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Solitudine

Esploriamo la solitudine

Esploriamo la solitudine: vediamo insieme se la solitudine può influenzarci ed influenzare la nostra vita; inoltre,vengono illustrati alcuni studi e teorie scientifiche per avere una maggiore comprensione sulla solitudine.

Solitudine - Emozioni - Psicologia

Esploriamo la Solitudine

Abbiamo esplorato nel precedente articolo come il rischio di essere infettati da Covid-19 attraverso il contatto personale, insieme alle restrizioni attuate, può contribuire a sentimenti di solitudine.

Proprio per questo motivo, ci siamo focalizzati sulla solitudine,le sue dimensioni e le possibili conseguenze che potrebbe determinare.

In questo articolo esploreremo ulteriormente la solitudine,

Ponendoci alcune domande interessanti per una maggiore comprensione.

La solitudine può essere influenzata da eventi ed esperienze della vita?
Se si, come può influenzarci?
Uno Studio scientifico cerca di rispondere a queste domande.

I Ricercatori  del Norwegian Center for Research, Education and Service Development di Oslo hanno svolto uno studio con l’obiettivo di rispondere a queste domande.

Precisamente,Lo studio ha esaminato:

  •  le caratteristiche personali,
  • gli eventi di vita associati alla solitudine
  •  ed altri eventi che potrebbero predire l’incidenza della solitudine  

di uomini e donne di età compresa tra 40 e 80 anni per un periodo di 5 anni.

Risultati:

E’ emerso che Eventi infantili avversi sono stati associati alla solitudine di uomini e donne.

Gli eventi avversi individuati:

  • Essere stati vittime di bullismo
  • Conflitti con i genitori
  • Problemi economici nella loro famiglia d’infanzia (soprattutto per le donne)
Per quanto riguarda l’incidenza della solitudine:
  • tra le persone di età compresa tra i 40 e i 59 anni, il divorzio predice la solitudine nelle donne ma non negli uomini.
  • tra le persone di età compresa tra 60 e 80 anni, la morte del partner è stata un predittore più forte dell’incidenza della solitudine negli uomini che nelle donne.
Conclusione:

I risultati dimostrano che la solitudine è influenzata dagli eventi e dalle esperienze dalla prima infanzia alla vita successiva, e che alcuni eventi ed esperienze influenzano la solitudine negli uomini e nelle donne in modo diverso.


Come è stato visto nell’articolo precedentemente menzionato (leggi qui),

La solitudine è uno stato emotivo negativo e angosciante che nasce da una discrepanza tra i livelli desiderati e percepiti di connessione sociale ( Perlman e Peplau, 1981 ).

I diversi approcci della solitudine

La solitudine è stata valutata utilizzando due diversi approcci: unidimensionale e multidimensionale ( Russell, 1982 ; Shaver & Brennan, 1991 ).

Secondo l’approccio unidimensionale ,la solitudine è un costrutto che varia principalmente in intensità.

Sostiene che ci sono importanti temi comuni in tutte le esperienze di solitudine in vari contesti ( Russell, 1982 , 1996 ).

Invece , l’approccio multidimensionale, al contrario, distingue tra diversi tipi di solitudine vissuti in relazioni diverse.

 Sostiene che relazioni diverse (p. Es., Genitori contro coetanei) soddisfano bisogni sociali diversi (p. Es., Educazione e orientamento vs. senso di integrazione; Weiss, 1973).

Più precisamente,afferma che un singolo tipo di relazione non può soddisfare tutti i bisogni e emergono forme specifiche di solitudine quando non viene soddisfatta una specifica esigenza sociale ( DiTommaso & Spinner, 1997 ; Weiss, 1973 ).

Teorie della solitudine

I principali approcci teorici alla solitudine includono la prospettiva dei bisogni sociali e il modello di discrepanza cognitiva (Heinrich & Gullone, 2006; Marangoni & Ickes, 1989).

La prospettiva dei bisogni sociali

La prospettiva dei bisogni sociali pone una relazione diretta tra i deficit sociali oggettivi e l’esperienza soggettiva della solitudine (ad es. Heinrich & Gullone, 2006; Marangoni & Ickes, 1989; Sullivan, 1953).

Questa prospettiva afferma che i tipi di solitudine specifici per la relazione sorgono quando una relazione non soddisfa il suo insieme di bisogni sociali di base (DiTommaso & Spinner, 1997; Weiss, 1973).

Questi bisogni sociali cambiano nel corso della vita !

e si prevede che le esperienze di solitudine fluttuino di conseguenza (Sullivan, 1953).

Il Modello di discrepanza cognitiva

Il modello di discrepanza cognitiva si concentra sulla valutazione soggettiva delle persone delle loro relazioni piuttosto che sui bisogni soddisfatti da queste relazioni (ad esempio, Heinrich & Gullone, 2006; Marangoni & Ickes, 1989; Russell, Cutrona, McRae e Gomez, 2012).

Si presume che tutti gli individui utilizzino uno standard interno quando valutano le loro relazioni (de Jong-Gierveld, van Tilburg e Dykstra, 2006; Marangoni & Ickes, 1989; Perlman & Peplau, 1981; Russell et al., 2012).

Questo standard interno si riferisce alla quantità e alla qualità desiderate delle relazioni sociali (de Jong-Gierveld et al., 2006) e si basa in parte su un confronto tra le proprie relazioni sociali e le relazioni di altri simili (Russell et al., 2012 ).

Si ritiene che la solitudine emerga quando le persone sperimentano una discrepanza tra il loro standard interno e la quantità o qualità percepita delle loro relazioni sociali (de Jong-Gierveld et al., 2006; Marangoni & Ickes, 1989; Perlman & Peplau, 1981; Russell et al ., 2012).

Teoria evolutiva della solitudine

Poiché né l’ambiente né i geni operano in modo isolato ( Manuck, 2010), la nostra comprensione della solitudine trarrebbe beneficio da una maggiore comprensione della complessa interazione tra geni e ambiente.

Complessa Interazione tra Geni e Ambiente

La ricerca genetica può spiegare :

Perché alcuni individui provano sentimenti di solitudine più rapidamente di altri?

La teoria evolutiva della solitudine (ETL; JT Cacioppo e Patrick,ETL; JT Cacioppo e Patrick, 2008), può aiutarci a rispondere a questa domanda.

Questa teoria afferma che sia i geni che l’ambiente sociale svolgono un ruolo importante nell’esperienza della solitudine.

Evoluzione…

Stabilire e mantenere relazioni sociali con aspetti specifici è essenziale per la riproduzione e la sopravvivenza delle specie sociali, inclusi gli esseri umani.

Ad esempio, i gruppi sociali possono condividere la responsabilità di acquisire cibo, prendersi cura dei bambini e proteggersi dai predatori.

Per garantire che l’individuo agisca in modo da aumentare la probabilità di sopravvivenza, si sono evoluti meccanismi di avvertimento biologico (J. T. Cacioppo, Cacioppo, & Boomsma, 2014; J. T. Cacioppo & Patrick, 2008).

Secondo l’ETL, la percezione di essere socialmente isolati (cioè sentirsi soli), anche in compagnia di altri, funge da sistema di allarme biologico, presente in tutte le specie sociali, che segnala che le relazioni sociali salutari sono in pericolo o danneggiate (JT Cacioppo, Cacioppo, Capitanio e Cole, 2015; JT Cacioppo, Cacioppo, Cole, et al., 2015; S. Cacioppo, Capitanio e Cacioppo, 2014).

La natura avversa della solitudine motiva a riparare o sostituire i legami salutari carenti e il sollievo dall’affetto negativo che ne deriva è gratificante.
La natura avversiva della solitudine e il valore positivo gratificante del contatto sociale danno come risultato una duplice motivazione per risolvere la solitudine.

L ‘ELT specifica che la percezione di essere socialmente isolati (ad es. Assenza di mutuo soccorso e protezione) non è solo deleteria per la salute e il benessere, ma anche pericolosa (J. T. Cacioppo e Patrick, 2008).

Di conseguenza, l’ELT sostiene che la solitudine non solo aumenta una motivazione per occuparsi e avvicinarsi agli altri, ma promuove anche un’enfasi sull’autoconservazione a breve termine, incluso (a) un aumento della vigilanza implicita per le minacce sociali e, almeno negli esseri umani, (b) una crescente preoccupazione per gli interessi e il benessere dell’individuo (cioè, aumento dell’egocentrismo).

Conclusione:

I risultati sulla genetica molecolare forniscono un supporto per le diverse previsioni derivate dall’ETL.

Recenti scoperte hanno rivelato che molti geni contribuiscono, in piccola parte, alle differenze della solitudine.

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Fonti Bibliografiche

  • A.W.M. Spithoven,S.Cacioppo et al.(2019). Genetic Contributions to Loneliness and Their Relevance to the Evolutionary Theory of Loneliness .Perspect Psychol Sci.14(3):376-396;
  • M. Nucikausen, K. Thorsen (2014) .Loneliness Among Men and Women–A Five-Year Follow-Up Study.Aging Ment Health.18(2):194-206.
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Solitudine

La Solitudine e Covid-19

Il rischio di essere infettati da Covid-19 attraverso il contatto personale, insieme alle restrizioni attuate, può contribuire a sentimenti di solitudine. L’ articolo esplora la solitudine, le sue dimensioni e le sue possibili conseguenze

Il Coronavirus-19 (Covid-19) sta trasformando ogni aspetto della nostra vita.

Inizialmente è stato identificato alla fine del 2019, per poi caratterizzarsi come una pandemia globale entro marzo 2020.

Data la rapida accelerazione della trasmissione e la mancanza di preparazione per prevenire e curare questo virus, gli impatti negativi di Covid-19 si stanno diffondendo in ogni aspetto della società.

Il Covid-19 amplifica ogni nostra vulnerabilità.

Molte persone in tutto il mondo combattono questo virus mostrandosi resilienti alla profonda perdita, allo stress e alla paura.

A causa della pandemia di Covid-19 le persone nel mondo sono state esortate a isolarsi e astenersi all’interazione sociale per ridurre la trasmissione della malattia.

Il rischio di essere infettati da Covid-19 attraverso il contatto personale, insieme elle restrizioni attuate, può contribuire a sentimenti di solitudine e angoscia psicologica riducendo le fonti di supporto (ad es. la famiglia).

Molto importanti in questo particolare momento sono le risorse personali come l’ autoefficacia e il contatto relazionale.

Tutto ciò può avere un forte impatto sulla solitudine percepita, un fattore ampiamente associato al disagio psicologico (Cacioppo e Cacioppo, 2018).

Proprio per questo motivo, in questo articolo ci si focalizzerà sull’ esplorazione della solitudine.

Psicologia Covid-19 Solitudine

Le relazioni sociali e l’integrazione sociale sono cruciali per la realizzazione e lo sviluppo emotivo nel corso della vita.

Come esseri sociali, gli esseri umani hanno un “bisogno di appartenenza” di base.

L’isolamento Sociale

L’isolamento sociale si riferisce a una mancanza di contatto sociale, che può essere oggettivamente quantificato (ad esempio, vivere da soli, senza una relazione).

Inoltre e’ vissuto soggettivamente come un’assenza dolorosa  di contatto sociale , di appartenenza  con senso di isolamento .

La solitudine

Molte persone hanno sperimentato la solitudine ad un certo punto della loro vita.

Per alcune persone,può essere  un’ esperienza prolungata e dolorosa, con effetti deleteri sulla salute mentale e fisica ( S. Cacioppo, Grippo, Londra, Goossens e Cacioppo, 2015, Van Dulmen & Goossens, 2013 ).

Per la maggior parte delle persone, tuttavia, la solitudine è un’ esperienza transitoria senza conseguenze negative di lunga durata.

Cos’è la solitudine?

La solitudine è uno stato emotivo, che riflette l’esperienza soggettiva della sofferenza dall’isolamento sociale.

La solitudine corrisponde a una discrepanza tra le relazioni sociali preferite e quelle effettive di un individuo (Peplau e Perlman, 1982).

Questa discrepanza porta quindi all’esperienza negativa di sentirsi soli e / o all’angoscia e alla disforia di sentirsi socialmente isolati anche quando si è in famiglia o tra amici (Weiss, 1973).

Questa definizione sottolinea il fatto che sentirsi soli non significa necessariamente essere soli essere soli significa necessariamente sentirsi soli.

Si può godere di essere soli (uno stato piacevole definito come solitudine; Tillich, 1959) a volte per raggiungere esperienze di crescita personale (come quelle ottenute attraverso la meditazione solitaria o esercizi di consapevolezza) o semplicemente fare una pausa temporanea dal trattare con le esigenze della vita moderna.

 La solitudine sottolinea che si ha la necessità  non solo della presenza degli altri ma anche della presenza di altri significativi di cui ci possiamo fidare, che danno loro un obiettivo nella vita, con i quali possono pianificare, interagire e lavorare insieme per sopravvivere e prosperare ( JT Cacioppo e Patrick, 2008).

Inoltre, la presenza fisica di altri significativi nel proprio ambiente sociale non è una condizione sufficiente.

Bisogna sentirsi collegati ad altri significativi per non sentirsi soli.

Di conseguenza, ci si può essere temporaneamente soli e non sentirsi soli poiché ci sentiamo fortemente connessi con il coniuge, la famiglia e / o gli amici, anche a distanza.

Una caratteristica della solitudine riguarda la propria soggettività e percezione della natura amichevole o ostile del proprio ambiente sociale.

 Come diceva il comico Robin Williams:

“Pensavo che la cosa peggiore della vita fosse morire da solo. Non lo è. La cosa peggiore nella vita è morire con persone che ti fanno sentire solo ”(2009).

Robin Williams

Dimensioni della solitudine

La solitudine è un costrutto complesso che comprende tre aspetti o dimensioni correlati:

  •  1) solitudine intima;
  •  2) solitudine relazionale;
  • e 3) Solitudine collettiva

(Hawkley et al., 2005; Hawkley, Gu, Luo e Cacioppo, 2012).

Queste tre dimensioni corrispondono alle tre dimensioni che circondano il proprio spazio attenzionale (Hall, 1963, 1966) :

  • spazio intimo (lo spazio più vicino a una persona),
  • spazio sociale (lo spazio in cui le persone si sentono a proprio agio interagendo con la famiglia e i conoscenti),
  • e lo spazio pubblico (uno spazio più anonimo).

Ogni dimensione corrisponde anche a diversi tipi di solitudine.

La solitudine intima

La solitudine intima o ciò che Weiss (1973) ha definito la solitudine emotiva, si riferisce all’assenza percepita di una persona significativa (ad esempio, un coniuge), cioè una persona su cui si può fare affidamento per il supporto emotivo durante le crisi, che fornisce assistenza reciproca e chi afferma il proprio valore come persona.

