (House, Landis e Umberson, 1988).

La ricerca indica che le persone con sistemi di supporto sociale ben sviluppati hanno probabilmente un senso di significato più forte nella vita rispetto agli individui che non mantengono stretti legami con gli altri (Krause, 2007b).

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Meteoropatia

Cos’ è la Meteoropatia?

In questo articolo viene esplorata la meteoropatia,l’influenza del clima e del tempo per la nostra salute psicofisica,le sue principali caratteristiche,ed illustrate le possibili cure terapeutiche.

Meteoropatia

Per organizzare la nostra quotidianità, tutti noi abbiamo provato a consultare le variazioni meteorologiche in Tv e attraverso i messaggi sul cellulare.

Probabilmente, anche tu che stai leggendo questo articolo, ti sarai imbattuto/a a guardare le previsioni meteo.

C’è chi lo fa abitualmente, e chi non bada a questo.

Quanto è importante il clima per noi?

Vi sono prove crescenti che il clima e  il tempo influenzano molteplici aree della vita umana, compresa la salute mentale.

E’ ben nota la stretta relazione tra salute e ambiente.

Salute e Ambiente

Ogni giorno, alcune persone riscontrano il deterioramento della loro salute o compaiono alcuni nuovi sintomi associati ai cambiamenti del tempo.

Infatti, La temperatura, L’umidità, La nuvolosità o Le variazioni della pressione atmosferica possono avere un impatto significativo sulla nostra salute.

La Meteoropatia e il passato

Molti uomini del passato soffrivano di meteoropatia:

Wolfgang Amadeus Mozart soffriva di reumatismi

Voltaire era profondamente malinconico in autunno

 entrambi erano meteoropatici.

Addirittura, Ippocrate consigliava ai medici di prendere in debita considerazione l’influenza che le stagioni dell’anno avevano sui pazienti.

Oggi tutto questo è ampiamente studiato!

Cosa significa meteoropatia?

Il termine meteoropatia deriva dal greco “meteora” (cose in alto nell’aria o da fenomeni celesti) e “pathos” (malattia, sofferenza, dolore).

Questo termine si riferisce a un set di temperatura, umidità, pressione barometrica e luminosità.

Più precisamente la meteoropatia può essere considerata una sindrome: infatti, è rappresentata da un gruppo di sintomi e reazioni patologiche che si manifestano quando si verifica un cambiamento graduale o improvviso in uno o più fattori meteorologici in una determinata area.

Possono verificarsi disturbi psichici e fisici di tipo neurovegetativo che si verificano in determinate condizioni e variazioni del tempo meteorologico e delle condizioni climatiche stagionali.

Meteoropatia:  chi è maggiormente colpito?

Gli scienziati hanno affermato che le persone di mezza età, in particolare le donne, sono maggiormente a rischio di diventare meteoropatiche, ma anche i bambini sono a rischio.

Inoltre vale la pena notare che le donne sono generalmente indicate come più sensibili alle condizioni meteorologiche, nonché più facilmente suscettibili allo sviluppo di sintomi di disturbi fisici e mentali in risposta ai cambiamenti ambientali.

Sintomi della Meteoropatia

  • Depressione (sia mentale che fisica)
  • Debolezza
  • Ipertensione
  • Cefalea
  • Desiderio di rimanere in casa
  • aumento della suscettibilità al dolore alle articolazioni e ai muscoli,
  • difficoltà respiratoria
  • forte sensazione allo stomaco
  • Disturbi dell’umore
  • irritabilità
  • sintomi nel sistema cardiovascolare (palpitazioni,dolore allo sterno)

Durata dei sintomi

Questi sintomi durano uno o due giorni.

 Esattamente cominciano a diminuire una volta che il tempo è cambiato, ma ritornano se il tempo cambia di nuovo.

Quando i cambiamenti si susseguono uno dopo l’altro, i sintomi diminuiscono di intensità ogni volta, poiché si verifica una sorta di processo di adattamento da parte del nostro organismo.

Meteoropatia o Meteosensibilità?

Esiste una differenza quantitativa tra i termini “meteosensibilità” e “meteoropatia“.

I meteosensibili sono persone biologicamente sensibili a sentire l’effetto di particolari eventi atmosferici sulla mente e sul corpo.

I meteoropatici ,invece, sono quegli individui che sviluppano una malattia specifica o un peggioramento delle malattie esistenti a seguito di questi cambiamenti climatici.

