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Mindfulness

La mindfulness: cos’è, come funziona ed efficacia

L’ articolo esplora la mindfulness, chiarendo la sua definizione, ed illustra alcuni importanti contributi scientifici sulla sua efficacia per il benessere psicofisico

Mindfulness definizione

Gli interventi basati sulla mindfulness o consapevolezza(MBI) hanno dimostrato l’efficacia nel ridurre la gravità in diversi sintomi come l’ ansia, la depressione,lo stress, favorendo il benessere psicofisico e la qualità della vita.

In effetti,la mindfulness implica cambiamenti in aspetti specifici della psicopatologia, come pregiudizi cognitivi, disregolazione affettiva ed efficacia interpersonale.

La premessa teorica generale degli MBI è che, praticando la consapevolezza (ad esempio attraverso la meditazione seduta, lo yoga o altri esercizi di consapevolezza), gli individui diventeranno meno reattivi a spiacevoli fenomeni interni ma più riflessivi, che a loro volta porteranno a risultati psicologici positivi.

Cos’è la Mindfulness?

Il termine inglese “Mindfulness” deriva dalla parola Sati, termine in lingua Pali che possiamo tradurre come “ consapevolezza” , “attenzione presente e attiva”.

La consapevolezza si riferisce a un processo che conduce a uno stato mentale delle sensazioni, dei pensieri, degli stati corporei, della coscienza e dell’ambiente, caratterizzato dalla consapevolezza non giudicante dell’esperienza del momento presente.

La mindfulness incoraggia l‘apertura, la curiosità e l’accettazione.

La Mindfulness o consapevolezza è una qualità naturale che varia tra le persone (una disposizione o un tratto) e fluttua nel corso della giornata (uno stato di coscienza) (Brown e Ryan, 2003);la consapevolezza è specificamente formata attraverso pratiche di meditazione consapevole (Creswell, 2016; Visted, Vøllestad , Nielsen e Nielsen, 2014).

Le due componenti della consapevolezza

Bishop e colleghi (2004) hanno distinto due componenti della consapevolezza:

  1.  una  implica l’autoregolazione dell’attenzione e
  2. una implica un orientamento al momento presente caratterizzato da curiosità, apertura e accettazione.

La Mindfulness e l’era moderna

La consapevolezza è in netto contrasto con gran parte della nostra comune esperienza quotidiana, poiché la modalità predefinita di attenzione per molti individui è, di fatto, la non attenzione.

 Il vagabondaggio della mente è onnipresente;

infatti viviamo in uno stato di “passare senza pensarci alle nostre attività quotidiane” o “correre con il pilota automatico“.

 Quando riusciamo a concentrarci sulle esperienze interne nel momento presente, questa attenzione è spesso piena di autocritica, pensieri ed emozioni ruminativi o comunque preoccupanti che tentiamo quindi di sopprimere.

In effetti, l’esperienza di assistere al momento presente può essere così avversa che alcune persone preferiscono quasi qualsiasi altra cosa.

Mindfulness, stati insensati e scienza

Nonostante il loro predominio nella nostra vita quotidiana, gli stati insensati hanno dimostrato di essere disadattivi.

 In un ampio studio che utilizzava dati di valutazione momentanei ecologici, è stato scoperto che circa il 47% delle ore di veglia dei soggetti erano trascorse in uno stato mentale errante;

inoltre, gli autori hanno dimostrato che il girovagare della mente prevede la successiva infelicità.

Al contrario, la capacità di mantenere la mente focalizzata sul momento presente è associata a un benessere psicologico maggiore.

Nel loro insieme, questi risultati suggeriscono che la consapevolezza è uno stato difficile da raggiungere, ma alla fine è benefico.

Questa abilità è stata paragonata alla teoria della scienza cognitiva di una “difficoltà desiderabile“, essenzialmente un compito che richiede il dispendio di risorse cognitive, ma si traduce in una maggiore flessibilità cognitiva, capacità di comprensione e capacità di autoregolazione.

Mindfulness: abilità o pratica?

La consapevolezza è quindi sia un’abilità che una pratica; la pratica della consapevolezza genera l’abilità di rimanere consapevoli.

 Più forte è la capacità di adottare uno stato consapevole durante gli alti e bassi perpetui della vita, minore sarà la sofferenza.

 Questa premessa di base rimane il fondamento delle pratiche consapevoli, come è successo per secoli.

Tuttavia, quando gli scienziati clinici tentano di analizzare i meccanismi di questo processo apparentemente semplice, le prove diventano rapidamente confuse e mal definite.