Questa dimensione corrisponde a ciò che Dunbar ha descritto come nucleo interno, che può includere fino a 5 persone (la “cricca di supporto”) e comprende le persone sulle quali facciamo affidamento per il supporto emotivo durante le crisi (Dunbar, 2014).

Dimostrazioni scientifiche

Uno studio di popolazione di mezza età e anziani ha mostrato che il miglior predittore (negativo) della solitudine intima era lo stato civile, indicando che i partner intimi tendono ad essere una fonte primaria di attaccamento, connessione emotiva e supporto emotivo per gli adulti (Hawkley et al., 2005).

Solitudine relazionale

La seconda dimensione è la solitudine relazionale, o quella che Weiss (1973) ha definito la solitudine sociale.

Si riferisce alla presenza / assenza percepita di amicizie o legami familiari di qualità, cioè connessioni dal “gruppo di simpatia” (Buys & Larson, 1979; Dunbar, 2014) all’interno del proprio spazio relazionale.

Secondo Dunbar il “gruppo di simpatia” può includere tra le 15 e le 50 persone e comprende le parti sociali principali che vediamo regolarmente e dalle quali possiamo ottenere un sostegno strumentale ad alto costo (ad esempio prestiti, aiuto con progetti, assistenza all’infanzia; Dunbar, 2014) .

La solitudine sociale come la solitudine intima, si riscontra sia nelle donne che negli uomini, anche se ci sono alcune prove che questa dimensione possa tendere a svolgere un ruolo leggermente maggiore nell’influenzare la solitudine nelle donne rispetto agli uomini (Hawkley et al., 2005).

Altre dimostrazioni scientifiche

Il miglior predittore (negativo) della solitudine relazionale negli adulti di mezza età e negli anziani è la frequenza del contatto con amici e familiari significativi, anche dopo aver controllato statisticamente le altre due dimensioni della solitudine (Hawkley et al., 2005). Tuttavia, non conta la quantità di amici, ma la qualità di importanti amici / confidenti (Hawkley et al., 2008).

Solitudine collettiva

La terza dimensione è la solitudine collettiva, un aspetto che Weiss (1973) non ha identificato nei suoi studi qualitativi.

La solitudine collettiva si riferisce alle preziose identità sociali o alla “rete attiva” di una persona (ad es. Gruppo, scuola, squadra o identità nazionale) in cui un individuo può connettersi ad altri simili a distanza nello spazio collettivo.

Come tale, questa dimensione può corrispondere a quello che Dunbar (2014) ha descritto come il livello sociale più esterno, che può includere tra 150 e 1500 persone (la “rete attiva”) che possono fornire informazioni attraverso legami deboli (Granovetter, 1973), come nonché supporto a basso costo (Dunbar, 2014).

Ulteriori dimostrazioni scientifiche

Il miglior predittore (negativo) di solitudine collettiva riscontrato nella mezza età e negli adulti più anziani era il numero di gruppi volontari a cui appartenevano gli individui: più associazioni volontarie a cui appartenevano gli individui, minore era la loro solitudine collettiva, sempre dopo aver controllato statisticamente per il altre due dimensioni.

Questa dimensione della solitudine si trova nelle donne e negli uomini, ma tende ad essere leggermente più pesantemente ponderata negli uomini che nelle donne (Hawkley et al., 2005).

Processo evolutivo?

L’emergere di una dimensione collettiva della solitudine suggerisce che potremmo aver evoluto la capacità e la motivazione per formare relazioni non solo con altri individui ma anche con gruppi (ad esempio, villaggi o eserciti), per la promozione dell’identificazione sociale e della cooperazione in condizioni avverse (ad es. competizione, caccia o guerra; Brewer, 2004).

L’identificazione e gli investimenti nel gruppo, a loro volta, possono aumentare la probabilità della continuità del gruppo, dei suoi membri e del loro retaggio genetico individuale (J. T. Cacioppo, Cacioppo e Boomsma, 2014).

La solitudine e le sue conseguenze

La solitudine può contribuire a una costellazione di disfunzioni fisiche e psichiatriche e / o fattori di rischio psicosociale, compresa la sintomatologia depressiva

L’esperienza soggettiva sociale e l’ambiente della persona  svolgono un ruolo cruciale.

Probabili conseguenze

  • Alcolismo,
  • Pensieri suicidi,
  • Comportamenti aggressivi,
  • Ansia sociale,
  • Impulsività ,
  • Declino cognitivo ,
  • e Progressione della malattia di Alzheimer ,
  • Ictus ricorrente ,
  • Obesità,
  • Aumento della resistenza vascolare,
  • Elevata pressione sanguigna,
  • Aumento attività adrenocorticale ipofisaria ,
  • Diminuzione della salubrità del sonno ,
  • Ridotta immunità .

Solitudine e Depressione

Vi sono ora prove considerevoli che dimostrano che la solitudine e la depressione sono separabili e che la solitudine aumenta il rischio di depressione (J. T. Cacioppo et al., 2006; Heinrich & Gullone, 2006).

Infatti

 L’osservazione clinica di Ostrov e Offer (1978) evidenziano una potenziale differenza tra solitudine e depressione :

  • entrambe sono caratterizzate da senso di impotenza e dolore,
  • ma nella solitudine è presente la speranza che tutto sarebbe perfetto se solo la persona sola potesse unirsi a un’altra persona desiderata.

Chiunque può sentirsi solo in qualsiasi momento

Anche le persone circondate da un gran numero di persone possono vivere la solitudine.

Quando la solitudine diventa fortemente sentita, ed ha delle implicazioni in diverse aree della propria vita,

Chiedere aiuto se è necessario ad un professionista sanitario, Lo Psicologo

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In Alternativa, chiedendo una consulenza/sostegno psicologico online o in presenza.

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Fonti bibliografiche

  • Balanzà-Martìnez V.,Atienza-Carbonell B.,Kapczinski F. et al.(2020). Lifestyle Behaviours During the Covid-19 – Time to Connect. Acta Psychiatr Scand.
  • Cacioppo S.,Grippo A.J.,London S. et al.(2015). Loneliness: Clinical Import and Interventions. Perspect Psychol Sci.10(2):238-49.
  • Horesh, D., & Brown, A. D. (2020). Traumatic stress in the age of Covid-19: A call to close critical gaps and adapt to new realities. Psychological Trauma: Theory, Research, Practice, and Policy, 12(4), 331-335.
  • Manfred e Beutel et al.(2017).Loneliness in the general population: prevalence, determinants and relations to mental health. BMC Psychiatry.17: 97.
  • Qualter P.,Vanhalst J.,Harris R. et al.(2015). Loneliness across the life span. Perspect Psychol Sci.10(2):250-64

 

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Stress

Come riuscire a smettere di Lamentarsi

L’ Articolo tratta come riuscire a smettere di lamentarsi esplorando ciò che ci porta a farlo insieme ad alcune indicazioni che potranno aiutarci a farci smettere

Probabilmente nella nostra vita ci siamo lamentati.

Forse lo abbiamo fatto quando gli obiettivi che ci siamo prefissati, poi, non si sono verificati.

In altre circostanze,invece, abbiamo interagito con una persona che si lamentava di qualcosa per diverso tempo.

Cosa significa lamentarsi?

Per capire meglio cosa significa, ho cercato nel dizionario Treccani Online, il significato del termine

( Se vuoi leggerlo anche tu, clicca qui ).

Il dizionario, riporta le seguenti parole per spiegare il significato di lamentarsi:

  • Compiangere, provare dolore o rammarico per qualche cosa;
  •  Emettere lamenti, per dolore fisico o morale;
  • Esprimere la propria scontentezza, dolersi presso altri di cosa che non ci soddisfa, di un torto subìto, di quanto ci fa soffrire.
Voi ,invece, come descrivereste il significato di lamentarsi?
Alcuni autori, lo descrivono così…

Lamentarsi come riuscire a smettere psicologia

Perchè ci lamentiamo ?

Come riuscire a smettere di lamentarsi psicologia

Cosa ci fa lamentare?

Le persone che si lamentano hanno un pensiero negativo ricorrente; più precisamente, la persona che lo prova si chiude in questo stato d’animo e vede soltanto aspetti e momenti negativi nella propria vita, dall’ area affettiva, a quella lavorativa, sociale e di salute.

La psicologia definisce questa tendenza come “ rimuginio”, in cui predomina uno stile di pensiero negativo che ci porta a rimuginare.

Alla base di questo stile di pensiero, potrebbe esserci uno stato d’insoddisfazione e d’insicurezza nella propria vita.

In questa condizione potremo vivere ciò che facciamo, i nostri progetti e obiettivi quotidiani focalizzandoci esclusivamente sull’ aspetto negativo dei risultati probabilmente raggiunti, non considerando alcun aspetto positivo dagli errori ad esempio commessi, e dai risultati, continuando così a lamentarci.

Può anche essere causato quando proviamo un sentimento di gelosia o invidia verso persone vicine, come ad esempio i colleghi di lavoro, che sono percepite come maggiormente realizzate rispetto a noi stessi.

Un’ulteriore causa che spinge a lamentarci continuamente è portata dalla ricerca di attenzione.

Complessivamente,  la persona lamentosa ha una bassa autostima, insicurezza e senso di incapacità e di sfiducia nelle proprie capacità.

La lamentela potrebbe essere la radice dei problemi emotivi che abbiamo.

Di certo, se smettessimo di lamentarci tanto per le cose che non vanno come vorremmo e ci concentrassimo di più sulle cose che ci possiamo godere e che ci rendono felici, non saremmo così amareggiati.

 La nostra lamentela non può aiutarci ma farci affondare sempre di più nel malessere e scontentezza.

Lamentandoci in quali conseguenze potremo incappare ?
  • Dispendio eccessivo di energia mentale e fisica
  • Non apprezzare le cose belle della vita
  • Visione negativa e pessimistica
  • Ripercussioni nella sfera relazionale(amici,colleghi,parenti)
  • Sentimenti di rabbia
  • Senso di insicurezza
  • Bassa autostima
  • Sfiducia nelle proprie capacità
  • Immobilità nella propria vita
  • Sprofondare nel proprio dolore
Cosa ne pensa la scienza della lamentela?

Abbiamo visto che lamentarci, soprattutto se lo facciamo di frequente, può essere dannoso per la nostra salute e per la nostra vita anche con le altre persone a noi vicine.

Cosa accade nel nostro cervello quando ci lamentiamo?

Alcuni studi a riguardo, hanno dimostrato che lamentarsi altera le nostre reti neurali e può avere gravi ripercussioni sulla nostra salute mentale.

Infatti, più ci lamentiamo e più consolidiamo nel nostro cervello questa tendenza in modo tale che saremo sempre più propensi a lamentarci.

Lamentarsi non influisce solo sulle connessioni neurali della persona che si lamenta, ma anche su quelle di coloro che la circondano.

In realtà, è probabile che dopo aver sentito un amico lamentarsi per diverse ore, ci potremo sentire svuotati, privi di energia. E’ anche probabile che in quel momento abbiamo una visione un po’ più pessimistica del mondo.

Questo accade  perché il nostro cervello è programmato per essere empatico ed interagire socialmente con gli altri.

Come riusciamo ad essere empatici ?

Noi riusciamo ad essere empatici con gli altri mediante i cosiddetti “neuroni specchio”, i quali  sono responsabili di farci sperimentare gli stessi sentimenti della persona che abbiamo di fronte, siano essi gioia, tristezza o rabbia.

In questo modo, il nostro cervello cerca d’immaginare cosa sente e pensa quella persona, per poter agire di conseguenza e modulare il proprio comportamento.

Nel caso in cui ci troviamo insieme ad un nostro amico che si lamenta, l’empatia diventa un’arma a doppio taglio in quanto siamo predisposti a sentire, ad immedesimarci con gli altri.

Un ulteriore ricerca svolta dalla Stanford University, ha studiato riguardo le possibili conseguenze generate durante l’ascolto di una lamentela per circa trenta minuti: secondo quanto accertato dai ricercatori americani, le lamentele provocano umore basso, irritabilità, negatività e stanchezza fisica, oltre a danneggiare i neuroni e ad alimentare pensieri negativi.

Inoltre, ascoltare qualcuno che si lamenta, spegne i neuroni e provoca un abbassamento di alcune funzioni cognitive, creative, intellettuali ed emotive molto importanti.

Come dimostrato dagli studiosi della Stanford, il lamento è considerato dal nostro cervello, un contenuto che non ha bisogno di attenzione, e visto essere più fastidioso che altro.

In più, i lamenti aumentano lo stress dato che i pensieri negativi provocano aumenti del cortisolo, l’ormone che regola lo stress e influenza l’umore e le azioni quotidiane. I pensieri negativi provocati dalle lamentele, inoltre, bloccano il pensiero positivo e la capacità di problem solving.

Come fare per cambiare questa abitudine dannosa?

Possiamo farlo mediante l’ ironia!

Questo suggerimento arriva dagli stessi ricercatori della Stanford University.

Ci raccomandano di usare l’ironia per stemperare le lamentele altrui o per esprimere le proprie, oppure risolvere direttamente il problema, o ancora spingere la persona che si lamenta ad agire direttamente anziché perdere tempo a lamentarsi.

Altre indicazioni…
  • Non giudicare

Cercare di smettere di giudicare gli altri e se stessi.

Essere maggiormente accoglienti nei propri e altrui riguardi anche verso il nostro personale concetto di imperfezione.

  • Accettare

L’accettazione è importante per raggiungere la pace interiore e la salute mentale.

Comprendere che nella propria esistenza, ci sono diverse situazioni che non è possibile cambiare.

  • Padronanza di sé

Essere padroni di se stessi e delle parole che utilizziamo può aiutarci a non cadere nel vortice della negatività dei nostri pensieri critici e negativi

  • Concentratevi sull’aspetto positivo

Ogni circostanza ha un lato positivo, solo che non ci prestiamo attenzione e non riusciamo a vedere tutta la bellezza che ci circonda.

  • La Mindfulness

La mindfulness può aiutarci a praticare una visione consapevole, più accettante e non giudicante verso la nostra personale realtà.

Per saperne di più, anche sul programma dei corsi che svolgo, Clicca qui

Chiedere aiuto se è necessario ad un professionista sanitario, Lo Psicologo

Quando la lamentela,questa visione pessimistica diventa forte, ed ha delle implicazioni in diverse aree della propria vita, allora sarebbe consigliabile chiedere aiuto a uno psicologo.

Si potrebbe intraprendere un percorso di consulenza o sostegno psicologico in presenza oppure online.

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Emozioni

Come affrontare la paura

In questo articolo si cerca di spiegare cos’è e come affrontare la paura nel modo giusto

Introduzione

Tutti noi abbiamo provato paura.

Anche più di una volta.

Di Cosa abbiamo paura ?

Diversi autori hanno scritto riguardo la paura.  

Esplora cosa dicono gli autori

Ognuno di noi vive la paura a suo modo. Ci sono diversi tipi di paura.

Paura di Fallire

La mia paura mi ostacola: non mi fa avanzare nelle mie “avventure”; non riesco ad affrontare la vita, non riesco ad affrontarmi.

Forse mi nascondo mediante la Paura?

I miei sogni, le mie aspirazioni, i miei progetti sono frenati da una mia emozione, la mia paura.

Paura della Solitudine

Abbiamo paura di essere soli,soli con noi stessi; guardarci dentro; scrutare gli abissi della nostra profondità,del nostro essere.

Pensiamo che la “compagnia” dell’ Altro possa renderci felici;

Certamente,questo può succedere, ma è bene anche godere della nostra compagnia, della conoscenza di noi stessi.

Paura di Agire

Ho paura di fare. Ho paura. Rimando al domani ciò che posso fare ora.

Il Tempo lo considero il mio salvatore ma rimando di vivere in questo preciso istante.

Le Paure…

In questa prima parte, ho voluto trasmettere i miei pensieri, la mia personale visione;

Ognuno di noi può interpretare le frasi di questi autori che ho scelto, secondo  la propria chiave di lettura.

Cos’è La Paura

La paura, come ho scritto in un precedente articolo, è un’ emozione fondamentale ai fini della sopravvivenza in una situazione pericolosa.

La situazione che noi interpretiamo come pericolosa può essere reale, evocata dalla memoria o prodotta dalla fantasia;

infatti, può lasciare molte tracce indelebili nella  mente, le quali possono riemergere in forma più o meno drammatica sia a livello cosciente che mediante i sogni.

La paura è una delle emozioni che noi consideriamo negative : cerchiamo di evitare  un’esperienza di pericolo che ci fa sentire impotenti, deboli ,spaventati.

Nonostante questo, la paura è importante per la nostra vita : ci indica come comportarci in una determinata situazione di pericolo per il nostro benessere vitale. Essa è tra le emozioni una delle più antiche e riveste un valore adattivo enorme.

In particolare…

Diversi dati, frutto del lavoro di molti ricercatori, in particolar modo , gli studi di John Bowlby, psicoanalista,hanno indicato che molte delle nostre paure rispondono a meccanismi innati, tentando di produrre risposte adattative di allarme e di salvaguardarci dai possibili pericoli.

Difatti la paura non è solo un’emozione primaria molto potente, che iscritta nel nostro patrimonio genetico,contribuisce a strutturare il nostro sistema nervoso e a determinare le nostre scelte;

ma può assumere volti molto diversi in contesti differenti. E’ dalla stessa matrice infatti che si originano sia il panico che il coraggio.

Cosa ci succede quando abbiamo paura?

Generalmente, quando viviamo una forte paura, ci guardiamo intorno,non ci muoviamo, possiamo addirittura tremare, piangere ed allontanarci dalla fonte della nostra paura.

Si verificano una serie di manifestazioni corporee come: bocca secca, aumento della frequenza cardiaca e respiratoria, motilità intestinale, tensione muscolare, aumento della sudorazione.

Quando si prova paura ci troviamo ad un incrocio, dobbiamo prendere una decisione: lottare o scappare, due opposti che esemplificano la scelta tra evitare e affrontare i problemi.
Esistono, infatti, strategie di “monitoraggio” o di “negazione” del problema o dell’evento problematico; ci sono, infatti, modi di affrontare il pericolo che comportano un suo diretto controllo, altri che invece si basano sul prendere le distanze da esso, in senso reale oppure psicologico.

Quanto dura la paura?

Dura quel tanto che è necessario e poi scompare.

Può accadere che invece di tornare in un stato di calma , continuiamo a provare disagio anche quando il pericolo è passato; possiamo continuare a ripensare all’ evento temuto e di immaginare alla possibilità che il medesimo evento possa ripresentarsi nella nostra vita.

In queste circostanze,possiamo agire con comportamenti incontrollati:

  • ad esempio, possiamo intensificare e modificare le nostre normali attività; tra queste possiamo mangiare più del solito, smettere di fare esercizio fisico.

Possono subentrare preoccupazioni ed ansia nella nostra quotidianità.

Se la situazione ci determina un forte disagio, ci rallenta nella nostra vita, è bene pensare alla nostra salute psicofisica, rivolgendoci ad un professionista .

In basso, troverai delle indicazioni per affrontare la paura

Come Affrontare la paura
  1. Attività fisica:


L’esercizio fisico è uno strumento prontamente disponibile per la nostra salute e può aiutarci per contrastare la paura.

La ricerca scientifica ha svolto diversi studi e dimostrato come la paura può essere affrontata mediante lo sport.

  1. Inizia a vedere la paura come un’opportunità:

La paura può essere utilizzata come uno strumento per individuare i problemi e risolverli adeguatamente. È un’indicazione, un campanello d’allarme che ci mette in guardia verso qualcosa che ha bisogno della nostra attenzione. Quando il disagio della paura iniziale svanisce, esamina il tutto più attentamente per trarne insegnamento.

  1. Accettare di aver paura:

Può succedere che ignoriamo,giudichiamo e non ammettiamo di aver paura in una determinata situazione. Per affrontare e successivamente superare le nostre paure, è importante guardarle in faccia. Possiamo aiutarci ad accettare la paura,osservando questa emozione primaria, mediante l’osservazione consapevole ovvero tramite la pratica della mindfulness.

  1. Riconosci quando le paure prendono il sopravvento:

 È normale essere impauriti. Abbiamo paura quando facciamo un’attività per la prima volta; ad esempio, quando abbiamo iniziato a imparare ad andare in bicicletta, abbiamo provato probabilmente paura. Tuttavia, quando le paure cominciano ad assumere il controllo della nostra vita e interferiscono con lo svolgimento delle normali attività quotidiane, possono diventare  un problema.

E’ possibile superare o ridurre lo paura, se il caso lo consente tramite un percorso di consulenza e sostegno psicologico: sono degli interventi finalizzati ad accogliere la richiesta d’aiuto della persona.

Dott.ssa Donatella Valsi

Affronta la tua paura!
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Fonti

Anna Oliverio Ferraris (2013), Psicologia della paura: Nuova edizione riveduta e aggiornata,Bollati Boringhieri

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6557445/

http://www.psychomedia.it/pm/grpind/sport/gargiulo4.htm

https://www.stateofmind.it/tag/paura/

https://www.wikihow.it/Superare-le-Paure#Comprendere-la-Paura_sub

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psicologia online

Lo Psicologo Online: cosa fa?

Psicologo online consulenza

La rapida diffusione tecnologica ha permesso allo psicologo online di fornire le sue prestazioni professionali. Vediamolo bene insieme.

L’uso dei dispositivi tecnologici ha cambiato la nostra vita.

Infatti sempre di più le persone, le famiglie e le coppie usano queste tecnologie.

Internet è diventato uno spazio relazionale e partecipativo mediante la comunicazione virtuale.

Pertanto la sua rapida diffusione ha permesso allo psicologo di usufruire di tali tecnologie per fornire le sue prestazioni professionali.

Lo Psicologo online svolge azioni professionali per informare, sensibilizzare, supportare, modificare, prevenire, abilitare e riabilitare, attraverso l’ausilio delle nuove tecnologie di comunicazione.

La relazione tra lo psicologo online e la persona permette di promuovere il cambiamento o miglioramento rispetto le esigenze, le attese, i bisogni, le domande espresse dalla persona stessa;

inoltre, permette di valutare la situazione complessiva della persona.

Perché lo psicologo online?

La persona (utente) può scegliere di usufruire dello psicologo online per raccontare:

  •  le proprie dinamiche quotidiane, i suoi problemi e disagi che si trova ad affrontare,
  • per conoscere maggiormente se stessi.
A chi si rivolge?

Alla persona (utente)

Alla Coppia

Personalmente, offro consulenza e sostegno individuale e di coppia

Clicca qui per saperne di più

Quali sono i vantaggi?
  • E’ possibile svolgere un colloquio o sostegno psicologico senza doversi spostare presso lo studio del professionista
  • Favorisce il superamento dell’imbarazzo di un primo colloquio di persona e permette di comprendere se ci si sente a nostro agio con lo psicologo
Modalità

Lo psicologo online svolge il suo lavoro mediante i diversi dispositivi tecnologici (smartphone,tablet,pc) e all’utilizzo dei diversi software come Skipe .

E’ possibile scegliere diverse modalità:

  • Email: la persona comunica tramite l’ email , la sua richiesta specifica; successivamente, lo psicologo online interviene rispondendo a sua volta all’email. Per ricevere la risposta, occorre aspettare diversi minuti , ore o anche giorni .

Il Servizio che offro si chiama La Psicologa risponde.

  • Chat: si utilizza la chat, utilizzando ad esempio Skype e mediante la scrittura si comunica,in tempo reale, la propria particolare situazione allo psicologo online.

  • Audio: lo psicologo online e la persona comunicano a livello vocale mediante ad esempio il software Skype.

  • VideoConsulenza:  in questo caso, lo psicologo  e l’utente  comunicano non solo a livello vocale ma anche visivo grazie a una webcam, un microfono e degli altoparlanti  o auricolari; si utilizza un apposita app o programma come Skype.
Lo  psicologo online nel mondo

Le prestazioni dello psicologo online hanno avuto una grande diffusione nel mondo.

In America, lo psicologo online inizia a comparire già nei primi anni ’70.

In Italia, si sta verificando un incremento costante delle prestazioni psicologiche online: secondo il rapporto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 2015, il 25% degli italiani ricorre ad internet per avere informazioni sulla salute.

Alcuni studi scientifici

Gli Studi scientifici hanno analizzato l’efficacia delle prestazioni dello psicologo online.

Di seguito, verranno illustrati alcuni di essi.

L’efficacia degli interventi basati sul web è stata valutata da un gran numero di ricerche per una varietà di problemi di salute mentale, tra cui insonnia (Ritterband et al., 2009), depressione, disturbi d’ansia, disturbi da abuso di sostanze e alcol.

Lo studio di Zabinski et al. (2001) ha verificato e introdotto la consulenza psicologica online mediante la chat per ridurre il rischio dei disturbi alimentari di un gruppo di donne;tale studio ha riportato un’alta soddisfazione delle partecipanti per la consulenza psicologica via chat.

In aggiunta è stato osservato che l’intervento online è efficace nel ridurre le problematiche legate all’immagine corporea.

Lo Studio di Yager Z e O’Dea JA, nel 2006 ha indagato e confermato i vantaggi legati alla consulenza psicologica online;

precisamente, ha riportato:

  • La consulenza psicologica online può essere un intervento tecnologico particolarmente utile nei casi di emergenza ed essere un valido supporto immediato.
  • Può essere utile come possibile intervento iniziale per eventualmente decidere di proseguire con un’ intervento psicologico in presenza.
  • E’ un servizio online messo a disposizione anche per la persona impossibilitata a muoversi da casa.
  • Ha una funzione di prevenzione, per informare e sensibilizzare le persone a ridurre i problemi prima che si determini una psicopatologia.
  • La scrittura utilizzata come comunicazione nella chat, favorisce la riflessione e l’introspezione e permette di distaccarsi dalle proprie problematiche ed elaborarle. Inoltre può avere un ruolo importante per facilitare la comunicazione del paziente, diminuendo le proprie resistenze.

Uno studio in germania da parte dei dottori Wagner,Horn e Maercker,  ha esaminato la differenza tra la terapia online e quella in presenza per il disturbo depressivo maggiore.

I risultati  emersi non hanno evidenziato differenze significative. inoltre è stato riscontrato che gli effetti a lungo termine del trattamento online sono risultati superiori rispetto al trattamento in presenza. (Lo studio non vuole affermare che il trattamento online sia migliore! )

Come può lo psicologo online valutare la persona e comprenderla?

Le ricerche precedentemente menzionate dimostrano l’efficacia dello psicologo online e questo può dimostrare che la comunicazione online non determina una perdita di “umanità”.

Infatti, altri studi hanno dimostrato come la tecnologia sia in grado di rilevare le emozioni in vari modi, come l’identificazione del contenuto verbale dell’individuo, le posture, i gesti, e le espressioni del viso (Castellano, Kessous e Caridakis, 2008).

Un modo per rilevarlo consiste nell’utilizzare il contenuto verbale o i messaggi di testo del paziente in una sessione di consulenza psicologica online.

La ricerca ha dimostrato che l’analisi testuale computerizzata può essere di aiuto per individuare lo stato emotivo delle persone, la loro attenzione focalizzata, lo stile di pensiero, le differenze individuali e le relazioni sociali (Tausczik e Pennebaker, 2010).

Dott.ssa Donatella Valsi

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Fonti:

Y. Amichai-Hamburger et al.(2014).The future of online therapy.Computers in Human Behavior.41, 288–294 (per visualizzare l’articolo integrale clicca qui https://www.idc.ac.il/he/research/arl/Documents/publications/The_future_of_online_therapy.pdf )

http://www.psychiatryonline.it/node/7696

http://www.psy.it/wp-content/uploads/2015/04/Atti-Tipici_DEF_interno-LR.pdf

https://www.stateofmind.it/2019/03/consulenza-psicologica-online/

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Stress

Lo Stress come si Manifesta

Vediamo come si manifesta lo stress e come possiamo affrontarlo e superarlo

stress come si manifesta psicologa

Nella nostra vita possiamo sentirci stressati.

Ogni evento che viviamo come andare a lavoro, accompagnare i propri figli a scuola, il matrimonio di mia sorella, ed altri, possono innescare in noi uno stato di stress.

Ognuno di noi può percepire un evento come stressante in maniera diversa rispetto un’altra persona; questo significa che anche lo stesso evento percepito da me come stressante, per un altro potrebbe non esserlo o risultare più o meno stressante.

Cos’è lo Stress?

Lo Stress è una risposta psicofisica e si verifica quando svolgiamo molte attività ,le quali possono essere anche diverse tra loro, di natura emotiva, cognitiva e sociale e da noi sono percepite come eccessive.

Precisamente, un medico austriaco di nome Hans Selye nel 1936 definì lo stress essere :

la risposta aspecifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso .

Definizione di Stress

Ci sono diverse definizioni sullo Stress.

La prima definizione considera lo Stress una “reazione di allarme” che si innesca da parte del nostro organismo quando viviamo eventi della vita quotidiana  considerati essere stressanti.

La seconda  vede lo stress come uno stimolo nocivo: qualsiasi cosa o fatto interno o esterno, fisico, sociale , può  esercitare un’influenza intensa e prolungata nel tempo determinando lo stress.

