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Mindfulness

La mindfulness: cos’è, come funziona ed efficacia

L’ articolo esplora la mindfulness, chiarendo la sua definizione, ed illustra alcuni importanti contributi scientifici sulla sua efficacia per il benessere psicofisico

Mindfulness definizione

Gli interventi basati sulla mindfulness o consapevolezza(MBI) hanno dimostrato l’efficacia nel ridurre la gravità in diversi sintomi come l’ ansia, la depressione,lo stress, favorendo il benessere psicofisico e la qualità della vita.

In effetti,la mindfulness implica cambiamenti in aspetti specifici della psicopatologia, come pregiudizi cognitivi, disregolazione affettiva ed efficacia interpersonale.

La premessa teorica generale degli MBI è che, praticando la consapevolezza (ad esempio attraverso la meditazione seduta, lo yoga o altri esercizi di consapevolezza), gli individui diventeranno meno reattivi a spiacevoli fenomeni interni ma più riflessivi, che a loro volta porteranno a risultati psicologici positivi.

Cos’è la Mindfulness?

Il termine inglese “Mindfulness” deriva dalla parola Sati, termine in lingua Pali che possiamo tradurre come “ consapevolezza” , “attenzione presente e attiva”.

La consapevolezza si riferisce a un processo che conduce a uno stato mentale delle sensazioni, dei pensieri, degli stati corporei, della coscienza e dell’ambiente, caratterizzato dalla consapevolezza non giudicante dell’esperienza del momento presente.

La mindfulness incoraggia l‘apertura, la curiosità e l’accettazione.

La Mindfulness o consapevolezza è una qualità naturale che varia tra le persone (una disposizione o un tratto) e fluttua nel corso della giornata (uno stato di coscienza) (Brown e Ryan, 2003);la consapevolezza è specificamente formata attraverso pratiche di meditazione consapevole (Creswell, 2016; Visted, Vøllestad , Nielsen e Nielsen, 2014).

Le due componenti della consapevolezza

Bishop e colleghi (2004) hanno distinto due componenti della consapevolezza:

  1.  una  implica l’autoregolazione dell’attenzione e
  2. una implica un orientamento al momento presente caratterizzato da curiosità, apertura e accettazione.

La Mindfulness e l’era moderna

La consapevolezza è in netto contrasto con gran parte della nostra comune esperienza quotidiana, poiché la modalità predefinita di attenzione per molti individui è, di fatto, la non attenzione.

 Il vagabondaggio della mente è onnipresente;

infatti viviamo in uno stato di “passare senza pensarci alle nostre attività quotidiane” o “correre con il pilota automatico“.

 Quando riusciamo a concentrarci sulle esperienze interne nel momento presente, questa attenzione è spesso piena di autocritica, pensieri ed emozioni ruminativi o comunque preoccupanti che tentiamo quindi di sopprimere.

In effetti, l’esperienza di assistere al momento presente può essere così avversa che alcune persone preferiscono quasi qualsiasi altra cosa.

Mindfulness, stati insensati e scienza

Nonostante il loro predominio nella nostra vita quotidiana, gli stati insensati hanno dimostrato di essere disadattivi.

 In un ampio studio che utilizzava dati di valutazione momentanei ecologici, è stato scoperto che circa il 47% delle ore di veglia dei soggetti erano trascorse in uno stato mentale errante;

inoltre, gli autori hanno dimostrato che il girovagare della mente prevede la successiva infelicità.

Al contrario, la capacità di mantenere la mente focalizzata sul momento presente è associata a un benessere psicologico maggiore.

Nel loro insieme, questi risultati suggeriscono che la consapevolezza è uno stato difficile da raggiungere, ma alla fine è benefico.

Questa abilità è stata paragonata alla teoria della scienza cognitiva di una “difficoltà desiderabile“, essenzialmente un compito che richiede il dispendio di risorse cognitive, ma si traduce in una maggiore flessibilità cognitiva, capacità di comprensione e capacità di autoregolazione.

Mindfulness: abilità o pratica?

La consapevolezza è quindi sia un’abilità che una pratica; la pratica della consapevolezza genera l’abilità di rimanere consapevoli.

 Più forte è la capacità di adottare uno stato consapevole durante gli alti e bassi perpetui della vita, minore sarà la sofferenza.

 Questa premessa di base rimane il fondamento delle pratiche consapevoli, come è successo per secoli.

Tuttavia, quando gli scienziati clinici tentano di analizzare i meccanismi di questo processo apparentemente semplice, le prove diventano rapidamente confuse e mal definite.

Qualunque meccanismo sia alla base della consapevolezza, le pratiche di consapevolezza sembrano dimostrare effetti terapeutici sul benessere emotivo e quindi continuare a catturare l’interesse di una miriade di clienti, professionisti e ricercatori.

Interventi basati sulla Mindfulness

La Mindfulness-based stress reduction  (MBSR)

Il primo e forse il più noto intervento basato sulla consapevolezza per ottenere supporto empirico nel trattamento dei sintomi psicologici è la riduzione dello stress basata sulla consapevolezza (MBSR), sviluppata da Jon Kabat-Zinn nei primi anni ’80.

La MBSR è un programma di trattamento di 8 settimane che mira a ridurre lo stress attraverso abilità di consapevolezza avanzate sviluppate attraverso pratiche di meditazione regolari.

Il programma consiste in lezioni di meditazione settimanali di gruppo di 2-5 ore settimanali con un insegnante addestrato, esercitazioni quotidiane di audioguida a casa (circa 45 min / giorno) insieme ad un ritiro di consapevolezza che si verifica durante la sesta settimana.

Si focalizza sull’apprendimento di come prestare attenzione alle sensazioni corporee, usando varie pratiche meditative mente-corpo come la meditazione seduta, le scansioni del corpo, lo stretching dolce e lo yoga.

Il programma MBSR è stato inizialmente sviluppato per il trattamento di pazienti medici con dolore cronico,  ma da allora è stato applicato a molte altre popolazioni di pazienti medici e psichiatrici, così come ai membri della comunità.

Evidenze Scientifiche

Gli studi che hanno dimostrato  che la La Mindfulness-based stress reduction  (MBSR) permette di ridurre i sintomi di ansia e stress.

I ricercatori hanno adattato i principi di base del programma in protocolli modificati per il trattamento di popolazioni e risultati specifici.

Questi includono:

  • la terapia cognitiva basata sulla consapevolezza (MBCT) per la depressione,
  • prevenzione della ricaduta basata sulla consapevolezza (MBRP) per la tossicodipendenza,
  • potenziamento della relazione basata sulla consapevolezza (MBRE) per migliorare il funzionamento della relazione,
  • un programma basato sulla consapevolezza per favorire un’alimentazione sana ,

 per citarne solo alcuni.

Brevi interventi basati sulla Mindfulness

Alcuni ricercatori hanno adattato il protocollo di trattamento MBSR in programmi abbreviati di 2-3 settimane.

Alcune prove preliminari indicano che questi interventi di breve durata possono avere effetti benefici su una varietà di sintomi, tra cui la compassione e capacità di memoria di lavoro.

 Non è ancora chiaro se questi interventi abbreviati di consapevolezza possano ridurre efficacemente i livelli clinici di ansia o depressione, sebbene il potenziale per effetti benefici in una frazione il tempo merita ulteriori studi.

Ancora più breve

Un altro adattamento emergente degli MBI standard è un allenamento di consapevolezza basato su laboratorio di 3 o 4 giorni ancora più breve.

Questi interventi brevi e altamente controllati in genere coinvolgono sessioni di gruppo di 20-30 minuti condotte da un istruttore di meditazione addestrato e – nessuna pratica richiesta al di fuori del laboratorio.

Gli studi indicano che possono avere effetti immediati sulle risposte psicologiche e neuroendocrine allo stress sociale

Questi effetti significativi dopo solo pochi giorni di allenamento per la consapevolezza sono entusiasmanti e le ricerche future dovrebbero esplorare se tali brevi interventi possono avere effetti simili sui sintomi di ansia o depressione.

Corso di Mindfulness – Base

Se vuoi partecipare al corso base di Mindfulness, clicca qui per scoprire il programma.

La Mindfulness è efficace?