Qualunque meccanismo sia alla base della consapevolezza, le pratiche di consapevolezza sembrano dimostrare effetti terapeutici sul benessere emotivo e quindi continuare a catturare l’interesse di una miriade di clienti, professionisti e ricercatori.

Interventi basati sulla Mindfulness

La Mindfulness-based stress reduction  (MBSR)

Il primo e forse il più noto intervento basato sulla consapevolezza per ottenere supporto empirico nel trattamento dei sintomi psicologici è la riduzione dello stress basata sulla consapevolezza (MBSR), sviluppata da Jon Kabat-Zinn nei primi anni ’80.

La MBSR è un programma di trattamento di 8 settimane che mira a ridurre lo stress attraverso abilità di consapevolezza avanzate sviluppate attraverso pratiche di meditazione regolari.

Il programma consiste in lezioni di meditazione settimanali di gruppo di 2-5 ore settimanali con un insegnante addestrato, esercitazioni quotidiane di audioguida a casa (circa 45 min / giorno) insieme ad un ritiro di consapevolezza che si verifica durante la sesta settimana.

Si focalizza sull’apprendimento di come prestare attenzione alle sensazioni corporee, usando varie pratiche meditative mente-corpo come la meditazione seduta, le scansioni del corpo, lo stretching dolce e lo yoga.

Il programma MBSR è stato inizialmente sviluppato per il trattamento di pazienti medici con dolore cronico,  ma da allora è stato applicato a molte altre popolazioni di pazienti medici e psichiatrici, così come ai membri della comunità.

Evidenze Scientifiche

Gli studi che hanno dimostrato  che la La Mindfulness-based stress reduction  (MBSR) permette di ridurre i sintomi di ansia e stress.

I ricercatori hanno adattato i principi di base del programma in protocolli modificati per il trattamento di popolazioni e risultati specifici.

Questi includono:

  • la terapia cognitiva basata sulla consapevolezza (MBCT) per la depressione,
  • prevenzione della ricaduta basata sulla consapevolezza (MBRP) per la tossicodipendenza,
  • potenziamento della relazione basata sulla consapevolezza (MBRE) per migliorare il funzionamento della relazione,
  • un programma basato sulla consapevolezza per favorire un’alimentazione sana ,

 per citarne solo alcuni.

Brevi interventi basati sulla Mindfulness

Alcuni ricercatori hanno adattato il protocollo di trattamento MBSR in programmi abbreviati di 2-3 settimane.

Alcune prove preliminari indicano che questi interventi di breve durata possono avere effetti benefici su una varietà di sintomi, tra cui la compassione e capacità di memoria di lavoro.

 Non è ancora chiaro se questi interventi abbreviati di consapevolezza possano ridurre efficacemente i livelli clinici di ansia o depressione, sebbene il potenziale per effetti benefici in una frazione il tempo merita ulteriori studi.

Ancora più breve

Un altro adattamento emergente degli MBI standard è un allenamento di consapevolezza basato su laboratorio di 3 o 4 giorni ancora più breve.

Questi interventi brevi e altamente controllati in genere coinvolgono sessioni di gruppo di 20-30 minuti condotte da un istruttore di meditazione addestrato e – nessuna pratica richiesta al di fuori del laboratorio.

Gli studi indicano che possono avere effetti immediati sulle risposte psicologiche e neuroendocrine allo stress sociale

Questi effetti significativi dopo solo pochi giorni di allenamento per la consapevolezza sono entusiasmanti e le ricerche future dovrebbero esplorare se tali brevi interventi possono avere effetti simili sui sintomi di ansia o depressione.

Corso di Mindfulness – Base

Se vuoi partecipare al corso base di Mindfulness, clicca qui per scoprire il programma.

La Mindfulness è efficace?

In particolare, studi controllati randomizzati indicano che l’allenamento di consapevolezza può avere un impatto su una vasta gamma di risultati:

  • effetti sulla cognizione;
  • sull’affetto (ad es. Attenzione, memoria di lavoro, regolazione delle emozioni;
  • riduzione dello stress (Creswell & Lindsay, 2014),
  • nonché molti risultati sulla salute mentale e fisica (ad esempio, ritardare la progressione dell’HIV, ridurre il rischio di abuso di droghe e recidiva della depressione , riducendo la sintomatologia PTSD.

 Allo stesso modo, la tendenza di essere consapevole nella vita quotidiana (misurata da strumenti di auto-relazione convalidati della consapevolezza del tratto) è associata a una serie di risultati positivi sulla regolazione delle emozioni e dell’attenzione (Brown, Ryan e Creswell, 2007).

E’ possibile individuare i meccanismi della mindfulness ?

La teoria denominata Monitor and Acceptance Theory (MAT) può rispondere a questa domanda.

Monitor and Acceptance Theory (MAT)

E’ un quadro che delinea i meccanismi di consapevolezza che guidano i risultati cognitivi, affettivi, di stress e di salute.

MAT inizia con l’idea che il monitoraggio e l’accettazione dell’attenzione siano i meccanismi di base alla base degli effetti dell’allenamento di consapevolezza e consapevolezza.

Queste due componenti sono affrontate nella maggior parte delle concettualizzazioni scientifiche della consapevolezza e sono le competenze centrali sviluppate in molti programmi di addestramento per la consapevolezza.

MAT ritiene che vi siano effetti distinti e sinergici del monitoraggio dell’attenzione e delle capacità di accettazione sui risultati riportati nella letteratura sulla consapevolezza.

In particolare, apprendere l‘abilità del monitoraggio dell’attenzione è sufficiente per migliorare i risultati cognitivi (ad esempio, attenzione selettiva, attenzione sostenuta e cambio di attività; memoria di lavoro; intuizione) e migliorare l’attenzione alle informazioni affettive (potenzialmente intensificando la reattività sia negativa che positiva).

Tuttavia, è necessario allenarsi sia nel monitoraggio dell’attenzione che nell’accettazione per migliorare l’affettività (ad es. Compiti di funzioni esecutive che bilanciano l’attenzione e la regolazione degli affetti; riduzione dei sintomi depressivi e d’ansia), stress (ad es. Reattività soggettiva e fisiologica dello stress) e risultati sulla salute fisica ( ad es. esiti immunitari e patologici correlati allo stress).

Monitoraggio dell’attenzione

Il monitoraggio dell’attenzione è definito come consapevolezza continua delle esperienze sensoriali e percettive del momento presente (ad es. Suoni nell’ambiente, sensazioni corporee specifiche, dialogo mentale e immagini).

Questa capacità di monitorare l’esperienza momentanea si basa su reti di attenzione selettiva ed esecutiva.

In particolare, le capacità di monitoraggio dei conflitti sono importanti per riconoscere quando la mente vaga dalla sua concentrazione (ad es. Respiro) e sono necessarie capacità di orientamento per reindirizzare l’attenzione su questo oggetto di messa a fuoco (cfr. Malinowski, 2013).

Nel corso dell’addestramento alla consapevolezza, anche l’attenzione prolungata migliora man mano che si sviluppa la capacità di mantenere il contatto con l’esperienza del momento presente (Chiesa et al., 2011).

L’ accettazione

L’accettazione è generalmente definita come un atteggiamento mentale di non-giudizio, apertura e ricettività ed equanimità nei confronti di esperienze interne ed esterne (cfr. Baer, ​​Smith e Allen, 2004; Brown & Ryan, 2004; Desbordes et al., 2015).

L’accettazione esperienziale è in diretto contrasto con l’evitamento esperienziale, caratterizzato da tentativi di alterare o evitare pensieri e sentimenti indesiderati (Hayes, Wilson, Gifford, Follette e Strosahl, 1996).

Le reazioni più comuni a pensieri e sentimenti negativi sono di evitarli o tentare di cambiarli (che spesso non ha successo; Wenzlaff & Wegner, 2000), o di diventare iperfococentrici sui sintomi negativi ignorando il resto dell’esperienza (ad es. Farb et al., 2010; Mathews & MacLeod, 1994).

Invece, mantenere l’accettazione nei confronti delle proprie esperienze significa che i pensieri e i sentimenti negativi non sono “indesiderati”; sono accolti nella consapevolezza e lasciati diminuire mentre altre esperienze entrano nella consapevolezza.

Allo stesso modo, portare una mentalità accettante verso esperienze positive significa che queste esperienze non sono attivamente ricercate, né vengono colte e aggrappate quando si verificano, ma vengono notate e abbracciate quando sorgono e passano.

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Problemi Psicologici

Cos’è l’ansia e come influenza la nostra vita

Questo articolo esplora l’ansia, e si focalizza sui lavori di diverse ricerche che descrivono in quali aspetti l’ansia influenza la nostra vita

Cosa è ansia e come influenza la nostra vita

Cos’è l’ansia?

L’ansia è definita , nel DSM-V ( Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali- 5° edizione) come l’anticipazione di una minaccia futura:

  • si distingue dalla paura, la quale si verifica con una risposta emotiva a una minaccia imminente reale o percepita.

Inoltre, il termine preoccupazione nel DSM-5  unito all’ansia,aggiunge una sfumatura aggiuntiva facendo riferimento agli aspetti cognitivi dell’aspettativa apprensiva.

 L’ansia è un’emozione normale.

 Da un punto di vista evolutivo, è adattiva poiché promuove la sopravvivenza incitando le persone a evitare luoghi pericolosi.

La soglia clinica tra l’ansia adattiva normale nella vita quotidiana e l’ansia patologica angosciante che richiede un trattamento è soggetta al giudizio clinico.

Storia dei disturbi d’ansia

È stato spesso scritto che la storia dei disturbi d’ansia è recente.

Più precisamente,alcuni disturbi mentali come la schizofrenia, era poco conosciuta come malattia prima del XIX secolo. Al contrario, i disturbi dell’umore, soprattutto con la malinconia, possono vantare radici storiche che risalgono all’antichità classica.

 Tuttavia, potrebbe non essere del tutto vero che l’ansia è un costrutto relativamente recente.

Vi sono indicazioni che l’ansia sia stata chiaramente identificata come un distinto effetto negativo e come un disturbo separato da filosofi e medici greco-romani.

Inoltre, la filosofia antica suggeriva trattamenti per l’ansia che non sono troppo lontani dagli approcci cognitivi di oggi.

Le persone dell’antichità e l’ansia

Nel Corpus Ippocratico, raccolta di testi medici greci attribuiti a Ippocrate (dal 460 a.C. al 370 d.C. circa), viene descritta la fobia di un uomo di nome Nicanor.

Nicanor (πάθoς), quando andava a una festa per bere,aveva paura di una ragazza che suonava il flauto. Ogni volta che sentiva il suono del flauto in un simposio, si alzavano masse di terrori. Nicanor,diceva di non poter sopportare il suono di notte, mentre di giorno non ne era influenzato.

Robert Burton parla della fobia sociale, usando esempi di casi dei Romani e dei Greci:

 (“… Tully [cioè, Marco Tullio Cicerone] ha confessato di se stesso, che ha tremato ancora all’inizio del suo discorso; e Demostene, quel grande oratore di Grecia, prima di Filippus ”).

Ansia secondo la Storia Romana

Cicerone offre una descrizione clinica dei vari affetti anormali: l’angor (ansia) è ulteriormente caratterizzata clinicamente come un disturbo “costrittivo” (premens), mentre la molestia (afflizione) è descritta come permanente (permanens) e sollicitudo (preoccupazione) come ruminazione( cum cogitatione) (TD, Libro IV, VIII).

Cicerone distingue in modo interessante l’ansia che designa l’ansia di tratto o il fatto di essere incline all’ansia e l’angoscia che si riferisce all’ansia di stato o all’ansia attuale (TD, Libro IV, XII).

Ciò anticipa le opere di Cattell e Schleier, a cui viene spesso attribuito il merito di aver introdotto i termini ansia di “stato” e “tratto” .

Cura dell’ansia nella storia

La letteratura greca e latina indica i mezzi per identificare l’ansia patologica e liberarsi dai suoi effetti.

Nel Tusculanae Disputationes  scritto da Cicerone dopo la morte di sua figlia Tullia nel lettino, dimostra essere un appello allo stoicismo, un ramo della filosofia che è uno dei pilastri della terapia cognitiva di oggi.

Seneca (dal 4 a.C. al 65 d.C.), un altro filosofo stoico, insegnò ai suoi contemporanei come ottenere la libertà dall’ansia nel suo libro “Di pace della mente” (De tranquillitate animi [DTA]).

 Seneca definisce lo stato ideale di “pace mentale” (tranquillitas) come una situazione in cui si è indisturbati (non concuti) e che è equivalente a ciò che i greci chiamavano eutimia ((εύθυμíα).

L’eutimia è usata attualmente nel contesto dell’umore piuttosto che nell’ansia nella psichiatria moderna.

Secondo Seneca, la paura della morte è la principale cognizione che ci impedisce di godere di una vita spensierata (DTA, capitolo 11. “Chi teme la morte non agirà mai come diventa un uomo vivente “). 6,7

Questo pensiero anticipa gli sviluppi futuri di Kierkegaard, Heidegger e filosofi esistenzialisti circa l’ansia fondamentale causata dalla consapevolezza dell’uomo che la sua esistenza è limitata.

Un modo per sfuggire alla morsa è di dedicarsi l’attenzione al presente invece di preoccuparsi del futuro.

Nel suo libro On the Shortness of Life (De brevitate vitae [DBV]), la raccomandazione di Seneca è di unire passato, presente e futuro in una sola volta (DBV, capitolo 15. ” Lui fa è la sua vita combinando tutti i tempi in uno ”. 8,9

Oggi, l’attenzione al momento presente è uno degli obiettivi chiave di tecniche come la mindfulness,la meditazione consapevole.

Altri ” rimedi antichi

Sebbene gli stoici e gli epicurei fossero visti come scuole filosofiche concorrenti, offrivano consigli simili sui mezzi per sbarazzarsi di lei.

Epicuro (341 a.C. di Samos al 270 a.C. di Atene), il filosofo che fondò la scuola di filosofia chiamata Epicureismo, insegnò che l’obiettivo (greco: télos) di una vita felice includeva il raggiungimento di uno stato chiamato ataraxia dove la mente era libera dalle preoccupazioni.

Un percorso per ataraxia era quello di sbarazzarsi delle cognizioni negative sul passato e delle paure per il futuro, poiché l’unica realtà esistente è il momento presente.

Etimologia

La parola deriva dall’ira sostanziale latina e dal verbo corrispondente ango (restringere).

Una parola affine è angustus (stretto).

Queste parole derivano da una radice indo-europea che ha prodotto angoscia nel tedesco moderno (e parole correlate in olandese, danese, norvegese e svedese).

È interessante notare che la stessa relazione tra l’idea di ristrettezza e l’ansia è attestata in ebraico biblico.

In effetti, Giobbe esprime letteralmente la sua angoscia (Giobbe 7:10) con l’espressione ebraica “la ristrettezza (zar) del mio spirito”.

Riassumendo

Gli autori greci e latini antichi hanno riportato casi di ansia patologica e li hanno identificati come disturbi medici.

Le tecniche terapeutiche suggerite dagli antichi filosofi stoici ed epicurei non sembrerebbero fuori posto nei libri di testo di psicoterapia cognitiva di oggi.

Nei secoli che separavano l’antichità classica dall’emergere della moderna psichiatria a metà del XIX secolo, casi tipici di disturbi d’ansia continuavano a essere segnalati negli scritti medici, anche se le categorie nosologiche erano molto lontane dalle nostre.

Influenza la nostra vita?

Per rispondere a questa domanda, sono state svolte diverse ricerche scientifiche menzionate in questo articolo scientifico(in lingua inglese).

In merito a questo, è stato discusso la sua connessione con il funzionamento fisiologico e psicologico in diverse aree della nostra vita come la famiglia, la religione, la socialità e il comportamento, nonché il lato culturale, dell’infanzia,della gravidanza e di molti altri.

Perché indagare sull’ansia?

 Nel periodo a partire dal 2000, è stata individuata una prevalenza del 13,6% per  i disturbi d’ansia all’interno della popolazione europea; più precisamente le donne sono significativamente più colpite rispetto agli uomini a questa classe di disturbi.

Ansia e abilità cognitive

Secondo la ricerca, influenza l’attenzione, l’apprendimento, i processi cognitivi, l’elaborazione dell’ informazione e il rendimento accademico o le capacità lavorative .

Ansia e salute

Inoltre, è stato dimostrato che influenza la pressione arteriosa, la resistenza alla soglia del dolore che aumenta i livelli di stress e riduce l’ attività del sistema immunitario.

Può anche determinare un più lento recupero di salute.

Ansia e Gravidanza

Altre ricerche sostengono che una sua maggiore presenza legata alla gravidanza potrebbe portare ad un aumento nel verificarsi di interventi chirurgici a taglio cesareo, ma anche a un travaglio più lungo .

Ansia e sedentarietà

Uno studio recente, condotto su un pool di oltre 42000 soggetti, ha trovato un legame molto stretto e col fatto che inneschi un comportamento sedentario- dimostrando effetti negativi sulla salute .

Ansia e Pessimismo

Altri studi hanno anche trovato che esiste una relazione diretta o invertita tra l’orientamento pessimista o ottimista nella vita dai soggetti.

Ansia e Giudizio

Un altro studio evidenzia la sua influenza negativa che ha sul giudizio, sulla risoluzione di nuovi problemi, sulla memoria di lavoro o sulla capacità di utilizzare le conoscenze pregresse per trovare soluzioni.

Ansia e Famiglia

Un importante segmento di ricerca si concentra sul contesto familiare insieme a tutto ciò che implica;

In particolare, uno studio ha scoperto che le madri svolgono un ruolo importante nell’apprendimento dei disordini e dell’ansia sociale da parte dei loro figli, mentre i padri sono più propensi a insegnare fiducia in se stessi.

Un altro studio, che ha incluso oltre 2000 studenti, dimostra che, se i bambini crescono senza una figura paterna attorno a loro, loro sono più inclini a presentare in futuro livelli di ansia più elevati, nonché livelli di autostima più bassi rispetto alla popolazione generale.

Se hai la necessità di un percorso di consulenza e sostegno psicologico, contattami.

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Stress

Come riuscire a smettere di Lamentarsi

L’ Articolo tratta come riuscire a smettere di lamentarsi esplorando ciò che ci porta a farlo insieme ad alcune indicazioni che potranno aiutarci a farci smettere

Probabilmente nella nostra vita ci siamo lamentati.

Forse lo abbiamo fatto quando gli obiettivi che ci siamo prefissati, poi, non si sono verificati.

In altre circostanze,invece, abbiamo interagito con una persona che si lamentava di qualcosa per diverso tempo.

Cosa significa lamentarsi?

Per capire meglio cosa significa, ho cercato nel dizionario Treccani Online, il significato del termine

( Se vuoi leggerlo anche tu, clicca qui ).

Il dizionario, riporta le seguenti parole per spiegare il significato di lamentarsi:

  • Compiangere, provare dolore o rammarico per qualche cosa;
  •  Emettere lamenti, per dolore fisico o morale;
  • Esprimere la propria scontentezza, dolersi presso altri di cosa che non ci soddisfa, di un torto subìto, di quanto ci fa soffrire.
Voi ,invece, come descrivereste il significato di lamentarsi?
Alcuni autori, lo descrivono così…

Lamentarsi come riuscire a smettere psicologia

Perchè ci lamentiamo ?

Come riuscire a smettere di lamentarsi psicologia

Cosa ci fa lamentare?

Le persone che si lamentano hanno un pensiero negativo ricorrente; più precisamente, la persona che lo prova si chiude in questo stato d’animo e vede soltanto aspetti e momenti negativi nella propria vita, dall’ area affettiva, a quella lavorativa, sociale e di salute.

La psicologia definisce questa tendenza come “ rimuginio”, in cui predomina uno stile di pensiero negativo che ci porta a rimuginare.

Alla base di questo stile di pensiero, potrebbe esserci uno stato d’insoddisfazione e d’insicurezza nella propria vita.

In questa condizione potremo vivere ciò che facciamo, i nostri progetti e obiettivi quotidiani focalizzandoci esclusivamente sull’ aspetto negativo dei risultati probabilmente raggiunti, non considerando alcun aspetto positivo dagli errori ad esempio commessi, e dai risultati, continuando così a lamentarci.  

Può anche essere causato quando proviamo un sentimento di gelosia o invidia verso persone vicine, come ad esempio i colleghi di lavoro, che sono percepite come maggiormente realizzate rispetto a noi stessi.

Un’ulteriore causa che spinge a lamentarci continuamente è portata dalla ricerca di attenzione.

Complessivamente,  la persona lamentosa ha una bassa autostima, insicurezza e senso di incapacità e di sfiducia nelle proprie capacità.

La lamentela potrebbe essere la radice dei problemi emotivi che abbiamo.

Di certo, se smettessimo di lamentarci tanto per le cose che non vanno come vorremmo e ci concentrassimo di più sulle cose che ci possiamo godere e che ci rendono felici, non saremmo così amareggiati.

 La nostra lamentela non può aiutarci ma farci affondare sempre di più nel malessere e scontentezza.

Lamentandoci in quali conseguenze potremo incappare ?
  • Dispendio eccessivo di energia mentale e fisica
  • Non apprezzare le cose belle della vita
  • Visione negativa e pessimistica
  • Ripercussioni nella sfera relazionale(amici,colleghi,parenti)
  • Sentimenti di rabbia
  • Senso di insicurezza
  • Bassa autostima
  • Sfiducia nelle proprie capacità
  • Immobilità nella propria vita
  • Sprofondare nel proprio dolore
Cosa ne pensa la scienza della lamentela?

Abbiamo visto che lamentarci, soprattutto se lo facciamo di frequente, può essere dannoso per la nostra salute e per la nostra vita anche con le altre persone a noi vicine.

Cosa accade nel nostro cervello quando ci lamentiamo?

Alcuni studi a riguardo, hanno dimostrato che lamentarsi altera le nostre reti neurali e può avere gravi ripercussioni sulla nostra salute mentale. 

Infatti, più ci lamentiamo e più consolidiamo nel nostro cervello questa tendenza in modo tale che saremo sempre più propensi a lamentarci.

Lamentarsi non influisce solo sulle connessioni neurali della persona che si lamenta, ma anche su quelle di coloro che la circondano.

In realtà, è probabile che dopo aver sentito un amico lamentarsi per diverse ore, ci potremo sentire svuotati, privi di energia. E’ anche probabile che in quel momento abbiamo una visione un po’ più pessimistica del mondo.

Questo accade  perché il nostro cervello è programmato per essere empatico ed interagire socialmente con gli altri.

Come riusciamo ad essere empatici ?

Noi riusciamo ad essere empatici con gli altri mediante i cosiddetti “neuroni specchio”, i quali  sono responsabili di farci sperimentare gli stessi sentimenti della persona che abbiamo di fronte, siano essi gioia, tristezza o rabbia.

In questo modo, il nostro cervello cerca d’immaginare cosa sente e pensa quella persona, per poter agire di conseguenza e modulare il proprio comportamento.

Nel caso in cui ci troviamo insieme ad un nostro amico che si lamenta, l’empatia diventa un’arma a doppio taglio in quanto siamo predisposti a sentire, ad immedesimarci con gli altri.

Un ulteriore ricerca svolta dalla Stanford University, ha studiato riguardo le possibili conseguenze generate durante l’ascolto di una lamentela per circa trenta minuti: secondo quanto accertato dai ricercatori americani, le lamentele provocano umore basso, irritabilità, negatività e stanchezza fisica, oltre a danneggiare i neuroni e ad alimentare pensieri negativi.

Inoltre, ascoltare qualcuno che si lamenta, spegne i neuroni e provoca un abbassamento di alcune funzioni cognitive, creative, intellettuali ed emotive molto importanti.

Come dimostrato dagli studiosi della Stanford, il lamento è considerato dal nostro cervello, un contenuto che non ha bisogno di attenzione, e visto essere più fastidioso che altro.

In più, i lamenti aumentano lo stress dato che i pensieri negativi provocano aumenti del cortisolo, l’ormone che regola lo stress e influenza l’umore e le azioni quotidiane. I pensieri negativi provocati dalle lamentele, inoltre, bloccano il pensiero positivo e la capacità di problem solving.

Come fare per cambiare questa abitudine dannosa?

Possiamo farlo mediante l’ ironia!

Questo suggerimento arriva dagli stessi ricercatori della Stanford University.

Ci raccomandano di usare l’ironia per stemperare le lamentele altrui o per esprimere le proprie, oppure risolvere direttamente il problema, o ancora spingere la persona che si lamenta ad agire direttamente anziché perdere tempo a lamentarsi.

Altre indicazioni…
  • Non giudicare

Cercare di smettere di giudicare gli altri e se stessi.

Essere maggiormente accoglienti nei propri e altrui riguardi anche verso il nostro personale concetto di imperfezione.

  • Accettare

L’accettazione è importante per raggiungere la pace interiore e la salute mentale.

Comprendere che nella propria esistenza, ci sono diverse situazioni che non è possibile cambiare.

  • Padronanza di sé

Essere padroni di se stessi e delle parole che utilizziamo può aiutarci a non cadere nel vortice della negatività dei nostri pensieri critici e negativi

  • Concentratevi sull’aspetto positivo 

Ogni circostanza ha un lato positivo, solo che non ci prestiamo attenzione e non riusciamo a vedere tutta la bellezza che ci circonda. 

  • La Mindfulness

La mindfulness può aiutarci a praticare una visione consapevole, più accettante e non giudicante verso la nostra personale realtà.

Per saperne di più, anche sul programma dei corsi che svolgo, Clicca qui

Chiedere aiuto se è necessario ad un professionista sanitario, Lo Psicologo

Quando la lamentela,questa visione pessimistica diventa forte, ed ha delle implicazioni in diverse aree della propria vita, allora sarebbe consigliabile chiedere aiuto a uno psicologo.

Si potrebbe intraprendere un percorso di consulenza o sostegno psicologico in presenza oppure online.

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Stress

Lo Stress come si Manifesta

Vediamo come si manifesta lo stress e come possiamo affrontarlo e superarlo

stress come si manifesta psicologa

Nella nostra vita possiamo sentirci stressati.

Ogni evento che viviamo come andare a lavoro, accompagnare i propri figli a scuola, il matrimonio di mia sorella, ed altri, possono innescare in noi uno stato di stress.

