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Personalità Relazioni

Conosci te stesso : la tua Personalità?

Viene illustrata la definizione di personalità e come sia possibile conoscersi, scoprendo anche le proprie potenzialità, mediante un percorso introspettivo e psicologico individuale e di coppia.

Conoscere la nostra personalità psicologia

Da diverso tempo, aspiravo a presentare il costrutto di personalità, molto importante in quanto rappresenta noi stessi e le proprie peculiarità; per farlo, ho realizzato questo articolo di approfondimento specifico.

Buona lettura!

Cos’è la personalità?

Questo termine deriva dalla parola latina “PERSONA ”, con cui si indicavano le Maschere che gli attori indossavano per rappresentare parti diverse.

Sebbene non ci sia una Definizione Generale, la personalità è più comunemente definita come la somma di tutte le caratteristiche che riflettono modelli relativamente duraturi come quelli Emozionali, Cognitivi, Motivazionali e Comportamentali.

La personalità è un’organizzazione complessa di modi di essere, di conoscere e di agire che assicura unità, coerenza e continuità, stabilità e progettualità alle relazioni dell’individuo con il mondo (Caprara, Gennaro, 1994).

PERSONAlità diverse…

Le Differenze Individuali nella personalità sono descritte sulla base di un piccolo insieme di caratteristiche dimensionali fondamentali definite come modelli largamente coerenti di pensieri, sentimenti e azioni attraverso il tempo e le situazioni.

 I diversi tipi di tratti in varia misura dirigono il comportamento e contraddistinguono gli individui e le personalità.

I TRATTI FONDAMENTALI o caratteristiche principali della personalità si ipotizza si sviluppano precocemente, hanno una base genetica ed una forte coerenza tra la Stabilità situazionale e temporale. Sono costanti nei Sentimenti, Pensieri e Azioni e nel corso del Tempo.

Gli STATI o Caratteristiche Superficiali si sviluppano successivamente e sono generalmente più suscettibili in una configurazione sociale e culturale e meno stabili nel tempo (Es. Valutazioni, Atteggiamenti sociali, Valori, Obiettivi, Interessi)

Temperamento & Carattere

Più recentemente Cloninger definisce la personalità come divisa in due distinte dimensioni psicobiologiche: il temperamento e il carattere (Cloninger,1993). Secondo questa teoria, definita bio-psicosociale, il temperamento riflette una base biologica e determina la spinta ad agire in diversi modi, il carattere, invece, sarebbe il risultato dell’interazione della persona, in base alle sue attitudini con l’ambiente. 

Esiste la Personalità Patologica?



Ebbene Si : In Psicologia, ci si riferisce al DISTURBO DI PERSONALITÀ.

Per spiegare e far conoscere i Disturbi di Personalità in modo da divulgare e sensibilizzare le persone alla salute psicologica, da settembre 2021 ho curato una rubrica specifica su Instagram.

Rubrica Instagram Disturbi di Personalità Psicologia

Rubrica Disturbi di Personalità – Instagram

E’ un’iniziativa volta alla divulgazione e sensibilizzazione alla conoscenza della salute mentale in modo da orientare le persone a rivolgersi ai professionisti sanitari (medico, psichiatra, psicologo‑psicoterapeuta) qualora sia necessario per avere supporto e cura.

~ Non può essere utilizzata per farsi Auto‑Diagnosi ~

Esistono Punti di forza del carattere ?

Abbiamo tutti una costellazione distinta di punti di forza

I punti di forza del carattere sono le parti positive della tua personalità che influenzano il modo in cui pensi, senti e ti comporti. Gli scienziati hanno identificato 24 punti di forza caratteriali che hai la capacità di esprimere. Partecipando al sondaggio VIA scoprirai il tuo profilo di forza. Conoscere e applicare i tuoi più alti punti di forza caratteriali è la chiave per essere il tuo sé migliore. Impara i punti di forza del tuo carattere e i tratti personali | Istituto VIA (viacharacter.org)

E’ possibile definire la tua personalità?

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Dott.ssa Donatella ValsiPsicologa Clinica

Personalità e genere

Le personalità di uomini e donne sembrano differire sotto diversi aspetti.

Alcune teorie psicologiche come le teorie del ruolo sociale dello sviluppo, presuppongono che le differenze di genere derivino principalmente dai ruoli di genere percepiti, dalla socializzazione di genere e dai differenziali di potere sociostrutturali.

Di conseguenza, i teorici del ruolo sociale si aspettano che le differenze di genere nella personalità siano più piccole nelle culture con più egualitarismo di genere.

La maggior parte delle ricerche che esaminano i legami tra genere e personalità hanno trovato differenze di genere da piccole a moderatamente grandi. In termini di tratti della personalità noti come Big Five,  la teoria dei cinque grandi fattori della personalità,
 gli uomini tendono a ottenere punteggi inferiori rispetto alle donne in nevroticismo(vulnerabilità, insicurezza ed instabilità emotiva) e gradevolezza (cortesia, altruismo e cooperatività, cordialità) e, in misura minore, alcuni aspetti dell’estroversione (ad esempio, calore,) e apertura all’esperienza .

In sintesi, le donne hanno maggiori caratteristiche di personalità legate alla vulnerabilità,insicurezza,instabilità emotiva,altruismo,cooperatività e cordialità,calore e sentimenti rispetto agli uomini.

Personalità e Benessere di Coppia

E’ vero il detto “gli opposti si attraggono” ?

Si sono effettuati diversi studi scientifici per comprendere la concordanza della personalità all’interno della coppia nel corso del tempo anche in merito al supporto coniugale percepito.

In particolare, la teoria dell’accoppiamento assortativo suggerisce che gli individui hanno maggiori probabilità di impegnarsi in relazioni con coloro che hanno tratti e caratteristiche più simili ai propri (ad esempio, Gonzaga et al., 2010Mare, 1991). 

Somiglianza dei partners…

Coerentemente con la teoria in precedenza menzionata, la letteratura esistente suggerisce che quando si entra in una relazione, i partner tendono ad essere simili nella salute mentale e malattia fisica (Kiecolt-Glaser et al., 2015), (Hippisley-Cox et al., 2002), atteggiamenti (Luo & Klohnen, 2005), e comportamenti di salute (Li et al., 2013; Merler et al., 2007).

Personalità simili e sessualità

Le somiglianze all’interno della coppia sono anche associate a risultati positivi. Ad esempio, le somiglianze all’interno della coppia in vari aspetti della sessualità sono associate alla soddisfazione sessuale (Lykins et al., 2012) e la somiglianza negli stili di attaccamento è associata alla soddisfazione (Luo & Klohnen, 2005);allo stesso modo, la discordanza all’interno della coppia nella salute mentale è associata a meno soddisfazione coniugale, più condizioni di salute croniche e aumento del rischio di divorzio (Gerstorf et al., 2013). 

Il Tempo può aiutare le coppie alla somiglianza dei partners

Anche le diadi romantiche di successo tendono a convergere nel tempo; cioè, le caratteristiche, la salute e i comportamenti dei coniugi spesso diventano più simili man mano che le relazioni si sviluppano (Jackson et al., 2015Leong et al., 2014), e che la convergenza all’interno della diade è associata a risultati positivi. Ad esempio, la convergenza delle caratteristiche emotive e degli interessi personali tra i partner predice una maggiore soddisfazione della vita, coesione e ridotto rischio di separazione (Anderson et al., 2003Gonzaga et al., 2010).

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Problemi Psicologici

La Depressione: Prenditi cura di Te

Viene spiegata cos’è la depressione, le possibili cause, ed illustrati gli interventi terapeutici e di prevenzione psicologica in modo da orientare la persona a scegliere di prendersi cura di sé

Cos’è la depressione?

La depressione è un disturbo dell’umore che provoca una persistente sensazione di tristezza e perdita di interesse.

Influenza il modo in cui ti senti, pensi e ti comporti e può comportare una serie di problemi emotivi e fisici.

La persona potrebbe avere difficoltà a svolgere le normali attività quotidiane e, a volte, potrebbe sentire come se la vita non fosse degna di essere vissuta.

La depressione è una malattia del tono dell’umore, cioè di quella funzione psichica che accompagna l’adattamento al nostro mondo interno, psicologico e a quello esterno: il tono è alto quando siamo in condizioni piacevoli, va verso il basso quando viviamo situazioni sgradevoli.

Le persone che soffrono di depressione si percepiscono come inadeguate e senza valore, considerano l’ambiente circostante come “ostile” e non supportivo e il futuro appare incerto e pieno di difficoltà.

Chi soffre di depressione sperimenta angoscia persistente, perdita di interesse nelle attività che normalmente danno piacere e difficoltà nello svolgimento anche delle più semplici azioni quotidiane, per almeno due settimane, a volte con conseguenze negative sulle relazioni interpersonali.

La Depressione secondo Jung:

La depressione è una signora vestita di nero che bisogna far sedere alla propria tavola ed ascoltare.

(Carl Gustav Jung)

Le caratteristiche della depressione

Sentirsi depressi significa vedere il mondo come se si indossassero degli occhiali con lenti scure: tutto diventa grigio, opaco e difficile da affrontare, anche compiere le normali attività quotidiane come alzarsi dal letto, lavarsi, telefonare ad un amico, fare la spesa.

La persona che soffre di depressione presenta un umore depresso per la maggior parte del giorno, tutti i giorni e, come precedentemente detto, una perdita di interesse e piacere per tutte, o quasi tutte, le attività.

Inoltre, si può verificare una significativa variazione rispetto al proprio peso corporeo e al sonno. A compromettere ancora di più tutti gli ambiti della vita (sociale, lavorativa, familiare), il paziente riferisce problemi per quanto riguarda l’attenzione, la concentrazione, oltre che pensieri ricorrenti di morte e ideazione suicidaria.

La Depressione nel mondo

La depressione colpisce nel mondo 5 persone su 100 (circa 322 milioni di persone); ha un’incidenza maggiore nella popolazione femminile (3 su 4 pazienti, circa il 75%) in un’età compresa tra 55 e 74 anni (dati OMS), e colpirebbe più frequentemente l’occidente e la regione sud-est asiatica.

In Italia, l’incidenza del disturbo sarebbe di 2,8 milioni di persone (circa il 5-6% della popolazione) calcolato dall’Istituto Nazionale di Statistica. Il Sole 24 ore nel 2018 ha stimato che nel 2030 la depressione possa rappresentare la maggior causa di disabilità nel mondo.

Nel Soma, nell’ Emotività, nell’ Azione, nel pensiero …

I sintomi somatici della depressione più comuni sono:

  • perdita di energie,
  • senso di fatica,
  • disturbi della concentrazione e della memoria,
  • agitazione motoria e nervosismo,
  • perdita o aumento di peso,
  • disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia)
  • mancanza di desiderio sessuale,
  • dolori fisici,
  • senso di nausea.

I sintomi emotivi della depressione tipici di chi è depresso sono:

  • tristezza,
  • angoscia,
  • disperazione,
  • senso di colpa,
  • vuoto,
  • mancanza di speranza nel futuro,
  • perdita di interesse per qualsiasi attività,
  • irritabilità e ansia.

Il contenuto dei pensieri associati alla depressione, come aveva già osservato lo stesso Aaron Beck ( psichiatra e psicoterapeuta statunitense,fu il fondatore della Terapia Cognitiva) è tipicamente caratterizzato da una visione negativa di sé, del mondo e del suo futuro. I temi principali sono di fallimento, incapacità e mancanza di speranza. Nella mente del paziente depresso si strutturano tre schemi cognitivi depressogeni, che hanno appunto come temi la perdita (loss), la disperazione (hopeless) e l’autocritica (self-blame).

 Sono stati chiamati da Beck questi temi come “aspettative negative su di sé, sul mondo e sul futuro”, concetti che diverranno noti come “triade cognitiva” della depressione.