In particolare, studi controllati randomizzati indicano che l’allenamento di consapevolezza può avere un impatto su una vasta gamma di risultati:

  • effetti sulla cognizione;
  • sull’affetto (ad es. Attenzione, memoria di lavoro, regolazione delle emozioni;
  • riduzione dello stress (Creswell & Lindsay, 2014),
  • nonché molti risultati sulla salute mentale e fisica (ad esempio, ritardare la progressione dell’HIV, ridurre il rischio di abuso di droghe e recidiva della depressione , riducendo la sintomatologia PTSD.

 Allo stesso modo, la tendenza di essere consapevole nella vita quotidiana (misurata da strumenti di auto-relazione convalidati della consapevolezza del tratto) è associata a una serie di risultati positivi sulla regolazione delle emozioni e dell’attenzione (Brown, Ryan e Creswell, 2007).

E’ possibile individuare i meccanismi della mindfulness ?

La teoria denominata Monitor and Acceptance Theory (MAT) può rispondere a questa domanda.

Monitor and Acceptance Theory (MAT)

E’ un quadro che delinea i meccanismi di consapevolezza che guidano i risultati cognitivi, affettivi, di stress e di salute.

MAT inizia con l’idea che il monitoraggio e l’accettazione dell’attenzione siano i meccanismi di base alla base degli effetti dell’allenamento di consapevolezza e consapevolezza.

Queste due componenti sono affrontate nella maggior parte delle concettualizzazioni scientifiche della consapevolezza e sono le competenze centrali sviluppate in molti programmi di addestramento per la consapevolezza.

MAT ritiene che vi siano effetti distinti e sinergici del monitoraggio dell’attenzione e delle capacità di accettazione sui risultati riportati nella letteratura sulla consapevolezza.

In particolare, apprendere l‘abilità del monitoraggio dell’attenzione è sufficiente per migliorare i risultati cognitivi (ad esempio, attenzione selettiva, attenzione sostenuta e cambio di attività; memoria di lavoro; intuizione) e migliorare l’attenzione alle informazioni affettive (potenzialmente intensificando la reattività sia negativa che positiva).

Tuttavia, è necessario allenarsi sia nel monitoraggio dell’attenzione che nell’accettazione per migliorare l’affettività (ad es. Compiti di funzioni esecutive che bilanciano l’attenzione e la regolazione degli affetti; riduzione dei sintomi depressivi e d’ansia), stress (ad es. Reattività soggettiva e fisiologica dello stress) e risultati sulla salute fisica ( ad es. esiti immunitari e patologici correlati allo stress).

Monitoraggio dell’attenzione

Il monitoraggio dell’attenzione è definito come consapevolezza continua delle esperienze sensoriali e percettive del momento presente (ad es. Suoni nell’ambiente, sensazioni corporee specifiche, dialogo mentale e immagini).

Questa capacità di monitorare l’esperienza momentanea si basa su reti di attenzione selettiva ed esecutiva.

In particolare, le capacità di monitoraggio dei conflitti sono importanti per riconoscere quando la mente vaga dalla sua concentrazione (ad es. Respiro) e sono necessarie capacità di orientamento per reindirizzare l’attenzione su questo oggetto di messa a fuoco (cfr. Malinowski, 2013).

Nel corso dell’addestramento alla consapevolezza, anche l’attenzione prolungata migliora man mano che si sviluppa la capacità di mantenere il contatto con l’esperienza del momento presente (Chiesa et al., 2011).

L’ accettazione

L’accettazione è generalmente definita come un atteggiamento mentale di non-giudizio, apertura e ricettività ed equanimità nei confronti di esperienze interne ed esterne (cfr. Baer, ​​Smith e Allen, 2004; Brown & Ryan, 2004; Desbordes et al., 2015).

L’accettazione esperienziale è in diretto contrasto con l’evitamento esperienziale, caratterizzato da tentativi di alterare o evitare pensieri e sentimenti indesiderati (Hayes, Wilson, Gifford, Follette e Strosahl, 1996).

Le reazioni più comuni a pensieri e sentimenti negativi sono di evitarli o tentare di cambiarli (che spesso non ha successo; Wenzlaff & Wegner, 2000), o di diventare iperfococentrici sui sintomi negativi ignorando il resto dell’esperienza (ad es. Farb et al., 2010; Mathews & MacLeod, 1994).

