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Lo Psico Glossario : scopriAmo la Psicologia

Vi presentiamo la #rubrica psico glossario, progetto in collaborazione di tre psicologhe, su instagram, nata per divulgare e sensibilizzare le persone alla conoscenza psicologica

Psico Glossario

La Psicologia, come per altre scienze, per i non addetti ai lavori, può essere di difficile comprensione; molti termini vengono utilizzati per descrivere un particolare disturbo o altre caratteristiche della nostra complessità umana.

Ma come possiamo capire quando leggiamo, o sentiamo, una parola o più parole come “disturbo”, “funzioni esecutive” , “ anedonia” ma anche quelle apparentemente più semplici come “ confort zone”, “stereotipo”, “ansia”?

Cosa significano queste parole?

Dunque come posso capirci qualcosa quando ad esempio,una persona che conosco soffre d’ansia?

Forse, conoscendo il significato di quella parola, posso esserle di maggior aiuto , e sarò più in grado di comprenderla?

La nascita dello Psico Glossario..

Per questo motivo, inizialmente dal mese di gennaio 2021, e per far conoscere maggiormente la psicologia, in modo da sensibilizzare ovvero rendere più consapevoli, e partecipi le persone, in caso ,eventualmente, di un problema o di una particolare situazione (non sempre patologica),e anche per far conoscere di cosa si occupa lo psicologo

Io e altre due colleghe abbiamo concordato insieme di realizzare :

La #Rubrica Psico Glossario

su Instagram

#rubrica Lo Psico Glossario: Chi siamo?

Siamo 3 psicologhe che lavoriamo geograficamente,in posti diversi:

Io, autrice di questo articolo, mi presento:

Dott.ssa Donatella Valsi – Psicologa clinica, iscritta all’ordine della regione Lazio ( cliccando qui potrai leggere meglio chi sono e quali sono i miei servizi)

Le altre due colleghe…

Dott.ssa Silvia Mimmotti – Psicologa Clinica, Consulente di sessuologia e Psiconcologia, Potenziamento DSA, tecniche di rilassamento, iscritta all’ordine della regione Lombardia. Riceve(previo appuntamento): Milano, Jesi  e in modalità online. Sito web: https://www.psicologasilviamimmotti.it Sui sociali: Instagram

Dott.ssa Stefania Di Bonaventura, Psicologa dello sviluppo,Psicologia positiva,Dsa, Mindfulness,iscritta all’ordine della regione Lombardia. Riceve(previo appuntamento): Lainate(Mi) e in modalità online. Sito web: https://www.stefaniadibonaventura.it/ Sui Social Instagram

Lo Psico glossario: Quando ?

Ogni terza settimana del mese, pubblicheremo sulle nostre pagine Instagram, i termini dello Psico Glossario.

In particolare, Dott.ssa Donatella Valsi, si occuperà di illustrarvi i termini relativi ai Disturbi Mentali;

Invece le altre due colleghe, la Dott.ssa Silvia Mimmotti,si interesserà riguardo i termini inerenti la Psicologia Generale ,mentre la Dott.ssa Stefania Di Bonaventura,presenterà termini della Psicologia Positiva.

Alcune parole descritte dallo Psico Glossario negli appuntamenti passati…

In ordine temporale:

Dal 20 gennaio: #rubrica Psico Glossario: “Ansia”  della Dott.ssa Donatella Valsi (visualizzalo qui )

Dal mese di febbraio: #rubrica PsicoGlossario: “Confort zone” della Dott.ssa Stefania di Bonaventura (visualizzalo qui )

Fine febbraio: #rubrica PsicoGlossario: “Disturbo” della Dott.ssa Silvia Mimmotti (visualizzalo qui )

Vi aspettiamo ai nostri appuntamenti della #rubrica Psico Glossario

Ogni terza settimana del mese sui nostri canali Instagram

Potrai Interagire con noi, porci domande e conoscere imparando, vocaboli dal Mondo Psi.

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Emozioni

Emozioni Secondarie : Conosciamole

L’ articolo esplora le diverse emozioni definite secondarie dalla psicologia e consiglia cosa fare per divenire maggiormente coscienti del proprio mondo emotivo

Emozioni secondarie psicologa roma

In un precedente articolo, abbiamo esplorato l’importanza delle emozioni nella nostra vita e come queste ci permettono di comunicare sia a noi stessi che agli altri ciò che proviamo e pensiamo.

Più nello specifico, abbiamo approfondito :

Le emozioni si possono categorizzare ?

Abbiamo indagato come la scienza in ambito psicologico racchiude le emozioni in due macro-categorie:

Le Emozioni Primarie

Sono chiamate così perché sono innate e provate da tutte le popolazioni del mondo ovvero sono universali.

Quali sono le emozioni primarie?

                                         Rabbia,Paura,Tristezza,Gioia

Sorpresa,Disprezzo,Disgusto…

Le emozioni Secondarie

Sono emozioni più complesse che si originano dalla combinazione delle emozioni primarie, quelle appena descritte, e si sviluppano nel corso del tempo e con l’interazione sociale.

Possono essere sperimentate mediante l’introspezione o l’autocoscienza personale.

Quando compaiono le emozioni secondarie?

A partire dai 2 anni si sviluppa nel bambino una prima forma di autocoscienza e di introspezione che lo pone in grado di percepirsi come possibile oggetto delle attenzioni e dell’osservazione altrui.

A livello comportamentale tale stadio è caratterizzato dalla capacità del bambino, ad esempio, di riconoscere la propria immagine allo specchio: il riconoscimento allo specchio rappresenta dunque uno stadio evolutivo cruciale per diversi approcci teorici psicologici come la psicoanalisi e di stampo cognitivo.

Le emozioni secondarie implicano il concetto che una persona ha di sé.

Quali sono le emozioni secondarie?

Allegria, Invidia, Vergogna…

Ansia, Rassegnazione, gelosia

Speranza, colpa, orgoglio…

rimpianto,offesa,nostalgia

rimorso,delusione…   

…(e naturalmente molte altre).

Focalizziamoci su ognuna di queste emozioni secondarie …

L’ American psycological Association (APA) conferisce ad ognuna le seguenti definizioni:

Invidia

E’ un’emozione negativa di malcontento e risentimento generata dal desiderio per i beni, gli attributi, le qualità o le conquiste di un altro (il bersaglio dell’invidia).

A differenza della gelosia, con la quale condivide certe somiglianze e con la quale viene spesso confusa, l’invidia deve coinvolgere solo due individui – l’invidioso e l’invidiato – mentre la gelosia implica sempre un trio.

Vergogna

E’ un’emozione autocosciente altamente spiacevole derivante dalla sensazione che ci sia qualcosa di disonorevole, immodesto o indecoroso nella propria condotta o nelle proprie circostanze.

È tipicamente caratterizzato dal ritiro dal rapporto sociale – ad esempio, nascondendo o distraendo l’attenzione di un altro dalla propria azione vergognosa – che può avere un profondo effetto sull’adattamento psicologico e sulle relazioni interpersonali.

La vergogna può motivare non solo il comportamento evitante, ma anche la rabbia difensiva e di ritorsione.

La ricerca psicologica riporta costantemente una relazione tra la propensione alla vergogna e una serie di sintomi psicologici, tra cui depressione, ansia, disturbi alimentari, sociopatia subclinica e bassa autostima.

Si teorizza anche che la vergogna svolga una funzione adattativa più positiva regolando esperienze di interesse ed eccitazione eccessivi e inappropriati e diffondendo comportamenti sociali potenzialmente minacciosi.

Appare il senso di colpa.

Ansia

E’ un’emozione caratterizzata da apprensione e sintomi somatici di tensione in cui un individuo anticipa un pericolo, una catastrofe o una sfortuna imminenti.

Il corpo spesso si mobilita per affrontare la minaccia percepita: i muscoli diventano tesi, la respirazione è più veloce e il cuore batte più rapidamente.

L’ansia può essere distinta dalla paura sia concettualmente che fisiologicamente, sebbene i due termini siano spesso usati in modo intercambiabile.

L’ansia è considerata una risposta orientata al futuro e ad azione prolungata ampiamente focalizzata su una minaccia diffusa, mentre la paura è una risposta appropriata, orientata al presente e di breve durata a una minaccia chiaramente identificabile e specifica.

Per maggiori approfondimenti può consultare i seguenti articoli:

Rassegnazione

E’ un atteggiamento di arrendersi alla propria situazione o ai propri sintomi.

Gelosia

E’ un’emozione negativa in cui un individuo si risente di una terza parte che può sembrare (o è probabile che porti via) gli affetti di una persona cara.

La gelosia richiede un triangolo di relazioni sociali tra tre individui: colui che è geloso, il partner con cui l’individuo geloso ha o desidera una relazione e il rivale che rappresenta una minaccia preventiva a quella relazione.

Le relazioni romantiche sono la fonte prototipica della gelosia, ma qualsiasi relazione significativa (con genitori, amici, ecc.) è in grado di produrla.

Differisce dall’invidia in quanto tre persone sono sempre coinvolte.

Speranza

E’ un’aspettativa di avere esperienze positive o che una situazione potenzialmente minacciosa o negativa non si concretizzerà o alla fine si tradurrà in uno stato di cose favorevole.

La speranza è stata caratterizzata nella letteratura psicologica in vari modi, anche come forza del carattere; un’emozione; una componente della motivazione che è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi; un meccanismo che facilita la gestione di perdite, malattie e altri stress significativi; o una combinazione integrata di queste caratteristiche.

Nostalgia

E’ un desiderio di tornare a un periodo o condizione di vita precedente ricordato come migliore del presente in qualche modo.

Può anche manifestarsi come il desiderio di tornare in un luogo in cui ci si sente emotivamente legati (ad esempio, casa o terra natale).

Rimorso

E’ un forte senso di colpa e rimpianto per un’azione passata.

E’ possibile avere una maggiore conoscenza e consapevolezza delle nostre emozioni?

La risposta è Si.

La Mindfulness può aiutarci nell’esplorazione delle nostre sensazioni corporee, pensieri ed emozioni .

La scrittura terapeutica,invece, è un altro strumento che possiamo utilizzare per focalizzarci non solo su quanto ci accade ma soprattutto su come viviamo ciò che ci accade.

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Problemi Psicologici

Conosciamo l’Ansia Patologica

L’articolo illustra l’ansia patologica e la promozione di una sana salute psicofisica.

Ansia Patologica Psicologia

Nell’ articolo precedentemente pubblicato abbiamo esplorato l’ansia, e ci siamo focalizzati sui lavori di diverse ricerche che descrivono in quali aspetti l’ansia influenza la nostra vita.

In questo vedremo cos’è l’ansia patologica e come sia possibile intervenire per favorire una sana salute psicofisica.

Prima di iniziare, è bene illustrare :

Cos’è l’ansia?

L’ansia è definita , nel DSM-V ( Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali- 5° edizione) come l’anticipazione di una minaccia futura:

  • si distingue dalla paura, la quale si verifica con una risposta emotiva a una minaccia imminente reale o percepita,
  • mentre l’ansia è l’anticipazione di una minaccia futura.

 L’ansia è un’emozione normale.

 Da un punto di vista evolutivo, è adattiva poiché promuove la sopravvivenza incitando le persone a evitare luoghi pericolosi.

La soglia clinica tra l’ansia adattiva normale nella vita quotidiana e l’ansia patologica angosciante che richiede un trattamento è soggetta al giudizio clinico.

Come abbiamo visto, l’ansia è un’emozione di base normale ed è necessaria senza la quale la nostra  sopravvivenza individuale sarebbe impossibile.

Cos’è l’ansia patologica?

L’ ansia patologica è eccessiva, persistente ed interferisce con il funzionamento della persona nella sfera sociale, relazionale, lavorativa e in altre aree importanti.

In altre parole, impedisce all’individuo di condurre una vita soddisfacente.

Più precisamente, l’ansia patologica può insorgere non solo nei disturbi d’ansia di per sé, ma anche nella maggior parte degli altri tipi di malattia mentale.

L’ansia può anche essere un segnale di avvertimento di un potenziale danno per la comparsa di malattie somatiche, come l’infarto miocardico o l’ipoglicemia in un paziente diabetico; naturalmente in questi casi, si richiede un approccio terapeutico completamente diverso in tali situazioni.

I Disturbi dell’ Ansia Patologica

I Disturbi d’ansia sono differenti l’uno dall’altro dalla tipologia di oggetti o di situazioni che provocano paura, ansia o comportamenti di evitamento.

Se vuoi conoscere i disturbi d’ansia più da vicino,
se vuoi sensibilizzare qualcuno della loro esistenza,

Ti invito a seguirmi su instagram :

#rubrica disturbi mentali – ogni giovedì

L’ obiettivo è quello di sensibilizzare più persone possibili per contrastare lo stigma verso la salute mentale  e promuovere la richiesta d’aiuto ad un professionista qualora ce ne fosse bisogno !

L’ ansia patologica chi colpisce?

I disturbi d’ansia sono il tipo più comune di malattia mentale nell’Unione Europea, in Svizzera, Islanda e Norvegia (dati per l’anno 2010).

Nello specifico sono i disturbi mentali più comuni rispetto a qualsiasi altra malattia mentale tra le persone in Europa di età compresa tra 14 e 65 anni.

Ansia Patologica nel Mondo

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riferito che, nel 2015, i disturbi d’ansia si sono classificati al sesto posto tra tutte le malattie mentali e somatiche mondiali come causa dei cosiddetti anni vissuti con disabilità e al quarto posto nei paesi altamente sviluppati; quindi sono tra le malattie croniche con il maggiore impatto sulla vita dei pazienti . In particolare,le fobie specifiche sono il tipo più comune di disturbo d’ansia.

Rapporto tra i sessi

Le donne sono colpite da due a tre volte più comunemente rispetto gli uomini.

Ansia Patologica : Insorgenza

L’ansia patologica o meglio i Disturbi d’ansia possono manifestarsi di solito nell’adolescenza o nella prima età adulta soprattutto per quanto riguarda le fobie specifiche e la fobia sociale;

altri disturbi d’ansia come Il mutismo selettivo può insorgere già nel terzo anno di età di un bambino.

Ansia patologica nei bambini

E’ bene dire che la maggior parte dei bambini attraversa una fase transitoria di avversione non patologica per gli estranei, che spesso inizia all’età di otto o nove mesi.

Nel 2-3% dei bambini, l’ansia da separazione marcata persiste nell’età prescolare o scolare; dunque è indicato Il trattamento se l’ansia da separazione compromette il normale sviluppo del bambino, rendendogli impossibile avere importanti esperienze sociali.

Riassumendo…

I disturbi d’ansia possono insorgere durante l’infanzia, l’adolescenza o la prima età adulta.

Quali sono i principali disturbi d’ansia?

Il gruppo dei disturbi d’ansia comprende il disturbo d’ansia generalizzato (GAD), l’Agorafobia ,Disturbo d’ansia sociale(fobia sociale), i disturbi fobici specifici e il disturbo di panico.

Nell’attuale edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) che è il testo di riferimento principale per la tassonomia delle malattie mentali, il disturbo d’ansia di separazione e il mutismo selettivo sono stati recentemente classificati come disturbi d’ansia ; in precedenza, erano considerate malattie limitate all’infanzia e all’adolescenza, ma ora sono ritenute rilevanti anche nell’età adulta.

Ansia patologica e trattamento

La psicoterapia e il trattamento con farmaci psicoattivi sono le strategie terapeutiche di prima scelta.

Di tutti i tipi di psicoterapia, la terapia cognitivo comportamentale ha la migliore efficacia documentata.

In generale, i disturbi d’ansia ora possono essere trattati efficacemente.

I pazienti dovrebbero essere informati delle opzioni terapeutiche e dovrebbero essere coinvolti nella pianificazione del trattamento.

Gli attuali sforzi di ricerca sono incentrati su approcci terapeutici individualizzati e quindi, si spera, anche più efficaci di quelli attualmente disponibili.

Importante Diagnosi accurata !

Per qualsiasi paziente che si presenti con ansia patologica , è necessaria un’accurata valutazione psicologica e/o psichiatrica e somatica in modo da escludere un’eventuale patologia polmonare , cardiovascolare, neurologica ed endocrina (p. Es., Della ghiandola tiroidea).

Ansia Patologica & Altre Malattie

 I pazienti affetti sviluppano spesso ulteriori malattie mentali o somatiche (comorbilità sequenziale).

I disturbi d’ansia aumentano il rischio di sviluppare altre malattie mentali ;

in particolare per quanto riguarda la depressione o disturbi legati all’uso della sostanza(droghe).

Inoltre, i disturbi d’ansia svolgono un ruolo importante nello sviluppo e nella prognosi delle malattie somatiche; infatti,vi c’è un rischio elevato di sviluppare malattie cardiovascolari.

Di fatti, gli individui con un disturbo d’ansia corrono un rischio elevato di sviluppare ulteriori disturbi d’ansia nel tempo.

Importante è la Prevenzione e la Diagnosi…

La diagnosi precoce e il trattamento dei disturbi d’ansia possono quindi avere un effetto preventivo secondario contro ulteriori malattie mentali e somatiche, nonché un’influenza benefica sul decorso della malattia somatica.

Lo sviluppo e la valutazione di misure preventive contro i disturbi d’ansia dovrebbero avere un’alta priorità in considerazione dell’elevata prevalenza e cronicità di questi disturbi, della gravità della sofferenza che causano, dei loro alti costi socioeconomici e del loro ruolo di precursori della depressione e dei disturbi da uso della sostanza,come  anche i fattori complicanti nella malattia somatica

Quali sono i fattori di rischio dell’ansia patologica?

Fattori genetici

L’ereditabilità dei disturbi d’ansia, cioè il grado di partecipazione dei fattori genetici al loro sviluppo, è compresa tra il 30 e il 67%, con il resto della variazione rappresentato da fattori ambientali negativi individuali, come gli eventi della vita.

I disturbi d’ansia rientrano tra le cosiddette malattie genetiche complesse caratterizzate da una complessa interazione patogenetica di fattori ambientali con molteplici varianti genetiche a differenti loci cromosomici.

L’ereditabilità dei disturbi d’ansia, ovvero il grado di partecipazione dei fattori genetici al loro sviluppo, è compresa tra il 30 e il 67%.

Fattori ambientali  

Il resto della variazione è rappresentato da fattori ambientali negativi individuali, come gli eventi della vita . Questi includono, ad esempio :

  • Abuso e negligenza (emotiva e / o fisica),
  • Violenza sessuale,
  • Malattia cronica,
  • Lesioni traumatiche,
  • Morti di altri significativi
  • Separazione e divorzio,
  • Difficoltà finanziarie.

Fattori temperamentali

Anche i tratti della personalità, in particolare il nevroticismo, sono legati allo sviluppo di disturbi d’ansia.

Resilienza come strategia salutare

D’altra parte, fattori ambientali positivi, strategie di coping efficaci, stili di legame sicuri, esperienze di apprendimento di supporto e una buona rete di supporto sociale possono aumentare la resilienza, anche in presenza di una costellazione di fattori di rischio genetici.

Altre terapie:

Mentre la terapia cognitivo comportamentale e la psicofarmacoterapia sono considerate trattamenti di prima linea per i disturbi d’ansia, negli ultimi anni sono state studiate e applicate nella pratica clinica di routine ulteriori strategie di trattamento, come le seguenti:

  • Terapia metacognitiva,
  • Terapia di accettazione e impegno (ACT),
  • Tecniche basate sulla consapevolezza : Mindfulness, Tecniche di rilassamento.
  • Tecniche di stimolazione non invasiva, come la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS) o la stimolazione transcranica a corrente continua (tDCS) .
  • ed Attività fisica ed esercizio.

Lo sport contro l’ansia patologica

E’ particolarmente interessante l’uso dell’attività fisica e dell’esercizio come trattamento dei disturbi d’ansia.

Questa modalità di trattamento è poco costosa e ha pochi effetti indesiderati;

dovrebbe essere applicato in combinazione con le terapie di prima linea (non come unico intervento) ed è usato troppo raramente nella pratica clinica di routine .

La Psicologia & L’Ansia Patologica

Le linee guida di pratica clinica contengono anche raccomandazioni per i trattamenti psicologici dei disturbi d’ansia nel contesto dell’assistenza medica primaria.

Gli elementi costitutivi essenziali del trattamento sono:

  • Consulenza psicologica,
  • psicoeducazione all’ansia e ai disturbi d’ansia,
  • istruzioni per gli esercizi contro l’ansia in situazioni di vita reale, e
  • l’uso di manuali di autoaiuto .

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Fonte

Ströhle A., Gensichen J., Domschke K.The Diagnosis and Treatment of Anxiety Disorders(2018).Dtsch Arztebl Int.155(37):611-620.

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Emozioni Salute

Capire il proprio mondo emotivo

L’articolo tratta come sia importante conoscere se stessi conoscendo le proprie emozioni per il benessere psicofisico e relazionale

Conoscere Emozioni psicologia

Ho scelto come argomento per questo articolo  “ capire il proprio mondo emotivo” perché trovo sia molto importante imparare a conoscere noi stessi, e le emozioni possono rappresentare dei validi segnali che il mio corpo e la mia mente mi inviano per parlarmi dei miei bisogni e desideri e dunque di agire per raggiungerli.

Nei precedenti articoli abbiamo parlato delle emozioni e della loro importanza verso noi stessi e per le nostre relazioni interpersonali.

Cosa sono le emozioni?

Possiamo iniziare a capire cosa sono le emozioni, basandoci e riflettendo sull’origine del termine.

L’etimologia della parola emozione è da ricondursi al latino “emovère” ( ex = fuori + movere = muovere ),significa letteralmente “ portare fuori”, smuovere.

Da ciò posso dire che le emozioni sono presenti da dentro di noi e si manifestano all’esterno.

Cosa sono le emozioni? Continua a leggere l’articolo qui

Le emozioni…

Infatti, le emozioni comportano dei cambiamenti corporei non solo interni ma anche visibili e consentono di comunicare l’esperienza emotiva e anche di  riflettere su di essa.

Perché le emozioni sono così importanti?

Ci forniscono informazioni per comprendere i nostri stati emotivi.

Non solo mi  consentono di difendermi ma mi aiutano a comprendere i miei stati emotivi ed a relazionarmi con gli altri facendo trasparire le mie espressioni emotive.

Le emozioni come comunicazione con l’altro

Queste sono assolutamente fondamentali per costruire le relazioni di cui abbiamo bisogno nella nostra vita.

La nostra capacità di sentire ed esprimere noi stessi è fondamentale per  amicizie di successo , relazioni sentimentali , per la genitorialità e il nostro impatto e successo sul lavoro.

Inoltre le emozioni mi aiutano a capire lo stato emotivo delle persone circostanti.

Mi permettono a relazionarmi con gli altri.

Infatti, facendo trasparire le mie espressioni emotive posso entrare in relazione con le persone e questo mi permette di comunicare.

Difatti,le relazioni interpersonali che ci trasmettono tranquillità, ci fanno sentire a nostro agio,ci permettono di stabilire una connessione emotiva con quella particolare persona, ci fanno vivere un’esperienza emotiva positiva.

Approfondimento : La Costruizione delle relazioni interpersonali

Apprezzare noi stessi…

Bellezza è apprezzare se stessi.

Quando ami te stessa,quello è il momento in cui sei più bella.

(Zoe Kravitz)

Conoscere le proprie emozioni: accettare ciò che proviamo

Negli articoli precedenti, ho illustrato la diversità delle emozioni che tutti noi possiamo sperimentare: possiamo passare dall’esprimere un’emozione con valenza positiva come la gioia o la sorpresa o un’emozione con valenza negativa come rabbia e paura.

Quando proviamo un’emozione negativa, soprattutto se questa data emozione perdura per diverso tempo e influisce negativamente sulla nostra vita, possiamo ulteriormente aggravare, amplificare la situazione;

ad esempio, possiamo iniziare a detestare l’emozione negativa provata;

possiamo iniziare ad identificarci con quella emozione e se continuiamo a non accettarla , possiamo finire perfino a non accettare noi stessi.

Come possiamo accettare le emozioni?

Accettare le emozioni così come sono

Probabilmente, per qualsiasi motivo, potremo ignorare l’emozione che proviamo.

Per esempio, un vigile del fuoco, potrebbe ignorare l’emozione di paura e di dolore che prova mentre è intento a spegnere un incendio; ma se in alcune circostante, evitare le proprie emozioni potrebbe dimostrarsi una strategia di difesa fondamentale e funzionale per l’attività che stiamo svolgendo, in altre situazioni, evitare ciò che l’emozione vuole dirci, segnalarci, potrebbe non funzionare!

Infatti, L’espressione emotiva è fondamentale per la nostra salute fisica, la salute mentale e il benessere generale.

Una sana espressione emotiva è collegata a una migliore capacità di gestire lo stress e gestire il dolore , nonché a una migliore funzione immunitaria.

Quindi esprimere efficacemente le nostre emozioni, non solo ci aiuta a fronteggiare lo stress e il dolore , inoltre, mi permette di godere di una buona salute psicofisica.

Piccoli consigli per gestire le Emozioni

Di seguito, vengono illustrati delle indicazioni utili.

1️⃣ Spegni il cellulare, la tv, qualunque cosa sia fonte di distrazioni e RALLENTA : essere in continuo movimento è uno dei modi possibili che usiamo per non sintonizzarci e sentire le nostre emozioni.

2️⃣ Entra in contatto con il tuo corpo

3️⃣ Riconosci le tue emozioni, dargli un NOME e se vuoi, Parla ad Alta Voce per prendere maggiormente coscienza di te

4️⃣ Che sia Rabbia, Gioia, Paura, Tristezza… Accettalo! Infatti ciò che sentiamo non è ne buono né cattivo, tutto ciò è determinato dalle nostre percezioni, rappresentazioni personali, dai nostri atteggiamenti.

5️⃣Infine, Ascoltati e comprendi se hai la necessita di un supporto come un percorso psicologico o attività di rilassamento, consapevolezza e meditazione!

Mente-Corpo-Emozioni

Ogni pensiero crea un colore,
e quel colore viene trasferito anche al corpo.
Quando la tua mente è felice, il tuo viso si illumina.
Non avvelenarti con pensieri cattivi.
Pensa bene, starai bene.
Pensa male, starai male.

Dipende tutto dai tuoi pensieri.
Più rimurgini un pensiero negativo,
tanto più esso viene rafforzato.
Se lo ignori, lo farai morire di fame.
Se i tuoi pensieri saranno impuri, il tuo corpo,
la tua mente, la tua vita, saranno impuri.
Diventi quello che pensi.
Allena i tuoi occhi a vedere sempre
il lato positivo di ogni cosa.
Coltiva il positivo.

(Swami Satchidananda)

Emozioni e Immunologia

Esattamente l’affetto e l’emozione sono definiti come “una parte essenziale del processo di interazione di un organismo con gli stimoli”.

Simile all’affetto, la risposta immunitaria è lo “strumento” che il corpo usa per interagire con l’ambiente esterno.

Grazie alla risposta emotiva e immunologica, impariamo a distinguere tra ciò che ci piace e ciò che non ci piace, a contrastare un’ampia gamma di sfide e ad adattarci all’ambiente in cui viviamo.

Recenti prove hanno dimostrato che l’emotività e i sistemi immunologici condividono più di una somiglianza di funzioni.

Ricerca Scientifica

Più precisamente, questo nuovo campo di ricerca di “immunologia affettiva” (www.affectiveimmunology.com) è distinto rispetto al più ampio campo della psiconeuroimmunologia e collega specificamente la risposta immunitaria alle emozioni e al comportamento e viceversa.

Obiettivi


La ricerca in questo campo consentirà una migliore comprensione e apprezzamento delle basi immunologiche dei disturbi mentali e del lato emotivo delle malattie immunitarie.

Fonte: https://www.dialogues-cns.org/contents-19-1/dialoguesclinneurosci-19-9/

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Salute

Come il Mal di Testa influenza la nostra vita

L’ articolo descrive le percezioni e le esperienze delle persone che soffrono di mal di testa e l’impatto che hanno avuto nella loro vita.

Come il Mal di testa influenza la nostra vita

I mal di testa sono comuni e quasi tutti ne sperimentano almeno uno durante la vita.

Ci sono molti tipi di mal di testa e, inoltre, molte persone hanno diversi tipi di mal di testa contemporaneamente.

E’ importante riconoscere il disturbo per poter intervenire per la cura.

Quanti tipi di mal di testa esistono?

La Classificazione internazionale dei disturbi della cefalea (ICHD-3-beta) prodotta sotto gli auspici della International Headache Society ha distinto tra cefalee primarie e secondarie.

I tipi di cefalea primaria più comuni sono la cefalea di tipo tensivo, l’emicrania e la cefalea a grappolo.

È importante valutare se vengono soddisfatti i criteri per un mal di testa primario (non complicato) rispetto a un mal di testa secondario, a causa di una condizione sottostante.

E’ possibile scoprire quale tipo di mal di testa abbiamo attraverso il processo diagnostico effettuato da un medico con formazione specifica.

Esistono diverse classificazioni dei disturbi della cefalea…

Se vuoi conoscerli meglio ed approfondire, ti invito a guardare qui

Buona lettura!

Diffusione del Mal di Testa

Come abbiamo precedentemente detto, il mal di testa sono comuni e quasi tutti ne sperimentano almeno uno durante la vita .

La prevalenza del mal di testa è stata stimata fino al 96% nella popolazione adulta e le stime di prevalenza a un anno vanno dal 38%  al 68% .

 Molte persone soffrono di mal di testa su base frequente: un recente sondaggio nel Regno Unito ha rilevato che il 18% degli intervistati ha avuto mal di testa da una a tre volte alla settimana durante i tre mesi precedenti, mentre il 6% li ha sperimentati più spesso .

L’impatto del Mal di Testa sulla Vita

Il Mal di Testa può avere un impatto negativo sulla vita?

La risposta è Si !

 È stato dimostrato che le cefalee hanno un impatto negativo sul lavoro, sulla vita sociale e familiare e sono associate a grandi costi sanitari.

Come viene gestito il mal di testa dalle persone?

Gli studi che indagano sulla gestione del mal di testa hanno dimostrato che la maggior parte delle persone usa farmaci con prescrizione e / o senza prescrizione (da banco) .

Questi sono i risultati emersi…. E’ sempre consigliabile rivolgersi a prescrizione medica!!!

Verso chi si rivolgono?

Molte persone gestiscono il mal di testa senza consultare i propri medici generici , alcuni scelgono forme alternative di assistenza sanitaria.

Vedremo in seguito le alternative scelte dalle persone.

Le percezioni ed esperienze delle persone che soffrono di mal di testa

Riportiamo qui i risultati di uno studio qualitativo condotto per esplorare le esperienze e le percezioni delle persone con mal di testa e le loro esperienze e aspettative riguardo all’assistenza sanitaria e al trattamento associati.

(clicca qui per leggere ,versione integrale in inglese)

1) Incapacità di funzionare completamente

La maggior parte dei partecipanti allo studio ha affermato che era difficile svolgere le attività quotidiane e che il mal di testa gli impediva di fare le cose al meglio delle proprie capacità.

Al Lavoro

 Al lavoro, molte persone hanno avuto difficoltà a concentrarsi quando soffrivano di mal di testa e sentivano che le loro prestazioni erano state limitate.

La maggior parte aveva subito interruzioni del lavoro o della carriera in qualche modo e prendersi del tempo libero era comune.

Alcuni partecipanti hanno affermato che il loro mal di testa gli aveva impedito di essere promossi; in particolare è stato riferito che i continui mal di testa non erano stati compatibili con il  lavoro precedente, determinando un cambiamento della carriera lavorativa.

Vita privata

Sono stati inoltre forniti resoconti dei diversi modi in cui la vita familiare e sociale è stata interrotta dall’incapacità di funzionare pienamente.

Alcune persone erano state costrette a rinunciare agli hobby, ad esempio : la  lettura, le passeggiate in collina e le attività quotidiane comuni come guidare e dormire erano spesso influenzate.

Isolamento come inefficace soluzione

Diverse persone hanno parlato di voler essere soli quando soffrono di mal di testa e di non essere disturbati da niente e da nessuno.

Ciò è apparso particolarmente problematico per chi ne soffre più di frequente e alcuni hanno espresso preoccupazione su come ciò abbia influenzato le loro relazioni con la famiglia e gli amici.

2)Imprevedibilità del mal di testa

Diversi partecipanti hanno scoperto che i loro mal di testa era imprevedibile e  ciò determinava in loro una mancanza di controllo implicando un forte impatto su tutti gli aspetti della loro vita.

Alcuni esempi di ciò che il mal di testa ha implicato nelle vite dei partecipanti:

  • essere  stati rimandati a casa dal lavoro perché si era sviluppato un mal di testa;
  • mancanza di godimento dovuto al mal di testa in una festa o
  • per un evento fortemente atteso.

Coloro che avevano trovato modi efficaci per gestire e far fronte al loro dolore erano meno turbati dal fatto che il loro mal di testa potesse manifestarsi in qualsiasi momento.

3) Effetto sull’umore

Il mal di testa ha anche influenzato la vita dei partecipanti influenzando negativamente l’umore.

Le descrizioni degli effetti del mal di testa includevano : sentirsi depresso o giù di morale, autocommiserazione, aggressività e imbarazzo.

La depressione sembrava verificarsi abbastanza comunemente tra i partecipanti e un uomo ha rivelato sentimenti suicidi a causa del suo dolore costante.

4)Andare avanti con le cose

Nonostante il dolore e le loro vite siano state sconvolte negativamente, alcuni partecipanti hanno espresso l’importanza di andare avanti e non lasciare che il mal di testa  governi le loro vite.

In particolare, alcuni hanno affermato di continuare a lavorare nonostante il mal di testa ,partecipare ad  impegni sociali e di essere perseveranti verso le proprie responsabilità.

Altri invece avevano cominciato a pensare che i loro mal di testa fosse solo una parte della loro vita.

Comprendere il proprio problema

I partecipanti avevano sviluppato le proprie idee sugli aspetti del loro mal di testa, spesso soffrivano di preoccupazione per le loro condizioni e cercavano informazioni aggiuntive da una varietà di fonti.

Molti partecipanti avevano cercato, o stavano cercando, una maggiore comprensione del loro problema per cercare di dare un senso a tutto.

In particolare, i pazienti cercavano una diagnosi o una spiegazione della causa del loro problema.

5)La propria idea sulla Cefalea

La maggior parte dei partecipanti si era formata le proprie idee sui diversi aspetti del proprio mal di testa tra cui diagnosi, causa sottostante e gravità.

Queste idee erano spesso influenzate dalle esperienze di amici e familiari o da articoli che avevano letto.

Alcuni partecipanti non avevano ricevuto una diagnosi formale , ma ne avevano trovata una sulla base di come i loro sintomi confrontati con altri che conoscevano o di cui avevano letto.

Molti pazienti avevano anche identificato fattori scatenanti come stress, dieta e fattori di stile di vita.

I pazienti hanno hanno anche cercato di capire i cambiamenti  per contrastare la gravità delle loro cefalee come : essere più rilassati, cambiare dieta e invecchiare.

6) Preoccupazione

Diversi partecipanti hanno affermato che il loro mal di testa, a un certo punto, ha causato loro una preoccupazione costante e spesso sostanziale.

Molti erano preoccupati e spaventati quando hanno iniziato a soffrirne, una preoccupazione particolare è che la causa sottostante potrebbe essere grave.

I pochi partecipanti che avevano ricevuto scansioni cerebrali per escludere una grave patologia sottostante hanno dichiarato di essere stati sollevati di ricevere il “tutto chiaro” e la loro preoccupazione si era ridotta in seguito.

La maggior parte dei partecipanti aveva utilizzato o stava ancora utilizzando una varietà di strategie di gestione comprese tecniche di gestione convenzionali, complementari e sviluppate personalmente.

7) Uso di farmaci convenzionali

Quasi tutti i partecipanti hanno utilizzato farmaci convenzionali.

I partecipanti che hanno riferito di avere emicrania hanno utilizzato più spesso farmaci su prescrizione, mentre quelli che hanno avuto cefalee tensive o sinusali hanno generalmente riferito di utilizzare trattamenti senza prescrizione.

Alcuni individui usavano medicinali ottenuti da entrambe le vie, in particolare quelli che soffrivano di diversi tipi di cefalea o che soffrivano di cefalee croniche giornaliere e molti hanno trovato i farmaci senza prescrizione altrettanto efficaci di quelli ottenuti su prescrizione.

Ci sono stati diversi commenti positivi sui farmaci, tuttavia, un certo numero di persone ha espresso preoccupazione. La mancanza di efficacia dei farmaci, gli effetti collaterali e le interazioni farmacologiche erano le maggiori preoccupazioni. Molti di coloro che avevano assunto farmaci per le cefalee da molto tempo non trovavano più i loro farmaci efficaci come inizialmente. Alcuni dei partecipanti che hanno riferito di soffrire di effetti collaterali avevano anche parenti o amici che avevano avuto problemi durante l’assunzione di farmaci. Le interazioni farmacologiche sembrano essere un problema per un certo numero di intervistati, in particolare per coloro che hanno assunto una serie di farmaci diversi. Un certo numero di persone ha ammesso di aver preso più compresse di quanto avrebbe dovuto perché le loro cefalee erano così gravi.

8) Uso di terapie complementari

Diversi partecipanti avevano utilizzato terapie complementari, anche se solo dopo aver provato prima i trattamenti convenzionali.

L’omeopatia e la riflessologia sono state le terapie più citate.

La maggior parte degli utenti è stata positiva riguardo alle proprie esperienze e la maggior parte dei partecipanti che non le aveva mai provate ha trovato l’idea allettante.

Molte persone avevano smesso di usare terapie alternative, nonostante le trovassero utili, perché costano troppo, mentre altri avevano smesso di usarle perché semplicemente non le trovavano utili.

Psicopatologia & Cefalee

I pazienti con cefalea visitati nelle cliniche per la cefalea, a parte dolore e sintomi fisici, presentano comunemente problemi psicologici di natura ansiogena e depressiva, e in alcuni casi  anche tratti di personalità patologica.

Inoltre è stato riscontrato che chi soffre di emicrania abbia un rischio maggiore di disturbi ansiosi e depressivi rispetto alla popolazione generale.

Alcuni ricercatori hanno anche riscontrato un rischio più elevato di abuso di sostanze (alcol, droghe) nei malati di emicrania, che è coerente con l’abuso di antidolorifici comunemente osservato nei pazienti .

Il ruolo dell’ Ansia

Preoccupazione eccessiva e ansia anticipatoria sono comuni nei pazienti con emicrania.

E’ stato osservato  che i pazienti con cefalee soffrono di alti tassi di vari sintomi fisici comunemente osservati nel disturbo d’ansia generalizzata (GAD)  come irrequietezza, affaticamento, problemi di concentrazione, irritabilità, tensione muscolare, problemi di sonno ma ciò non implica necessariamente che l’ansia sia la causa dei sintomi per le cefalee.

Concludendo, chi soffre di cefalee ha un’alta prevalenza di sintomi ansiosi.

Il ruolo dello Stress

Esiste una relazione tra stress e mal di testa.

La ricerca vede lo stress come fattore scatenante del mal di testa ed ha un ruolo importante nel contesto evolutivo e psicosociale.

La gestione dello stress potrebbe essere un valido intervento clinico per contrastare le cefalee.

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Fonti

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Scrittura Terapeutica

La scrittura terapeutica in psicologia

L’ articolo esplora i benefici psicofisici della scrittura come viaggio interiore, conoscenza di sé ed amore per la vita

Scrittura terapeutica in psicologia

Noi stessi proviamo una vasta gamma di emozioni in diverse situazioni nella nostra vita: possiamo vivere emozioni piacevoli come la gioia oppure spiacevoli come la rabbia e la paura.

Nessun essere umano è esente dai problemi, e talvolta ci troviamo a portare sulle spalle dei fardelli enormi.

Cosa possiamo fare in questi casi?

La scrittura terapeutica può aiutarci ad confrontarci con i nostri sentimenti nocivi e dolorosi che, se ascoltati, possono offrirci una maggiore comprensione di noi stessi.

Cos’è la scrittura terapeutica?

La scrittura terapeutica può essere il tramite che dà via libera alle nostre emozioni, permettendoci di esprimerci senza timori, in modo da conoscere noi stessi.

Ci consente di  esplorare il nostro mondo emotivo –  i nostri pensieri, sentimenti ed entrando in contatto con il nostro dialogo interiore – incluse le emozioni negative.

La scrittura terapeutica come viaggio interiore

La scrittura è un viaggio interiore che offre la possibilità di ascoltarsi e conoscersi meglio.

Si tratta di imparare a parlare di emozioni e sentimenti senza sentirsi giudicati, costruire il nostro sé aiutandoci ad intravedere nuove strade di consapevolezza, orizzonti che non conoscevamo. (Parole Evolute, Sonia Scarpante , 2015).

 La scrittura terapeutica è il più affascinante viaggio che si deve essere disposti a compiere… quello dentro di sé, per migliorare il rapporto con se stessi e le relazioni con gli altri, in famiglia, sul lavoro, nella comunità.

L’efficacia della scrittura terapeutica

L’efficacia del potere terapeutico della scrittura si manifesta quando impariamo a lavorare su noi stessi senza reticenza superando i blocchi , i pesi e gli squilibri del nostro vissuto.

La scrittura diviene un utile strumento da afferrare con consapevolezza per esplorare e conoscere la nostra interiorità.

Chiede di intraprendere un percorso di conoscenza di sé sicuramente faticoso e talvolta doloroso ma certamente rigenerativo in quanto ci consente di sciogliere i nodi interiori.

Ci aiuta ad entrare nel trauma di cui sovente portiamo inconsapevolmente le stigmate evidenti sul corpo e a liberarcene, ad affrontare e superare i sensi di colpa che spesso ci accompagnano condizionando le nostre scelte, ad elaborare lutti difficili, ad affrontare e convivere con la malattia.

La scrittura terapeutica e …

Scrittura creativa

E’ la scrittura che libera la potenzialità creativa di una persona , che esplora ambiti e soluzioni inediti, che vanno oltre la scrittura professionale, giornalistica, accademica, e tecnica.

Scrittura consapevole

 Consente di mettere a nudo le proprie emozioni, di svelare traumi celati nell’inconscio, di evidenziare disagi e blocchi del vivere quotidiano.

Scrittura espressiva

Attraverso la scrittura espressiva l’individuo entra in contatto con il proprio mondo interiore, intraprende un percorso di introspezione e presa di coscienza di sé.

La scrittura terapeutica come scoperta e cura di sé

Lo scopritore della scrittura terapeutica

James Pennebaker, professore dell’Università del Texas, si sposò subito dopo il  college nei primi anni del ’70. Dopo tre anni , lui e sua moglie inziarono ad avere problemi. Pennebaker, divenne confuso e incerto, sprofondò nella depressione.  Così iniziò a  mangiare di meno ed a bere di più , isolandosi.

La scrittura terapeutica come ricerca di noi stessi

Dopo un mese dalla crisi, una mattina, Pennebaker  saltò giù dal letto e si sedette davanti alla macchina da scrivere. Si fermò lì per un po’ e poi iniziò a scrivere del suo matrimonio, dei suoi genitori, della sua sessualità ,della sua carriera ed anche della morte.

Scrisse e continuò a farlo e qualcosa di sorprendente accadde.

La sua depressione lo abbandonò e si sentì liberato.

La scrittura terapeutica come amore per la vita

Pennebaker, iniziò a sentire l’unione affettiva e profonda che provava per sua moglie.

Ma la scrittura ebbe anche un impatto più incisivo: per la prima volta iniziò a percepire il senso e le possibilità che la sua vita gli offrivano.

Continua la ricerca sulla scrittura terapeutica di Pennebaker

L’aver attraversato questa fase complicata ha fatto si che Pennebaker investisse 40 anni della sua vita nella ricerca con lo scopo di  comprendere le connessioni fra la scrittura e le emozioni.

 Per comprendere  esaminò per diverso tempo alcuni gruppi di persone:

  • ad un gruppo  chiedeva di scrivere su avvenimenti emotivamente significativi mentre
  • ad altri chiedeva di scrivere di cose comuni come le scarpe o le macchine che attraversavano il viale.

Entrambi i gruppi scrivevano per circa 20 minuti al giorno, 3 giorni consecutivi.

In queste sezioni di scrittura alcuni partecipanti scrissero di abusi sessuali, alcuni di fallimenti, altri ancora della devastazione per la perdita sentimentale, legata a malattie o alla morte.

In particolare,una donna scrisse del profondo senso di colpa per un incidente accaduto quando aveva 10 anni. A quel tempo,aveva lasciato un gioco sul pavimento e sua nonna inciampò e cadde, e morì.

 Invece un altro uomo scrisse di una calda notte estiva di quando aveva 9 anni. In quel momento,suo padre lo prese da parte e con calma gli disse che avere dei bambini era stato il suo errore più grande. Detto questo andò via.

Cosa portarono i suoi studi sulla scrittura terapeutica?

In ogni sperimentazione Pennebaker notò che chiunque avesse scritto episodi carichi di emozioni riusciva, in seguito ad avere miglioramenti sia psichici che fisici.

La scrittura terapeutica è benefica

Dopo molti studi, con migliaia di partecipanti di tutte le età, sia bambini che anziani, studenti e professionisti, sia malati che sani,è possibile confermare che scrivere delle proprie emozioni è un aiuto importante in grado di poter gestire l’ansia, lo stress e le perdite.

Puoi provare anche tu la scrittura terapeutica!

Segui le indicazioni seguenti:

  • Prendi carta e penna
  • Imposta ed avvia un timer per 20 minuti
  • Inizia a scrivere delle tue esperienze emotive della settimana scorsa, del mese o dell’anno passato(libera scelta)
  • Non preoccuparti della punteggiatura, dell’eleganza del testo o delle coerenza.
  • Segui la tua mente e i tuoi pensieri, senza giudizio e con curiosità.
  • Scrivi per te stesso e non per un eventuale lettore.
  • Fai questo per un pò di giorni.
  • Scegli di buttare via i fogli di carta o conservarli.

se ti senti pronto: inizia a scrivere un blog o a trovare un agente letterario.

Studi scientifici sulla scrittura terapeutica

 Scrittura espressiva per le donne dipendenti da droghe

E’ stata utilizzata la scrittura come processo terapeutico per un gruppo di donne con disturbi da uso di sostanze con alti tassi di trauma e stress post-traumatico in uno studio per valutare l’efficacia di questo strumento.

 Risultati

Le partecipanti alla scrittura terapeutica hanno mostrato una maggiore riduzione della gravità dei sintomi post-traumatici, della depressione e dei punteggi di ansia, rispetto ai partecipanti alla scrittura di controllo al follow-up di 2 settimane.

Conclusioni

I risultati suggeriscono che la scrittura terapeutica può essere uno strumento breve, sicuro, ed a basso costo, come strategia per affrontare il disagio post-traumatico nelle donne che abusano di sostanze.

Per leggere l’articolo integrale in lingue inglese, clicca qui

 La scrittura espressiva con le donne dopo il parto

La gravidanza, la nascita e l’adattamento a un nuovo bambino sono un periodo potenzialmente stressante che può influire negativamente sulla salute mentale e fisica delle donne.

In Questo studio ha quindi esaminato la fattibilità e l’accettabilità della scrittura espressiva per le donne dopo il parto .