Inoltre La meteosensibilità è anche correlata alle capacità psicofisiche umane legate alla gestione quotidiana dello stress.

Meteoropatia e Cervello

Sebbene i meccanismi biologici della meteoropatia siano sconosciuti, in un recente studio, è stato suggerito che una maggiore attività del nucleo vestibolare può influenzare probabilmente la regolazione della meteoropatia nell’uomo.

Inoltre, le attività dell’ipotalamo e del nucleo dell’amigdala sono suggerite come significative nello sviluppo della meteoropatia.

Studi scientifici sulla Meoropatia

I ricercatori del Dipartimento di Neuroscienze dell’Istituto di Psichiatria e Psicologia, dell’ Università “Cattolica del Sacro Cuore” di Roma hanno descritto e convalidato:

un questionario per la rilevazione della meteoropatia e meteosensibilità:
Il METEO-Q

I risultati del loro studio supportano l’utilizzo del METEO-Q per la raccolta di informazioni sugli effetti dei cambiamenti climatici su soggetti sani e potenzialmente su pazienti psichiatrici.

Per saperne di più ,puoi leggere l’articolo integrale (lingua inglese) clicca qui

Fattori di Incidenza

Alcuni fattori come:

  • la stagionalità ,
  •  la disregolazione dei ritmi circadiani ,
  • le anomalie nella risposta biologica alla luce solare ,
  • il ciclo lunare

svolgono un ruolo significativo nello sviluppo e nel decorso anche di altre patologie mentali ( es. Disturbo Bipolare)

Clima e Emozioni

I fattori ambientali come il clima o il tempo possono influenzare gli stati emotivi umani e le condizioni di salute.

Ad esempio, è stato dimostrato che il disagio emotivo diminuisce quando aumenta l’esposizione al sole e durante le variazioni meteorologiche quotidiane.

Infatti l’esposizione solare, la velocità del vento e la pressione dell’aria influenzano la soddisfazione di sé.

In aggiunta,altri studi hanno evidenziato come i livelli della temperatura, le precipitazioni, l’ umidità e la copertura nuvolosa peggiorano l’espressione dei sentimenti tra gli utenti dei social media.

Clima e Stress

Precisamente è stato anche dimostrato che i fattori di stress ambientale, come un notevole aumento della temperatura o un aumento delle precipitazioni prodotti dai cambiamenti climatici, in particolare durante le catastrofi naturali, possono causare stress mentale, emotivo e fisico negli esseri umani.

In particolare, alcuni autori hanno suggerito che le onde elettromagnetiche influenzano direttamente l’ipotalamo, il quale in presenza di un fattore stressante interviene tentando di conservare lo stato di normalità dell’organismo.

Clima ed altre patologie

Le condizioni meteorologiche sono legate al disturbo affettivo stagionale, che si riscontra principalmente nelle donne,e agli attacchi d’ansia da panico.

 Alcuni autori hanno anche sottolineato la relazione tra i cambiamenti meteorologici e il mal di testa a grappolo(Lee et al. 2014), all’ emicrania, al dolore neuropatico ed ai disturbi del sonno nell’uomo.

Qualsiasi disturbo derivante dall’impatto delle condizioni climatiche può essere descritto come meteoropatia,

cioè un fenomeno di peggioramento delle malattie esistenti o dell’emergere di una nuova malattia specifica come conseguenza del cambiamento climatico.

Meteoropatia e Cura

Esistono diversi rimedi e terapie a seconda della persona che ne soffre.

Rimedi

Omeopatia
Fitoterapia
Magnesio

Terapie

Agopuntura

E’ una branca della medicina cinese, che sfrutta il posizionamento di alcuni aghi in determinati punti del corpo al fine di attenuare od eliminare il disturbo.

Idroterapia

Aiuta l’organismo a ritrovare la capacità di termoregolazione mediante getti alternati d’acqua calda e fredda.

Luminoterapia

E’ una terapia chiamata anche “light terapy” o terapia della luce,e consiste nel sottoporre la persona all’ esposizione di luce solare attraverso una lampada.

Terapia farmacologica e medica
Percorso psicologico e/o psicoterapeutico

Se hai necessità di iniziare un percorso psicologico di consulenza o sostegno in presenza o online, puoi contattarmi anche per via- email:

donatella_valsi@yahoo.com

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Fonti

  • M.Mazza,M.Di Nicola,V.Catalano et al.(2012). Description and Validation of a Questionnaire for the Detection of Meteoropathy and Meteorosensitivity: The METEO-Q. Compr Psychiatry.53(1):103-6.
  • W.Oniszczenko.(2020) Affective Temperaments and Meteoropathy Among Women: A Cross-sectional Study. PLoS One.4;15(5):e0232725.