Invece, mantenere l’accettazione nei confronti delle proprie esperienze significa che i pensieri e i sentimenti negativi non sono “indesiderati”; sono accolti nella consapevolezza e lasciati diminuire mentre altre esperienze entrano nella consapevolezza.

Allo stesso modo, portare una mentalità accettante verso esperienze positive significa che queste esperienze non sono attivamente ricercate, né vengono colte e aggrappate quando si verificano, ma vengono notate e abbracciate quando sorgono e passano.

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Meteoropatia

Cos’ è la Meteoropatia?

In questo articolo viene esplorata la meteoropatia,l’influenza del clima e del tempo per la nostra salute psicofisica,le sue principali caratteristiche,ed illustrate le possibili cure terapeutiche.

Meteoropatia

Per organizzare la nostra quotidianità, tutti noi abbiamo provato a consultare le variazioni meteorologiche in Tv e attraverso i messaggi sul cellulare.

Probabilmente, anche tu che stai leggendo questo articolo, ti sarai imbattuto/a a guardare le previsioni meteo.

C’è chi lo fa abitualmente, e chi non bada a questo.

Quanto è importante il clima per noi?

Vi sono prove crescenti che il clima e  il tempo influenzano molteplici aree della vita umana, compresa la salute mentale.

E’ ben nota la stretta relazione tra salute e ambiente.

Salute e Ambiente

Ogni giorno, alcune persone riscontrano il deterioramento della loro salute o compaiono alcuni nuovi sintomi associati ai cambiamenti del tempo.

Infatti, La temperatura, L’umidità, La nuvolosità o Le variazioni della pressione atmosferica possono avere un impatto significativo sulla nostra salute.

La Meteoropatia e il passato

Molti uomini del passato soffrivano di meteoropatia:

Wolfgang Amadeus Mozart soffriva di reumatismi

Voltaire era profondamente malinconico in autunno

 entrambi erano meteoropatici.

Addirittura, Ippocrate consigliava ai medici di prendere in debita considerazione l’influenza che le stagioni dell’anno avevano sui pazienti.

Oggi tutto questo è ampiamente studiato!

Cosa significa meteoropatia?

Il termine meteoropatia deriva dal greco “meteora” (cose in alto nell’aria o da fenomeni celesti) e “pathos” (malattia, sofferenza, dolore).

Questo termine si riferisce a un set di temperatura, umidità, pressione barometrica e luminosità.

Più precisamente la meteoropatia può essere considerata una sindrome: infatti, è rappresentata da un gruppo di sintomi e reazioni patologiche che si manifestano quando si verifica un cambiamento graduale o improvviso in uno o più fattori meteorologici in una determinata area.

Possono verificarsi disturbi psichici e fisici di tipo neurovegetativo che si verificano in determinate condizioni e variazioni del tempo meteorologico e delle condizioni climatiche stagionali.

Meteoropatia:  chi è maggiormente colpito?

Gli scienziati hanno affermato che le persone di mezza età, in particolare le donne, sono maggiormente a rischio di diventare meteoropatiche, ma anche i bambini sono a rischio.

Inoltre vale la pena notare che le donne sono generalmente indicate come più sensibili alle condizioni meteorologiche, nonché più facilmente suscettibili allo sviluppo di sintomi di disturbi fisici e mentali in risposta ai cambiamenti ambientali.

Sintomi della Meteoropatia

  • Depressione (sia mentale che fisica)
  • Debolezza
  • Ipertensione
  • Cefalea
  • Desiderio di rimanere in casa
  • aumento della suscettibilità al dolore alle articolazioni e ai muscoli,
  • difficoltà respiratoria
  • forte sensazione allo stomaco
  • Disturbi dell’umore
  • irritabilità
  • sintomi nel sistema cardiovascolare (palpitazioni,dolore allo sterno)

Durata dei sintomi

Questi sintomi durano uno o due giorni.

 Esattamente cominciano a diminuire una volta che il tempo è cambiato, ma ritornano se il tempo cambia di nuovo.

Quando i cambiamenti si susseguono uno dopo l’altro, i sintomi diminuiscono di intensità ogni volta, poiché si verifica una sorta di processo di adattamento da parte del nostro organismo.