I principali sintomi della depressione comportamentali sono:

  • riduzione delle attività quotidiane,
  • evitamento delle persone e isolamento sociale,
  • comportamenti passivi,
  • riduzione dell’attività sessuale
  • tentativi di suicidio.

I principali sintomi cognitivi della depressione invece, sono:

  • rallentamento ideativo,
  • incapacità decisionale,
  • disturbi della concentrazione e della memoria,
  • ruminazione depressiva,
  • pensieri negativi su di sé, sul mondo e sul futuro,
  • idee di colpa, indegnità, rovina,
  • autosvalutazione,
  • autocommiserazione,
  • percezione del tempo rallentato,
  • percezione dell’attuale stato mentale come di una condizione senza fine.

Alla luce di tutto ciò, il paziente valuta ogni situazione in maniera negativa e pessimistica, sentirsi “giù di morale” non gli permette di apprezzare nulla di ciò che lo circonda. La gioia, il piacere, l’affetto, la spinta all’azione lasciano il posto alla passività e alla demotivazione, due elementi che incastrano il paziente in un circolo vizioso che lo paralizza.

Cause della depressione

E’ un disturbo multifattoriale dove aspetti genetici, biologici e psicosociali interagiscono tra loro.

Non è possibile descrivere una precisa eziologia del disturbo.
L’ipotesi più accreditata è che l’individuo svilupperebbe l’episodio depressivo per la presenza di una serie di vulnerabilità:

  • Genetica, che si riferisce al corredo genetico presente nell’individuo.
  • Biologica, data dalla presenza di determinati neurotrasmettitori in precise aree cerebrali;
  • Psicologica, cioè il modo di pensare e di reagire agli eventi della vita;
  • Sociale, la disponibilità di relazioni sane e funzionali.

In altre parole, possiamo affermare che la depressione si sviluppa nelle persone geneticamente predisposte e che vengono esposte in ambienti che ne accentuano la vulnerabilità.

Come si cura la depressione? Come curare la depressione?

Cura della depressione : La Terapia Cognitivo – Comportamentale

Nel corso degli anni numerosi studi hanno evidenziato come la Terapia Cognitivo – Comportamentale aumenti la risposta al trattamento nei pazienti depressi, sia in termini di umore che di ansia, migliori la qualità della vita e riduca significativamente i sintomi post trattamento, abbattendo tantissimo la probabilità che la depressione si ripresenti.

In uno studio molto recente, Kappelmann et al. (2020) hanno sottolineato che i farmaci antidepressivi (ADM) e la psicoterapia sono trattamenti efficaci per il disturbo depressivo maggiore (MDD).

L’Importanza della Prevenzione della Salute Mentale

Attività fisica e depressione: verso la comprensione dei meccanismi antidepressivi dell’attività fisica

L’attività fisica può trattare e prevenire i sintomi depressivi ed influenza una serie di processi biologici e psicosociali implicati anche nella fisiopatologia della depressione.

L’esercizio fisico può determinare cambiamenti nella neuroplasticità, nell’ infiammazione, nello stress ossidativo, nel sistema endocrino, nell’ autostima, nel supporto sociale .

Interventi basati sull’esercizio fisico possono massimizzare i loro effetti antidepressivi a livello individuale.

Vivere il presente (Be Mindful): La Mindfulness come promotore del benessere psicologico

Nella psicologia contemporanea, la mindfulness è vista come uno strumento per aumentare la consapevolezza e rispondere in modo ottimale ai processi mentali che contribuiscono al disagio emotivo e al comportamento disadattivo.

La maggior parte delle nostre emozioni disturbanti derivano dal fatto che focalizziamo l’attenzione su pensieri che appartengono al passato o al futuro, non vivendo pienamente e con attenzione il presente.

Vivere nel presente significa ascoltare il proprio corpo, le nostre sensazioni corporee e concentrarsi sulle attività che si stanno vivendo in quel momento.

Cos’è la Mindfulness?

 La mindfulness è “portare la propria attenzione completa all’esperienza presente momento per momento”.

Maelatt e Kristeller

La mindfulness può essere considerata una maggiore attenzione e consapevolezza dell’esperienza attuale o della realtà presente.

La “consapevolezza” si riferisce alla coscienza dell’individuo di ciò che sta vivendo, senza che quelle esperienze siano al centro dell’attenzione.

“Attenzione” è il processo di focalizzazione della consapevolezza cosciente su esperienze specifiche.

Brown e Ryan

Vescovo et al. ha proposto una definizione operativa di mindfulness con due componenti:

  • Il primo riguarda l’autoregolazione dell’attenzione, che è focalizzata sull’esperienza immediata nel presente.
  • Il secondo implica avere un atteggiamento aperto, curioso e di accettazione verso quell’esperienza.

Kabat-Zinn ha descritto la mindfulness come “la consapevolezza che emerge prestando attenzione, intenzionalmente, nel momento presente, e in modo non giudicante, allo svolgersi dell’esperienza momento per momento” .

Questa consapevolezza può essere rivolta a esperienze interne (sensazioni corporee, sentimenti/emozioni e pensieri) ed esperienze esterne (ciò che si vede, si sente, si annusa, si gusta e si tocca).

Shapiro e Carlson hanno definito la mindfulness come “la consapevolezza che sorge attraverso la partecipazione intenzionale in modo aperto, premuroso e discernente”.

Questa definizione contiene tre elementi correlati:

  • Il primo elemento, l‘intenzione, implica riflettere sui propri obiettivi e valori personali e prestare attenzione alle cose più importanti nel realizzarli e nel sostenerli;
  • Il secondo elemento, l’attenzione (vale a dire, prestare attenzione alle esperienze nel qui e ora) è un prerequisito per vedere chiaramente. Infine, mentre l’intenzione si riferisce al motivo per cui prestiamo attenzione,
  • il terzo elemento, l’atteggiamento, riguarda il modo in cui prestiamo attenzione. Non si riferisce a un tentativo di cambiare le cose, ma a uno sforzo di relazionarsi con esse in modo non giudicante, con curiosità e compassione.

Efficacia scientifica

Diversi studi hanno messo in luce come la mindfulness possa risultare sia un fattore protettivo che un intervento efficace rispetto ai sintomi depressivi (Baer 2003; Hofmann et al., 2010)

La Terapia Cognitiva basata sulla consapevolezza (MBCT)

La Terapia Cognitiva basata sulla consapevolezza (MBCT) sviluppata dai terapisti ad approccio cognitivo-comportamentale  ovvero da Segal, Williams e Teasdale , viene spesso utilizzata per prevenire le ricadute nella depressione.

È stato ipotizzato che le basi teoriche per i meccanismi di cambiamento di MBCT includano una migliore regolazione emotiva correlata a una maggiore consapevolezza,  maggiore auto-compassione, ridotta ruminazione  e diminuzione dell’evitamento esperienziale dei sentimenti disforici.

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psicologia online Salute

L’ autostima e la salute psicologica

Viene indagata cos’è l’autostima, i suoi benefici nella nostra vita e utilizzata come strumento di prevenzione per la salute psicologica

Quanto mi amo ? Autostima Psicologia

Cos’è l’ autostima?

Scopriamo insieme la sua Definizione…

L’Autostima parola composta da “auto + stima” , che in poche parole vuol dire “valutazione di se stesso” e che  esprime  e misura la “capacità di considerazione della sua persona”

C. Gustav Jung definiva l’autostima: “individuazione di se stesso”

 In termini generali, la letteratura scientifica intende l’autostima come un’autovalutazione, che genera sentimenti ed emozioni verso se stessi che possono variare dall’approvazione alla disapprovazione.

L’APA (American Psychological Association)  la definisce come “il grado in cui le qualità e le caratteristiche contenute nel proprio concetto di sé sono percepite come positive”.

Quanti tipi di Autostima?

La Psicologia ha distinto tra Autostima globale e specifica… esploriamo insieme cosa sono.

 Inizialmente, l’autostima è stata concepita come un costrutto globale, a cui ci si riferisce in termini di un modello unidimensionale o autostima globale. In questo caso, l’autostima è intesa come un atteggiamento generale positivo o negativo o un sentimento verso se stessi.

Successivamente, la concezione multidimensionale ha evidenziato come la vita di una persona è influenzata da diverse aree di competenza e relazioni (famiglia, scuola, lavoro, sociale, fisico, fuori dalla scuola, ecc.),

Da questa prospettiva, che comprende anche l’autostima globale, si comprende che l’autostima deriva da esperienze in diversi ambiti della vita di una persona, chiamati anche domini, dimensioni o componenti, che sono integrati da competenze specifiche organizzate in modo gerarchico. In questo ultimo caso, ci riferiamo all’autostima specifica.

Autostima alta

Possedere un’alta autostima è il risultato di una limitata differenza tra il sé reale e il sé ideale.

Significa saper riconoscere in maniera realistica di avere sia pregi che difetti, impegnarsi per migliorare le proprie debolezze, apprezzando i propri punti di forza. Tutto ciò enfatizza una maggiore apertura all’ambiente, una maggiore autonomia e una maggiore fiducia nelle proprie capacità.

Le persone con un’alta autostima dimostrano una maggiore perseveranza nel riuscire in un’attività che le appassiona o nel raggiungere un obiettivo a cui tengono e sono invece meno determinate in un ambito in cui hanno investito poco. Si tratta di persone più propense a relativizzare un insuccesso e ad impegnarsi in nuove imprese che le aiutano a dimenticare.

Bassa autostima

La non stima verso se stessi, porta ad una versione negativa della vita sia per quanto riguarda la sfera psicologica e sia in riferimento alla componente  materiale dell’esistenza; porta ad avere  una versione negativa della vita, e una reazione sempre più deleteria sia fisica che psicologica.

Le persone con bassa autostima spesso si  lasciano andare verso una interpretazione di sé e della vita, affermando :

“non sono nulla ….non valgo nulla”.

Tutto questo potrebbe avere delle ripercussioni anche per quanto riguarda le nostre relazioni; più specificamente le persone vicine a individui con bassa autostima possono sentirsi impotenti perché non riescono ad aiutarli ; inoltre tali persone, tendono ad autocommiserarsi e farsi autocommiserare.

Quando manca l’autostima?

L’autostima manca quando si ha la convinzione di non riuscire a legare nei rapporti interpersonali o in altre specifiche situazioni come in quelle lavorative perché non ci si sente all’altezza.

 Accade spesso che in queste persone quando vivono qualcosa di positivo si autoconvincono che ciò è troppo bello per essere vero e non credono a ciò che gli sta succedendo; inoltre la mancanza di autostima può portare la persona a sentirsi in colpa durante ad esempio una discussione .

Avere una bassa autostima può condurre ad una ridotta partecipazione e a uno scarso entusiasmo, che si concretizzano in situazioni di demotivazione in cui predominano disimpegno e disinteresse.

Vengono riconosciute esclusivamente le proprie debolezze, mentre vengono trascurati i propri punti di forza.

Spesso si tende ad evadere anche dalle situazioni più banali per timore di un rifiuto da parte degli altri. Si è più vulnerabili e meno autonomi. Le persone con una bassa autostima si arrendono molto più facilmente quando si tratta di raggiungere un obiettivo, soprattutto se incontrano qualche difficoltà o sentono un parere contrario a ciò che pensano.

Si tratta di persone che faticano ad abbandonare i sentimenti di delusione e di amarezza connessi allo sperimentare un insuccesso. Inoltre, di fronte alle critiche, sono molto sensibili all’intensità e alla durata del disagio provocato.

L’alta autostima causa prestazioni migliori, successo interpersonale, felicità o stili di vita più sani?

La risposta non è univoca e la ricerca scientifica si impegna per rispondere a questa domanda.