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Stress

Come riuscire a smettere di Lamentarsi

L’ Articolo tratta come riuscire a smettere di lamentarsi esplorando ciò che ci porta a farlo insieme ad alcune indicazioni che potranno aiutarci a farci smettere

Probabilmente nella nostra vita ci siamo lamentati.

Forse lo abbiamo fatto quando gli obiettivi che ci siamo prefissati, poi, non si sono verificati.

In altre circostanze,invece, abbiamo interagito con una persona che si lamentava di qualcosa per diverso tempo.

Cosa significa lamentarsi?

Per capire meglio cosa significa, ho cercato nel dizionario Treccani Online, il significato del termine

( Se vuoi leggerlo anche tu, clicca qui ).

Il dizionario, riporta le seguenti parole per spiegare il significato di lamentarsi:

  • Compiangere, provare dolore o rammarico per qualche cosa;
  •  Emettere lamenti, per dolore fisico o morale;
  • Esprimere la propria scontentezza, dolersi presso altri di cosa che non ci soddisfa, di un torto subìto, di quanto ci fa soffrire.
Voi ,invece, come descrivereste il significato di lamentarsi?
Alcuni autori, lo descrivono così…

Lamentarsi come riuscire a smettere psicologia

Perchè ci lamentiamo ?

Come riuscire a smettere di lamentarsi psicologia

Cosa ci fa lamentare?

Le persone che si lamentano hanno un pensiero negativo ricorrente; più precisamente, la persona che lo prova si chiude in questo stato d’animo e vede soltanto aspetti e momenti negativi nella propria vita, dall’ area affettiva, a quella lavorativa, sociale e di salute.

La psicologia definisce questa tendenza come “ rimuginio”, in cui predomina uno stile di pensiero negativo che ci porta a rimuginare.

Alla base di questo stile di pensiero, potrebbe esserci uno stato d’insoddisfazione e d’insicurezza nella propria vita.

In questa condizione potremo vivere ciò che facciamo, i nostri progetti e obiettivi quotidiani focalizzandoci esclusivamente sull’ aspetto negativo dei risultati probabilmente raggiunti, non considerando alcun aspetto positivo dagli errori ad esempio commessi, e dai risultati, continuando così a lamentarci.  

Può anche essere causato quando proviamo un sentimento di gelosia o invidia verso persone vicine, come ad esempio i colleghi di lavoro, che sono percepite come maggiormente realizzate rispetto a noi stessi.

Un’ulteriore causa che spinge a lamentarci continuamente è portata dalla ricerca di attenzione.

Complessivamente,  la persona lamentosa ha una bassa autostima, insicurezza e senso di incapacità e di sfiducia nelle proprie capacità.

La lamentela potrebbe essere la radice dei problemi emotivi che abbiamo.

Di certo, se smettessimo di lamentarci tanto per le cose che non vanno come vorremmo e ci concentrassimo di più sulle cose che ci possiamo godere e che ci rendono felici, non saremmo così amareggiati.

 La nostra lamentela non può aiutarci ma farci affondare sempre di più nel malessere e scontentezza.

Lamentandoci in quali conseguenze potremo incappare ?
  • Dispendio eccessivo di energia mentale e fisica
  • Non apprezzare le cose belle della vita
  • Visione negativa e pessimistica
  • Ripercussioni nella sfera relazionale(amici,colleghi,parenti)
  • Sentimenti di rabbia
  • Senso di insicurezza
  • Bassa autostima
  • Sfiducia nelle proprie capacità
  • Immobilità nella propria vita
  • Sprofondare nel proprio dolore
Cosa ne pensa la scienza della lamentela?

Abbiamo visto che lamentarci, soprattutto se lo facciamo di frequente, può essere dannoso per la nostra salute e per la nostra vita anche con le altre persone a noi vicine.

Cosa accade nel nostro cervello quando ci lamentiamo?

Alcuni studi a riguardo, hanno dimostrato che lamentarsi altera le nostre reti neurali e può avere gravi ripercussioni sulla nostra salute mentale. 

Infatti, più ci lamentiamo e più consolidiamo nel nostro cervello questa tendenza in modo tale che saremo sempre più propensi a lamentarci.