Meteoropatia o Meteosensibilità?

Esiste una differenza quantitativa tra i termini “meteosensibilità” e “meteoropatia“.

I meteosensibili sono persone biologicamente sensibili a sentire l’effetto di particolari eventi atmosferici sulla mente e sul corpo.

I meteoropatici ,invece, sono quegli individui che sviluppano una malattia specifica o un peggioramento delle malattie esistenti a seguito di questi cambiamenti climatici.

Inoltre La meteosensibilità è anche correlata alle capacità psicofisiche umane legate alla gestione quotidiana dello stress.

Meteoropatia e Cervello

Sebbene i meccanismi biologici della meteoropatia siano sconosciuti, in un recente studio, è stato suggerito che una maggiore attività del nucleo vestibolare può influenzare probabilmente la regolazione della meteoropatia nell’uomo.

Inoltre, le attività dell’ipotalamo e del nucleo dell’amigdala sono suggerite come significative nello sviluppo della meteoropatia.

Studi scientifici sulla Meoropatia

I ricercatori del Dipartimento di Neuroscienze dell’Istituto di Psichiatria e Psicologia, dell’ Università “Cattolica del Sacro Cuore” di Roma hanno descritto e convalidato:

un questionario per la rilevazione della meteoropatia e meteosensibilità:
Il METEO-Q

I risultati del loro studio supportano l’utilizzo del METEO-Q per la raccolta di informazioni sugli effetti dei cambiamenti climatici su soggetti sani e potenzialmente su pazienti psichiatrici.

Per saperne di più ,puoi leggere l’articolo integrale (lingua inglese) clicca qui

Fattori di Incidenza

Alcuni fattori come:

  • la stagionalità ,
  •  la disregolazione dei ritmi circadiani ,
  • le anomalie nella risposta biologica alla luce solare ,
  • il ciclo lunare

svolgono un ruolo significativo nello sviluppo e nel decorso anche di altre patologie mentali ( es. Disturbo Bipolare)

Clima e Emozioni

I fattori ambientali come il clima o il tempo possono influenzare gli stati emotivi umani e le condizioni di salute.

Ad esempio, è stato dimostrato che il disagio emotivo diminuisce quando aumenta l’esposizione al sole e durante le variazioni meteorologiche quotidiane.

Infatti l’esposizione solare, la velocità del vento e la pressione dell’aria influenzano la soddisfazione di sé.

In aggiunta,altri studi hanno evidenziato come i livelli della temperatura, le precipitazioni, l’ umidità e la copertura nuvolosa peggiorano l’espressione dei sentimenti tra gli utenti dei social media.

Clima e Stress

Precisamente è stato anche dimostrato che i fattori di stress ambientale, come un notevole aumento della temperatura o un aumento delle precipitazioni prodotti dai cambiamenti climatici, in particolare durante le catastrofi naturali, possono causare stress mentale, emotivo e fisico negli esseri umani.

In particolare, alcuni autori hanno suggerito che le onde elettromagnetiche influenzano direttamente l’ipotalamo, il quale in presenza di un fattore stressante interviene tentando di conservare lo stato di normalità dell’organismo.

Clima ed altre patologie

Le condizioni meteorologiche sono legate al disturbo affettivo stagionale, che si riscontra principalmente nelle donne,e agli attacchi d’ansia da panico.

 Alcuni autori hanno anche sottolineato la relazione tra i cambiamenti meteorologici e il mal di testa a grappolo(Lee et al. 2014), all’ emicrania, al dolore neuropatico ed ai disturbi del sonno nell’uomo.

Qualsiasi disturbo derivante dall’impatto delle condizioni climatiche può essere descritto come meteoropatia,

cioè un fenomeno di peggioramento delle malattie esistenti o dell’emergere di una nuova malattia specifica come conseguenza del cambiamento climatico.

Meteoropatia e Cura

Esistono diversi rimedi e terapie a seconda della persona che ne soffre.

Rimedi

Omeopatia
Fitoterapia
Magnesio

Terapie

Agopuntura

E’ una branca della medicina cinese, che sfrutta il posizionamento di alcuni aghi in determinati punti del corpo al fine di attenuare od eliminare il disturbo.