Conclusioni:

Lo studio ha esaminato la possibilità di offrire la scrittura espressiva come intervento universale di auto-aiuto a tutte le donne dopo il parto tra le 6 a 12 settimane dopo la nascita e sono incoraggiati ulteriori studi di approfondimento.

Per leggere l’articolo integrale in lingua inglese, clicca qui

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Fonti
  • Sonia Scarpante.Parole evolute. Esperienze e tecniche di scrittura terapeutica. Sampognaro & Pupi
  • Susan David.Agilità emotiva.Giunti
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Stress

Cos’è Lo Stress Per La Psicologia,la Biologia E L’epidemiologia

Viene esplorato lo stress da diversi approcci scientifici fondamentali per aiutarci a comprenderlo ed affrontarlo.

Cosa è lo stress psicologia

Nell’ articolo precedente Lo Stress come si Manifesta abbiamo visto insieme alcune indicazioni utili che possono esserci d’aiuto per contrastare e gestire i nostri momenti stressanti.

In questo articolo,invece, esploreremo lo stress da diversi punti di vista che insieme hanno fornito importanti contributi per la salute.

Vediamo insieme la definizione dello stress.

Cos’è lo Stress?

Lo stress può essere visto in generale come un insieme di costrutti che rappresentano le fasi di un processo mediante il quale le richieste ambientali che tassano o superano la capacità di adattamento di un organismo provocano risposte psicologiche, comportamentali e biologiche che possono mettere le persone a rischio di malattia.

Più precisamente :

Lo Stress è una risposta psicofisica e si verifica quando svolgiamo molte attività ,le quali possono essere anche diverse tra loro, di natura emotiva, cognitiva e sociale e da noi sono percepite come eccessive.

Esistono diverse tradizioni per quanto riguarda lo studio dello stress, in particolare quello epidemiologico, psicologico e biologico (Cohen, Kessler e Underwood Gordon, 1995).

Ciascuna di queste tradizioni ,circa Cinquant’anni fa ,era perseguita da diverse reti di ricercatori, ma negli ultimi 20 anni si è assistito a una crescente integrazione di questi approcci.

Lo Stress secondo l’epidemiologia

La tradizione epidemiologica si concentra sulla definizione di quali circostanze ed esperienze sono ritenute stressanti sulla base dell’accordo consensuale che costituiscono minacce al benessere sociale o fisico.

Lo stress secondo la Psicologia

La tradizione psicologica si concentra sulle percezioni degli individui dello stress presentato dagli eventi della vita sulla base delle loro valutazioni delle minacce poste e della disponibilità di risorse di coping efficaci.

Lo Stress secondo la Biologia

La tradizione biologica si concentra sulle perturbazioni cerebrali dei sistemi fisiologici che sono altrimenti essenziali per la normale regolazione omeostatica e il controllo metabolico.

Approfondiamo…

Eventi e Stress

Quali sono i possibili eventi in grado di provocarci stress?

L’approccio epidemiologico ha anche incluso studi sull’esposizione a singoli eventi minacciosi.

In particolare sono stati studiati i seguenti eventi di vita:

  • la disoccupazione
  • il divorzio
  • il lutto
  • la tensione economica
  • l’assistenza ai malati cronici.

Vi c’è un’ipotesi secondo cui alcuni tipi di eventi sono sufficienti per generare livelli sostanziali di minaccia.

Questi includono prevalentemente minacce relative ai ruoli sociali centrali (p. Es., Lavoratore, coniuge o genitore; Lepore, 1995) e all’integrità delle relazioni interpersonali (Bolger, DeLongis, Kessler, & Schilling, 1989; Cohen et al., 1998; Rook , 1984).

Inoltre ogni evento ha delle sue implicazioni o conseguenze che possono durare mesi o addirittura anni.

La prospettiva epidemiologica ha definito lo stress principalmente facendo riferimento a valutazioni indipendenti che riflettono come gli altri, nel complesso, giudicano l’impatto negativo di particolari eventi.

Tali misure hanno avuto successo nel predire morbilità ovvero il numero dei casi di malattia (p. Es., Depressione, infezioni respiratorie e malattia coronarica), progressione della malattia (p. Es., HIV-AIDS, guarigione delle ferite e malattie autoimmuni) e mortalità (rivisto da Cohen, Janicki-Deverts e Miller, 2007).

Vediamo insieme cosa ne pensa la psicologia dello stress

Secondo la prospettiva psicologica derivata dall’osservazione afferma che sperimentare lo stesso evento può essere stressante per alcuni individui ma non per altri.

Quindi, secondo la prospettiva psicologica, un’esperienza stressante non può essere dedotta da un riferimento uniforme a un evento particolare.

Piuttosto, una tale inferenza dipende necessariamente da come un tale evento viene interpretato dall’individuo.

 Questo approccio è rappresentato dal lavoro seminale di Lazarus e Folkman (Lazarus, 1966; Lazarus & Folkman, 1984) sulla valutazione dello stress, che propone che le persone valutino sia il grado di potenziale minaccia rappresentato dagli eventi sia la disponibilità delle risorse necessarie per affrontarli.

 Valutare le minacce degli eventi stressanti

 Le valutazioni delle minacce degli eventi sono influenzate dall’imminenza del danno e dall’intensità, durata e potenziale controllabilità dell’evento, nonché dalle convinzioni degli individui su se stessi e l’ambiente, i loro valori e impegni e le relative disposizioni della personalità.

Valutare il coping

Le valutazioni di coping possono concentrarsi su azioni progettate per alterare direttamente l’evento minaccioso percepito o sulla fattibilità di pensieri o azioni che hanno lo scopo di cambiare le risposte emotive e comportamentali all’evento.

 Una valutazione della minaccia senza la convinzione che siano disponibili risposte efficaci per affrontare il problema viene vissuta come stress, che genera risposte emotive tra cui preoccupazione, paura e ansia.

In conclusione

Nel complesso, i ricercatori che sostengono la prospettiva psicologica generalmente hanno definito lo stress come un’esperienza che si verifica quando gli individui valutano simultaneamente gli eventi come minacciosi o altrimenti dannosi e le loro risorse per affrontarle come inadeguate.

Studi di psicologia importanti per predire il rischio di morbilità e mortalità

 Come per  le misure oggettive degli eventi nel caso della prospettiva epidemiologica, anche le misure dello stress percepito sono state utili nel predire il successivo rischio di morbilità e mortalità (p. Es., Keller et al., 2012; Nielson, Kristensen, Schnohr, & Grønbæk, 2008; Wisnivesky, Lorenzo, Feldman, Leventhal , E Halm, 2010).

Il Cambiamento può farci Stressare?

L’ approccio di Holmes e Rahe (1967) ha proposto che maggiore è il cambiamento inerente all’adattamento a un evento della vita, maggiore è lo stress associato a quell’evento.

Ogni evento può essere positivo e negativo e molto dipende da come la persona gli attribuisce significato.

A sua volta, questo approccio suggerisce che lo stress è cumulativo, con ogni evento aggiuntivo che si aggiunge al peso complessivo dell’adattamento richiesto all’individuo.

Dunque… ci sono degli eventi di vita che hanno apportato un cambiamento nelle nostre vite che possono farci stressare e lo stress è altamente soggettivo.

Biologia e stress

Nell’approccio biologico, l’impatto di fattori di stress definiti è indicizzato tramite perturbazioni di sistemi fisiologici che sono altrimenti essenziali per la regolazione omeostatica e il controllo metabolico.

Un presupposto nella tradizione biologica è che queste perturbazioni o reazioni fisiologiche forniscono supporto a breve termine per un’azione comportamentale adattativa o per affrontare il problema.

A lungo termine, tuttavia, tali reazioni fisiologiche possono rivelarsi disadattive e correlare al rischio di malattia.

Primi lavori sullo stress

Come descritto da Kagan, la tradizione biologica è stata fortemente influenzata dai primi lavori di Selye (1956), in cui

Lo stress era equiparato all’attivazione cronica di uno dei principali assi neuroendocrini del corpo, il sistema ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA).

 Questa tradizione ha anche radici profonde nella psicofisiologia sperimentale e nella medicina psicosomatica, dove le risposte del sistema nervoso autonomo sono da tempo presenti in modo prominente come indicatori di stress (Cannon, 1932; Mason, 1971; Weiner, 1992).

Gli Indicatori dello stress

 Gli indicatori di stress misurati quindi comunemente includono l’ormone derivato da HPA, il cortisolo e i mediatori simpatico-surrenalici (SAM), l’adrenalina e la norepinefrina, nonché indici fisiologici periferici regolati autonomamente come la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna.

 I modelli di risposta attraverso questi parametri fisiologici spesso variano con le differenze negli stimoli che li evocano, ma in generale, la loro attivazione dipendente dallo stimolo, quando eccessiva, persistente o ripetuta spesso, è stata vista come un’istanza biologica dello stress (Cohen et al., 1995; Smyth, Zawadzki e Gerin, 2013).

La ricerca biologica sullo stress negli esseri umani storicamente ha enfatizzato gli studi di laboratorio in cui i partecipanti sono esposti a sfide sperimentali (fattori di stress).

Questi studi vengono utilizzati per identificare e chiarire i meccanismi biologici che possono mediare gli effetti dei fattori di stress ambientali sugli esiti più distali.

Scoperta importante

In sintesi questi studi hanno affermato che la ripetizione di risposte autonome e neuroendocrine provocate nel contesto di eventi di vita stressanti che si verificano ,promuovano cambiamenti biologici e cellulari sistemici che favoriscono la malattia, come alterazioni metaboliche ed immunitarie , e il funzionamento respiratorio e cardiovascolare.

 Di conseguenza, si ritiene che l‘impatto delle reazioni fisiologiche evocate da fattori di stress costituisca un percorso primario che collega gli eventi e le valutazioni stressanti ai risultati sulla salute fisica.

Altri studi scientifici

Dal punto di vista biologico

la ricerca sulla risposta HPA suggerisce che mentre il cortisolo aumenta sotto stress acuto, la risposta HPA ai fattori di stress cronici può essere più complessa, includendo variamente un ridotto rilascio di cortisolo, insensibilità ai glucocorticoidi o alterazioni del ritmo diurno del cortisolo (Miller, Chen , & Zhou, 2007; Miller, Cohen e Ritchey, 2002).

Questi modelli di risposta possono influenzare i parametri immunitari e cardiovascolari che contribuiscono alla patogenesi della malattia (ad esempio, Cohen et al., 2012; Kiecolt-Glaser et al., 2005; Matthews, Schwartz, Cohen, & Seeman, 2006).

Cervello e Stress

Infine, una recente direzione nella ricerca sulla biologia dello stress umano è stata quella di caratterizzare i sistemi cerebrali che valutano i fattori di stress psicologici e sociali, nonché di generare reazioni fisiologiche a valle che potrebbero essere correlate al rischio di malattia (Muscatell & Eisenberger, 2012).

In particolare, i ricercatori in quest’area hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) e altri metodi per misurare l’attività neurale mentre le persone completano compiti avversivi o elaborano stimoli minacciosi modellati da studi di laboratorio sulla fisiologia dello stress.

Durante l’imaging, questa attività neurale viene misurata insieme alle reazioni fisiologiche periferiche (ad esempio, la pressione sanguigna) che sono state implicate nel rischio di malattia (Gianaros & Wager, 2015).

Le prove di questi studi di imaging cerebrale indicano che i fattori di stress psicologico e sociale coinvolgono una rete di regioni corticali e limbiche, in particolare regioni della corteccia prefrontale mediale e laterale, del cingolo, dell’insula e dell’amigdala.

Si presume che i modelli di attività evocati attraverso queste e altre regioni cerebrali in rete corrispondano ai processi neurali che supportano le valutazioni dei fattori di stress e possibilmente l’esperienza emotiva, la risposta e la regolazione (Gianaros & Wager, 2015).

Inoltre, i cambiamenti nell’attività neurale in queste stesse regioni sono associati a misure periferiche della fisiologia dello stress, inclusi parametri rilevanti per la malattia della fisiologia autonomica, neuroendocrina, cardiovascolare e immunitaria (Muscatell & Eisenberger, 2012).

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

Informazioni di Contatto per Servizi di Psicologia :

Fonte

Cohen S.,Gianaros P.J.,Manuck S.B.(2016) A Stage Model of Stress and Disease.Perspect Psychol Sci. 11(4): 456–463.

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Mindfulness

La mindfulness: cos’è, come funziona ed efficacia

L’ articolo esplora la mindfulness, chiarendo la sua definizione, ed illustra alcuni importanti contributi scientifici sulla sua efficacia per il benessere psicofisico

Mindfulness definizione

Gli interventi basati sulla mindfulness o consapevolezza(MBI) hanno dimostrato l’efficacia nel ridurre la gravità in diversi sintomi come l’ ansia, la depressione,lo stress, favorendo il benessere psicofisico e la qualità della vita.

In effetti,la mindfulness implica cambiamenti in aspetti specifici della psicopatologia, come pregiudizi cognitivi, disregolazione affettiva ed efficacia interpersonale.

La premessa teorica generale degli MBI è che, praticando la consapevolezza (ad esempio attraverso la meditazione seduta, lo yoga o altri esercizi di consapevolezza), gli individui diventeranno meno reattivi a spiacevoli fenomeni interni ma più riflessivi, che a loro volta porteranno a risultati psicologici positivi.

Cos’è la Mindfulness?

Il termine inglese “Mindfulness” deriva dalla parola Sati, termine in lingua Pali che possiamo tradurre come “ consapevolezza” , “attenzione presente e attiva”.

La consapevolezza si riferisce a un processo che conduce a uno stato mentale delle sensazioni, dei pensieri, degli stati corporei, della coscienza e dell’ambiente, caratterizzato dalla consapevolezza non giudicante dell’esperienza del momento presente.

La mindfulness incoraggia l‘apertura, la curiosità e l’accettazione.

La Mindfulness o consapevolezza è una qualità naturale che varia tra le persone (una disposizione o un tratto) e fluttua nel corso della giornata (uno stato di coscienza) (Brown e Ryan, 2003);la consapevolezza è specificamente formata attraverso pratiche di meditazione consapevole (Creswell, 2016; Visted, Vøllestad , Nielsen e Nielsen, 2014).

Le due componenti della consapevolezza

Bishop e colleghi (2004) hanno distinto due componenti della consapevolezza:

  1.  una  implica l’autoregolazione dell’attenzione e
  2. una implica un orientamento al momento presente caratterizzato da curiosità, apertura e accettazione.

La Mindfulness e l’era moderna

La consapevolezza è in netto contrasto con gran parte della nostra comune esperienza quotidiana, poiché la modalità predefinita di attenzione per molti individui è, di fatto, la non attenzione.

 Il vagabondaggio della mente è onnipresente;

infatti viviamo in uno stato di “passare senza pensarci alle nostre attività quotidiane” o “correre con il pilota automatico“.

 Quando riusciamo a concentrarci sulle esperienze interne nel momento presente, questa attenzione è spesso piena di autocritica, pensieri ed emozioni ruminativi o comunque preoccupanti che tentiamo quindi di sopprimere.

In effetti, l’esperienza di assistere al momento presente può essere così avversa che alcune persone preferiscono quasi qualsiasi altra cosa.

Mindfulness, stati insensati e scienza

Nonostante il loro predominio nella nostra vita quotidiana, gli stati insensati hanno dimostrato di essere disadattivi.

 In un ampio studio che utilizzava dati di valutazione momentanei ecologici, è stato scoperto che circa il 47% delle ore di veglia dei soggetti erano trascorse in uno stato mentale errante;

inoltre, gli autori hanno dimostrato che il girovagare della mente prevede la successiva infelicità.

Al contrario, la capacità di mantenere la mente focalizzata sul momento presente è associata a un benessere psicologico maggiore.

Nel loro insieme, questi risultati suggeriscono che la consapevolezza è uno stato difficile da raggiungere, ma alla fine è benefico.

Questa abilità è stata paragonata alla teoria della scienza cognitiva di una “difficoltà desiderabile“, essenzialmente un compito che richiede il dispendio di risorse cognitive, ma si traduce in una maggiore flessibilità cognitiva, capacità di comprensione e capacità di autoregolazione.

Mindfulness: abilità o pratica?

La consapevolezza è quindi sia un’abilità che una pratica; la pratica della consapevolezza genera l’abilità di rimanere consapevoli.

 Più forte è la capacità di adottare uno stato consapevole durante gli alti e bassi perpetui della vita, minore sarà la sofferenza.

 Questa premessa di base rimane il fondamento delle pratiche consapevoli, come è successo per secoli.

Tuttavia, quando gli scienziati clinici tentano di analizzare i meccanismi di questo processo apparentemente semplice, le prove diventano rapidamente confuse e mal definite.

Qualunque meccanismo sia alla base della consapevolezza, le pratiche di consapevolezza sembrano dimostrare effetti terapeutici sul benessere emotivo e quindi continuare a catturare l’interesse di una miriade di clienti, professionisti e ricercatori.

Interventi basati sulla Mindfulness

La Mindfulness-based stress reduction  (MBSR)

Il primo e forse il più noto intervento basato sulla consapevolezza per ottenere supporto empirico nel trattamento dei sintomi psicologici è la riduzione dello stress basata sulla consapevolezza (MBSR), sviluppata da Jon Kabat-Zinn nei primi anni ’80.

La MBSR è un programma di trattamento di 8 settimane che mira a ridurre lo stress attraverso abilità di consapevolezza avanzate sviluppate attraverso pratiche di meditazione regolari.

Il programma consiste in lezioni di meditazione settimanali di gruppo di 2-5 ore settimanali con un insegnante addestrato, esercitazioni quotidiane di audioguida a casa (circa 45 min / giorno) insieme ad un ritiro di consapevolezza che si verifica durante la sesta settimana.

Si focalizza sull’apprendimento di come prestare attenzione alle sensazioni corporee, usando varie pratiche meditative mente-corpo come la meditazione seduta, le scansioni del corpo, lo stretching dolce e lo yoga.

Il programma MBSR è stato inizialmente sviluppato per il trattamento di pazienti medici con dolore cronico,  ma da allora è stato applicato a molte altre popolazioni di pazienti medici e psichiatrici, così come ai membri della comunità.

Evidenze Scientifiche

Gli studi che hanno dimostrato  che la La Mindfulness-based stress reduction  (MBSR) permette di ridurre i sintomi di ansia e stress.

I ricercatori hanno adattato i principi di base del programma in protocolli modificati per il trattamento di popolazioni e risultati specifici.

Questi includono:

  • la terapia cognitiva basata sulla consapevolezza (MBCT) per la depressione,
  • prevenzione della ricaduta basata sulla consapevolezza (MBRP) per la tossicodipendenza,
  • potenziamento della relazione basata sulla consapevolezza (MBRE) per migliorare il funzionamento della relazione,
  • un programma basato sulla consapevolezza per favorire un’alimentazione sana ,

 per citarne solo alcuni.

Brevi interventi basati sulla Mindfulness

Alcuni ricercatori hanno adattato il protocollo di trattamento MBSR in programmi abbreviati di 2-3 settimane.

Alcune prove preliminari indicano che questi interventi di breve durata possono avere effetti benefici su una varietà di sintomi, tra cui la compassione e capacità di memoria di lavoro.

 Non è ancora chiaro se questi interventi abbreviati di consapevolezza possano ridurre efficacemente i livelli clinici di ansia o depressione, sebbene il potenziale per effetti benefici in una frazione il tempo merita ulteriori studi.

Ancora più breve

Un altro adattamento emergente degli MBI standard è un allenamento di consapevolezza basato su laboratorio di 3 o 4 giorni ancora più breve.

Questi interventi brevi e altamente controllati in genere coinvolgono sessioni di gruppo di 20-30 minuti condotte da un istruttore di meditazione addestrato e – nessuna pratica richiesta al di fuori del laboratorio.

Gli studi indicano che possono avere effetti immediati sulle risposte psicologiche e neuroendocrine allo stress sociale

Questi effetti significativi dopo solo pochi giorni di allenamento per la consapevolezza sono entusiasmanti e le ricerche future dovrebbero esplorare se tali brevi interventi possono avere effetti simili sui sintomi di ansia o depressione.

Corso di Mindfulness – Base

Se vuoi partecipare al corso base di Mindfulness, clicca qui per scoprire il programma.

La Mindfulness è efficace?

In particolare, studi controllati randomizzati indicano che l’allenamento di consapevolezza può avere un impatto su una vasta gamma di risultati:

  • effetti sulla cognizione;
  • sull’affetto (ad es. Attenzione, memoria di lavoro, regolazione delle emozioni;
  • riduzione dello stress (Creswell & Lindsay, 2014),
  • nonché molti risultati sulla salute mentale e fisica (ad esempio, ritardare la progressione dell’HIV, ridurre il rischio di abuso di droghe e recidiva della depressione , riducendo la sintomatologia PTSD.

 Allo stesso modo, la tendenza di essere consapevole nella vita quotidiana (misurata da strumenti di auto-relazione convalidati della consapevolezza del tratto) è associata a una serie di risultati positivi sulla regolazione delle emozioni e dell’attenzione (Brown, Ryan e Creswell, 2007).

E’ possibile individuare i meccanismi della mindfulness ?

La teoria denominata Monitor and Acceptance Theory (MAT) può rispondere a questa domanda.

Monitor and Acceptance Theory (MAT)

E’ un quadro che delinea i meccanismi di consapevolezza che guidano i risultati cognitivi, affettivi, di stress e di salute.

MAT inizia con l’idea che il monitoraggio e l’accettazione dell’attenzione siano i meccanismi di base alla base degli effetti dell’allenamento di consapevolezza e consapevolezza.

Queste due componenti sono affrontate nella maggior parte delle concettualizzazioni scientifiche della consapevolezza e sono le competenze centrali sviluppate in molti programmi di addestramento per la consapevolezza.

MAT ritiene che vi siano effetti distinti e sinergici del monitoraggio dell’attenzione e delle capacità di accettazione sui risultati riportati nella letteratura sulla consapevolezza.

In particolare, apprendere l‘abilità del monitoraggio dell’attenzione è sufficiente per migliorare i risultati cognitivi (ad esempio, attenzione selettiva, attenzione sostenuta e cambio di attività; memoria di lavoro; intuizione) e migliorare l’attenzione alle informazioni affettive (potenzialmente intensificando la reattività sia negativa che positiva).

Tuttavia, è necessario allenarsi sia nel monitoraggio dell’attenzione che nell’accettazione per migliorare l’affettività (ad es. Compiti di funzioni esecutive che bilanciano l’attenzione e la regolazione degli affetti; riduzione dei sintomi depressivi e d’ansia), stress (ad es. Reattività soggettiva e fisiologica dello stress) e risultati sulla salute fisica ( ad es. esiti immunitari e patologici correlati allo stress).

Monitoraggio dell’attenzione

Il monitoraggio dell’attenzione è definito come consapevolezza continua delle esperienze sensoriali e percettive del momento presente (ad es. Suoni nell’ambiente, sensazioni corporee specifiche, dialogo mentale e immagini).

Questa capacità di monitorare l’esperienza momentanea si basa su reti di attenzione selettiva ed esecutiva.

In particolare, le capacità di monitoraggio dei conflitti sono importanti per riconoscere quando la mente vaga dalla sua concentrazione (ad es. Respiro) e sono necessarie capacità di orientamento per reindirizzare l’attenzione su questo oggetto di messa a fuoco (cfr. Malinowski, 2013).

Nel corso dell’addestramento alla consapevolezza, anche l’attenzione prolungata migliora man mano che si sviluppa la capacità di mantenere il contatto con l’esperienza del momento presente (Chiesa et al., 2011).

L’ accettazione

L’accettazione è generalmente definita come un atteggiamento mentale di non-giudizio, apertura e ricettività ed equanimità nei confronti di esperienze interne ed esterne (cfr. Baer, ​​Smith e Allen, 2004; Brown & Ryan, 2004; Desbordes et al., 2015).

L’accettazione esperienziale è in diretto contrasto con l’evitamento esperienziale, caratterizzato da tentativi di alterare o evitare pensieri e sentimenti indesiderati (Hayes, Wilson, Gifford, Follette e Strosahl, 1996).

Le reazioni più comuni a pensieri e sentimenti negativi sono di evitarli o tentare di cambiarli (che spesso non ha successo; Wenzlaff & Wegner, 2000), o di diventare iperfococentrici sui sintomi negativi ignorando il resto dell’esperienza (ad es. Farb et al., 2010; Mathews & MacLeod, 1994).

Invece, mantenere l’accettazione nei confronti delle proprie esperienze significa che i pensieri e i sentimenti negativi non sono “indesiderati”; sono accolti nella consapevolezza e lasciati diminuire mentre altre esperienze entrano nella consapevolezza.

Allo stesso modo, portare una mentalità accettante verso esperienze positive significa che queste esperienze non sono attivamente ricercate, né vengono colte e aggrappate quando si verificano, ma vengono notate e abbracciate quando sorgono e passano.

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Problemi Psicologici

Cos’è l’ansia e come influenza la nostra vita

Questo articolo esplora l’ansia, e si focalizza sui lavori di diverse ricerche che descrivono in quali aspetti l’ansia influenza la nostra vita

Cosa è ansia e come influenza la nostra vita

Cos’è l’ansia?

L’ansia è definita , nel DSM-V ( Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali- 5° edizione) come l’anticipazione di una minaccia futura:

  • si distingue dalla paura, la quale si verifica con una risposta emotiva a una minaccia imminente reale o percepita.

Inoltre, il termine preoccupazione nel DSM-5  unito all’ansia,aggiunge una sfumatura aggiuntiva facendo riferimento agli aspetti cognitivi dell’aspettativa apprensiva.

 L’ansia è un’emozione normale.

 Da un punto di vista evolutivo, è adattiva poiché promuove la sopravvivenza incitando le persone a evitare luoghi pericolosi.

La soglia clinica tra l’ansia adattiva normale nella vita quotidiana e l’ansia patologica angosciante che richiede un trattamento è soggetta al giudizio clinico.

Storia dei disturbi d’ansia

È stato spesso scritto che la storia dei disturbi d’ansia è recente.

Più precisamente,alcuni disturbi mentali come la schizofrenia, era poco conosciuta come malattia prima del XIX secolo. Al contrario, i disturbi dell’umore, soprattutto con la malinconia, possono vantare radici storiche che risalgono all’antichità classica.

 Tuttavia, potrebbe non essere del tutto vero che l’ansia è un costrutto relativamente recente.

Vi sono indicazioni che l’ansia sia stata chiaramente identificata come un distinto effetto negativo e come un disturbo separato da filosofi e medici greco-romani.

Inoltre, la filosofia antica suggeriva trattamenti per l’ansia che non sono troppo lontani dagli approcci cognitivi di oggi.

Le persone dell’antichità e l’ansia

Nel Corpus Ippocratico, raccolta di testi medici greci attribuiti a Ippocrate (dal 460 a.C. al 370 d.C. circa), viene descritta la fobia di un uomo di nome Nicanor.

Nicanor (πάθoς), quando andava a una festa per bere,aveva paura di una ragazza che suonava il flauto. Ogni volta che sentiva il suono del flauto in un simposio, si alzavano masse di terrori. Nicanor,diceva di non poter sopportare il suono di notte, mentre di giorno non ne era influenzato.

Robert Burton parla della fobia sociale, usando esempi di casi dei Romani e dei Greci:

 (“… Tully [cioè, Marco Tullio Cicerone] ha confessato di se stesso, che ha tremato ancora all’inizio del suo discorso; e Demostene, quel grande oratore di Grecia, prima di Filippus ”).

Ansia secondo la Storia Romana

Cicerone offre una descrizione clinica dei vari affetti anormali: l’angor (ansia) è ulteriormente caratterizzata clinicamente come un disturbo “costrittivo” (premens), mentre la molestia (afflizione) è descritta come permanente (permanens) e sollicitudo (preoccupazione) come ruminazione( cum cogitatione) (TD, Libro IV, VIII).

Cicerone distingue in modo interessante l’ansia che designa l’ansia di tratto o il fatto di essere incline all’ansia e l’angoscia che si riferisce all’ansia di stato o all’ansia attuale (TD, Libro IV, XII).

Ciò anticipa le opere di Cattell e Schleier, a cui viene spesso attribuito il merito di aver introdotto i termini ansia di “stato” e “tratto” .

Cura dell’ansia nella storia

La letteratura greca e latina indica i mezzi per identificare l’ansia patologica e liberarsi dai suoi effetti.

Nel Tusculanae Disputationes  scritto da Cicerone dopo la morte di sua figlia Tullia nel lettino, dimostra essere un appello allo stoicismo, un ramo della filosofia che è uno dei pilastri della terapia cognitiva di oggi.

Seneca (dal 4 a.C. al 65 d.C.), un altro filosofo stoico, insegnò ai suoi contemporanei come ottenere la libertà dall’ansia nel suo libro “Di pace della mente” (De tranquillitate animi [DTA]).

 Seneca definisce lo stato ideale di “pace mentale” (tranquillitas) come una situazione in cui si è indisturbati (non concuti) e che è equivalente a ciò che i greci chiamavano eutimia ((εύθυμíα).

L’eutimia è usata attualmente nel contesto dell’umore piuttosto che nell’ansia nella psichiatria moderna.

Secondo Seneca, la paura della morte è la principale cognizione che ci impedisce di godere di una vita spensierata (DTA, capitolo 11. “Chi teme la morte non agirà mai come diventa un uomo vivente “). 6,7

Questo pensiero anticipa gli sviluppi futuri di Kierkegaard, Heidegger e filosofi esistenzialisti circa l’ansia fondamentale causata dalla consapevolezza dell’uomo che la sua esistenza è limitata.

Un modo per sfuggire alla morsa è di dedicarsi l’attenzione al presente invece di preoccuparsi del futuro.

Nel suo libro On the Shortness of Life (De brevitate vitae [DBV]), la raccomandazione di Seneca è di unire passato, presente e futuro in una sola volta (DBV, capitolo 15. ” Lui fa è la sua vita combinando tutti i tempi in uno ”. 8,9

Oggi, l’attenzione al momento presente è uno degli obiettivi chiave di tecniche come la mindfulness,la meditazione consapevole.

Altri ” rimedi antichi

Sebbene gli stoici e gli epicurei fossero visti come scuole filosofiche concorrenti, offrivano consigli simili sui mezzi per sbarazzarsi di lei.

Epicuro (341 a.C. di Samos al 270 a.C. di Atene), il filosofo che fondò la scuola di filosofia chiamata Epicureismo, insegnò che l’obiettivo (greco: télos) di una vita felice includeva il raggiungimento di uno stato chiamato ataraxia dove la mente era libera dalle preoccupazioni.

Un percorso per ataraxia era quello di sbarazzarsi delle cognizioni negative sul passato e delle paure per il futuro, poiché l’unica realtà esistente è il momento presente.

Etimologia

La parola deriva dall’ira sostanziale latina e dal verbo corrispondente ango (restringere).

Una parola affine è angustus (stretto).

Queste parole derivano da una radice indo-europea che ha prodotto angoscia nel tedesco moderno (e parole correlate in olandese, danese, norvegese e svedese).

È interessante notare che la stessa relazione tra l’idea di ristrettezza e l’ansia è attestata in ebraico biblico.

In effetti, Giobbe esprime letteralmente la sua angoscia (Giobbe 7:10) con l’espressione ebraica “la ristrettezza (zar) del mio spirito”.

Riassumendo

Gli autori greci e latini antichi hanno riportato casi di ansia patologica e li hanno identificati come disturbi medici.

Le tecniche terapeutiche suggerite dagli antichi filosofi stoici ed epicurei non sembrerebbero fuori posto nei libri di testo di psicoterapia cognitiva di oggi.

Nei secoli che separavano l’antichità classica dall’emergere della moderna psichiatria a metà del XIX secolo, casi tipici di disturbi d’ansia continuavano a essere segnalati negli scritti medici, anche se le categorie nosologiche erano molto lontane dalle nostre.

Influenza la nostra vita?

Per rispondere a questa domanda, sono state svolte diverse ricerche scientifiche menzionate in questo articolo scientifico(in lingua inglese).

In merito a questo, è stato discusso la sua connessione con il funzionamento fisiologico e psicologico in diverse aree della nostra vita come la famiglia, la religione, la socialità e il comportamento, nonché il lato culturale, dell’infanzia,della gravidanza e di molti altri.

Perché indagare sull’ansia?

 Nel periodo a partire dal 2000, è stata individuata una prevalenza del 13,6% per  i disturbi d’ansia all’interno della popolazione europea; più precisamente le donne sono significativamente più colpite rispetto agli uomini a questa classe di disturbi.

Ansia e abilità cognitive

Secondo la ricerca, influenza l’attenzione, l’apprendimento, i processi cognitivi, l’elaborazione dell’ informazione e il rendimento accademico o le capacità lavorative .

Ansia e salute

Inoltre, è stato dimostrato che influenza la pressione arteriosa, la resistenza alla soglia del dolore che aumenta i livelli di stress e riduce l’ attività del sistema immunitario.

Può anche determinare un più lento recupero di salute.

Ansia e Gravidanza

Altre ricerche sostengono che una sua maggiore presenza legata alla gravidanza potrebbe portare ad un aumento nel verificarsi di interventi chirurgici a taglio cesareo, ma anche a un travaglio più lungo .

Ansia e sedentarietà

Uno studio recente, condotto su un pool di oltre 42000 soggetti, ha trovato un legame molto stretto e col fatto che inneschi un comportamento sedentario- dimostrando effetti negativi sulla salute .

Ansia e Pessimismo

Altri studi hanno anche trovato che esiste una relazione diretta o invertita tra l’orientamento pessimista o ottimista nella vita dai soggetti.

Ansia e Giudizio

Un altro studio evidenzia la sua influenza negativa che ha sul giudizio, sulla risoluzione di nuovi problemi, sulla memoria di lavoro o sulla capacità di utilizzare le conoscenze pregresse per trovare soluzioni.

Ansia e Famiglia

Un importante segmento di ricerca si concentra sul contesto familiare insieme a tutto ciò che implica;

In particolare, uno studio ha scoperto che le madri svolgono un ruolo importante nell’apprendimento dei disordini e dell’ansia sociale da parte dei loro figli, mentre i padri sono più propensi a insegnare fiducia in se stessi.

Un altro studio, che ha incluso oltre 2000 studenti, dimostra che, se i bambini crescono senza una figura paterna attorno a loro, loro sono più inclini a presentare in futuro livelli di ansia più elevati, nonché livelli di autostima più bassi rispetto alla popolazione generale.

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Dott.ssa Donatella Valsi

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Relazioni Vita

La costruzione delle relazioni Interpersonali

Viene esplorata la costruzione delle relazioni interpersonali, in particolare le relazioni romantiche, secondo alcune teorie psicologiche di riferimento.

Relazioni Interpersonali Psicologia

Ricerca, Costruzione e Conclusione delle relazioni Interpersonali

Come costruiamo le nostre relazioni interpersonali?

La Teoria dell’attaccamento può aiutarci a rispondere a questa domanda.

La Teoria dell’Attaccamento

La teoria dell’attaccamento propone che le rappresentazioni mentali delle esperienze dell’infanzia con i caregiver fungano da meccanismo principale attraverso il quale le esperienze di attaccamento precoce incidono sul successivo funzionamento interpersonale (ad esempio, Bowlby 1969/1982; 1973; 1980).

Si presume che il contenuto e l’organizzazione di queste rappresentazioni di attaccamento dipendano dall’ambiente di cura attuale e dalla storia di interazione della diade genitore-figlio.

