E’ possibile promuovere il senso di sicurezza ?

L’articolo esplora il senso di sicurezza facendo riferimento alla teoria polivagale, la quale ha dato importanti contributi per fornirci una maggiore comprensione alle nostre reazioni in situazioni di pericolo

Promuovere la sicurezza psicologa roma online

sicurezza

Che cosa determina il modo in cui due persone reagiscono l’una nei confronti dell’altra quando si incontrano?

Questa risposta iniziale è determinata dall’apprendimento proveniente dalla cultura, dalle esperienze familiari e/o da altri processi di socializzazione?

Oppure questa risposta è l’espressione di un processo neurobiologico programmato proprio nel DNA della nostra specie?

Se la risposta ha una base neurobiologica, ci sono caratteristiche specifiche nel comportamento dell’altra persona che innescano sentimenti di sicurezza, amore e conforto oppure sentimenti di pericolo?

Perché alcuni bambini si coccolano e si abbandonano calorosamente agli abbracci mentre altri si irrigidiscono e respingono questo stesso approccio?

Perché alcuni bambini sorridono e sono coinvolti attivamente con una nuova persona, mentre altri evitano lo sguardo e si ritirano?

(Se vuoi saperne di più su come costruiamo le relazioni interpersonali, clicca qui)

Hai mai fatto queste riflessioni?

La scienza può fornirci delle risposte a queste domande…Vediamolo insieme…

Ognuno di noi, immerso nel mondo,elabora le informazioni provenienti dall’ambiente attraverso i sensi (gusto,olfatto,vista,udito,tatto);

il nostro sistema nervoso valuta continuamente la possibile presenza di un pericolo per salvaguardare la nostra incolumità.

La Neurocezione

Un sistema subconscio per rilevare minacce e sicurezza

 E’ stato coniato il termine “neurocezione” per descrivere come i circuiti neurali distinguano se le situazioni o le persone sono sicure, pericolose e sono una minaccia per la vita.

Ha origini in parti primitive del cervello senza la nostra consapevolezza cosciente.

Il riconoscimento di una persona come sicura o pericolosa attiva comportamenti pro-sociali o difensivi neurobiologicamente determinati.  Anche se potremmo non esserne consapevoli…

La Neurocezione, il nostro sistema di sicurezza

Questo sistema può spiegare il perché un bambino reagisca amorevolmente a chi si cura di lui ma piange di fronte a un estraneo; o perché apprezzi l’abbraccio di un genitore e veda lo stesso abbraccio da parte di un estraneo come un aggressione.

(Rispondendo alle domande iniziali a questo articolo).

Quando il nostro sistema di sicurezza non si sente al sicuro…

Una neurocezione scorretta può essere alla radice di molti disordini psichiatrici, quali autismo, schizofrenia, patologie ansiose, depressione e disturbo reattivo dell’attaccamento (RAD).

Cosa succede in noi (e in altre specie) difronte ad un pericolo?

Il nostro corpo ha già iniziato a livello neurofisiologico una sequenza di processi neurali che facilitano comportamenti adattivi di difesa come “lotta, fuga o immobilizzazione”.

Il sistema nervoso di un bambino (o di un adulto) può riconoscere il pericolo o una minaccia mortale allorchè il bambino entra in un nuovo ambiente o incontra una persona estranea.  

A livello cognitivo,in alcune circostanze, potrebbe non esserci alcun motivo per essere spaventati. Ma spesso, anche se si comprende questo, il corpo può tradirci.  A volte questo tradimento è privato; solo loro sono consapevoli che il loro cuore sta battendo velocemente e si sta contraendo con tanta forza che cominciano a vacillare.

Per altri le risposte sono più aperte. Possono tremare. Arrossire in volto e iniziare a sudare nelle mani. Altri ancora tendono a impallidire e a sentire le vertigini, fino a sentirsi quasi svenire.  

Tale processo di neurocezione spiegherebbe il perché un bambino reagisca amorevolmente alla persona familiare che lo accudisce ma pianga di fronte a un estraneo che si avvicina; o perché apprezzi l’abbraccio affettuoso di un genitore e interpreti lo stesso abbraccio da parte di un estraneo come un’aggressione.

La Sicurezza nei bambini(e non solo)

Il gioco come conoscenza del mondo e degli altri

Quando due bambini ai primi passi si incontrano in uno spazio di gioco con la sabbia:

E’ possibile che decidano che la situazione e l’altro bambino sono sicuri se lo spazio di gioco è un territorio familiare, se i loro secchielli e le palette sono più o meno ugualmente attraenti , e se entrambi i bambini hanno le stesse dimensioni.

I due bambini possono allora esprimere comportamenti positivi di coinvolgimento sociale: in altre parole, possono iniziare a giocare.

Il “giocare bene” accade naturalmente se la nostra neurocezione rileva sicurezza e promuove gli stati fisiologici che supportano il comportamento sociale.

Il comportamento pro-sociale, tuttavia, non avrà luogo se la nostra neurocezione fraintende le indicazioni ambientali e innesca stati fisiologici che supportano strategie difensive.