Idroterapia

Aiuta l’organismo a ritrovare la capacità di termoregolazione mediante getti alternati d’acqua calda e fredda.

Luminoterapia

E’ una terapia chiamata anche “light terapy” o terapia della luce,e consiste nel sottoporre la persona all’ esposizione di luce solare attraverso una lampada.

Terapia farmacologica e medica
Percorso psicologico e/o psicoterapeutico

Se hai necessità di iniziare un percorso psicologico di consulenza o sostegno in presenza o online, puoi contattarmi anche per via- email:

donatella_valsi@yahoo.com

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Fonti

  • M.Mazza,M.Di Nicola,V.Catalano et al.(2012). Description and Validation of a Questionnaire for the Detection of Meteoropathy and Meteorosensitivity: The METEO-Q. Compr Psychiatry.53(1):103-6.
  • W.Oniszczenko.(2020) Affective Temperaments and Meteoropathy Among Women: A Cross-sectional Study. PLoS One.4;15(5):e0232725.

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Solitudine

La Solitudine e Covid-19

Il rischio di essere infettati da Covid-19 attraverso il contatto personale, insieme alle restrizioni attuate, può contribuire a sentimenti di solitudine. L’ articolo esplora la solitudine, le sue dimensioni e le sue possibili conseguenze

Il Coronavirus-19 (Covid-19) sta trasformando ogni aspetto della nostra vita.

Inizialmente è stato identificato alla fine del 2019, per poi caratterizzarsi come una pandemia globale entro marzo 2020.

Data la rapida accelerazione della trasmissione e la mancanza di preparazione per prevenire e curare questo virus, gli impatti negativi di Covid-19 si stanno diffondendo in ogni aspetto della società.

Il Covid-19 amplifica ogni nostra vulnerabilità.

Molte persone in tutto il mondo combattono questo virus mostrandosi resilienti alla profonda perdita, allo stress e alla paura.

A causa della pandemia di Covid-19 le persone nel mondo sono state esortate a isolarsi e astenersi all’interazione sociale per ridurre la trasmissione della malattia.

Il rischio di essere infettati da Covid-19 attraverso il contatto personale, insieme elle restrizioni attuate, può contribuire a sentimenti di solitudine e angoscia psicologica riducendo le fonti di supporto (ad es. la famiglia).

Molto importanti in questo particolare momento sono le risorse personali come l’ autoefficacia e il contatto relazionale.

Tutto ciò può avere un forte impatto sulla solitudine percepita, un fattore ampiamente associato al disagio psicologico (Cacioppo e Cacioppo, 2018).

Proprio per questo motivo, in questo articolo ci si focalizzerà sull’ esplorazione della solitudine.

Psicologia Covid-19 Solitudine

Le relazioni sociali e l’integrazione sociale sono cruciali per la realizzazione e lo sviluppo emotivo nel corso della vita.

Come esseri sociali, gli esseri umani hanno un “bisogno di appartenenza” di base.

L’isolamento Sociale

L’isolamento sociale si riferisce a una mancanza di contatto sociale, che può essere oggettivamente quantificato (ad esempio, vivere da soli, senza una relazione).

Inoltre e’ vissuto soggettivamente come un’assenza dolorosa  di contatto sociale , di appartenenza  con senso di isolamento .

La solitudine

Molte persone hanno sperimentato la solitudine ad un certo punto della loro vita.

Per alcune persone,può essere  un’ esperienza prolungata e dolorosa, con effetti deleteri sulla salute mentale e fisica ( S. Cacioppo, Grippo, Londra, Goossens e Cacioppo, 2015, Van Dulmen & Goossens, 2013 ).

Per la maggior parte delle persone, tuttavia, la solitudine è un’ esperienza transitoria senza conseguenze negative di lunga durata.

Cos’è la solitudine?

La solitudine è uno stato emotivo, che riflette l’esperienza soggettiva della sofferenza dall’isolamento sociale.

La solitudine corrisponde a una discrepanza tra le relazioni sociali preferite e quelle effettive di un individuo (Peplau e Perlman, 1982).

Questa discrepanza porta quindi all’esperienza negativa di sentirsi soli e / o all’angoscia e alla disforia di sentirsi socialmente isolati anche quando si è in famiglia o tra amici (Weiss, 1973).