Vediamo insieme i risultati emersi da questa ricerca (clicca qui per leggere l’articolo integrale in lingua inglese)

Nell’ ambiente scolastico…

Le modeste correlazioni tra autostima e rendimento scolastico non indicano che un’alta autostima porti a buone prestazioni.

Invece, l’alta autostima è in parte il risultato di un buon rendimento scolastico. Gli sforzi per aumentarla negli alunni non hanno dimostrato di migliorare il rendimento scolastico e talvolta possono essere controproducenti.

E in quello lavorativo…

Le prestazioni lavorative negli adulti sono talvolta correlate all’autostima;

 Il successo professionale può aumentarla piuttosto che il contrario.

In alternativa, l’autostima può essere utile solo in alcuni contesti lavorativi.

Ha una forte relazione con la felicità.

Sebbene la ricerca non abbia chiaramente stabilito la causalità, c’è la convinzione che un’alta autostima porti a una maggiore felicità. La bassa autostima è più probabile che  porti alla depressione in alcune circostanze.

Ulteriori studi scientifici…

Sviluppo dell’autostima durante la vita ed i suoi effetti

E’ stato esaminato il suo sviluppo durante la vita e valutato se questa influenza lo sviluppo di importanti risultati di vita, tra cui la soddisfazione relazionale,la soddisfazione lavorativa, lo stato occupazionale, lo stipendio, l’affetto positivo e negativo, la depressione e salute fisica.

I risultati suggeriscono che ha un impatto prospettico significativo sulle esperienze di vita.

Quali sono i suoi benefici ?

  • il Saper gestire le emozioni,
  • Maggiore serenità interiore ed esteriore,
  • Maggiore capacità di affrontare i problemi,
  • Migliori relazioni (amici,parenti, partner),
  • Amore per sé stessi e miglior capacità di amare anche gli altri,
  • Avere il controllo della propria filosofia di vita,
  • Identificare le proprie rappresentazioni mentali,
  • Migliore pianificazione  verso il successo,
  • Saper dirigere il proprio focus mentale in un dato status.

Possiamo aumentare la nostra autostima?

Si, è possibile accrescerla !

ci vuole tenacia e assenza di giudizio nei propri confronti (essere più permissivi verso se stessi, o meglio permettendoci di essere), lavorando giorno per giorno per entrare in contatto con noi stessi e per comprendere chi siamo.

Si tratta di un’esperienza della nostra interiorità.

Imparare ad essere comprensivi verso le nostre debolezze, saper perdonare se stessi per eventuali errori e saper accettare la realtà di esseri umani.

Richiede : sicurezza, competenza,Valore…

Quando le emozioni possono turbare la nostra autostima…

Ci sono diverse emozioni che se non affrontate e/o accettate possono influire sulla nostra autostima:

  • Il Dolore: possiamo provarlo a seguito di una perdita e quando veniamo trattati male e traditi. L’aspetto positivo è che il dolore ci fa capire cosa è più importante per noi;
  • l’Ansia potrebbe procurarci insicurezza, preoccupazione, nervosismo con ripercussioni sul nostro corpo (clicca qui per leggere l’articolo su cos’è l’ansia e come influenza la nostra vita);
  • La Colpa: il senso di colpa emerge quando facciamo un torto a noi stessi o verso un’altra persona, quando mentiamo a coloro che si fidano di noi ,e quando condanniamo qualcuno pur sapendo di essere noi i colpevoli.

Le altre emozioni implicate sono la rabbia, la sofferenza,linvidia, il sentimento di solitudine

L’ autostima e sintomi psicopatologici

Una possibile strada verso la prevenzione ai disturbi mentali?

Questo studio ha due obiettivi: 1) analizzare le caratteristiche del concetto di sé, dell’autostima e dei sintomi psicopatologici in base all’età e al sesso in un campione rappresentativo dei Paesi Baschi; e 2) esplorare le relazioni del concetto di sé e dell’autostima con i sintomi psicopatologici.

I risultati delle analisi correlazionali hanno confermato significative relazioni inverse tra concetto di sé/autostima e sintomi psicopatologici.

La discussione considera il ruolo potenziale dei programmi di intervento che promuovono il concetto di sé e l’autostima nella prevenzione dei problemi psicopatologici.

Effetti della stima di sé e dello stress sulla salute

Una vasta letteratura mostra importanti effetti dell’autostima e dello stress sulla salute mentale e fisica nella giovane età adulta.

Conclusioni: Oltre alla loro nota influenza sulla salute mentale, lo stress e l’autostima sono fattori importanti che influenzano la salute generale degli individui, anche nell’adolescenza e nella giovane età adulta.


Psicologa Online Autostima Roma Donatella Valsi
Dott.ssa Donatella Valsi

Se hai la necessità di intraprendere un percorso psicologico per aumentare l’autostima, riscoprire te stess* e le tue potenzialità,

Offro la consulenza e il sostegno psicologico individuale in presenza e online con la possibilità di imparare e conoscere la mindfulness

—Dott.ssa Donatella Valsi, psicologa clinica

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Salute

Ictus : un aiuto al paziente

Viene presentato l’ictus cerebrale, tra la psicologia e la medicina, per divulgare la conoscenza in merito alla cura e alla riabilitazione.

Cos’è l’Ictus?

L’ictus cerebrale è causato dall’improvvisa chiusura o rottura di un vaso cerebrale e dal conseguente danno alle cellule cerebrali dovuto dalla mancanza dell’ossigeno e dei nutrimenti portati dal sangue (ischemia) o alla compressione dovuta al sangue uscito dal vaso (emorragia cerebrale).

In ITALIA rappresenta la TERZA CAUSA DI MORTE , dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie, e la PRIMA CAUSA ASSOLUTA DI DISABILITÀ : un triste primato.

Per questo motivo, ho deciso di illustrarvi questa delicata e complessa problematica.

Fonte: Ictus cerebrale (humanitas.it)

Ictus: perché parlarne ?

Ho deciso di divulgare ,rendere accessibili a un maggior numero di persone possibili, le informazioni relative all’Ictus prendendo in considerazione le informazioni  dalla prospettiva medica e psicologica  : dalla definizione di cos’è l’ictus agli interventi di sostegno e riabilitativi in campo psicologico e psicomotorio.

Per far ciò, considero che la divulgazione online attraverso il web sia molto funzionale a tale obiettivo.

Mi presento …

Mi chiamo Dott.ssa Donatella Valsi, Psicologa clinica, iscritta all’ordine della regione Lazio ( cliccando qui potrai leggere meglio chi sono e quali sono i miei servizi)

Ictus Psicologia

I pazienti sopravvissuti all’ictus possono sperimentare molteplici difficoltà in diversi aspetti della loro vita: sia a livello fisico , sia a livello psicologico.

Di seguito, vengono approfonditi alcuni aspetti importanti: la riabilitazione motoria e cognitiva e le difficoltà comunicative e relazionali vissute da questa categoria di pazienti.

Ricerca Scientifica:

Esercizi aerobici per la riabilitazione della cognizione dopo l’ictus

I deficit cognitivi sono altamente diffusi nei sopravvissuti all’ictus e possono influenzare sostanzialmente la loro riabilitazione fisica e la qualità della vita.

La gestione di queste menomazioni rimane attualmente limitata, ma studi crescenti hanno riportato l’effetto dell’esercizio aerobico sulle prestazioni cognitive nei pazienti affetti da ictus..

Risultati emersi dagli studi

In particolare, sei studi hanno dimostrato che l’esercizio aerobico ha migliorato significativamente la capacità cognitiva globale nei sopravvissuti all’ictus.

Quattro studi hanno riportato che l’esercizio aerobico è utile per migliorare la memoria, ma solo uno ha mostrato rilevanza statistica.

Due studi hanno studiato gli effetti dell’esercizio aerobico sull’attenzione e uno ha mostrato un miglioramento significativo.

Uno studio ha riportato un significativo beneficio dell’esercizio aerobico sulla capacità visuospaziale nei sopravvissuti all’ictus. Negli studi inclusi non sono stati segnalati eventi avversi.

Conclusioni

L’esercizio aerobico può avere un effetto positivo sul miglioramento delle capacità cognitive globali e un potenziale beneficio sulla memoria, l’attenzione e il dominio visuospaziale della cognizione nei sopravvissuti all’ictus. Tuttavia, sono necessarie ulteriori prove di grandi dimensioni e rigorosamente progettate per confermare questi risultati.

Clicca per leggere articolo in inglese Esercizi aerobici per la riabilitazione della cognizione dopo l’ictus: una recensione sistematica – PubMed (nih.gov)

Esigenze a lungo termine dei sopravvissuti all’ictus con difficoltà comunicative

Comprendere le esperienze dei sopravvissuti all’ictus con difficoltà comunicative è fondamentale per garantire che l’assistenza a lungo termine sia progettata in base alle loro esigenze.

Per far ciò,sono stati esaminati ben trentadue studi per comprendere meglio questa categoria di pazienti.

Da questi studi si rivelano le difficoltà vissute con la perdita della comunicazione e nell’adattarsi alla vita con una difficoltà comunicativa.

Si evince che alcuni pazienti sono in grado di adattarsi, mentre altri hanno fatica a mantenere la socialità partecipando ad attività che erano un tempo significative per loro.

Questi pazienti, negli anni a venire dopo l’insorgenza affrontano numerose sfide.

Inoltre,sono state individuate quattro aree relative alle loro esigenze comunicative e relazionali a lungo termine: gestione della comunicazione al di fuori della propria abitazione, creazione di un ruolo significativo, creazione o mantenimento di una rete di supporto e assunzione di controllo e andare avanti attivamente con la vita.

Questo studio ha permesso di evidenziare che per quanto concerne la riabilitazione delle persone con difficoltà di comunicazione post-ictus devono essere presi in considerazione fattori psicosociali più ampi.

Clicca qui per leggere l’articolo in inglese Esigenze a lungo termine dei sopravvissuti all’ictus con difficoltà comunicative che vivono nella comunità: una revisione sistematica e una sintesi tematica di studi qualitativi (nih.gov)

Ictus e Psicologia

Qual è il ruolo dello Psicologo verso Pz con Ictus ?


Il ruolo dello Psicologo è quello di aiutare i pazienti ed i propri familiari a gestire al meglio le loro emozioni legate all’accaduto e alla propria eventuale disabilità.

Ricerca Scientifica

Esigenze psicologiche ed emotive e supporto post-ictus

Le linee guida internazionali per la cura dell’ictus raccomandano la valutazione e la gestione di routine dei problemi psicologici ed emotivi post-ictus. Comprendere le esperienze di coloro che forniscono e ricevono questi servizi è fondamentale per migliorare i servizi di supporto psicologico.

E’ importante:  Esplorare le esperienze di pazienti, badanti e operatori sanitari di esigenze psicologiche, valutazione e supporto post-ictus mentre sono in ospedale e immediatamente dopo la dimissione.

In uno studio effettuato  nel nord dell’Inghilterra, è emerso che i pazienti con hanno bisogno di un migliore accesso al supporto psicologico, comprese le informazioni, i consigli e il supporto tra pari o sociale. Sono necessarie ulteriori ricerche per stabilire l’efficacia delle opzioni alternative al sostegno psicologico formale.

Clicca qui per leggere articolo in inglese Esigenze psicologiche ed emotive, valutazione e supporto post-ictus: uno studio qualitativo multi-prospettiva – PubMed (nih.gov)

Ictus e Depressione

L’ictus è una delle principali cause di morbilità e disabilità a lungo termine in tutto il mondo, e la depressione post-ictus (PSD) è una complicanza psichiatrica comune e grave dell’ictus.

La PSD rende i pazienti con deficit più gravi nelle attività della vita quotidiana, un risultato funzionale peggiore, deficit cognitivi più gravi e una mortalità aumentata rispetto ai pazienti con ictus senza depressione.