Infine, la  terza definisce lo stress essere il risultato complessivo dei diversi stimoli biologici e psicosociali, e della risposta psicofisiologica scaturita da essi.

Lo Stress ha una durata?


Come abbiamo detto, ogni evento vissuto dall’individuo può essere percepito come stressante.

Se viviamo un evento fonte di stress e questo ha una durata limitata nel tempo, ad esempio , si verifica una sola volta : in questo caso si tratta di Stress Acuto.

Invece, se l’evento stressante perdura nel tempo, potrebbe determinare lo Stress cronico.

Quindi a seconda dell’evento che viviamo, e la sua percezione che abbiamo su di esso, può determinare in noi lo stress acuto o lo stress cronico.

Tutti gli eventi stressanti sono negativi?

Certo che no !

E’ vero che alcuni eventi stressanti sono nocivi e possono rappresentare un rischio per il mio benessere psicofisico. In questo caso si parla di distress.

Ma in altri casi, lo stress può assumere un aspetto positivo nella mia vita.

Infatti lo stress, in alcune circostanze, può favorire una maggior vitalità al mio organismo.

Quando accade ciò si parla di eustress.

Perciò lo stress non possiamo considerarlo solo negativamente!

Come si manifesta lo Stress?

Secondo il medico Selye lo Stress si verifica in questo modo.

All’ inizio si verifica una prima risposta ad un evento percepito come stressante e il mio organismo può avere una reazione di allarme.

Successivamente, se l’evento stressante:

  • non è così forte da risultare incompatibile con la sopravvivenza dell’organismo
  • è prolungato nel tempo

Potrebbe verificarsi una resistenza da parte del mio organismo con risposte diverse e per alcuni versi opposte rispetto alla reazione di allarme.

Se l’evento stressante continua ad essere presente in modo intenso, si innesca la fase di esaurimento ovvero le risorse a disposizione dell’organismo sono limitate e ad un certo punto si esauriscono.

Quali eventi sono fonte di Stress?

Ci sono molti eventi che possono essere fonte di stress.

Ognuno di noi può percepire questi eventi in maniera diversa.

  • eventi della vita sia piacevoli che spiacevoli (matrimonio,nascita di un figlio, morte di una persona cara)
  • in presenza di malattie organiche
  • condizioni di vita (ambienti rumorosi, inquinati)
  • stile di vita (abuso di fumo e alcol)
Come faccio a capire se sono stressato/a?

Lo stress può verificarsi tramite alcuni sintomi.

Non sempre la presenza di questi sintomi, la causa è da identificarsi nello stress.

  •  A livello fisico : come il mal di testa,i problemi di sonno, la stanchezza
  • nel comportamento: come la prepotenza, il giudizio
  •  manifestazioni emotive : come piangere, il nervosismo
  • con sintomi cognitivi: come la mancanza di concentrazione, la difficoltà a prendere decisioni
Come posso superare o ridurre lo stress?

Innanzitutto, è bene dire che ogni cosa vissuta può essere fonte di insegnamento per me anche per quanto riguarda le situazioni più spiacevoli.

E’ possibile superare o ridurre lo stress, se il caso lo consente tramite un percorso di consulenza e sostegno psicologico: sono degli interventi finalizzati ad accogliere la richiesta d’aiuto della persona.

In alternativa , è possibile prevenire lo stress, o imparare a saperlo gestire ed affrontare tramite un percorso di consapevolezza ovvero tramite la mindfulness.

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Emozioni

Emozioni e Relazioni

Le emozioni positive e negative possono avere un ruolo fondamentale nelle relazioni interpersonali.

Emozioni e relazioni interpersonali

Le emozioni sono importanti nella nostra vita.

Ci forniscono informazioni per comprendere i nostri stati emotivi.

Inoltre le emozioni mi aiutano a capire lo stato emotivo delle persone circostanti.

Mi permettono a relazionarmi con gli altri.

Infatti, facendo trasparire le mie espressioni emotive posso entrare in relazione con le persone e questo mi permette di comunicare.

Cosa significa la parola ” relazione ” ?

La parola relazione deriva dal latino “relatio”,a sua volta da relatus, participio passato di referre  che significa riferire, riportare, stabilire un legame, un rapporto, un collegamento.

Questa parola può avere diversi significati a seconda della situazione nella quale viene usata.

Precisamente, faccio riferimento alla parola relazione, per indicare il legame tra due o più persone come la relazione di amicizia, di amore o altri tipi di legami.

Ogni emozione provata può avere significati diversi.

Abbiamo esplorato cosa sono le emozioni all’interno dell’articolo.

Abbiamo visto quali sono le emozioni definite primarie.

La rabbia, la paura,la tristezza, la gioia,la sorpresa,il disprezzo e il disgusto.

In questo articolo proviamo a chiederci :

Quale ruolo può avere ognuna di loro nelle relazioni?

Ogni emozione provata può avere un ruolo significativo a seconda di  una determinata circostanza.

Le emozioni possono essere determinate da esperienze positive o negative.

Quindi le emozioni positive e negative vissute in determinate circostanze hanno un ruolo importante nelle nostre relazioni interpersonali.

 Le emozioni comportano dei cambiamenti corporei non solo interni ma anche visibili.

Le emozioni ci consentono di comunicare l’esperienza emotiva agli altri.

Difatti,le relazioni interpersonali che ci trasmettono tranquillità, ci fanno sentire a nostro agio,ci permettono di stabilire una connessione emotiva con quella particolare persona, ci fanno vivere un’esperienza emotiva positiva.

Questo tipo di relazione ci può far provare emozioni di gioia, di sorpresa.

In alcune occasioni, possiamo vivere emozioni come la rabbia e la paura nelle relazioni interpersonali.

Come abbiamo visto nell’articolo cosa sono le emozioni:

La rabbia è esperita quando l’individuo si trova in uno stato di frustrazione, di fronte a difficoltà sentite come insormontabili e si può manifestare con l’aggressività;

invece la paura, è un’ emozione fondamentale ai fini della sopravvivenza in una situazione pericolosa.

Ogni emozione negativa provata nelle relazioni interpersonali ci permette di comunicare il nostro stato emotivo all’ altro e di segnalarci un probabile pericolo e difficoltà.

Ci permette di comunicare all’altro i miei stati emotivi di rabbia e di paura.

In alcuni casi le emozioni negative possono essere spropositate rispetto la circostanza.

Le emozioni sono molto importanti per il nostro benessere e per la qualità della nostra vita sia verso noi stessi e sia verso le nostre relazioni affettive, sociali e lavorative.

Pertanto, comprendere i nostri stati emotivi non è solo importante per noi per conoscerci.

Ma è importante anche conoscere quali stati emotivi comunichiamo agli altri in modo da creare relazioni di benessere e di permettere all’ altro di conoscerci.

In conclusione, abbiamo aperto una riflessione sulle emozioni, le quali possono avere un ruolo fondamentale nelle relazioni interpersonali.

Dott.ssa Donatella Valsi

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Emozioni

Cosa sono le emozioni

L’articolo tratta cosa sono le emozioni e spiega le sue componenti affettive,fisiologiche,cognitive e comportamentali nell’ individuo e il loro scopo nella nostra esistenza.

Cosa sono le emozioni

Ti invito a leggere questo breve testo per iniziare a spiegarti cosa sono le emozioni.

Buona Lettura!