Questa definizione sottolinea il fatto che sentirsi soli non significa necessariamente essere soli essere soli significa necessariamente sentirsi soli.

Si può godere di essere soli (uno stato piacevole definito come solitudine; Tillich, 1959) a volte per raggiungere esperienze di crescita personale (come quelle ottenute attraverso la meditazione solitaria o esercizi di consapevolezza) o semplicemente fare una pausa temporanea dal trattare con le esigenze della vita moderna.

 La solitudine sottolinea che si ha la necessità  non solo della presenza degli altri ma anche della presenza di altri significativi di cui ci possiamo fidare, che danno loro un obiettivo nella vita, con i quali possono pianificare, interagire e lavorare insieme per sopravvivere e prosperare ( JT Cacioppo e Patrick, 2008).

Inoltre, la presenza fisica di altri significativi nel proprio ambiente sociale non è una condizione sufficiente.

Bisogna sentirsi collegati ad altri significativi per non sentirsi soli.

Di conseguenza, ci si può essere temporaneamente soli e non sentirsi soli poiché ci sentiamo fortemente connessi con il coniuge, la famiglia e / o gli amici, anche a distanza.

Una caratteristica della solitudine riguarda la propria soggettività e percezione della natura amichevole o ostile del proprio ambiente sociale.

 Come diceva il comico Robin Williams:

“Pensavo che la cosa peggiore della vita fosse morire da solo. Non lo è. La cosa peggiore nella vita è morire con persone che ti fanno sentire solo ”(2009).

Robin Williams

Dimensioni della solitudine

La solitudine è un costrutto complesso che comprende tre aspetti o dimensioni correlati:

  •  1) solitudine intima;
  •  2) solitudine relazionale;
  • e 3) Solitudine collettiva

(Hawkley et al., 2005; Hawkley, Gu, Luo e Cacioppo, 2012).

Queste tre dimensioni corrispondono alle tre dimensioni che circondano il proprio spazio attenzionale (Hall, 1963, 1966) :

  • spazio intimo (lo spazio più vicino a una persona),
  • spazio sociale (lo spazio in cui le persone si sentono a proprio agio interagendo con la famiglia e i conoscenti),
  • e lo spazio pubblico (uno spazio più anonimo).

Ogni dimensione corrisponde anche a diversi tipi di solitudine.

La solitudine intima

La solitudine intima o ciò che Weiss (1973) ha definito la solitudine emotiva, si riferisce all’assenza percepita di una persona significativa (ad esempio, un coniuge), cioè una persona su cui si può fare affidamento per il supporto emotivo durante le crisi, che fornisce assistenza reciproca e chi afferma il proprio valore come persona.

Questa dimensione corrisponde a ciò che Dunbar ha descritto come nucleo interno, che può includere fino a 5 persone (la “cricca di supporto”) e comprende le persone sulle quali facciamo affidamento per il supporto emotivo durante le crisi (Dunbar, 2014).

Dimostrazioni scientifiche

Uno studio di popolazione di mezza età e anziani ha mostrato che il miglior predittore (negativo) della solitudine intima era lo stato civile, indicando che i partner intimi tendono ad essere una fonte primaria di attaccamento, connessione emotiva e supporto emotivo per gli adulti (Hawkley et al., 2005).

Solitudine relazionale

La seconda dimensione è la solitudine relazionale, o quella che Weiss (1973) ha definito la solitudine sociale.

Si riferisce alla presenza / assenza percepita di amicizie o legami familiari di qualità, cioè connessioni dal “gruppo di simpatia” (Buys & Larson, 1979; Dunbar, 2014) all’interno del proprio spazio relazionale.

Secondo Dunbar il “gruppo di simpatia” può includere tra le 15 e le 50 persone e comprende le parti sociali principali che vediamo regolarmente e dalle quali possiamo ottenere un sostegno strumentale ad alto costo (ad esempio prestiti, aiuto con progetti, assistenza all’infanzia; Dunbar, 2014) .

La solitudine sociale come la solitudine intima, si riscontra sia nelle donne che negli uomini, anche se ci sono alcune prove che questa dimensione possa tendere a svolgere un ruolo leggermente maggiore nell’influenzare la solitudine nelle donne rispetto agli uomini (Hawkley et al., 2005).