Lamentarsi non influisce solo sulle connessioni neurali della persona che si lamenta, ma anche su quelle di coloro che la circondano.

In realtà, è probabile che dopo aver sentito un amico lamentarsi per diverse ore, ci potremo sentire svuotati, privi di energia. E’ anche probabile che in quel momento abbiamo una visione un po’ più pessimistica del mondo.

Questo accade  perché il nostro cervello è programmato per essere empatico ed interagire socialmente con gli altri.

Come riusciamo ad essere empatici ?

Noi riusciamo ad essere empatici con gli altri mediante i cosiddetti “neuroni specchio”, i quali  sono responsabili di farci sperimentare gli stessi sentimenti della persona che abbiamo di fronte, siano essi gioia, tristezza o rabbia.

In questo modo, il nostro cervello cerca d’immaginare cosa sente e pensa quella persona, per poter agire di conseguenza e modulare il proprio comportamento.

Nel caso in cui ci troviamo insieme ad un nostro amico che si lamenta, l’empatia diventa un’arma a doppio taglio in quanto siamo predisposti a sentire, ad immedesimarci con gli altri.

Un ulteriore ricerca svolta dalla Stanford University, ha studiato riguardo le possibili conseguenze generate durante l’ascolto di una lamentela per circa trenta minuti: secondo quanto accertato dai ricercatori americani, le lamentele provocano umore basso, irritabilità, negatività e stanchezza fisica, oltre a danneggiare i neuroni e ad alimentare pensieri negativi.

Inoltre, ascoltare qualcuno che si lamenta, spegne i neuroni e provoca un abbassamento di alcune funzioni cognitive, creative, intellettuali ed emotive molto importanti.

Come dimostrato dagli studiosi della Stanford, il lamento è considerato dal nostro cervello, un contenuto che non ha bisogno di attenzione, e visto essere più fastidioso che altro.

In più, i lamenti aumentano lo stress dato che i pensieri negativi provocano aumenti del cortisolo, l’ormone che regola lo stress e influenza l’umore e le azioni quotidiane. I pensieri negativi provocati dalle lamentele, inoltre, bloccano il pensiero positivo e la capacità di problem solving.

Come fare per cambiare questa abitudine dannosa?

Possiamo farlo mediante l’ ironia!

Questo suggerimento arriva dagli stessi ricercatori della Stanford University.

Ci raccomandano di usare l’ironia per stemperare le lamentele altrui o per esprimere le proprie, oppure risolvere direttamente il problema, o ancora spingere la persona che si lamenta ad agire direttamente anziché perdere tempo a lamentarsi.

Altre indicazioni…
  • Non giudicare

Cercare di smettere di giudicare gli altri e se stessi.

Essere maggiormente accoglienti nei propri e altrui riguardi anche verso il nostro personale concetto di imperfezione.

  • Accettare

L’accettazione è importante per raggiungere la pace interiore e la salute mentale.

Comprendere che nella propria esistenza, ci sono diverse situazioni che non è possibile cambiare.

  • Padronanza di sé

Essere padroni di se stessi e delle parole che utilizziamo può aiutarci a non cadere nel vortice della negatività dei nostri pensieri critici e negativi

  • Concentratevi sull’aspetto positivo 

Ogni circostanza ha un lato positivo, solo che non ci prestiamo attenzione e non riusciamo a vedere tutta la bellezza che ci circonda. 

  • La Mindfulness

La mindfulness può aiutarci a praticare una visione consapevole, più accettante e non giudicante verso la nostra personale realtà.

Per saperne di più, anche sul programma dei corsi che svolgo, Clicca qui

Chiedere aiuto se è necessario ad un professionista sanitario, Lo Psicologo

Quando la lamentela,questa visione pessimistica diventa forte, ed ha delle implicazioni in diverse aree della propria vita, allora sarebbe consigliabile chiedere aiuto a uno psicologo.

Si potrebbe intraprendere un percorso di consulenza o sostegno psicologico in presenza oppure online.

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Stress

Lo Stress come si Manifesta

Vediamo come si manifesta lo stress e come possiamo affrontarlo e superarlo

stress come si manifesta psicologa

Nella nostra vita possiamo sentirci stressati.

Ogni evento che viviamo come andare a lavoro, accompagnare i propri figli a scuola, il matrimonio di mia sorella, ed altri, possono innescare in noi uno stato di stress.