 Il Sole si fa alto all’orizzonte e i suoi raggi entrano all’interno della stanza illuminando il suo viso e svegliandola; lentamente i suoi occhi si aprono ed Aurora comprende che il mattino è ben arrivato. Successivamente guarda l’orologio,vede che sono appena le 7 del mattino e decide così di alzarsi dal letto per aprire la finestra. La apre e guarda sorpresa il paesaggio circostante. Poi le sue labbra si muovono lentamente all’ insù e compare, radioso, il suo sorriso.

Da questa breve storia, quali emozioni possiamo capire che prova Aurora?

E quali Emozioni ci suscita questo testo in noi?

Cosa sono le emozioni?

Possiamo iniziare a capire cosa sono le emozioni, basandoci e riflettendo sull’origine del termine.

L’etimologia della parola emozione è da ricondursi al latino “emovère” ( ex = fuori + movere = muovere ),significa letteralmente “ portare fuori”, smuovere. Da ciò posso dire che le emozioni sono presenti da dentro di noi e si manifestano all’esterno.

Studi scientifici sulle emozioni…

Secondo gli studi di Plutchik,psicologo statunitense, le emozioni sono un insieme complesso mediato da sistemi neurali e ormonali che possono dare origine ad esperienze affettive,cognitive,fisiologiche e comportamentali.

Precisamente ogni nostra emozione si origina da un evento sia interno come ad esempio un nostro pensiero che esterno. Si verificano inoltre, una serie di modificazioni a livello del sistema nervoso come ad esempio la temperatura corporea aumenta e comportamentali.

Inoltre le emozioni possono essere determinate da esperienze positive o negative e dal loro grado di attivazione fisiologica attiva o passiva: ad esempio se ci sentiamo stanchi, avremo un’attivazione fisiologica più bassa rispetto se ci sentiremo riposati e pieni di energia.

Per di più possiamo osservare all’esterno e comprendere quali emozioni una persona davanti a noi sta provando in quel momento.

Ritornando al testo in alto, Aurora muove le labbra all’insù e compare sul suo volto un sorriso, questa espressione facciale mi fa capire che lei è felice.

Infatti, le emozioni comportano dei cambiamenti corporei non solo interni ma anche visibili e consentono di comunicare l’esperienza emotiva e anche di  riflettere su di essa.

Ci avvisano di come stiamo,se stiamo bene o meno.

Sono dei segnali che ci evidenziano se stiamo raggiungendo i nostri obiettivi personali, affettivi e interpersonali.

Altri studi scientifici…

Prendendo in considerazione altri studi sulle emozioni come la prospettiva evoluzionistica, le emozioni hanno un ruolo fondamentale a livello evolutivo ed adattativo all’ambiente circostante: servono a proteggerci determinando una reazione immediata dell’individuo a situazioni specifiche ai fini della sopravvivenza, a riconoscere i pericoli ed a difenderci da essi.

Infatti le espressioni emotive come ad esempio il sorriso sono manifestate da ogni persona nel mondo: persone molto distanti tra di loro e di etnie e culture diverse provano queste emozioni.

Questo è sorprendente!

Significa che le emozioni, le espressioni facciali sono universali

Pertanto i primi studi a proposito si riconducono alla fine del ‘800 da parte di Charles Darwin.

Rabbia,Paura,Tristezza,Gioia,Sorpresa,Disprezzo,Disgusto…

Emozione definizione psicologia

Qual è ora la tua emozione?

Se proviamo a descrivere queste emozioni,potremo etichettarle in questo modo:

La prima è la rabbia che è esperita quando l’individuo si trova in uno stato di frustrazione, di fronte a difficoltà sentite come insormontabili e si può manifestare con l’aggressività;

La paura,è un’ emozione fondamentale ai fini della sopravvivenza in una situazione pericolosa;

La terza emozione ovvero la tristezza si prova quando noi viviamo una perdita o non raggiungiamo i nostri obiettivi ;

La gioia provata da Aurora, è uno stato d’animo positivo provato da chi si sente soddisfatto nella propria vita;

La sorpresa, si origina da un evento inaspettato, e può essere seguito dalla paura o dalla gioia, a seconda delle circostanze;

Il disgusto si verifica quando proviamo un’ avversione verso qualcosa o qualcuno;

Infine il disprezzo si prova quando rifiutiamo persone o cose.

Riassumendo le sette emozioni appena descritte sono le nostre emozioni primarie.

Sono chiamate così perché sono innate e provate da tutte le popolazioni del mondo ovvero sono universali.

In aggiunta esistono anche emozioni più complesse che si originano dalla combinazione delle emozioni primarie,quelle appena descritte, e si sviluppano nel corso del tempo e con l’interazione sociale.

Possono essere sperimentate mediante l’introspezione o l’autocoscienza personale.

In conclusione le emozioni primarie universali sono provate da tutti noi in ogni parte del mondo.

In seguito alla crescita dell’individuo compaiono emozioni secondarie che sono più complesse,introspettive e sociali.

Esse sono legate a componenti affettive,cognitive,fisiologiche e comportamentali ed hanno un ruolo importante per l’adattamento all’ambiente e per la sopravvivenza. Di fatto non solo mi consentono a difendermi ma mi aiutano a comprendere i miei stati emotivi ed a relazionarmi con gli altri facendo trasparire le mie espressioni emotive.

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Il Natale della Consapevolezza

Il Natale della Consapevolezza

Nei viali delle nostre città e paesi si iniziano ad ammirare le luci multicolori che rendono più belle e lucenti le nostre strade.

Sta per arrivare il natale!

Festa attesa dai più piccoli e anche dai grandi.

Il Natale è festeggiato in gran parte nel mondo, in diversi modi ed usi. Quando pensiamo al natale, appaiono nella nostra mente molte immagini. Pensiamo all’ albero con le sue splendide decorazioni , i dolci tipici del natale, le vacanze in montagna,sulla neve.

Ognuno di noi  ha dentro di sé un significato particolare sul natale. Per alcuni può essere vissuto come un momento di pausa,di svago,partecipando alle feste tipiche della sua famiglia e cultura; questa festività per altri può essere vissuta male e con nostalgia . Pensano a come lo hanno vissuto nel passato quando erano più giovani e si festeggiava diversamente rispetto i giorni attuali; per altri, può rappresentare un ulteriore “peso” perché questa festività ha delle tradizioni da rispettare.

La Festività del Natale può essere vissuta in maniera differente da ciascuno di noi.

Ho pensato di scrivere questo articolo su questa celebrazione alle porte per dirvi il mio pensiero. Trovo che nonostante la nostra esperienza sia essa bella o brutta, possa darci un aiuto di riflessione. La nostra esperienza può essere fonte di comprensione e conoscenza di noi stessi; essere un momento non solo di festeggiamenti ma anche di elaborazione e rinascita su chi e cosa vogliamo fare nella nostra vita.

Quando festeggiamo allegramente o sogniamo ad occhi aperti al nostro passato, possiamo provare a pensare sul valore che ci è stato donato dalla nostra esperienza. Possiamo chiederci cosa ci ha dato questa festa negli anni trascorsi e in questo attuale.

Ognuno di noi ha una sua riflessione unica e personale su ciò che ha provato ogni anno festeggiando il natale.

Facciamo in modo che le nostre riflessioni non siano “lamentele” ma fonte di conoscenza su noi stessi. Consideriamole come uno slancio, un inizio su ciò che volevamo fare ma non abbiamo mai fatto,un inizio al cambiamento, una rinascita.

Questo è il mio auguro per voi: essere consapevoli su chi siamo.

Buone Feste

Dott.ssa Donatella Valsi

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