Altre dimostrazioni scientifiche

Il miglior predittore (negativo) della solitudine relazionale negli adulti di mezza età e negli anziani è la frequenza del contatto con amici e familiari significativi, anche dopo aver controllato statisticamente le altre due dimensioni della solitudine (Hawkley et al., 2005). Tuttavia, non conta la quantità di amici, ma la qualità di importanti amici / confidenti (Hawkley et al., 2008).

Solitudine collettiva

La terza dimensione è la solitudine collettiva, un aspetto che Weiss (1973) non ha identificato nei suoi studi qualitativi.

La solitudine collettiva si riferisce alle preziose identità sociali o alla “rete attiva” di una persona (ad es. Gruppo, scuola, squadra o identità nazionale) in cui un individuo può connettersi ad altri simili a distanza nello spazio collettivo.

Come tale, questa dimensione può corrispondere a quello che Dunbar (2014) ha descritto come il livello sociale più esterno, che può includere tra 150 e 1500 persone (la “rete attiva”) che possono fornire informazioni attraverso legami deboli (Granovetter, 1973), come nonché supporto a basso costo (Dunbar, 2014).

Ulteriori dimostrazioni scientifiche

Il miglior predittore (negativo) di solitudine collettiva riscontrato nella mezza età e negli adulti più anziani era il numero di gruppi volontari a cui appartenevano gli individui: più associazioni volontarie a cui appartenevano gli individui, minore era la loro solitudine collettiva, sempre dopo aver controllato statisticamente per il altre due dimensioni.

Questa dimensione della solitudine si trova nelle donne e negli uomini, ma tende ad essere leggermente più pesantemente ponderata negli uomini che nelle donne (Hawkley et al., 2005).

Processo evolutivo?

L’emergere di una dimensione collettiva della solitudine suggerisce che potremmo aver evoluto la capacità e la motivazione per formare relazioni non solo con altri individui ma anche con gruppi (ad esempio, villaggi o eserciti), per la promozione dell’identificazione sociale e della cooperazione in condizioni avverse (ad es. competizione, caccia o guerra; Brewer, 2004).

L’identificazione e gli investimenti nel gruppo, a loro volta, possono aumentare la probabilità della continuità del gruppo, dei suoi membri e del loro retaggio genetico individuale (J. T. Cacioppo, Cacioppo e Boomsma, 2014).

La solitudine e le sue conseguenze

La solitudine può contribuire a una costellazione di disfunzioni fisiche e psichiatriche e / o fattori di rischio psicosociale, compresa la sintomatologia depressiva

L’esperienza soggettiva sociale e l’ambiente della persona  svolgono un ruolo cruciale.

Probabili conseguenze

  • Alcolismo,
  • Pensieri suicidi,
  • Comportamenti aggressivi,
  • Ansia sociale,
  • Impulsività ,
  • Declino cognitivo ,
  • e Progressione della malattia di Alzheimer ,
  • Ictus ricorrente ,
  • Obesità,
  • Aumento della resistenza vascolare,
  • Elevata pressione sanguigna,
  • Aumento attività adrenocorticale ipofisaria ,
  • Diminuzione della salubrità del sonno ,
  • Ridotta immunità .

Solitudine e Depressione

Vi sono ora prove considerevoli che dimostrano che la solitudine e la depressione sono separabili e che la solitudine aumenta il rischio di depressione (J. T. Cacioppo et al., 2006; Heinrich & Gullone, 2006).

Infatti

 L’osservazione clinica di Ostrov e Offer (1978) evidenziano una potenziale differenza tra solitudine e depressione :

  • entrambe sono caratterizzate da senso di impotenza e dolore,
  • ma nella solitudine è presente la speranza che tutto sarebbe perfetto se solo la persona sola potesse unirsi a un’altra persona desiderata.

Chiunque può sentirsi solo in qualsiasi momento

Anche le persone circondate da un gran numero di persone possono vivere la solitudine.

Quando la solitudine diventa fortemente sentita, ed ha delle implicazioni in diverse aree della propria vita,

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Dott.ssa Donatella Valsi

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Fonti bibliografiche

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