Si ritiene che le rappresentazioni dell’attaccamento siano relativamente stabili dall’infanzia all’età adulta e che aiutino a organizzare i pensieri, i sentimenti e il comportamento degli individui all’interno di nuovi contesti di relazione attraverso l’età adulta, comprese le relazioni romantiche e le relazioni genitore-figlio.

E’ possibile sapere in età adulta le rappresentazioni di attaccamento?

Gli psicologi dello sviluppo utilizzano un’intervista specifica per scoprire queste rappresentazioni di attaccamento nell’adolescenza e nell’età adulta (AAI; Hesse, 2016; Main, Kaplan e Cassidy, 1985).

Intervista Adult Attachment Interview  (AAI)

L’AAI è un’intervista retrospettiva autobiografica che si concentra sulle esperienze infantili degli individui con i caregiver primari.

 Il metodo tradizionale di codifica degli AAI (Main, Goldwyn e Hesse, 2003-2008) si concentra sulla coerenza interna delle memorie episodiche / autobiografiche degli adulti delle loro esperienze e relazioni relative all’attaccamento infantile.

In particolare, si presume che le rappresentazioni dell’attaccamento degli individui siano catturate da una serie di valutazioni degli stati mentali dell’attaccamento degli adulti che si concentrano sulla coerenza generale delle narrazioni prodotte e sulle ideologie razionali / irrazionali presentate durante l’intervista (denominata coerenza di mente).

Il discorso coerente durante l’AAI ha dimostrato di essere una misura preziosa per comprendere i processi di attaccamento lungo il corso della vita, ottenendo risultati coerenti con le ipotesi fondamentali della teoria dell’attaccamento.

Ad esempio, la produzione di una narrativa autobiografica coerente durante l’AAI è stata collegata alla qualità delle prime esperienze di caregiving (ad esempio Grossmann, Grossmann e Kindler, 2005; Haydon, Roisman, Owen, Booth-LaForce e Cox, 2014; Roisman, Madsen, Hennighausen, Sroufe e Collins, 2001; Steele et al., 2014) e predice il comportamento nelle relazioni romantiche (ad es. Crowell, Treboux, Gao, Fyffe, Pan, & Waters, 2002; Holland & Roisman, 2010) e nelle relazioni genitore con i bambini (ad es. Shlafer, Raby, Lawler, Hesemeyer e Roisman, 2015; Van IJzendoom, 1995).

Le rappresentazioni autobiografiche possono influire sulla qualità delle relazioni interpersonali

Le rappresentazioni autobiografiche svolgono tre funzioni di base:

  1. auto-definizione,
  2. promozione della connessione sociale e
  3. direzione del processo decisionale e del comportamento (ad esempio, Bluck & Alea, 2008; Fivush & Waters, 2013; Waters, Bauer, & Fivush, 2014).

In particolare, Main (2000) ha ipotizzato che le rappresentazioni autobiografiche sicure delle esperienze di caregiving infantile (valutate dalla coerenza mentale AAI) riflettano uno stile attenzionale sottostante che si sviluppa in risposta alla qualità e alla coerenza delle cure ricevute durante l’infanzia.

Evidenze Scientifiche sulle relazioni interpersonali

E’ stato effettuato uno studio longitudinale riguardo le rappresentazioni di attaccamento sia scritte che autobiografiche in relazione al comportamento nelle relazioni romantiche.

I partecipanti erano di età compresa tra i 19 e i 26 anni e nati in povertà.

Cosa è stato osservato?
Qualità delle relazioni romantiche

Sono state osservate tre variabili relative alla qualità delle relazioni romantiche:

  1. osservata qualità dell’interazione con i partner romantici,
  2. soddisfazione relazionale autosufficiente e
  3. efficacia del coinvolgimento romantico .
Qualità delle Relazioni genitore-figlio

Anche la qualità della relazione genitore-figlio è stata valutata sulla base di tre risultati chiave:

  1. sicurezza dell’attaccamento infantile,
  2. osservazioni sulla qualità dei genitori e
  3. qualità dei genitori classificata per colloquio.

Gli studiosi hanno ipotizzato che le rappresentazioni delle prime esperienze con i caregiving o meglio la conoscenza di script di base sicura (ad es. la Disponibilità del caregiver, la reattività o fornitura di un comfort efficace), sarebbe significativamente associata alle relazioni romantiche e alle relazioni genitore-figlio.

Cos’è la base sicura della sceneggiatura di base?

La conoscenza sicura della sceneggiatura di base può essere più influente nel modellare le risposte dei genitori all’angoscia infantile dei loro figli nei contesti di vita,e a sua volta è strumentale nel plasmare le aspettative di attaccamento precoce dei neonati sulla disponibilità e sulla reattività (cioè la sicurezza dell’attaccamento).

Risultati sulle relazioni interpersonali

I risultati emersi indicano e confermano precedenti evidenze scientifiche che la conoscenza sicura della sceneggiatura di base è positivamente associata al funzionamento degli adulti nelle relazioni romantiche (Waters et al. 2013), al supporto della genitorialità degli adulti durante le interazioni con i loro figli (ad esempio, Coppola et al., 2006 ) ed alla qualità dell’attaccamento infantile nella prossima generazione (ad esempio, Bost et al., 2006).

Complessivamente, i risultati di questo studio sono coerenti con l’ipotesi che le rappresentazioni dell’attaccamento siano associate al funzionamento nei contesti interpersonali dell’età adulta.

Abbiamo esplorato come le le rappresentazioni dell’attaccamento aiutino a organizzare i pensieri, i sentimenti e il comportamento degli individui e giocano un ruolo chiave nelle relazioni interpersonali.

Le relazioni interpersonali hanno un loro specifico ciclo di vita.

Potrebbe accadere che le relazioni interpersonali finiscono.

Cosa succede quando accade?

Per rispondere a questa domanda, ci siamo focalizzati sulle relazioni romantiche.

( Emozioni e Relazioni, clicca qui per leggere l’articolo)

Precisamente,molte persone trascorrono buona parte della propria vita passando da periodi di relazione a periodi di separazione.

Alcune domande sulle relazioni

Le persone possono controllare la durata delle loro relazioni?

Inoltre possono scegliere quanto tempo cercare in seguito alla rottura di una relazione?

Quanto aspettano prima  di avere un relazione successiva?

Le relazioni : risorse e ricerca di un compagno sentimentale

Le relazioni possono generare alle persone diverse risorse come la compagnia, l’attaccamento emotivo, il sostegno finanziario, la stimolazione intellettuale,la nascita di bambini, i legami familiari, lo stato, la stabilità, il miglioramento della salute e del benessere e così via.

E’ possibile comprendere come le persone ricercano un compagno?

Perché lo ricercano?

Ottengono più risorse, di conseguenza sono più soddisfatti quando hanno una relazione rispetto a quando sono single ?

La Teoria Optimal Foraging Theory (OFT) cerca di spiegarci questo.

La Teoria Optimal Foraging Theory (OFT — Stephens & Krebs, 1986) o meglio la Teoria del foraggiamento ottimale cerca di indagare meglio questi quesiti.

OFT prevede come gli organismi dovrebbero evolversi per fare i compromessi tra la ricerca di risorse (“esplorazione”) e il loro utilizzo (“sfruttamento”).

La teoria del foraggiamento ottimale ha esaminato il modo in cui gli individui allocano il loro tempo alla ricerca di varie risorse.

La teoria OFT – utilizzata per meglio comprendere le relazioni – cerca di indagare:

  • In che modo le persone esplorano le relazioni e decidono quando entrarne in una relazione?
  • Cosa ottengono (risorse) le persone dalle loro relazioni e come decidono quando lasciarle?
  •  E come vengono impiegati i il ​​tempo e lo sforzo tra l’esplorazione di nuove relazioni ?

Le opportunità di entrare in nuove relazioni saranno distribuite nel tempo e possibilmente nello spazio.

Il modo in cui le persone cercano e trovano queste opportunità è stato studiato principalmente in termini di ciò che stanno cercando e come si comportano in diverse modalità (ad esempio, nei bar, durante gli appuntamenti rapidi, durante gli appuntamenti online).

Il modo in cui le persone decidono quando perseguire una particolare opportunità è stato studiato da una prospettiva di ricerca, spesso in termini di problemi di arresto ottimali.

Dal punto di vista dell’arresto ottimale, la ricerca del compagno consiste nell’incontrare una sequenza di potenziali compagni, ognuno dei quali ha una certa qualità, e prendere una decisione quando interrompere questa ricerca ed entrare in una relazione in modo tale che un compagno venga trovato con la più alta qualità possibile.

In termini di ricerca di relazioni, ciò potrebbe essere applicato al modo in cui le persone decidono quale qualità o tipo di relazioni perseguire data la distribuzione disponibile della qualità delle relazioni e come prendono in considerazione il “tempo di gestione” sotto forma di costi di corteggiamento.

Dalla letteratura sulle relazioni romantiche, la teoria dell’interdipendenza ipotizza che gli individui dovrebbero abbandonare una relazione quando i loro risultati o risorse scendono al di sotto di una soglia particolare che ci si potrebbe aspettare da altri potenziali partner di relazione(Kelley e Thibaut, 1978).

Ulteriori ricerche sulle relazioni interpersonali…

Alcune coppie sposate e conviventi hanno partecipato ad un sondaggio mediante il quale sono state individuate misure sulla salute, sui figli, sulla qualità delle relazioni e sulla durata di varie fasi della relazione sia a livello individuale che di coppia (National Center for Family and Marriage Research, 2010).

Un ulteriore sondaggio “National Couples Survey” ha valutato la durata delle fasi di relazione, la fecondità, gli atteggiamenti riproduttivi e le storie sessuali dettagliate ( Grady, Billy, Klepinger, Cubbins e Tanfer, 2009).  

I risultati preliminari (Cohen & Todd, 2017) suggeriscono che i livelli di alcune risorse relazionali valutate in modo più soggettivo tra cui amore, fiducia e soddisfazione possono cambiare nel tempo (come l’esaurimento verso la fine delle relazioni dissolte) in modo coerente con un’analisi di risorse, sebbene i risultati siano stati contrastanti.

Ulteriori risultati emersi

Dal punto di vista della ricerca delle relazioni romantiche, le persone che affrontano tempi di ricerca più lunghi tra le relazioni rimangano in ogni relazione in media più a lungo.

Esistono diversi modi in cui un individuo potrebbe “sapere” di dover affrontare ricerche più lunghe: potrebbe conoscere il proprio tempo di ricerca tra le relazioni, oppure potrebbe osservare il tempo di ricerca di altri o potrebbe dedurre il proprio tempo di ricerca dato dalle sue qualità di compagno e quelle dei loro concorrenti.

Come ci comportiamo dopo la fine di una relazione?

Non sorprende che le persone che escono dalle relazioni abbiano riportato una riduzione di soddisfazione, impegno e amore (Sprecher, 1999).

A seguito di una relazione, la maggior parte delle persone entra in un periodo di angoscia e probabilmente di tristezza elevata (Sprecher, Felmlee, Metts, Fehr & Vanni, 1998), che possono interferire o ritardare la successiva ricerca della relazione.

Inoltre, gli individui che escono da relazioni più lunghe e impegnate tendono ad avere maggiore angoscia o affetto negativo (Simpson, 1987) che potrebbe ritardare la ricerca più a lungo.

Una tale angoscia potrebbe persino portare a un’avversione per rientrare di nuovo nello stesso tipo di relazione: dopo lo scioglimento di un matrimonio, molte persone non si sposano di nuovo e convivono invece con nuovi partner (De Jong Gierveld, 2004).

 Di conseguenza, ci si potrebbe aspettare che la durata della relazione modifichi il comportamento post-rottura, portando a ricerche più lunghe dopo relazioni più lunghe.

Consulenza e Sostegno Psicologico di Coppia

Se hai la necessità di un percorso di consulenza e sostegno psicologico: sono degli interventi finalizzati ad accogliere la richiesta d’aiuto della persona, puoi contattarmi.

Può verificarsi online o in presenza a Roma

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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