Pertanto, per ridurre o prevenire i problemi mentali dei pazienti , dovrebbe essere raccomandato un trattamento psicologico.

Altre forme di terapia…

Letteratura, Arteterapia  e Ictus

 La letteratura e l’ Arteterapia sono un trattamento psicologico altamente efficace per i pazienti con ictus.

La terapia della letteratura divisa in poesia e terapia della storia è uno strumento che tratta la nevrosi e i disturbi emotivi o comportamentali.

La poesia può agire  come un trattamento naturale un paziente con PSD .

 La terapia della storia può cambiare lo stato psicologico negativo dei pazienti aiutandoli a superare le loro disabilità emotive.

L’arterapia è una forma di terapia psicologica in grado di trattare la depressione e l’ansia nei pazienti con ictus.

Questi pazienti possono esprimere i loro conflitti interni, emozioni e stati psicologici attraverso arte e la creatività.

Altre terapie , come la musicoterapia può alleviare le emozioni soppresse dei pazienti e aggiungere vitalità al corpo, dando loro l’energia per condividere i loro sentimenti con gli altri.

In conclusione, la letteratura e l’arteterapia possono identificare lo stato emotivo dei pazienti e servire come utile strumento ausiliario per aiutare i pazienti nel loro processo riabilitativo.

Mindfulness e Ictus

Gli interventi basati sulla mindfulness o consapevolezza(MBI) hanno dimostrato l’efficacia nel ridurre la gravità in diversi sintomi come l’ ansia, la depressione, lo stress, favorendo il benessere psicofisico e la qualità della vita.

In effetti,la mindfulness implica cambiamenti in aspetti specifici della psicopatologia, come pregiudizi cognitividisregolazione affettiva ed efficacia interpersonale.

La Mindfulness può aiutare anche questa specifica categoria di pazienti.

(clicca per saperne di piu’ sulla Mindfulness)

Dott.ssa Donatella Valsi

Grazie per la lettura !

Fonti:

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rubriche psicologiche Sessualità

Sessualità della Donna in Psicologia

Vi presentiamo la #rubrica Speciale Donna, progetto in collaborazione di tre psicologhe, su Instagram, nata per divulgare ed approfondire la sessualità dell’universo femminile, in chiave psicologica.

La sessualità, in ambito umano, è un aspetto fondamentale e complesso del comportamento e del suo specifico funzionamento che riguarda da un lato gli atti finalizzati alla riproduzione e alla ricerca del piacere, e da un altro anche gli aspetti sociali che si sono evoluti in relazione alle caratteristiche diverse dei generi  maschile e femminile.

Per la sua importanza nella nostra vita, abbiamo deciso di divulgare ,rendere accessibili a un maggior numero di persone possibili, le informazioni relative alla sessualità femminile secondo la prospettiva psicologica : dalla comparsa del primo ciclo mestruale alla menopausa.

Per far ciò, consideriamo che la divulgazione online attraverso il web ma soprattutto l’utilizzo dei canali social, come Instagram, siano molto funzionali a tale obiettivo.

Inizia con noi ad approfondire la sessualità femminile…

Prima di iniziare, vogliamo presentarci …

L’ ideatrice della #rubrica Speciale Donna è la Dott.ssa Donatella Valsi, Psicologa clinica, iscritta all’ordine della regione Lazio ( cliccando qui potrai leggere meglio chi sono e quali sono i miei servizi)

Mi sono laureata alla magistrale curando la Tesi dal titolo: Fattori di rischio e di protezione legati al funzionamento sessuale: incidenza delle caratteristiche temperamentali e di personalità

Dott.ssa Silvia Mimmotti – Psicologa Clinica, Consulente di sessuologia e Psiconcologia, Potenziamento DSA, tecniche di rilassamento, iscritta all’ordine della regione Lombardia. Riceve(previo appuntamento): Milano, Jesi  e in modalità online. Sito web: https://www.psicologasilviamimmotti.it Instagram

Dott.ssa Letizia De Panfilis– Psicologia Clinica,Consulente ed educatrice sessuale, iscritta all’ordine della regione Abruzzo.Riceve(previo appuntamento): Sulmona,Roma e in modalità online. Instagram

Sessualità e Adolescenza

A cura della Dott.ssa Silvia Mimmotti

Per leggere il suo articolo di approfondimento, clicca Adolescenza e Disturbi Mestruali – Psicologa Silvia Mimmotti

Adolescenza e Sessualità femminile in Psicologia

L’arrivo delle mestruazioni, come tutte le trasformazioni fisiche e psicologiche dell’adolescenza, è un aspetto importante dello sviluppo di una ragazza ed è opportuno che se ne parli in famiglia.

A volte i genitori trattano poco la sfera sessuale e fanno fatica a parlarne con il pre/ adolescente. Anche il vissuto con il quale l’adulto ha affrontato certe fasi della sua vita può influenzarne la discussione su queste tematiche.

Lo psicologo come può intervenire ?

 Lo psicologo aiuta la famiglia a costruire un sano dialogo con i più giovani che sostiene dando delle indicazioni di base e aiutandoli a vivere i correlati emotivi che il cambiamento può comportare.

In caso di disturbi l’intervento dello psicologo è mirato ad affrontare, ridimensionare ed aiutare a gestire le conseguenze psicologiche, cognitive ed emotive legate al dolore, all’ansia e alla paura che si creano.

Alcune Tecniche per il benessere psicofisico

Training autogeno, rilassamento, visualizzazione sono tecniche utili a questo scopo.

Importanza della collaborazione di più figure professionali…

 Maggiore efficacia si avrebbe dal lavoro coordinato tra medico, specialista sanitario (ginecologo, ostetrica, sessuologo e psicologo/psicoterapeuta).

Disturbi della sfera sessuale e Adolescenza

DISTURBI MESTRUALI

Per quanto riguarda la fase premestruale, sebbene alcune adolescenti non presentino disturbi rilevanti, il 20% circa è affetta dalla Sindrome Premestruale, il 40-70% accusa dismenorrea e il 5-10% ha un Disturbo Disforico premestruale.

 Le varie DIAGNOSI vengono fatte dallo specialista.

Lo psicologo interviene per favorire la comprensione e la partecipazione attiva della persona nel prendersi cura di sè.

LA SINDROME PREMESTRUALE (Premestrual Syndrome, PMS) è caratterizzata da una sintomatologia che si ripete ed è di natura fisica, psicologica e comportamentale (dolore nella zona pelvica, cefalea, sensibilità emotiva, irritabilità,..), essa si verifica durante i 7-10 giorni precedenti le mestruazioni e di solito termina alcune ore dopo l’inizio delle stesse.

LA DISMENORREA è caratterizzata da un dolore molto intenso, di tipo crampiforme e colico che colpisce la parte bassa dell’addome. La sintomatologia dolorosa può estendersi alla schiena e agli arti inferiori con nausea, vomito, vertigini, sudorazione intensa e diarrea. La dismenorrea primaria compare in età giovanile, la secondaria solitamente in età adulta.

Sessualità e Disturbo Disforico Premestruale

A cura della Dott.ssa Donatella Valsi

Clicca qui per visualizzare il post specifico della #rubrica Speciale Donna su Instagram

Sessualità femminile e disturbi mestruali e psicologici

Il disturbo disforico premestruale (PMDD), un grave disturbo dell’umore, è caratterizzato da sintomi cognitivo-affettivi e fisici nella settimana prima delle mestruazioni e colpisce milioni di donne in tutto il mondo .

Le caratteristiche essenziali del disturbo disforico premestruale sono l’espressione della labilità dell’umore, l’irritabilità, la disforia e sintomi d’ansia che si verificano ripetutamente durante la fase premestruale del ciclo e vanno incontro a remissione intorno all’ insorgenza delle mestruazioni o poco dopo.

Questi sintomi possono essere accompagnati da sintomi comportamentali e fisici.

I sintomi devono essere verificati nella maggior parte dei cicli mestruali durante l’ultimo anno e devono avere un effetto negativo su funzionamento lavorativo o sociale.

Tipicamente, i sintomi raggiungono il picco intorno al periodo di insorgenza delle mestruazioni.

Le caratteristiche essenziali di questo disturbo femminile sono

🔺l’espressione della Labilità dell’Umore,
🔺l’ Irritabilità,
🔺la Disforia,
🔺Sintomi d’Ansia,

Che si verificano ripetutamente durante la Fase Premestruale del Ciclo e vanno incontro a remissione intorno all’insorgenza delle MESTRUAZIONI o poco dopo.

Può insorgere a tutte le età

L’ insorgenza di tale disturbo può avvenire in qualsiasi momento dopo il menarca (primo ciclo mestruale ). Può verificarsi il peggioramento dei sintomi nelle donne che si avvicinano alla menopausa.

I sintomi cessano dopo la menopausa.

Fattori di Rischio

  I potenziali contributori biologici includono la sensibilità del sistema nervoso centrale (SNC) agli ormoni riproduttivi, ai fattori genetici e a fattori psicosociali come lo stress.

Recenti ricerche suggeriscono che le donne con PMDD hanno alterato la sensibilità alle normali fluttuazioni ormonali, in particolare estrogeni e progesterone, steroidi neuroattivi che influenzano la funzione del SNC. 

Trattamento

Farmacoterapia

Trattamento Ormonale

Psicoterapia

 Trattamenti non medici alternativi

 Yoga, esercizio aerobico o integrazione dietetica.

Menopausa e sessualità

A cura della Dott.ssa Letizia De Panfilis

Clicca qui per visualizzare il post su Instagram

Menopausa e Sessualità

La menopausa può essere definita come la cessazione dei cicli mestruali caratterizzata dalla perdita estrogenica che può esser completa o parziale che coinvolge tutti gli organi e tessuti.

In particolare si è rilevato che i livelli degli estrogeni in una donna di 60 anni sono circa la metà di quelli di una donna di 40.

L’esaurimento della riserva follicolare ovarica si verifica attorno ai 51 anni di età.

Si parla dunque di “menopausa fisiologica”.

Cosa accade prima dell’arrivo della menopausa?

 Il corpo si prepara al cambiamento e vi sono chiaramente delle ripercussioni e trasformazioni sia da un punto di vista fisiologico che psicologico.

Alcune ricerche hanno evidenziato che vi è un peggioramento dei sintomi della PMS(Sindrome Premestruale) e da un punto di vista psicologico è probabile che possano emergere Disturbi Depressivi, Disturbi del Sonno e della Memoria. Anche l’irritabilità sembra essere più accentuata, così come gli sbalzi d’umore e cefalee.

Per alcune donne il periodo post-menopausa rappresenta la scoperta di una sessualità diversa, meno fisica, più erotica ed affettiva.

Conoscere i cambiamenti che avvengono in questa fase della vita è di fondamentale importanza poiché permette alla donna di sollevarsi dal senso di colpa e di inadeguatezza in quanto si può godere di una vita sessuale soddisfacente anche nel periodo della menopausa.

E’ importante specificare che è opportuno tener conto della soggettività:

Ogni donna vive questo periodo a suo modo e nella sua unicità!

Raccomandiamo di rivolgersi ad un professionista sanitario(medico,ginecologo, ostretica,sessuologo,psicologo/psicoterapeuta) qualora sia necessario per avere supporto e cura.

Le informazioni pubblicate rappresentano fonti di carattere divulgativo e non possono essere utilizzate per auto diagnosi.

Ti proponiamo un percorso di accompagnamento di educazione sessuale online con le Dott.sse Silvia e Letizia.

Educazione Sessuale Psicologia

Il corso è rivolto a tutti, in particolare:  a genitori, educatori ,insegnanti ,psicologi ,laureandi.

Clicca qui per visualizzare il programma e avere maggiori informazioni .

Fonti:

Hantsoo L, Epperson CN. Premenstrual Dysphoric Disorder: Epidemiology and Treatment.Curr Psychiatry Rep. 2015;17(11):87.

Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (Dsm-V)

Ringraziamenti:

Si ringraziano le Dott.sse Silvia Mimmotti e Letizia De Panfilis per la collaborazione alla rubrica , i materiali forniti, la loro disponibilità e cura.

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psicologia online rubriche psicologiche

Lo Psico Glossario : scopriAmo la Psicologia

Vi presentiamo la #rubrica psico glossario, progetto in collaborazione di tre psicologhe, su instagram, nata per divulgare e sensibilizzare le persone alla conoscenza psicologica

Psico Glossario

La Psicologia, come per altre scienze, per i non addetti ai lavori, può essere di difficile comprensione; molti termini vengono utilizzati per descrivere un particolare disturbo o altre caratteristiche della nostra complessità umana.

Ma come possiamo capire quando leggiamo, o sentiamo, una parola o più parole come “disturbo”, “funzioni esecutive” , “ anedonia” ma anche quelle apparentemente più semplici come “ confort zone”, “stereotipo”, “ansia”?

Cosa significano queste parole?

Dunque come posso capirci qualcosa quando ad esempio,una persona che conosco soffre d’ansia?

Forse, conoscendo il significato di quella parola, posso esserle di maggior aiuto , e sarò più in grado di comprenderla?

La nascita dello Psico Glossario..

Per questo motivo, inizialmente dal mese di gennaio 2021, e per far conoscere maggiormente la psicologia, in modo da sensibilizzare ovvero rendere più consapevoli, e partecipi le persone, in caso ,eventualmente, di un problema o di una particolare situazione (non sempre patologica),e anche per far conoscere di cosa si occupa lo psicologo

Io e altre due colleghe abbiamo concordato insieme di realizzare :

La #Rubrica Psico Glossario

su Instagram

#rubrica Lo Psico Glossario: Chi siamo?

Siamo 3 psicologhe che lavoriamo geograficamente,in posti diversi:

Io, autrice di questo articolo, mi presento:

Dott.ssa Donatella Valsi – Psicologa clinica, iscritta all’ordine della regione Lazio ( cliccando qui potrai leggere meglio chi sono e quali sono i miei servizi)

Le altre due colleghe…

Dott.ssa Silvia Mimmotti – Psicologa Clinica, Consulente di sessuologia e Psiconcologia, Potenziamento DSA, tecniche di rilassamento, iscritta all’ordine della regione Lombardia. Riceve(previo appuntamento): Milano, Jesi  e in modalità online. Sito web: https://www.psicologasilviamimmotti.it Sui sociali: Instagram

Dott.ssa Stefania Di Bonaventura, Psicologa dello sviluppo,Psicologia positiva,Dsa, Mindfulness,iscritta all’ordine della regione Lombardia. Riceve(previo appuntamento): Lainate(Mi) e in modalità online. Sito web: https://www.stefaniadibonaventura.it/ Sui Social Instagram

Lo Psico glossario: Quando ?

Ogni terza settimana del mese, pubblicheremo sulle nostre pagine Instagram, i termini dello Psico Glossario.

In particolare, Dott.ssa Donatella Valsi, si occuperà di illustrarvi i termini relativi ai Disturbi Mentali;

Invece le altre due colleghe, la Dott.ssa Silvia Mimmotti,si interesserà riguardo i termini inerenti la Psicologia Generale ,mentre la Dott.ssa Stefania Di Bonaventura,presenterà termini della Psicologia Positiva.

Alcune parole descritte dallo Psico Glossario negli appuntamenti passati…

In ordine temporale:

Dal 20 gennaio: #rubrica Psico Glossario: “Ansia”  della Dott.ssa Donatella Valsi (visualizzalo qui )

Dal mese di febbraio: #rubrica PsicoGlossario: “Confort zone” della Dott.ssa Stefania di Bonaventura (visualizzalo qui )

Fine febbraio: #rubrica PsicoGlossario: “Disturbo” della Dott.ssa Silvia Mimmotti (visualizzalo qui )

Vi aspettiamo ai nostri appuntamenti della #rubrica Psico Glossario

Ogni terza settimana del mese sui nostri canali Instagram

Potrai Interagire con noi, porci domande e conoscere imparando, vocaboli dal Mondo Psi.

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Problemi Psicologici

Conosciamo l’Ansia Patologica

L’articolo illustra l’ansia patologica e la promozione di una sana salute psicofisica.

Ansia Patologica Psicologia

Nell’ articolo precedentemente pubblicato abbiamo esplorato l’ansia, e ci siamo focalizzati sui lavori di diverse ricerche che descrivono in quali aspetti l’ansia influenza la nostra vita.

In questo vedremo cos’è l’ansia patologica e come sia possibile intervenire per favorire una sana salute psicofisica.

Prima di iniziare, è bene illustrare :

Cos’è l’ansia?

L’ansia è definita , nel DSM-V ( Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali- 5° edizione) come l’anticipazione di una minaccia futura:

  • si distingue dalla paura, la quale si verifica con una risposta emotiva a una minaccia imminente reale o percepita,
  • mentre l’ansia è l’anticipazione di una minaccia futura.

 L’ansia è un’emozione normale.

 Da un punto di vista evolutivo, è adattiva poiché promuove la sopravvivenza incitando le persone a evitare luoghi pericolosi.

La soglia clinica tra l’ansia adattiva normale nella vita quotidiana e l’ansia patologica angosciante che richiede un trattamento è soggetta al giudizio clinico.

Come abbiamo visto, l’ansia è un’emozione di base normale ed è necessaria senza la quale la nostra  sopravvivenza individuale sarebbe impossibile.

Cos’è l’ansia patologica?

L’ ansia patologica è eccessiva, persistente ed interferisce con il funzionamento della persona nella sfera sociale, relazionale, lavorativa e in altre aree importanti.

In altre parole, impedisce all’individuo di condurre una vita soddisfacente.

Più precisamente, l’ansia patologica può insorgere non solo nei disturbi d’ansia di per sé, ma anche nella maggior parte degli altri tipi di malattia mentale.

L’ansia può anche essere un segnale di avvertimento di un potenziale danno per la comparsa di malattie somatiche, come l’infarto miocardico o l’ipoglicemia in un paziente diabetico; naturalmente in questi casi, si richiede un approccio terapeutico completamente diverso in tali situazioni.

I Disturbi dell’ Ansia Patologica

I Disturbi d’ansia sono differenti l’uno dall’altro dalla tipologia di oggetti o di situazioni che provocano paura, ansia o comportamenti di evitamento.

Se vuoi conoscere i disturbi d’ansia più da vicino,
se vuoi sensibilizzare qualcuno della loro esistenza,

Ti invito a seguirmi su instagram :

#rubrica disturbi mentali – ogni giovedì

L’ obiettivo è quello di sensibilizzare più persone possibili per contrastare lo stigma verso la salute mentale  e promuovere la richiesta d’aiuto ad un professionista qualora ce ne fosse bisogno !

L’ ansia patologica chi colpisce?

I disturbi d’ansia sono il tipo più comune di malattia mentale nell’Unione Europea, in Svizzera, Islanda e Norvegia (dati per l’anno 2010).

Nello specifico sono i disturbi mentali più comuni rispetto a qualsiasi altra malattia mentale tra le persone in Europa di età compresa tra 14 e 65 anni.

Ansia Patologica nel Mondo

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riferito che, nel 2015, i disturbi d’ansia si sono classificati al sesto posto tra tutte le malattie mentali e somatiche mondiali come causa dei cosiddetti anni vissuti con disabilità e al quarto posto nei paesi altamente sviluppati; quindi sono tra le malattie croniche con il maggiore impatto sulla vita dei pazienti . In particolare,le fobie specifiche sono il tipo più comune di disturbo d’ansia.

Rapporto tra i sessi

Le donne sono colpite da due a tre volte più comunemente rispetto gli uomini.

Ansia Patologica : Insorgenza

L’ansia patologica o meglio i Disturbi d’ansia possono manifestarsi di solito nell’adolescenza o nella prima età adulta soprattutto per quanto riguarda le fobie specifiche e la fobia sociale;

altri disturbi d’ansia come Il mutismo selettivo può insorgere già nel terzo anno di età di un bambino.

Ansia patologica nei bambini

E’ bene dire che la maggior parte dei bambini attraversa una fase transitoria di avversione non patologica per gli estranei, che spesso inizia all’età di otto o nove mesi.

Nel 2-3% dei bambini, l’ansia da separazione marcata persiste nell’età prescolare o scolare; dunque è indicato Il trattamento se l’ansia da separazione compromette il normale sviluppo del bambino, rendendogli impossibile avere importanti esperienze sociali.

Riassumendo…

I disturbi d’ansia possono insorgere durante l’infanzia, l’adolescenza o la prima età adulta.

Quali sono i principali disturbi d’ansia?

Il gruppo dei disturbi d’ansia comprende il disturbo d’ansia generalizzato (GAD), l’Agorafobia ,Disturbo d’ansia sociale(fobia sociale), i disturbi fobici specifici e il disturbo di panico.

Nell’attuale edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) che è il testo di riferimento principale per la tassonomia delle malattie mentali, il disturbo d’ansia di separazione e il mutismo selettivo sono stati recentemente classificati come disturbi d’ansia ; in precedenza, erano considerate malattie limitate all’infanzia e all’adolescenza, ma ora sono ritenute rilevanti anche nell’età adulta.

Ansia patologica e trattamento

La psicoterapia e il trattamento con farmaci psicoattivi sono le strategie terapeutiche di prima scelta.

Di tutti i tipi di psicoterapia, la terapia cognitivo comportamentale ha la migliore efficacia documentata.

In generale, i disturbi d’ansia ora possono essere trattati efficacemente.

I pazienti dovrebbero essere informati delle opzioni terapeutiche e dovrebbero essere coinvolti nella pianificazione del trattamento.

Gli attuali sforzi di ricerca sono incentrati su approcci terapeutici individualizzati e quindi, si spera, anche più efficaci di quelli attualmente disponibili.

Importante Diagnosi accurata !

Per qualsiasi paziente che si presenti con ansia patologica , è necessaria un’accurata valutazione psicologica e/o psichiatrica e somatica in modo da escludere un’eventuale patologia polmonare , cardiovascolare, neurologica ed endocrina (p. Es., Della ghiandola tiroidea).

Ansia Patologica & Altre Malattie

 I pazienti affetti sviluppano spesso ulteriori malattie mentali o somatiche (comorbilità sequenziale).

I disturbi d’ansia aumentano il rischio di sviluppare altre malattie mentali ;

in particolare per quanto riguarda la depressione o disturbi legati all’uso della sostanza(droghe).

Inoltre, i disturbi d’ansia svolgono un ruolo importante nello sviluppo e nella prognosi delle malattie somatiche; infatti,vi c’è un rischio elevato di sviluppare malattie cardiovascolari.

Di fatti, gli individui con un disturbo d’ansia corrono un rischio elevato di sviluppare ulteriori disturbi d’ansia nel tempo.

Importante è la Prevenzione e la Diagnosi…

La diagnosi precoce e il trattamento dei disturbi d’ansia possono quindi avere un effetto preventivo secondario contro ulteriori malattie mentali e somatiche, nonché un’influenza benefica sul decorso della malattia somatica.

Lo sviluppo e la valutazione di misure preventive contro i disturbi d’ansia dovrebbero avere un’alta priorità in considerazione dell’elevata prevalenza e cronicità di questi disturbi, della gravità della sofferenza che causano, dei loro alti costi socioeconomici e del loro ruolo di precursori della depressione e dei disturbi da uso della sostanza,come  anche i fattori complicanti nella malattia somatica

Quali sono i fattori di rischio dell’ansia patologica?

Fattori genetici

L’ereditabilità dei disturbi d’ansia, cioè il grado di partecipazione dei fattori genetici al loro sviluppo, è compresa tra il 30 e il 67%, con il resto della variazione rappresentato da fattori ambientali negativi individuali, come gli eventi della vita.

I disturbi d’ansia rientrano tra le cosiddette malattie genetiche complesse caratterizzate da una complessa interazione patogenetica di fattori ambientali con molteplici varianti genetiche a differenti loci cromosomici.

L’ereditabilità dei disturbi d’ansia, ovvero il grado di partecipazione dei fattori genetici al loro sviluppo, è compresa tra il 30 e il 67%.

Fattori ambientali  

Il resto della variazione è rappresentato da fattori ambientali negativi individuali, come gli eventi della vita . Questi includono, ad esempio :

  • Abuso e negligenza (emotiva e / o fisica),
  • Violenza sessuale,
  • Malattia cronica,
  • Lesioni traumatiche,
  • Morti di altri significativi
  • Separazione e divorzio,
  • Difficoltà finanziarie.

Fattori temperamentali

Anche i tratti della personalità, in particolare il nevroticismo, sono legati allo sviluppo di disturbi d’ansia.

Resilienza come strategia salutare

D’altra parte, fattori ambientali positivi, strategie di coping efficaci, stili di legame sicuri, esperienze di apprendimento di supporto e una buona rete di supporto sociale possono aumentare la resilienza, anche in presenza di una costellazione di fattori di rischio genetici.

Altre terapie:

Mentre la terapia cognitivo comportamentale e la psicofarmacoterapia sono considerate trattamenti di prima linea per i disturbi d’ansia, negli ultimi anni sono state studiate e applicate nella pratica clinica di routine ulteriori strategie di trattamento, come le seguenti:

  • Terapia metacognitiva,
  • Terapia di accettazione e impegno (ACT),
  • Tecniche basate sulla consapevolezza : Mindfulness, Tecniche di rilassamento.
  • Tecniche di stimolazione non invasiva, come la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS) o la stimolazione transcranica a corrente continua (tDCS) .
  • ed Attività fisica ed esercizio.

Lo sport contro l’ansia patologica

E’ particolarmente interessante l’uso dell’attività fisica e dell’esercizio come trattamento dei disturbi d’ansia.

Questa modalità di trattamento è poco costosa e ha pochi effetti indesiderati;

dovrebbe essere applicato in combinazione con le terapie di prima linea (non come unico intervento) ed è usato troppo raramente nella pratica clinica di routine .

La Psicologia & L’Ansia Patologica

Le linee guida di pratica clinica contengono anche raccomandazioni per i trattamenti psicologici dei disturbi d’ansia nel contesto dell’assistenza medica primaria.

Gli elementi costitutivi essenziali del trattamento sono:

  • Consulenza psicologica,
  • psicoeducazione all’ansia e ai disturbi d’ansia,
  • istruzioni per gli esercizi contro l’ansia in situazioni di vita reale, e
  • l’uso di manuali di autoaiuto .

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Fonte

Ströhle A., Gensichen J., Domschke K.The Diagnosis and Treatment of Anxiety Disorders(2018).Dtsch Arztebl Int.155(37):611-620.

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Salute

Come il Mal di Testa influenza la nostra vita

L’ articolo descrive le percezioni e le esperienze delle persone che soffrono di mal di testa e l’impatto che hanno avuto nella loro vita.

Come il Mal di testa influenza la nostra vita

I mal di testa sono comuni e quasi tutti ne sperimentano almeno uno durante la vita.

Ci sono molti tipi di mal di testa e, inoltre, molte persone hanno diversi tipi di mal di testa contemporaneamente.

E’ importante riconoscere il disturbo per poter intervenire per la cura.

Quanti tipi di mal di testa esistono?

La Classificazione internazionale dei disturbi della cefalea (ICHD-3-beta) prodotta sotto gli auspici della International Headache Society ha distinto tra cefalee primarie e secondarie.

I tipi di cefalea primaria più comuni sono la cefalea di tipo tensivo, l’emicrania e la cefalea a grappolo.

È importante valutare se vengono soddisfatti i criteri per un mal di testa primario (non complicato) rispetto a un mal di testa secondario, a causa di una condizione sottostante.

E’ possibile scoprire quale tipo di mal di testa abbiamo attraverso il processo diagnostico effettuato da un medico con formazione specifica.

Esistono diverse classificazioni dei disturbi della cefalea…

Se vuoi conoscerli meglio ed approfondire, ti invito a guardare qui

Buona lettura!

Diffusione del Mal di Testa

Come abbiamo precedentemente detto, il mal di testa sono comuni e quasi tutti ne sperimentano almeno uno durante la vita .

La prevalenza del mal di testa è stata stimata fino al 96% nella popolazione adulta e le stime di prevalenza a un anno vanno dal 38%  al 68% .

 Molte persone soffrono di mal di testa su base frequente: un recente sondaggio nel Regno Unito ha rilevato che il 18% degli intervistati ha avuto mal di testa da una a tre volte alla settimana durante i tre mesi precedenti, mentre il 6% li ha sperimentati più spesso .

L’impatto del Mal di Testa sulla Vita

Il Mal di Testa può avere un impatto negativo sulla vita?

La risposta è Si !

 È stato dimostrato che le cefalee hanno un impatto negativo sul lavoro, sulla vita sociale e familiare e sono associate a grandi costi sanitari.

Come viene gestito il mal di testa dalle persone?

Gli studi che indagano sulla gestione del mal di testa hanno dimostrato che la maggior parte delle persone usa farmaci con prescrizione e / o senza prescrizione (da banco) .

Questi sono i risultati emersi…. E’ sempre consigliabile rivolgersi a prescrizione medica!!!

Verso chi si rivolgono?

Molte persone gestiscono il mal di testa senza consultare i propri medici generici , alcuni scelgono forme alternative di assistenza sanitaria.

Vedremo in seguito le alternative scelte dalle persone.

Le percezioni ed esperienze delle persone che soffrono di mal di testa

Riportiamo qui i risultati di uno studio qualitativo condotto per esplorare le esperienze e le percezioni delle persone con mal di testa e le loro esperienze e aspettative riguardo all’assistenza sanitaria e al trattamento associati.

(clicca qui per leggere ,versione integrale in inglese)

1) Incapacità di funzionare completamente

La maggior parte dei partecipanti allo studio ha affermato che era difficile svolgere le attività quotidiane e che il mal di testa gli impediva di fare le cose al meglio delle proprie capacità.

Al Lavoro

 Al lavoro, molte persone hanno avuto difficoltà a concentrarsi quando soffrivano di mal di testa e sentivano che le loro prestazioni erano state limitate.

La maggior parte aveva subito interruzioni del lavoro o della carriera in qualche modo e prendersi del tempo libero era comune.

Alcuni partecipanti hanno affermato che il loro mal di testa gli aveva impedito di essere promossi; in particolare è stato riferito che i continui mal di testa non erano stati compatibili con il  lavoro precedente, determinando un cambiamento della carriera lavorativa.

Vita privata

Sono stati inoltre forniti resoconti dei diversi modi in cui la vita familiare e sociale è stata interrotta dall’incapacità di funzionare pienamente.

Alcune persone erano state costrette a rinunciare agli hobby, ad esempio : la  lettura, le passeggiate in collina e le attività quotidiane comuni come guidare e dormire erano spesso influenzate.

Isolamento come inefficace soluzione

Diverse persone hanno parlato di voler essere soli quando soffrono di mal di testa e di non essere disturbati da niente e da nessuno.

Ciò è apparso particolarmente problematico per chi ne soffre più di frequente e alcuni hanno espresso preoccupazione su come ciò abbia influenzato le loro relazioni con la famiglia e gli amici.

2)Imprevedibilità del mal di testa

Diversi partecipanti hanno scoperto che i loro mal di testa era imprevedibile e  ciò determinava in loro una mancanza di controllo implicando un forte impatto su tutti gli aspetti della loro vita.

Alcuni esempi di ciò che il mal di testa ha implicato nelle vite dei partecipanti:

  • essere  stati rimandati a casa dal lavoro perché si era sviluppato un mal di testa;
  • mancanza di godimento dovuto al mal di testa in una festa o
  • per un evento fortemente atteso.

Coloro che avevano trovato modi efficaci per gestire e far fronte al loro dolore erano meno turbati dal fatto che il loro mal di testa potesse manifestarsi in qualsiasi momento.

3) Effetto sull’umore

Il mal di testa ha anche influenzato la vita dei partecipanti influenzando negativamente l’umore.

Le descrizioni degli effetti del mal di testa includevano : sentirsi depresso o giù di morale, autocommiserazione, aggressività e imbarazzo.

La depressione sembrava verificarsi abbastanza comunemente tra i partecipanti e un uomo ha rivelato sentimenti suicidi a causa del suo dolore costante.

4)Andare avanti con le cose

Nonostante il dolore e le loro vite siano state sconvolte negativamente, alcuni partecipanti hanno espresso l’importanza di andare avanti e non lasciare che il mal di testa  governi le loro vite.

In particolare, alcuni hanno affermato di continuare a lavorare nonostante il mal di testa ,partecipare ad  impegni sociali e di essere perseveranti verso le proprie responsabilità.

Altri invece avevano cominciato a pensare che i loro mal di testa fosse solo una parte della loro vita.

Comprendere il proprio problema

I partecipanti avevano sviluppato le proprie idee sugli aspetti del loro mal di testa, spesso soffrivano di preoccupazione per le loro condizioni e cercavano informazioni aggiuntive da una varietà di fonti.

Molti partecipanti avevano cercato, o stavano cercando, una maggiore comprensione del loro problema per cercare di dare un senso a tutto.

In particolare, i pazienti cercavano una diagnosi o una spiegazione della causa del loro problema.

5)La propria idea sulla Cefalea

La maggior parte dei partecipanti si era formata le proprie idee sui diversi aspetti del proprio mal di testa tra cui diagnosi, causa sottostante e gravità.

Queste idee erano spesso influenzate dalle esperienze di amici e familiari o da articoli che avevano letto.

Alcuni partecipanti non avevano ricevuto una diagnosi formale , ma ne avevano trovata una sulla base di come i loro sintomi confrontati con altri che conoscevano o di cui avevano letto.

Molti pazienti avevano anche identificato fattori scatenanti come stress, dieta e fattori di stile di vita.

I pazienti hanno hanno anche cercato di capire i cambiamenti  per contrastare la gravità delle loro cefalee come : essere più rilassati, cambiare dieta e invecchiare.

6) Preoccupazione

Diversi partecipanti hanno affermato che il loro mal di testa, a un certo punto, ha causato loro una preoccupazione costante e spesso sostanziale.

Molti erano preoccupati e spaventati quando hanno iniziato a soffrirne, una preoccupazione particolare è che la causa sottostante potrebbe essere grave.

I pochi partecipanti che avevano ricevuto scansioni cerebrali per escludere una grave patologia sottostante hanno dichiarato di essere stati sollevati di ricevere il “tutto chiaro” e la loro preoccupazione si era ridotta in seguito.

La maggior parte dei partecipanti aveva utilizzato o stava ancora utilizzando una varietà di strategie di gestione comprese tecniche di gestione convenzionali, complementari e sviluppate personalmente.

7) Uso di farmaci convenzionali

Quasi tutti i partecipanti hanno utilizzato farmaci convenzionali.

I partecipanti che hanno riferito di avere emicrania hanno utilizzato più spesso farmaci su prescrizione, mentre quelli che hanno avuto cefalee tensive o sinusali hanno generalmente riferito di utilizzare trattamenti senza prescrizione.

Alcuni individui usavano medicinali ottenuti da entrambe le vie, in particolare quelli che soffrivano di diversi tipi di cefalea o che soffrivano di cefalee croniche giornaliere e molti hanno trovato i farmaci senza prescrizione altrettanto efficaci di quelli ottenuti su prescrizione.

Ci sono stati diversi commenti positivi sui farmaci, tuttavia, un certo numero di persone ha espresso preoccupazione. La mancanza di efficacia dei farmaci, gli effetti collaterali e le interazioni farmacologiche erano le maggiori preoccupazioni. Molti di coloro che avevano assunto farmaci per le cefalee da molto tempo non trovavano più i loro farmaci efficaci come inizialmente. Alcuni dei partecipanti che hanno riferito di soffrire di effetti collaterali avevano anche parenti o amici che avevano avuto problemi durante l’assunzione di farmaci. Le interazioni farmacologiche sembrano essere un problema per un certo numero di intervistati, in particolare per coloro che hanno assunto una serie di farmaci diversi. Un certo numero di persone ha ammesso di aver preso più compresse di quanto avrebbe dovuto perché le loro cefalee erano così gravi.

8) Uso di terapie complementari

Diversi partecipanti avevano utilizzato terapie complementari, anche se solo dopo aver provato prima i trattamenti convenzionali.

L’omeopatia e la riflessologia sono state le terapie più citate.

La maggior parte degli utenti è stata positiva riguardo alle proprie esperienze e la maggior parte dei partecipanti che non le aveva mai provate ha trovato l’idea allettante.

Molte persone avevano smesso di usare terapie alternative, nonostante le trovassero utili, perché costano troppo, mentre altri avevano smesso di usarle perché semplicemente non le trovavano utili.

Psicopatologia & Cefalee

I pazienti con cefalea visitati nelle cliniche per la cefalea, a parte dolore e sintomi fisici, presentano comunemente problemi psicologici di natura ansiogena e depressiva, e in alcuni casi  anche tratti di personalità patologica.

Inoltre è stato riscontrato che chi soffre di emicrania abbia un rischio maggiore di disturbi ansiosi e depressivi rispetto alla popolazione generale.

Alcuni ricercatori hanno anche riscontrato un rischio più elevato di abuso di sostanze (alcol, droghe) nei malati di emicrania, che è coerente con l’abuso di antidolorifici comunemente osservato nei pazienti .

Il ruolo dell’ Ansia

Preoccupazione eccessiva e ansia anticipatoria sono comuni nei pazienti con emicrania.

E’ stato osservato  che i pazienti con cefalee soffrono di alti tassi di vari sintomi fisici comunemente osservati nel disturbo d’ansia generalizzata (GAD)  come irrequietezza, affaticamento, problemi di concentrazione, irritabilità, tensione muscolare, problemi di sonno ma ciò non implica necessariamente che l’ansia sia la causa dei sintomi per le cefalee.

Concludendo, chi soffre di cefalee ha un’alta prevalenza di sintomi ansiosi.

Il ruolo dello Stress

Esiste una relazione tra stress e mal di testa.

La ricerca vede lo stress come fattore scatenante del mal di testa ed ha un ruolo importante nel contesto evolutivo e psicosociale.

La gestione dello stress potrebbe essere un valido intervento clinico per contrastare le cefalee.

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Fonti

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Scrittura Terapeutica

La scrittura terapeutica in psicologia

L’ articolo esplora i benefici psicofisici della scrittura come viaggio interiore, conoscenza di sé ed amore per la vita

Scrittura terapeutica in psicologia

Noi stessi proviamo una vasta gamma di emozioni in diverse situazioni nella nostra vita: possiamo vivere emozioni piacevoli come la gioia oppure spiacevoli come la rabbia e la paura.

Nessun essere umano è esente dai problemi, e talvolta ci troviamo a portare sulle spalle dei fardelli enormi.

Cosa possiamo fare in questi casi?

La scrittura terapeutica può aiutarci ad confrontarci con i nostri sentimenti nocivi e dolorosi che, se ascoltati, possono offrirci una maggiore comprensione di noi stessi.

Cos’è la scrittura terapeutica?

La scrittura terapeutica può essere il tramite che dà via libera alle nostre emozioni, permettendoci di esprimerci senza timori, in modo da conoscere noi stessi.

Ci consente di  esplorare il nostro mondo emotivo –  i nostri pensieri, sentimenti ed entrando in contatto con il nostro dialogo interiore – incluse le emozioni negative.

La scrittura terapeutica come viaggio interiore

La scrittura è un viaggio interiore che offre la possibilità di ascoltarsi e conoscersi meglio.

Si tratta di imparare a parlare di emozioni e sentimenti senza sentirsi giudicati, costruire il nostro sé aiutandoci ad intravedere nuove strade di consapevolezza, orizzonti che non conoscevamo. (Parole Evolute, Sonia Scarpante , 2015).

 La scrittura terapeutica è il più affascinante viaggio che si deve essere disposti a compiere… quello dentro di sé, per migliorare il rapporto con se stessi e le relazioni con gli altri, in famiglia, sul lavoro, nella comunità.

L’efficacia della scrittura terapeutica

L’efficacia del potere terapeutico della scrittura si manifesta quando impariamo a lavorare su noi stessi senza reticenza superando i blocchi , i pesi e gli squilibri del nostro vissuto.

La scrittura diviene un utile strumento da afferrare con consapevolezza per esplorare e conoscere la nostra interiorità.

Chiede di intraprendere un percorso di conoscenza di sé sicuramente faticoso e talvolta doloroso ma certamente rigenerativo in quanto ci consente di sciogliere i nodi interiori.

Ci aiuta ad entrare nel trauma di cui sovente portiamo inconsapevolmente le stigmate evidenti sul corpo e a liberarcene, ad affrontare e superare i sensi di colpa che spesso ci accompagnano condizionando le nostre scelte, ad elaborare lutti difficili, ad affrontare e convivere con la malattia.

La scrittura terapeutica e …

Scrittura creativa

E’ la scrittura che libera la potenzialità creativa di una persona , che esplora ambiti e soluzioni inediti, che vanno oltre la scrittura professionale, giornalistica, accademica, e tecnica.

Scrittura consapevole

 Consente di mettere a nudo le proprie emozioni, di svelare traumi celati nell’inconscio, di evidenziare disagi e blocchi del vivere quotidiano.

Scrittura espressiva

Attraverso la scrittura espressiva l’individuo entra in contatto con il proprio mondo interiore, intraprende un percorso di introspezione e presa di coscienza di sé.

La scrittura terapeutica come scoperta e cura di sé

Lo scopritore della scrittura terapeutica

James Pennebaker, professore dell’Università del Texas, si sposò subito dopo il  college nei primi anni del ’70. Dopo tre anni , lui e sua moglie inziarono ad avere problemi. Pennebaker, divenne confuso e incerto, sprofondò nella depressione.  Così iniziò a  mangiare di meno ed a bere di più , isolandosi.

La scrittura terapeutica come ricerca di noi stessi

Dopo un mese dalla crisi, una mattina, Pennebaker  saltò giù dal letto e si sedette davanti alla macchina da scrivere. Si fermò lì per un po’ e poi iniziò a scrivere del suo matrimonio, dei suoi genitori, della sua sessualità ,della sua carriera ed anche della morte.

Scrisse e continuò a farlo e qualcosa di sorprendente accadde.

La sua depressione lo abbandonò e si sentì liberato.

La scrittura terapeutica come amore per la vita

Pennebaker, iniziò a sentire l’unione affettiva e profonda che provava per sua moglie.

Ma la scrittura ebbe anche un impatto più incisivo: per la prima volta iniziò a percepire il senso e le possibilità che la sua vita gli offrivano.

Continua la ricerca sulla scrittura terapeutica di Pennebaker

L’aver attraversato questa fase complicata ha fatto si che Pennebaker investisse 40 anni della sua vita nella ricerca con lo scopo di  comprendere le connessioni fra la scrittura e le emozioni.

 Per comprendere  esaminò per diverso tempo alcuni gruppi di persone:

  • ad un gruppo  chiedeva di scrivere su avvenimenti emotivamente significativi mentre
  • ad altri chiedeva di scrivere di cose comuni come le scarpe o le macchine che attraversavano il viale.

Entrambi i gruppi scrivevano per circa 20 minuti al giorno, 3 giorni consecutivi.

In queste sezioni di scrittura alcuni partecipanti scrissero di abusi sessuali, alcuni di fallimenti, altri ancora della devastazione per la perdita sentimentale, legata a malattie o alla morte.

In particolare,una donna scrisse del profondo senso di colpa per un incidente accaduto quando aveva 10 anni. A quel tempo,aveva lasciato un gioco sul pavimento e sua nonna inciampò e cadde, e morì.

 Invece un altro uomo scrisse di una calda notte estiva di quando aveva 9 anni. In quel momento,suo padre lo prese da parte e con calma gli disse che avere dei bambini era stato il suo errore più grande. Detto questo andò via.

Cosa portarono i suoi studi sulla scrittura terapeutica?

In ogni sperimentazione Pennebaker notò che chiunque avesse scritto episodi carichi di emozioni riusciva, in seguito ad avere miglioramenti sia psichici che fisici.

La scrittura terapeutica è benefica

Dopo molti studi, con migliaia di partecipanti di tutte le età, sia bambini che anziani, studenti e professionisti, sia malati che sani,è possibile confermare che scrivere delle proprie emozioni è un aiuto importante in grado di poter gestire l’ansia, lo stress e le perdite.

Puoi provare anche tu la scrittura terapeutica!

Segui le indicazioni seguenti:

  • Prendi carta e penna
  • Imposta ed avvia un timer per 20 minuti
  • Inizia a scrivere delle tue esperienze emotive della settimana scorsa, del mese o dell’anno passato(libera scelta)
  • Non preoccuparti della punteggiatura, dell’eleganza del testo o delle coerenza.
  • Segui la tua mente e i tuoi pensieri, senza giudizio e con curiosità.
  • Scrivi per te stesso e non per un eventuale lettore.
  • Fai questo per un pò di giorni.
  • Scegli di buttare via i fogli di carta o conservarli.

se ti senti pronto: inizia a scrivere un blog o a trovare un agente letterario.

Studi scientifici sulla scrittura terapeutica

 Scrittura espressiva per le donne dipendenti da droghe

E’ stata utilizzata la scrittura come processo terapeutico per un gruppo di donne con disturbi da uso di sostanze con alti tassi di trauma e stress post-traumatico in uno studio per valutare l’efficacia di questo strumento.

 Risultati

Le partecipanti alla scrittura terapeutica hanno mostrato una maggiore riduzione della gravità dei sintomi post-traumatici, della depressione e dei punteggi di ansia, rispetto ai partecipanti alla scrittura di controllo al follow-up di 2 settimane.

Conclusioni

I risultati suggeriscono che la scrittura terapeutica può essere uno strumento breve, sicuro, ed a basso costo, come strategia per affrontare il disagio post-traumatico nelle donne che abusano di sostanze.

Per leggere l’articolo integrale in lingue inglese, clicca qui

 La scrittura espressiva con le donne dopo il parto

La gravidanza, la nascita e l’adattamento a un nuovo bambino sono un periodo potenzialmente stressante che può influire negativamente sulla salute mentale e fisica delle donne.

In Questo studio ha quindi esaminato la fattibilità e l’accettabilità della scrittura espressiva per le donne dopo il parto .

Conclusioni:

Lo studio ha esaminato la possibilità di offrire la scrittura espressiva come intervento universale di auto-aiuto a tutte le donne dopo il parto tra le 6 a 12 settimane dopo la nascita e sono incoraggiati ulteriori studi di approfondimento.

Per leggere l’articolo integrale in lingua inglese, clicca qui

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Fonti
  • Sonia Scarpante.Parole evolute. Esperienze e tecniche di scrittura terapeutica. Sampognaro & Pupi
  • Susan David.Agilità emotiva.Giunti
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Stress

Cos’è Lo Stress Per La Psicologia,la Biologia E L’epidemiologia

Viene esplorato lo stress da diversi approcci scientifici fondamentali per aiutarci a comprenderlo ed affrontarlo.

Cosa è lo stress psicologia

Nell’ articolo precedente Lo Stress come si Manifesta abbiamo visto insieme alcune indicazioni utili che possono esserci d’aiuto per contrastare e gestire i nostri momenti stressanti.

In questo articolo,invece, esploreremo lo stress da diversi punti di vista che insieme hanno fornito importanti contributi per la salute.

Vediamo insieme la definizione dello stress.

Cos’è lo Stress?

Lo stress può essere visto in generale come un insieme di costrutti che rappresentano le fasi di un processo mediante il quale le richieste ambientali che tassano o superano la capacità di adattamento di un organismo provocano risposte psicologiche, comportamentali e biologiche che possono mettere le persone a rischio di malattia.

Più precisamente :

Lo Stress è una risposta psicofisica e si verifica quando svolgiamo molte attività ,le quali possono essere anche diverse tra loro, di natura emotiva, cognitiva e sociale e da noi sono percepite come eccessive.

Esistono diverse tradizioni per quanto riguarda lo studio dello stress, in particolare quello epidemiologico, psicologico e biologico (Cohen, Kessler e Underwood Gordon, 1995).

Ciascuna di queste tradizioni ,circa Cinquant’anni fa ,era perseguita da diverse reti di ricercatori, ma negli ultimi 20 anni si è assistito a una crescente integrazione di questi approcci.

Lo Stress secondo l’epidemiologia

La tradizione epidemiologica si concentra sulla definizione di quali circostanze ed esperienze sono ritenute stressanti sulla base dell’accordo consensuale che costituiscono minacce al benessere sociale o fisico.

Lo stress secondo la Psicologia

La tradizione psicologica si concentra sulle percezioni degli individui dello stress presentato dagli eventi della vita sulla base delle loro valutazioni delle minacce poste e della disponibilità di risorse di coping efficaci.

Lo Stress secondo la Biologia

La tradizione biologica si concentra sulle perturbazioni cerebrali dei sistemi fisiologici che sono altrimenti essenziali per la normale regolazione omeostatica e il controllo metabolico.

Approfondiamo…

Eventi e Stress

Quali sono i possibili eventi in grado di provocarci stress?

L’approccio epidemiologico ha anche incluso studi sull’esposizione a singoli eventi minacciosi.

In particolare sono stati studiati i seguenti eventi di vita:

  • la disoccupazione
  • il divorzio
  • il lutto
  • la tensione economica
  • l’assistenza ai malati cronici.

Vi c’è un’ipotesi secondo cui alcuni tipi di eventi sono sufficienti per generare livelli sostanziali di minaccia.

Questi includono prevalentemente minacce relative ai ruoli sociali centrali (p. Es., Lavoratore, coniuge o genitore; Lepore, 1995) e all’integrità delle relazioni interpersonali (Bolger, DeLongis, Kessler, & Schilling, 1989; Cohen et al., 1998; Rook , 1984).

Inoltre ogni evento ha delle sue implicazioni o conseguenze che possono durare mesi o addirittura anni.

La prospettiva epidemiologica ha definito lo stress principalmente facendo riferimento a valutazioni indipendenti che riflettono come gli altri, nel complesso, giudicano l’impatto negativo di particolari eventi.

Tali misure hanno avuto successo nel predire morbilità ovvero il numero dei casi di malattia (p. Es., Depressione, infezioni respiratorie e malattia coronarica), progressione della malattia (p. Es., HIV-AIDS, guarigione delle ferite e malattie autoimmuni) e mortalità (rivisto da Cohen, Janicki-Deverts e Miller, 2007).

Vediamo insieme cosa ne pensa la psicologia dello stress

Secondo la prospettiva psicologica derivata dall’osservazione afferma che sperimentare lo stesso evento può essere stressante per alcuni individui ma non per altri.

Quindi, secondo la prospettiva psicologica, un’esperienza stressante non può essere dedotta da un riferimento uniforme a un evento particolare.

Piuttosto, una tale inferenza dipende necessariamente da come un tale evento viene interpretato dall’individuo.

 Questo approccio è rappresentato dal lavoro seminale di Lazarus e Folkman (Lazarus, 1966; Lazarus & Folkman, 1984) sulla valutazione dello stress, che propone che le persone valutino sia il grado di potenziale minaccia rappresentato dagli eventi sia la disponibilità delle risorse necessarie per affrontarli.

 Valutare le minacce degli eventi stressanti

 Le valutazioni delle minacce degli eventi sono influenzate dall’imminenza del danno e dall’intensità, durata e potenziale controllabilità dell’evento, nonché dalle convinzioni degli individui su se stessi e l’ambiente, i loro valori e impegni e le relative disposizioni della personalità.

Valutare il coping

Le valutazioni di coping possono concentrarsi su azioni progettate per alterare direttamente l’evento minaccioso percepito o sulla fattibilità di pensieri o azioni che hanno lo scopo di cambiare le risposte emotive e comportamentali all’evento.

 Una valutazione della minaccia senza la convinzione che siano disponibili risposte efficaci per affrontare il problema viene vissuta come stress, che genera risposte emotive tra cui preoccupazione, paura e ansia.

In conclusione

Nel complesso, i ricercatori che sostengono la prospettiva psicologica generalmente hanno definito lo stress come un’esperienza che si verifica quando gli individui valutano simultaneamente gli eventi come minacciosi o altrimenti dannosi e le loro risorse per affrontarle come inadeguate.

Studi di psicologia importanti per predire il rischio di morbilità e mortalità

 Come per  le misure oggettive degli eventi nel caso della prospettiva epidemiologica, anche le misure dello stress percepito sono state utili nel predire il successivo rischio di morbilità e mortalità (p. Es., Keller et al., 2012; Nielson, Kristensen, Schnohr, & Grønbæk, 2008; Wisnivesky, Lorenzo, Feldman, Leventhal , E Halm, 2010).

Il Cambiamento può farci Stressare?

L’ approccio di Holmes e Rahe (1967) ha proposto che maggiore è il cambiamento inerente all’adattamento a un evento della vita, maggiore è lo stress associato a quell’evento.

Ogni evento può essere positivo e negativo e molto dipende da come la persona gli attribuisce significato.

A sua volta, questo approccio suggerisce che lo stress è cumulativo, con ogni evento aggiuntivo che si aggiunge al peso complessivo dell’adattamento richiesto all’individuo.

Dunque… ci sono degli eventi di vita che hanno apportato un cambiamento nelle nostre vite che possono farci stressare e lo stress è altamente soggettivo.

Biologia e stress

Nell’approccio biologico, l’impatto di fattori di stress definiti è indicizzato tramite perturbazioni di sistemi fisiologici che sono altrimenti essenziali per la regolazione omeostatica e il controllo metabolico.

Un presupposto nella tradizione biologica è che queste perturbazioni o reazioni fisiologiche forniscono supporto a breve termine per un’azione comportamentale adattativa o per affrontare il problema.

A lungo termine, tuttavia, tali reazioni fisiologiche possono rivelarsi disadattive e correlare al rischio di malattia.

Primi lavori sullo stress

Come descritto da Kagan, la tradizione biologica è stata fortemente influenzata dai primi lavori di Selye (1956), in cui

Lo stress era equiparato all’attivazione cronica di uno dei principali assi neuroendocrini del corpo, il sistema ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA).

 Questa tradizione ha anche radici profonde nella psicofisiologia sperimentale e nella medicina psicosomatica, dove le risposte del sistema nervoso autonomo sono da tempo presenti in modo prominente come indicatori di stress (Cannon, 1932; Mason, 1971; Weiner, 1992).

Gli Indicatori dello stress

 Gli indicatori di stress misurati quindi comunemente includono l’ormone derivato da HPA, il cortisolo e i mediatori simpatico-surrenalici (SAM), l’adrenalina e la norepinefrina, nonché indici fisiologici periferici regolati autonomamente come la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna.

 I modelli di risposta attraverso questi parametri fisiologici spesso variano con le differenze negli stimoli che li evocano, ma in generale, la loro attivazione dipendente dallo stimolo, quando eccessiva, persistente o ripetuta spesso, è stata vista come un’istanza biologica dello stress (Cohen et al., 1995; Smyth, Zawadzki e Gerin, 2013).

La ricerca biologica sullo stress negli esseri umani storicamente ha enfatizzato gli studi di laboratorio in cui i partecipanti sono esposti a sfide sperimentali (fattori di stress).

Questi studi vengono utilizzati per identificare e chiarire i meccanismi biologici che possono mediare gli effetti dei fattori di stress ambientali sugli esiti più distali.

Scoperta importante

In sintesi questi studi hanno affermato che la ripetizione di risposte autonome e neuroendocrine provocate nel contesto di eventi di vita stressanti che si verificano ,promuovano cambiamenti biologici e cellulari sistemici che favoriscono la malattia, come alterazioni metaboliche ed immunitarie , e il funzionamento respiratorio e cardiovascolare.

 Di conseguenza, si ritiene che l‘impatto delle reazioni fisiologiche evocate da fattori di stress costituisca un percorso primario che collega gli eventi e le valutazioni stressanti ai risultati sulla salute fisica.

Altri studi scientifici

Dal punto di vista biologico

la ricerca sulla risposta HPA suggerisce che mentre il cortisolo aumenta sotto stress acuto, la risposta HPA ai fattori di stress cronici può essere più complessa, includendo variamente un ridotto rilascio di cortisolo, insensibilità ai glucocorticoidi o alterazioni del ritmo diurno del cortisolo (Miller, Chen , & Zhou, 2007; Miller, Cohen e Ritchey, 2002).

Questi modelli di risposta possono influenzare i parametri immunitari e cardiovascolari che contribuiscono alla patogenesi della malattia (ad esempio, Cohen et al., 2012; Kiecolt-Glaser et al., 2005; Matthews, Schwartz, Cohen, & Seeman, 2006).

Cervello e Stress

Infine, una recente direzione nella ricerca sulla biologia dello stress umano è stata quella di caratterizzare i sistemi cerebrali che valutano i fattori di stress psicologici e sociali, nonché di generare reazioni fisiologiche a valle che potrebbero essere correlate al rischio di malattia (Muscatell & Eisenberger, 2012).

In particolare, i ricercatori in quest’area hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) e altri metodi per misurare l’attività neurale mentre le persone completano compiti avversivi o elaborano stimoli minacciosi modellati da studi di laboratorio sulla fisiologia dello stress.

Durante l’imaging, questa attività neurale viene misurata insieme alle reazioni fisiologiche periferiche (ad esempio, la pressione sanguigna) che sono state implicate nel rischio di malattia (Gianaros & Wager, 2015).

Le prove di questi studi di imaging cerebrale indicano che i fattori di stress psicologico e sociale coinvolgono una rete di regioni corticali e limbiche, in particolare regioni della corteccia prefrontale mediale e laterale, del cingolo, dell’insula e dell’amigdala.

Si presume che i modelli di attività evocati attraverso queste e altre regioni cerebrali in rete corrispondano ai processi neurali che supportano le valutazioni dei fattori di stress e possibilmente l’esperienza emotiva, la risposta e la regolazione (Gianaros & Wager, 2015).

Inoltre, i cambiamenti nell’attività neurale in queste stesse regioni sono associati a misure periferiche della fisiologia dello stress, inclusi parametri rilevanti per la malattia della fisiologia autonomica, neuroendocrina, cardiovascolare e immunitaria (Muscatell & Eisenberger, 2012).

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

Informazioni di Contatto per Servizi di Psicologia :

Fonte

Cohen S.,Gianaros P.J.,Manuck S.B.(2016) A Stage Model of Stress and Disease.Perspect Psychol Sci. 11(4): 456–463.