Ognuno di noi può percepire un evento come stressante in maniera diversa rispetto un’altra persona; questo significa che anche lo stesso evento percepito da me come stressante, per un altro potrebbe non esserlo o risultare più o meno stressante.

Cos’è lo Stress?

Lo Stress è una risposta psicofisica e si verifica quando svolgiamo molte attività ,le quali possono essere anche diverse tra loro, di natura emotiva, cognitiva e sociale e da noi sono percepite come eccessive.

Precisamente, un medico austriaco di nome Hans Selye nel 1936 definì lo stress essere :

la risposta aspecifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso .

Definizione di Stress

Ci sono diverse definizioni sullo Stress.

La prima definizione considera lo Stress una “reazione di allarme” che si innesca da parte del nostro organismo quando viviamo eventi della vita quotidiana  considerati essere stressanti.

La seconda  vede lo stress come uno stimolo nocivo: qualsiasi cosa o fatto interno o esterno, fisico, sociale , può  esercitare un’influenza intensa e prolungata nel tempo determinando lo stress.

Infine, la  terza definisce lo stress essere il risultato complessivo dei diversi stimoli biologici e psicosociali, e della risposta psicofisiologica scaturita da essi.

Lo Stress ha una durata?


Come abbiamo detto, ogni evento vissuto dall’individuo può essere percepito come stressante.

Se l’evento stressante ha una durata limitata nel tempo, ad esempio , si verifica una sola volta : in questo caso si tratta di Stress Acuto.

Invece, se l’evento stressante perdura nel tempo, potrebbe determinare lo Stress cronico.

Quindi a seconda dell’evento che viviamo, e la sua percezione che abbiamo su di esso, può determinare in noi lo stress acuto o lo stress cronico.

Tutti gli eventi stressanti sono negativi?

Certo che no !

E’ vero che alcuni eventi stressanti sono nocivi e possono rappresentare un rischio per il mio benessere psicofisico. In questo caso si parla di distress.

Ma in altri casi, può assumere un aspetto positivo nella mia vita.

Infatti lo stress, in alcune circostanze, può favorire una maggior vitalità al mio organismo.

Quando accade ciò si parla di eustress.

Perciò lo stress non possiamo considerarlo solo negativamente!

Come si manifesta ?

Secondo il medico Selye lo Stress si verifica in questo modo.

All’ inizio si verifica una prima risposta ad un evento percepito come stressante e il mio organismo può avere una reazione di allarme.

Successivamente, se l’evento stressante:

  • non è così forte da risultare incompatibile con la sopravvivenza dell’organismo
  • è prolungato nel tempo

Potrebbe verificarsi una resistenza da parte del mio organismo con risposte diverse e per alcuni versi opposte rispetto alla reazione di allarme.

Se l’evento stressante continua ad essere presente in modo intenso, si innesca la fase di esaurimento ovvero le risorse a disposizione dell’organismo sono limitate e ad un certo punto si esauriscono.

Quali sono i fattori di rischio?

Ci sono molti eventi che possono essere stressanti.

Ognuno di noi può percepire questi eventi in maniera diversa.

  • eventi della vita sia piacevoli che spiacevoli (matrimonio,nascita di un figlio, morte di una persona cara)
  • in presenza di malattie organiche
  • condizioni di vita (ambienti rumorosi, inquinati)
  • stile di vita (abuso di fumo e alcol)
Come faccio a capire se sono stressato/a?

Può verificarsi tramite alcuni sintomi.

Non sempre la presenza di questi sintomi, la causa è da identificarsi nello stress.

  •  A livello fisico : come il mal di testa,i problemi di sonno, la stanchezza
  • nel comportamento: come la prepotenza, il giudizio
  •  manifestazioni emotive : come piangere, il nervosismo
  • con sintomi cognitivi: come la mancanza di concentrazione, la difficoltà a prendere decisioni
E’ possibile affrontarlo ?

Innanzitutto, è bene dire che ogni cosa vissuta può essere fonte di insegnamento per me anche per quanto riguarda le situazioni più spiacevoli.

E’ possibile superarlo o ridurlo, se il caso lo consente tramite un percorso di consulenza e sostegno psicologico: sono degli interventi finalizzati ad accogliere la richiesta d’aiuto della persona.

In alternativa , è possibile prevenirlo, o imparare a saperlo gestire ed affrontare tramite un percorso di consapevolezza ovvero tramite la mindfulness.

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