Ognuno di noi può percepire un evento come stressante in maniera diversa rispetto un’altra persona; questo significa che anche lo stesso evento percepito da me come stressante, per un altro potrebbe non esserlo o risultare più o meno stressante.

Cos’è lo Stress?

Lo Stress è una risposta psicofisica e si verifica quando svolgiamo molte attività ,le quali possono essere anche diverse tra loro, di natura emotiva, cognitiva e sociale e da noi sono percepite come eccessive.

Precisamente, un medico austriaco di nome Hans Selye nel 1936 definì lo stress essere :

la risposta aspecifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso .

Definizione di Stress

Ci sono diverse definizioni sullo Stress.

La prima definizione considera lo Stress una “reazione di allarme” che si innesca da parte del nostro organismo quando viviamo eventi della vita quotidiana  considerati essere stressanti.

La seconda  vede lo stress come uno stimolo nocivo: qualsiasi cosa o fatto interno o esterno, fisico, sociale , può  esercitare un’influenza intensa e prolungata nel tempo determinando lo stress.

Infine, la  terza definisce lo stress essere il risultato complessivo dei diversi stimoli biologici e psicosociali, e della risposta psicofisiologica scaturita da essi.

Lo Stress ha una durata?


Come abbiamo detto, ogni evento vissuto dall’individuo può essere percepito come stressante.

Se viviamo un evento fonte di stress e questo ha una durata limitata nel tempo, ad esempio , si verifica una sola volta : in questo caso si tratta di Stress Acuto.

Invece, se l’evento stressante perdura nel tempo, potrebbe determinare lo Stress cronico.

Quindi a seconda dell’evento che viviamo, e la sua percezione che abbiamo su di esso, può determinare in noi lo stress acuto o lo stress cronico.

Tutti gli eventi stressanti sono negativi?

Certo che no !

E’ vero che alcuni eventi stressanti sono nocivi e possono rappresentare un rischio per il mio benessere psicofisico. In questo caso si parla di distress.

Ma in altri casi, lo stress può assumere un aspetto positivo nella mia vita.

Infatti lo stress, in alcune circostanze, può favorire una maggior vitalità al mio organismo.

Quando accade ciò si parla di eustress.

Perciò lo stress non possiamo considerarlo solo negativamente!

Come si manifesta lo Stress?

Secondo il medico Selye lo Stress si verifica in questo modo.

All’ inizio si verifica una prima risposta ad un evento percepito come stressante e il mio organismo può avere una reazione di allarme.

Successivamente, se l’evento stressante:

  • non è così forte da risultare incompatibile con la sopravvivenza dell’organismo
  • è prolungato nel tempo

Potrebbe verificarsi una resistenza da parte del mio organismo con risposte diverse e per alcuni versi opposte rispetto alla reazione di allarme.

Se l’evento stressante continua ad essere presente in modo intenso, si innesca la fase di esaurimento ovvero le risorse a disposizione dell’organismo sono limitate e ad un certo punto si esauriscono.

Quali eventi sono fonte di Stress?

Ci sono molti eventi che possono essere fonte di stress.

Ognuno di noi può percepire questi eventi in maniera diversa.

  • eventi della vita sia piacevoli che spiacevoli (matrimonio,nascita di un figlio, morte di una persona cara)
  • in presenza di malattie organiche
  • condizioni di vita (ambienti rumorosi, inquinati)
  • stile di vita (abuso di fumo e alcol)
Come faccio a capire se sono stressato/a?

Lo stress può verificarsi tramite alcuni sintomi.

Non sempre la presenza di questi sintomi, la causa è da identificarsi nello stress.

  •  A livello fisico : come il mal di testa,i problemi di sonno, la stanchezza
  • nel comportamento: come la prepotenza, il giudizio
  •  manifestazioni emotive : come piangere, il nervosismo
  • con sintomi cognitivi: come la mancanza di concentrazione, la difficoltà a prendere decisioni
Come posso superare o ridurre lo stress?

Innanzitutto, è bene dire che ogni cosa vissuta può essere fonte di insegnamento per me anche per quanto riguarda le situazioni più spiacevoli.

E’ possibile superare o ridurre lo stress, se il caso lo consente tramite un percorso di consulenza e sostegno psicologico: sono degli interventi finalizzati ad accogliere la richiesta d’aiuto della persona.

In alternativa , è possibile prevenire lo stress, o imparare a saperlo gestire ed affrontare tramite un percorso di consapevolezza ovvero tramite la mindfulness.

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