Dopo tutto, “comportarsi bene” non è un comportamento appropriato o adattivo in situazioni pericolose o di minaccia mortale. In queste situazioni gli esseri umani (come altri mammiferi) reagiscono con sistemi difensivi neurobiologici più primitivi.

 Per creare relazioni gli esseri umani devono dominare tali reazioni difensive per instaurare, saldare e formare legami sociali durevoli. Gli esseri umani hanno dei sistemi neurocomportamentali adattivi sia per i comportamenti pro-sociali che per quelli difensivi.  

La Sicurezza nelle relazioni interpersonali

Secondo la teoria polivagale del Dr. Stephen Porges, la sicurezza è fondamentale per gli esseri umani per funzionare bene, essere creativi e connettersi con gli altri. Quando le persone sono gentili, questo crea uno spazio per la co-regolamentazione. Affinché la connessione tra due persone sia di supporto e promuova la co-regolazione dello stato fisiologico, i segnali espressi devono comunicare sicurezza e fiducia. Questi segnali di sicurezza aiutano a calmare il sistema nervoso autonomo. Il cambiamento dello stato fisiologico aiuta a creare relazioni sicure e di fiducia.

La teoria polivagale mira a spiegare le reazioni dell’uomo in situazioni di pericolo. L’attivazione immediata del sistema di difesa genera una risposta che non è mediata dalle zone corticali, dalle funzioni superiori, ma che si sviluppa nella parte evolutivamente più antica del cervello, il tronco encefalico.

Esistono due principali branche del sistema parasimpatico appartenenti a periodi diversi della nostra storia filogenetica:

  • un circuito vagale più nuovo e mielinizzato (ventrovagale) che ha fibre afferenti agli organi sopra-diaframmatici e che guida i muscoli del volto, della faringe, dei polmoni, del cuore e determina la nostra capacità di esprimere le emozioni con il volto, la voce, la prosodia e il respiro;
  • poi c’è un circuito vagale più antico (dorsovagale) che ha fibre afferenti agli organi sotto-diaframmatici e che ha un ruolo importante del mantenere l’omeostasi e il controllo delle funzioni viscerali di base (stomaco, intestino tenue, colon e vescica).

Come funzionano questi circuiti in situazioni di pericolo?

In condizioni di pericolo il circuito ventrovagale ha un effetto calmante sul cuore, riduce la reattività simpatica e promuove comportamenti di ingaggio sociale;

mentre al contrario questo secondo circuito più antico in condizioni di pericolo ha un’unica risposta difensiva da mettere in campo: il collasso (shut down), risposta che abbiamo ereditato dai rettili ma che può essere potenzialmente letale oggi nell’uomo.

Quando il nostro sistema nervoso autonomo è continuamente impegnato in attività difensive, come può accadere in situazioni traumatiche o di stress prolungato;

tutto ciò può diventare potenzialmente dannoso per la nostra salute fisica e mentale.

Riassumendo…

 Secondo la Teoria Polivagale (compreso il concetto di neurocezione), la nostra gamma di comportamenti sociali è limitata dalla nostra fisiologia umana, che si è evoluta a partire da quella di altri vertebrati più primitivi.

Quando siamo spaventati dipendiamo dai circuiti neurali che si sono evoluti per fornire a vertebrati più primitivi comportamenti difensivi adattivi.

Tali circuiti neurali forniscono meccanismi fisiologici che organizzano in modo riflesso comportamenti di mobilizzazione o immobilizzazione prima che noi siamo consapevoli coscientemente di quanto sta succedendo.

Quando invece la neurocezione ci dice che l’ambiente è sicuro e che le persone in questo ambiente sono affidabili, i nostri meccanismi di difesa vengono disattivati. Ci possiamo allora comportare in modo da incoraggiare l’ingaggio sociale e l’attaccamento positivo.

Cosa possiamo fare (psicologi,genitori,insegnanti ect.) con queste informazioni?

Creare nuovi paradigmi di intervento psicologico

Focalizzarsi su comportamenti a base biologica, comuni a tutti gli esseri umani, permette ai terapeuti di immaginare nuovi paradigmi di intervento per aiutare i bambini ed adulti ;

quando il comportamento sociale ed attaccamento siano compromessi, e per promuovere e sostenere la salute psicologica.

In ogni circostanza di Vita…

Nell’educazione… nel lavoro…nelle relazioni…

È possibile “alterare” l’ambiente in cui ci si prende cura di loro in modo da farlo apparire (ed essere) più sicuro per i bambini e meno capace di evocare risposte di mobilizzazione o immobilizzazione.

Possiamo anche intervenire direttamente sui bambini, esercitando la regolazione neurale delle strutture del tronco cerebrale, stimolando la regolazione neurale del sistema dell’ingaggio sociale e incoraggiando il comportamento sociale positivo.

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

Consulenza e/o Sostegno Psicologico Individuale e di Coppia in modalità Online ed a Roma

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Fonti: